iBLOG précédent iBLOG suivant



Publié le 10/09/2009 à 16:45
Par antoniomontanari
Dietro il "fuoco amico" di Feltri contro Boffo, ci sono fiamme ecclesiastiche pericolose per la laicità dello Stato italiano



Repubblica_preti

L'estate è solitamente segnata dagli incendi dolosi che distruggono patrimoni naturali preziosi. L'estate del 2009 va in archivio anche per fiamme metaforiche non meno gravi.
Sono quelle provocate dal "fuoco amico" riversato su Dino Boffo già direttore del foglio cattolico "Avvenire".
Un fuoco nato assieme ad un altro fatto altrettanto serio, l'autocombustione del mondo curiale.

Le carte avvelenate contro Boffo provengono da armadi ecclesiatici.
Ormai è certo, non si tratta soltanto di un'ipotesi come avevamo formulato all'inizio della vicenda, parlando appunto di "fuoco amico" .

Il "colpo di pistola" sparato attraverso l'organo ufficiale della Chiesa di Arcore in cui officia Vittorio Feltri come nunzio (poco) apostolico del cavalier Berlusconi, è finito sopra un terreno pieno di liquidi infiammabili.

L'incendio è politico, non si tratta soltanto di questioni religiose.
Esso cova nascostamente, non lo si vede perché la valle in cui si trama e traffica con le latte di benzina, è nascosta alla vista del popolo.

Ma le fiamme prima o poi si alzeranno, le loro lingue saranno verso l'alto, al contrario delle fiammelle che sono fatte scendere dal Cielo a rappresentare metaforicamente lo Spirito che converte.
Sono fiamme avvelenate, altamente inquinanti.

La Chiesa sta andando a fuoco per questa autocombustione in cui, come in certe zone del Bel Paese, le guardie addette allo spegnimento sono proprio loro che appiccano le fiamme per aver salvo il posto di lavoro.

Contro Boffo è stato utilizzato il vecchio sistema della diffamazione tramite terze persone cointeressate per altri motivi.
Feltri non è un teologo né aspira a guidare il giornale della CEI.
Diceva fra Paolo Sarpi: "Agnosco stilum Sanctae Romanae Ecclesiae". Lo "stilum" non è soltanto il modo espressivo scritto di una burocrazia e dei suoi atti di governo, ma  è pure il pugnale da infilare nelle spalle della vittima da eliminare.

Incendi di queste proporzioni sono pericolosi non tanto per l'ambito ecclesiastico in cui si preparano (con due belle parole, poi si mette tutto a tacere), quanto per lo Stato contro il quale vengono irresponsabilmente lanciate le fiamme.
Uno Stato che se non ha il coraggio di azionare gli idranti, può perdere il senso della sua dignità ed autonomia.

Come quando un premier garantisce che tutto filerà liscio tra le due sponde del Tevere perché il governo garantirà quanto chiede il papa dall'alto della sua infallibilità per certe questioni  cosiddette etiche che tutti ben conosciamo.

Ieri su "Repubblica" Stefano Rodotà ha scritto un fondo, "Se l'lluminismo diventa 'bieco'", in cui elenca i guasti prodotti alla democrazia italiana dalla gestione di Berlusconi: concentrazione personale del potere, affossamento della separazione dei poteri, distruzione dei controlli, infeudamento della comunicazione, disunione del Paese. Per poi domandarsi: "come è potuto accadere?". Eh già, "come è potuto accadere?".

Fermiamoci all'ambito ecclesiastico con un'altra notizia fornita nel forum de "l'Unità" da Paolo Macoratti": 41 preti sono inquisiti dall'ex Sant'Uffizio per la loro posizione manifestata relativamente al caso di Eluana Englaro.

Blog_berl_avvenire


Post scriptum. Nel blog di Vittorio Pasteris è tradotto dall'inglese il "manifesto del giornalismo on line".

[10.09.2009, anno IV, post n. 256 (976), © by Antonio Montanari 2009. Mail.]

