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Publié le 24/11/2009 à 15:18
Par antoniomontanari
Democrazia in pericolo, tempo triste, imbarbarimento della politica. L'invito a resistere a tutto ciò


Ciampi_blog_080209

Carlo Azeglio Ciampi ha rilasciato ieri a "Repubblica" una durissima intervista contro il governo Berlusconi. Non è la prima volta che il presidente emerito della Repubblica va giù pesante con il cavaliere.
Nello scorso febbraio, sempre su "Repubblica", si erano lette queste sue parole: il presidente della Repubblica "non può essere ridotto a un passacarte del governo".

Nell'aprile del 2008, Ciampi aveva smentito (ancora una volta) la leggenda metropolitana diffusa dalla destra di Berlusconi (e Calderoli) che lo vuole responsabile politico (assieme a Napolitano) del "porcellum" (o "porcata"), cioè del premio di maggioranza al Senato nella legge elettorale in vigore.
Berlusconi allora corresse il tiro: "Quanto al fatto che ci sia stato un rapporto dialettico tra me e il presidente Ciampi lo sanno tutti. Abbiamo avuto molte occasioni di divergenze poi superate nel rispetto reciproco".

Ieri Ciampi ha dichiarato: "Viviamo un tempo triste. Negli anni finali della mia vita, non immaginavo davvero di dover assistere ad un simile imbarbarimento dell'azione politica, ad una aggressione così brutale e sistematica delle istituzioni e dei valori nei quali ho creduto...".

Tra analisi politica del presente e ricordo del triste passato da cui l'Italia uscì dolorosamente conquistando la democrazia, Ciampi ha richiamato "il vecchio motto dei fratelli Rosselli: non mollare. Loro pagarono con la vita la fedeltà a questo principio. Qui ed ora, in Italia, non c'è in gioco la vita delle persone. Ma ci sono i valori per i quali abbiamo combattuto e nei quali abbiamo creduto. In ballo c'è la buona democrazia: credetemi, è abbastanza per non mollare".

E poi: "Credo che per chi ha a cuore le istituzioni, oggi, l'unica regola da rispettare sia quella del "quantum potes": fai ciò che puoi. Detto altrimenti: resisti".

[24.11.2009, anno IV, post n. 339 (1059), © by Antonio Montanari 2009. Mail.]

Divieto di sosta. Antonio Montanari. blog.lastampa.it
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Publié le 21/11/2009 à 17:14
Par antoniomontanari
Misteri italiani. Grandi firme pessimiste sulla nostra vita politica. Da Sorgi a Lucarelli



Spaventa, quest'Italia del 2009. Sgomentano i commenti di penne illustri sui giornali di oggi.

Marcello Sorgi ("Stampa") sostiene che la "politica italiana è immobile", che i politici contemporanei "sono troppo impegnati a dimostrare che non c’entrano nulla con la politica": "Cosa facciano tutto il giorno - a parte ricoprirsi di insulti in diretta tv - non si capisce".

L'editoriale di Carlo Lucarelli su "l'Unità" definisce "speciali" i misteri italiani. Perché da noi c'è "qualche potere forte, che per motivi suoi non vuole la verità".

Giancarlo De Cataldo, su "Repubblica" conclude analogamente: "... i misteri italiani continuano a ossessionarci con le loro domande irrisolte". Il riferimento è al caso di Emanuela Orlandi, giugno 1983.

Goffredo Buccini sul "Corriere della Sera" richiama il caso Montesi, 1953, ed un pezzo su Antonio Ghirelli scritto da Aldo Cazzullo il 17 marzo 2007 sullo stesso quotidiano, ed intitolato: "E il caso Montesi fece nascere il centrosinistra".

Fanfani passava alla sinistra comunista informazioni riservate. Che finivano immediatamente su "Paese Sera". Raccontava Ghirelli: "Montammo una campagna durissima contro il povero Attilio Piccioni sullo scandalo Montesi, in cui il figlio non c' entrava nulla; ma noi ricevevamo informazioni riservate dal ministro degli Interni, che era poi il rivale di Piccioni nella successione a De Gasperi, Amintore Fanfani, di cui condividevamo il disegno del centrosinistra".

Tra quanti decenni i nostri posteri sapranno la verità su quanto sta accadendo con questi "misteri italiani"? C'è chi trama e c'è chi trema.

Lucarelli propone tre regole: 1. Indagare subito e su tutti i fronti. 2. Una "corretta controinformazione". 3. "L'interesse forte e costante, il controllo dell'opinione pubblica".

Il caso di Fanfani contro Piccioni e con le notizie passate ai comunisti di "Paese Sera", fa parte di quella politica sporca che è "disinformazione" istituzionale.

Il bello di oggi è che grazie alle tivù gestite dal potere e da chi lo detiene, la "disinformazione" istituzionale non ha bisogno di soffiate. Nasce spontanea ma non gratuita.

[21.11.2009, anno IV, post n. 336 (1056), © by Antonio Montanari 2009. Mail.]

Divieto di sosta. Antonio Montanari. blog.lastampa.it
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Publié le 09/11/2009 à 01:23
Par antoniomontanari
Soltanto ora vecchi "amici" politici del cavaliere scoprono il suo potere mediatico? Vedi Fini e Tabacci...



Non per i posteri, ma proprio per noi (appunto, a presente memoria), sono utili tre interviste di politici, rilasciate ieri.

Gianfranco Fini, ospite di "Che tempo che fa", ha detto: "Berlusconi sa per certo che Feltri quando spara a palle incatenate nel campo amico danneggia il premier stesso in primo luogo. Il fatto è che lui [Berlusconi] è l'editore e questo è quello che non mi quadra".

