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Publié le 07/11/2009 à 16:46
Par antoniomontanari
Grandi manovre vaticane per il dopo-Berlusconi, il Grande-Centro affidato a Casini, nonostante l'articolo di Letta sull'Osservatore L'Osservatore Romano di oggi 7 novembre fa presentare un volume-documentario sui viaggi del papa in Italia dal sottosegretario alla presidenza del Consiglio Gianni Letta.
Gianni Letta, non potendo ambire alla nomina cardinalizia o alla cattedra di Pietro, è stato proposto da Berlusconi come suo candidato ideale per il Quirinale. Ultima conferma, nel libro di Bruno Vespa: dove Letta è definito dal capo del governo come "il migliore in assoluto" tra tutti i candidati possibili.
Ma la Chiesa che ricorre a Letta sull'Osservatore per una recensione, è la stessa che in altri uffici ben più importanti e segreti non ama più tanto l'attuale capo del governo.
Ne l'Espresso uscito ieri, Marco Damilano scrive che in Vaticano il dopo-Berlusconi è già cominciato: "... tra la Curia e palazzo Grazioli non c'è più il calore di una volta".
Su questo sfondo si colloca razionalmente la scelta di Casini di correre da solo alle regionali della prossima primavera. Salvo "eccezioni". Ma ricordando che il Centro è identificato in lui, dalle autorità ecclesiastiche d'Oltretevere.
Damilano chiude il suo pezzo accennando all'ipotesi che possa esserci "uno scioglimento traumatico del Parlamento" voluto da Berlusconi per avere elezioni anticipate. Ma tutto dipende dal Quirinale, come si sa, finché c'è questa Costituzione. Napolitano resta l'osso duro del ventre molle della politica italiana di questi anni. [07.11.2009, anno IV, post n. 322 (1042), © by Antonio Montanari 2009. Mail.]
Divieto di sosta. Antonio Montanari. blog.lastampa.it © RIPRODUZIONE RISERVATA
Publié le 06/11/2009 à 14:04
Par antoniomontanari
Come eravamo noi, al "tempo del muro". Dalla guerra di Corea alla crisi di Cuba ed all'uccisione di JFK Per i 20 anni dalla caduta del muro di Berlino (9 novembre 1989), possiamo leggere interessanti documentazioni e analisi.
Bisognerebbe aggiungere a riflessioni così efficaci sul quadro europeo ed internazionale, anche alcune righe che, senza pretendere troppo, tentassero di raccontare "come eravamo" noi, al "tempo del muro".
Tempo che non era allegro. Ovvero il dopoguerra, le tensioni mondiali che avevano ancora nome di guerra. La guerra di Corea. Poi ci fu la guerra fredda. L'equilibro del terrore atomico. La crisi di Cuba, 15 ottobre 1962. E quando fu ucciso Kennedy, da noi era sera, il 22 novembre 1963, sembrò che il mondo intero crollasse sotto il peso catastrofico di una disfida militare globale.
Quella sera del 22 novembre 1963 il Tg della Rai interruppe le trasmissioni in segno di lutto, e come sottofondo al monoscopio partì un valzer viennese.
Quel "silenzio" è quasi un simbolo della vita del tempo. Pompa magna dell'ufficialità, nessuna informazione ai cittadini. Appunto un muro fra noi ed il Potere.
Oggi ci sono altri muri nel mondo, molti altri ne vorrebbero costruire anche da noi. Per tutti vale quanto ha scritto il 5 novembre scorso, su "Repubblica", Joaquìn Navarro-Valls ricordando l'incontro fra Gorbaciov e papa Giovanni Paolo II "meno di un mese dopo il crollo del muro": "Entrambi sapevano che la libertà è un rischio al quale non si può rinunciare mai".
Questo è l'unico rischio che dobbiamo, vogliamo correre.
[06.11.2009, anno IV, post n. 321 (1041), © by Antonio Montanari 2009. Mail.]
Divieto di sosta. Antonio Montanari. blog.lastampa.it © RIPRODUZIONE RISERVATA
Publié le 02/11/2009 à 15:17
Par antoniomontanari
Non solo Br, ma pure Gelli e P2, con "ricatto e disinformazione", ovvero un metodo ed una logica politica molto attuali Domani esce in libreria il volume che Benedetta Tobagi ha voluto dedicare al padre Walter, ucciso dalle Br il 28 maggio 1980.
Il "CorSera" di stamani ne offre un capitolo in anteprima. C'è un passo che dal 1980 riporta ai nostri giorni: "...intorno alla loggia P2 sembra vigere da sempre la consegna di minimizzare e riportare tutto al silenzio, al più presto".
Segue una testimonianza del giudice istruttore Giuliano Turone: "C’è un metodo. La logica che guida Gelli nella costruzione del suo archivio è quella del ricatto e della disinformazione".
Turone si riferisce a questo episodio descritto da Benedetta Tobagi: nel marzo 1981, "... tra i pochi e selezionati documenti che il maestro venerabile aveva impacchettato per portarseli via" (e ritrovati "dentro alla valigia sequestrata nella ditta Giole di Licio Gelli, a Castiglion Fibocchi, vicino ad Arezzo"), c'è anche il volantino di rivendicazione dei terroristi che hanno ucciso suo padre.