Divieto di sosta. Antonio Montanari. blog.lastampa.it
© RIPRODUZIONE RISERVATA

Publié le 09/09/2009 à 13:53
Par antoniomontanari
Secondo Ernesto Galli Della Loggia, il cavalier Berlusconi nessuno lo può giudicare perché ha vinto le elezioni. Ma che idea di democrazia ha in testa?


Berlusconi06g
Premessa noiosa. Di ogni parola possono darsi (come minimo) due interpretazioni. Una forte ed una debole. Le parole, si sa, sono pietre. E talora pure peggio. Vanno maneggiate con cura.
L'indimenticabile Leo Pestelli scriveva che tra "fare l'amore" e "fare all'amore" c'era una differenza. Che nel primo caso avrebbe potuto portare un figlio.
Quel "fare all'amore", direbbe il senso comune, è più "platonico". Ma il senso comune non ricorda che "amor platonico" non è quello delle sole idee (ovvero delle menti), ma bensì quello completo, fisico nel senso più totale.
Avrebbe poi predicato il Cristianesimo: sarete due corpi ed un'anima sola. Ecco quell'anima sola è veramente platonica. Un'anima sola non è mai persa se sta in così buona compagnia.

Fine della premessa. Per arrivare alla parola che ci siamo prefissati di esaminare, sulla scia di un fondo del "CorSera" di lunedì scorso 7 settembre composto da Ernesto Galli Della Loggia (EGDL). Ovvero la parola "urna".
Che non è quella dei forti a cui accennava Ugo Foscolo come fonte di stimoli per accendere i forti animi. Ma più prosaicamente il contenitore delle schede elettorali. Il quale va maneggiato con cura affinché non si trasformi nella tomba della democrazia.

EGDL dà un'interpretazione forte dell'urna elettorale. Chi vince può fare tutto. Lo sostiene in questi termini: Berlusconi è "l'uomo della politica democratica ridotta al suo dato più elementare, quello del risultato delle urne". Ovvero chi vince ai seggi, non deve incontrare ostacoli.

Eh, no, esimio prof. EGDL. L'urna, nel caso e nella spiegazione del suo testo, diventa l'alibi per giustificare ogni atto politico dell'esecutivo, soltanto in virtù del fatto che, vinte le elezioni, il premier fa tranquillamente i comodi suoi. Per parlar pulito.

No. La Costituzione italiana non sta in questi termini. I famosi pesi e contrappesi, che i politologi citano elegantemente nella lingua inglese perché fa più fino, sono i correttivi che mirano ad impedire uno strapotere personale.

Un grave vulnus è già stato inferto alla Costituzione con il "lodo Alfano" contenente un articolo del "lodo Schifani" già dichiarato incostituzionale dalla apposita Corte (articolo 1, comma 2, legge 140/03).
Adesso vuole sostenere EGDL che ogni atto governativo non debba passare al vaglio degli altri organi costituzionali soltanto perché il gabinetto è uscito vincente dalle urne?

EGDL dimentica tutta la storia che ha portato alla nascita della democrazia moderna dal vituperato Settecento dei "biechi illuministi".
E finge di ignorare che nella democrazia moderna la libera stampa rappresenta il "tribunale della pubblica opinione". Perché mai?

EGDL conclude infatti il suo lungo "fondo" sostenendo che non tocca ai giornali stabilire "se qualunque persona è adatta o inadatta a guidare il governo".

Allora, con un capo di governo che riesce a controllare direttamente od indirettamente i tre quarti (o forse più) di tutto il sistema di comunicazione delle informazioni ai cittadini, è proibito alla quota restante e minoritaria rivelare quelle notizie che possono arrecare discredito al premier sino a fargli "perdere la faccia"?

L'ottimo EGDL dovrebbe sapere che, nel caso specifico a cui si fa sempre riferimento per certe vicende, a denunciare la "malattia" del soggetto e la frequentazione di minorenni, è stata quella signora che al momento del suo pronunciamento pubblico era ancora la consorte del premier stesso.

Orbene, come possono gli elettori sapere se quella persona è "adatta o inadatta a guidare il governo", quando nessuno gli svela (o può svelargli) gli "arcana imperii" che EGDL vorrebbe vedere rinchiusi in una specie di fortezza inaccessibile ed inviolabile in cui tutelare il potere uscito dall'urna?