La curiosità che nasce dalle parole del presidente della Camera, si può condensare in un interrogativo: ma Fini ha mai detto queste cose direttamente al cavaliere?

Bruno Tabacci al "CorSera" odierno ricorda "le tv di Berlusconi" all'epoca di "mani pulite", con "Emilio Fede che promuoveva il giovane Brosio a leader del marciapiede d'oro, in attesa davanti al Palazzo di Giustizia dell'ultimo avviso di garanzia".

E ricorda pure, Tabacci, "che il primo atto di Berlusconi in politica fu di offrire l'Interno a Di Pietro e la Giustizia a Davigo". E poi ancora, "le monetine dei comunisti, le manette dei fascisti, il cappio dei leghisti".

Ancora "CorSera" odierno. Ottaviano Del Turco, in relazione alla sua vicenda politica e giudiziaria, racconta di aver ricevuto la solidarietà dal Pdl ma non dal Pd.
Ed osserva: "Il Pd nasce dalla fusione di due grandi tradizioni, quella comunista e quella democristiana. E da quelle parti l'abitudine era di essere garantisti solo con i propri militanti. Io come si sa, sono solo un vecchio socialista...".

Del Turco parla di "tradizioni". Qui osammo varie volte parlare di "chiese", indispettendo vari amici locali del Pd che nell'incontrarci fingono di non riconoscerci. Pazienza.

Dovrebbero ragionare un po' come Romano Prodi: in passato noi e loro ce ne siamo dette tante, ma "adesso siamo uniti".
La frase di Prodi rivolta a Piero Fassino, suona come invito e monito: "Diglielo giù a Roma [...] che adesso siamo uniti".
Forse qualcuno non se ne è ancora accorto, che sono "uniti".

Giustamente ieri Barbara Spinelli nell'editoriale della "Stampa" notava che Massimo D'Alema come il cavaliere ha sempre disprezzato i giornali ("È un segno di civiltà non leggerli. Bisogna lasciarli in edicola"). Non si tratta di folclore culturale. Ma di assonanze politiche inquietanti.

[09.11.2009, anno IV, post n. 324 (1044), © by Antonio Montanari 2009. Mail.]

Divieto di sosta. Antonio Montanari. blog.lastampa.it
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Publié le 08/11/2009 à 16:33
Par antoniomontanari
"La croce non si appende, si carica sulle spalle". Parola di sacerdote, don Salvatore Resca di Catania



Il commento più "vero" alla querelle della croce cristiana obbligatoria nelle classi e negli uffici pubblici, e contestata da una sentenza europea, è giunto da parte di un sacerdote di Catania,  don Salvatore Resca.
Lo ha fatto a Radio3 dopo la rassegna-stampa di "Prima Pagina", e lo si legge in una lettera pubblicata oggi da "Repubblica".

"La croce non si appende; i cristiani sanno che si carica sulle proprie spalle.... Il Vangelo è una cosa seria".

Don Salvatore si riferisce alle intenzioni del sovrintendente al teatro Bellini "che vuole esporre il crocifisso sulla facciata".

La risposta pacata, profondamente religiosa ed umana (Cristo era un uomo inchiodato su quel legno, che invocava Dio lamentandosi di essere stato da lui abbandonato), è il modo migliore per mostrare l'inutilità di certe battaglie politiche sia da parte dei favorevoli sia da parte dei contrari.
Per questi ultimi vale il principio inascoltato che laicità è essere e lasciare liberi, in nome della tolleranza. Quando il principio punitivo di una norma di diritto è applicato contro qualcun altro uguale a noi che non compie nulla di male (il reato), è una violenza mascherata che si fa chiamare legge.

Grazie don Salvatore, per la innocente saggezza delle sue parole.

[08.11.2009, anno IV, post n. 323 (1043), © by Antonio Montanari 2009. Mail.]

Divieto di sosta. Antonio Montanari. blog.lastampa.it
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Publié le 07/11/2009 à 16:46
Par antoniomontanari
Grandi manovre vaticane per il dopo-Berlusconi, il Grande-Centro affidato a Casini, nonostante l'articolo di Letta sull'Osservatore



L'Osservatore Romano di oggi 7 novembre fa presentare un volume-documentario sui viaggi del papa in Italia dal sottosegretario alla presidenza del Consiglio Gianni Letta.

Gianni Letta, non potendo ambire alla nomina cardinalizia o alla cattedra di Pietro, è stato proposto da Berlusconi come suo candidato ideale per il Quirinale. Ultima conferma, nel libro di Bruno Vespa: dove Letta è definito dal capo del governo come "il migliore in assoluto" tra tutti i candidati possibili.

Ma la Chiesa che ricorre a Letta sull'Osservatore per una recensione, è la stessa che in altri uffici ben più importanti e segreti non ama più tanto l'attuale capo del governo.

Ne l'Espresso uscito ieri, Marco Damilano scrive che in Vaticano il dopo-Berlusconi è già cominciato: "... tra la Curia e palazzo Grazioli non c'è più il calore di una volta".

Su questo sfondo si colloca razionalmente la scelta di Casini di correre da solo alle regionali della prossima primavera. Salvo "eccezioni". Ma ricordando che il Centro  è identificato in lui, dalle autorità ecclesiastiche d'Oltretevere.

Damilano chiude il suo pezzo accennando all'ipotesi che possa esserci "uno scioglimento traumatico del Parlamento" voluto da Berlusconi per avere elezioni anticipate. Ma tutto dipende dal Quirinale, come si sa, finché c'è questa Costituzione. Napolitano resta l'osso duro del ventre molle della politica italiana di questi anni.

[07.11.2009, anno IV, post n. 322 (1042), © by Antonio Montanari 2009. Mail.]

Divieto di sosta. Antonio Montanari. blog.lastampa.it
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