"Stava in una busta sigillata con la dicitura, molto generica, <Rizzoli - lettera Brigate Rosse>, insieme ad altre cartelle selezionate di documenti riservatissimi, riguardanti tra le altre cose i piani di ricapitalizzazione e riassetto proprietario del gruppo Rizzoli - Corriere della Sera, elaborati nei primi mesi del 1980 da Bruno Tassan Din con Licio Gelli e l’avvocato Umberto Ortolani".
Ricatto e disinformazione sono due vocaboli ancora di stretta attualità.
La foto di Benedetta Tobagi è © CorSera.
[02.11.2009, anno IV, post n. 319 (1039), © by Antonio Montanari 2009. Mail.]
Divieto di sosta. Antonio Montanari. blog.lastampa.it © RIPRODUZIONE RISERVATA
Publié le 30/10/2009 à 17:12
Par antoniomontanari
Adesso tirano in ballo anche Gasparri (in freezer dal 1996...). C'è in corso una manovra ben orchestrata Il clima è quello che si dice da "basso impero", quale triste se non spaventosa conclusione di un ciclo storico. Il guaio è che noi ci siamo dentro sino al collo, inseguiti dalle notizie di "nera". Dal giovane morto in circostanze misteriose dopo un arresto, sino alla "novella" sul ministro Gasparri che sta in freezer dal 1996, e che è tornata in tavola giornalistica stamani...
Fateci caso, la vicenda Marrazzo è scoppiata alla vigilia delle elezioni primarie del Pd. Venerdì 23 alle 19, il buon Emilio Fede ha fatto un tg nel suo stile, ma più disgustoso di tutti gli altri. E poi non ci vengano a dire che è stato soltanto un caso.
Parliamo invece di una manovra ben orchestrata. Da quanto tempo c'era la faccenda del video di via DeGradoli? Ebbene salta fuori proprio poco prima delle urne della cosiddetta "sinistra" per la scelta del nuovo segretario.
Non crediamo alle coincidenze. Adesso cercano "chiappe d'oro". Allegria, niente di nuovo sotto il sole. Mille anni fa un principe dell'Essex, Umfridus (Humfrey), venne chiamato "aurei testiculi".
Chi ha interesse a creare caos? Non certo il Pd, ma il Principe che vuole l'opposizione a sua immagine e somiglianza. Siamo alla caricatura della democrazia, all'Ettore Petrolini che recitata la gag di Nerone.
Merita rispetto l'augurio, l'auspicio, il desiderio (chiamatelo come volete) espresso anche oggi dal presidente della Repubblica per "riforme con divise". Direbbe Bertoldo che il nostro Principe, legibus solutus, sogna "riforme con divise", per irreggimentarci tutti. Il fatto che Bertoldo sia Bertoldo non esclude che abbia ragione.
Post scriptum al post. Scusate se parlo di politica, ma non sono stato io ad assegnarmi alla sezione politica della "Stampa"...
[30.10.2009, anno IV, post n. 315 (1035), © by Antonio Montanari 2009. Mail.]
Divieto di sosta. Antonio Montanari. blog.lastampa.it © RIPRODUZIONE RISERVATA
Publié le 29/10/2009 à 16:12
Par antoniomontanari
Picchiato dal Principe, Bertoldo è scambiato per un istigatore contro il tiranno, ed è mandato a processo
Pover Bertoldo: tutto ammaccato, svergognato, vilipeso, col sangue che grondava dal naso, e gli occhi gonfi perché i piedi del Principe sono grandi, enormi, per poter arrivare in ogni dove.
E mentre Bertoldo corre a nascondersi per proteggersi dalla furia dei cani che i servitori del Principe avrebbero potuto lanciare contro di lui per farne ragù da servire alle ancelle convocate per le feste danzanti, ecco un grido in crescendo: «Beertoldoo, impicatelo!".
La soavissima ed augusta voce del Principe, partita sommessa sul nome del povero Bertoldo, a cui dedicava una storpiatura non degna delle proprie auguste corde vocali, aumentava di tono e di rabbia nell'impartire l'ordine. Per cui ne usciva un modesto "impicatelo", quasi fosse stato un pover uomo chiunque a proferir parola.
I cortigiani, frastornati dal perenne inchino a cui li costringe la devozione verso il capo e padrone delle loro fortune, credono che a gridare sia Bertoldo contro il Principe, quasi volesse il maledetto eccitare la plebe ignorante a colpire il tiranno.
Ed allora le guardie rincorrono Bertoldo, lo ammanettano e lo portano dinanzi al Principe che ordina: "Domani sarai giudicato per aver istigato questo Popolo, tanto da me amato, a colpirmi e a farmi cacciare dalla Poltrona su cui lo stesso popolo mi ha fatto salire".
Bertoldo stava chinato perché ormai privo di forza. Impossibilitato a parlare dalle tumefazioni al viso. Il Principe come al solito equivocò: "Apprezzo il tuo inchino, è un pentimento sincero, non ti farò giudicare dai soliti giudici comunisti, ma da quelli soltanto socialisti come me".
(2 - continua) (Alla prima puntata: "Bertoldo e il Principe") [29.10.2009, anno IV, post n. 314 (1034), © by Antonio Montanari 2009. Mail.]
Divieto di sosta. Antonio Montanari. blog.lastampa.it © RIPRODUZIONE RISERVATA
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