Il prof. EGDL merita tutto il rispetto dovuto a chi compone fondi per il "Corrierone", ha lunga carriera professionale e fama di osservatore attento alle cose di questo mondo.
Perché se fosse uno studentello a qualche esame universitario meriterebbe un giusto e sano rimbrotto, per non parlare di bocciatura (che la signora Gelmini definirebbe sacrosanta).

[09.09.2009, anno IV, post n. 255 (975), © by Antonio Montanari 2009. Mail.]

Divieto di sosta. Antonio Montanari. blog.lastampa.it
© RIPRODUZIONE RISERVATA

Publié le 08/09/2009 à 18:53
Par antoniomontanari
Mike Bongiorno, ricordiamolo anche così

San_vittore_mike

L'immagine riproduce un brano del volume di Dario Venegoni (2005) sul lager di Bolzano.

Dal ''Dizionario della Resistenza italiana'' di Massimo Rendina: Bongiorno, ''sfollato l'8 settembre sulle Alpi piemontesi, attraversava nei mesi invernali i valichi alpini innevati, recando messaggi in Svizzera per conto della Resistenza''.

"Tu devi unirti al nostro gruppo, mi dissero, ed io accettai portando messaggi a Torino e Milano'', ha scritto Bongiorno: ''Avevamo previsto un'ultima missione ma qualcuno tradì cosiì - ero a Crodo sopra Domodossola ed avrei dovuto attraversare a distanza di poche ore il confine - venimmo catturati dalla Gestapo''. (Fonte, Asca)

Citiamo ancora dall' agenzia Asca. Dopo il carcere a Milano, Bongiorno venne destinato all'internamento in Germania a Spithal (ma prima passo' anche in altri campi di concentramento come Bolzano e Mauthausen) e nel 1945 venne scambiato tramite la Croce Rossa con prigionieri tedeschi detenuti dagli americani, grazie ad un accordo che riguardava persone gravemente ammalate o casi speciali. Tornato a New York lavoro' per la stazione radiofonica del quotidiano ''Il progresso italo-americano''.


Blog_mike

Fonte foto: "Messaggero"

Oggi 8 settembre, anniversario di una data tragica nella storia d'Italia, pubblico una testimonianza apparsa sul periodico riminese "Chiamami città", di Ariodante Schiavoncini:

«Noi soldati d’Italia abbandonati a noi stessi
Gli ufficiali ci dissero di andare a casa e poi scomparvero



Mi trovavo a Cancello ed Arnone di Caserta, a svolgere il servizio militare quando, verso sera il Capitano, comunicava ai soldati in adunata, che l’Italia e il comando militare Angloamericano avevano firmato la pace. Di conseguenza, il mattino dopo, dovevamo essere pronti per rientrare al comando di Mantova per essere congedati. Eravamo tutti talmente felici ed euforici che la notte nessuno ha dormito. La notizia che si tornava a casa per sempre, sembrava irreale.

Il mattino dopo, eravamo con gli zaini affardellati, nel piccolo spazio davanti alla tenda comando, pronti per partire. La tenda era vuota e nessuno degli ufficiali era nei dintorni. Il vecchio sergente comunicava sconsolato che gli ufficiali ci avevano abbandonati.

Con fare paterno ha consigliato tornare alle nostre case, poi presentarci ai nostri distretti per regolarizzare la posizione militare. Una raccomandazione sussurrata con voce quasi tremante, come se presagisse la tragedia imminente: “Ho ascoltato il proclama del Maresciallo Badoglio, finché le cose, non saranno chiarite, evitate incontri con i soldati Tedeschi”.

Mesi dopo, leggendo il testo del proclama, che qui sotto riporto, ho capito la ragione della raccomandazione.

“Il Governo Italiano, riconosciuta la impossibilità di continuare l’impari lotta contro la soverchiante potenza avversaria, nell’intento di risparmiare ulteriori e più gravi sciagure alla nazione, ha chiesto un armistizio al Generale Eisenhower, comandante in capo delle forze anglo-americane. La richiesta è stata accolta. Conseguentemente ogni atto di ostilità contro le forze anglo-americane deve cessare da parte delle forze Italiane in ogni luogo. Esse però reagiranno ad eventuali attacchi di qualsiasi altra provenienza.”

Il giorno dopo il Re, la corte e diversi Generali, eroicamente, fuggivano nelle zone controllate dagli anglo-americani abbandonando al loro cupo destino i soldati Italiani in Patria, e all’estero».

[08.09.2009, anno IV, post n. 254 (974), © by Antonio Montanari 2009. Mail.]

Divieto di sosta. Antonio Montanari. blog.lastampa.it
© RIPRODUZIONE RISERVATA

Publié le 05/09/2009 à 16:48
Par antoniomontanari
Il segreto del caso Boffo? Sta nelle stanze ecclesiastiche non soltanto di Roma ma pure di Milano, come rivela il "Corriere della Sera" di oggi


Coliando

Non ci vorrebbe Dario Fo, quello del "Mistero buffo", ma il giallista Carlo Lucarelli, quello del poliziotto Coliandro "politicamente scorretto" (sua definizione).

Il caso di Dino Boffo è complesso. Ci sono dietro intrighi inimmaginabili. Come quelli rivelati oggi dal "Corriere della Sera". Dove Paolo Foschini scrive: "la pistola che alla fine ha fatto fuori" il direttore di "Avvenire" ha cominciato a circolare tempo fa nell'Istituto Toniolo di Studi Superiori, ente fondatore e garante dell'Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano.

Non ci meravigliamo di nulla. Abbiamo da Foschini un'altra conferma che il fuoco che ha colpito Boffo è stato "amico", utilizzando un cannone (altro che pistola!)  pronto a sparare con altri scopi, ovvero il direttore de "il Giornale" di Paolo Berlusconi.

Non ci meravigliamo perché da molto tempo sosteniamo modestamente la proposta di una nuova festa liturgica dedicata a "Santa Ipocrisia". Ne abbiamo riparlato pure di recente (lo scorso 14 marzo), citando qualcosa di molto più grave della "pistola" puntata contro Boffo. Era il caso di Emanuela Orlandi su cui ha scritto un libro Pino Nicotri. Del quale riportavamo l'accusa al "conformismo servile dei mass media italiani".

Lo stesso "CorSera" odierno offre la lettera di Francesco Cossiga all'emintentissimo Bagnasco. In cui ci sono due passi capitali.

Il primo quando sostiene che Boffo si è comportato con "colpevole imprudenza" coprendo il colpevole delle molestie telefoniche di cui era stato accusato lo stesso Boffo. (E questa copertura non può rassomigliare ad una violazione della legge? Lo chiediamo a chi sa di Diritto.)

Il secondo è nella conclusione francamente scandalosa, soprattutto se pronunciata da un ex capo dello Stato: Boffo, "impancandosi di fatto a nome della Chiesa a giudice pubblico dei comportamenti, certo eticamente non commendevoli, di Silvio Berlusconi, non dico che «se la sia meritata», ma «cercata» sicuramente sì!".

[05.09.2009, anno IV, post n. 253 (973), © by Antonio Montanari 2009. Mail.]

Divieto di sosta. Antonio Montanari. blog.lastampa.it
© RIPRODUZIONE RISERVATA

Publié le 04/09/2009 à 16:45
Par antoniomontanari
Casto ma potente, il cavaliere andrà in tribunale pronto a chiarire tutto? Ghedini promette udienze a porte chiuse. Sembra di leggere una pagina di Casanova...

Castrati

Maurizio Gasparri lo sfotte, parlando di "un Ghedini o un Ghedone" che cava sempre le castagne dal fuoco al governo. Il cavaliere invece ne ha stima: questo Ghedini lo manda avanti, forse perché a lui vien da ridere, a dire tutto quanto deve fare giustizia in Italia attorno alla sua augusta persona.

Le giornaliste dell'Unità lo accusano di impotenza, ispirandosi ad una dichiarazione di Vittorio Feltri non censurata? Allora, dichiara Ghedini al "CorSera" di oggi: "... perché mai Berlusconi non dovrebbe poter spiegare a venti milioni di italiani, suoi affezionati elettori, che è perfettamente funzionante?"

La spiegazione, ma come? Avremo udienze a porte chiuse con toghe a luci rosse? Non sappiamo immaginare nulla. Ricordiamo soltanto una pagina di Giacomo Casanova.

E' il racconto di una madre che soggiorna ad Ancona, nel febbraio 1744, accompagnando quattro giovanissimi figli artisti, due femmine, un maschio ed «il preteso Bellino», cioè un finto castrato la cui storia emerge lentamente nelle pagine che descrivono il viaggio di Casanova in sua compagnia verso Rimini.

Teresa, dodici anni, è figlia di un «povero impiegato all’Istituto delle Scienze di Bologna» che teneva a pigione il celebre castrato Salimberi. Costui «manteneva a Rimini, presso un maestro di musica» un coetaneo di Teresa di nome Bellino che il padre aveva fatto evirare sacrificando all’altare della propria miseria la sua virilità, «in modo che con la voce potesse mantenere i fratelli».

Teresa, rimasta orfana del padre, è accompagnata da Salimberi a Rimini nella stessa pensione in cui egli «faceva educare» Bellino. Al loro arrivo in città, essi apprendono però che «Bellino era morto il giorno prima». Salimberi decide così di condurre Teresa a Bologna sotto il nome di Bellino, e di sostenerla economicamente «a pensione presso la madre del defunto la quale, essendo povera, avrebbe avuto interesse a mantenere il segreto».

Il patto segreto di Salimberi con Teresa era che, dopo quattro anni di studi, lei sarebbe stata chiamata a Dresda («Salimberi era al servizio dell’elettore di Sassonia e re di Polonia»), «non come una fanciulla, ma come un castrato»: «L’unica tua cura», le impone Salimberi, «dovrà essere quella di fare in modo che nessuno si accorga che sei donna [...], prima di lasciarti, ti darò un piccolo arnese e t’insegnerò ad applicartelo in maniera che, se mai dovessi sottoporti a una visita, ti si possa facilmente scambiare per un uomo».

Teresa racconta a Casanova anche il seguito della sua avventura artistica e del suo dramma umano: «Ho fatto solo due teatri, e ogni volta mi sono dovuta sottomettere a esami vergognosi e umilianti; infatti, tutti dicono che ho un aspetto troppo femminile, e sono disposti a scritturarmi solo dopo aver avuto la prova infamante. Finora per fortuna, ho avuto a che fare solo con vecchi preti, che in buona fede si sono contentati di un esame superficiale in base al quale hanno fatto il loro rapporto al vescovo; ma potrebbe capitarmi di essere visitata da dei giovani, e allora l’esame sarebbe molto più approfondito. Inoltre sono continuamente esposta alle persecuzioni di due specie di invidiosi», quelli che non la credono un maschio, «e quelli che, per soddisfare dei gusti abominevoli, si rallegrano che lo sia o trovano il loro tornaconto nel credermi tale». Questi ultimi sono la sua ossessione: «Le loro passioni sono tanto ignobili, i loro vizi così turpi, che a volte temo di pugnalarne qualcuno nell’impeto incontenibile provocato dalle loro infami proposte».

Chi farà l'esame del cavaliere? Qualche vecchio cardinale che dovrà riferire al papa? O qualche giovane monsignore in un modo molto più approfondito, come raccontava la povera fanciulla spacciata per castrato?


[04.09.2009, anno IV, post n. 252 (972), © by Antonio Montanari 2009. Mail.]

Divieto di sosta. Antonio Montanari. blog.lastampa.it
© RIPRODUZIONE RISERVATA


Ma photo
il Rimino
Trafic
Noter ce blog :
1 5
815 connectés
55273 visiteurs
Ce blog est classé 2685ème
Score de ce blog : 4,69
Mes catégories
Mon calendrier
< Nov. 2009  
L M M J V S D
      1
2345678
9101112131415
16171819202122
23242526272829
30