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Publié le 19/10/2007 à 16:05
Par antoniomontanari

Per un guasto dei server (credo), è saltato tutto l'archivio del mese di ottobre.
I precedenti post di questo mese si possono leggere partendo da questa pagina:
Sempre da questa pagina provvisoriamente avvengono gli aggiornamenti.
Publié le 02/10/2007 à 19:30
Par antoniomontanari

Trio03102007 Mentre Veltroni invita Veronica Lario (signora Berlusconi) a militare nel Pd, Fassino ingrassa le stime per il voto del 14 ottobre. Infatti prevede due milioni di partecipanti alle primarie.
Si sa che la soglia minima di un milione è stata variamente considerata. Per la Bindi sarebbe un flop, per Prodi un successo.
Il gioco dei numeri di qui alla data fatidica è forse destinato ad avere altre sorprese.
Forse Fassino è al corrente di sondaggi riservati, come quelli che ama il marito della signora Lario.
Forse Fassino confida nel fatto (indubbiamente matematico) che l'alto numero di candidati e di addetti all'organizzazione dei seggi, riuscirà a raccogliere una buona percentuale di parenti grati e lusingati.
Insomma una roba fatta in famiglia, dove i problemi del Paese conteranno meno delle voci in capitolo di portaborse, addetti alle segreterie, portavoce e suggeritori vari.
Insomma una roba di quelle che sarà più importante sapere chi non c'era, per poter dire di lui: oh, finalmente uno che pensa con la sua testa, e non la china davanti agli ordini di scuderia.

Publié le 01/10/2007 à 10:17
Par antoniomontanari

Pd01g Come il lettore Bruno Vergano di Asti (ne leggo la lettera nella «Stampa» di oggi), anch'io sono «tra quelli che due anni fa votarono per Prodi candidato del centrosinistra» e sono come lui uno che non andrà a votare il 14 ottobre.
L'operazione condotta da Veltroni (o per suo conto) è stata puramente di vertice.
Le liste sono nate nei segreti delle segreterie di partito con l'antichissimo metodo della spartizione dei posti.
Sono state oltretutto imposte (con solenne ipocrisia) non figure nuove ma figure blindate. Ovvero personaggi che alla politica sono stati spinti non da motivi ideali, ma dagli interessi dei gruppi che li hanno non proposti soltanto ora bensì inseriti prima in esperienze locali, poi (adesso con la nascita del Pd) a livello più alto. Perché continuino a fare gli interessi dei gruppi che stanno alle loro spalle.

Voterà un solo milione di persone per il Pd, il 14 ottobre?
Per la democrazia, per l'esperienza dell'Ulivo, per il futuro dell'Italia, auguriamoci che siamo meno, molto meno, per riuscire a svegliare i dirigenti degli ormai ex-partiti di centrosinistra, per realizzare quelle riforme che sono necessarie al Paese, per dare speranza a tutti che veramente si possano cambiare le cose.

Immagino che mi si dirà che sono un illuso. Pazienza. Ma la soglia minima del milione di voti che Rosy Bindi giudica un flop e Prodi un successo, non deve essere raggiunta per dimostrare a Veltroni che la gente non è tanto credulona come «loro» se la immaginano.

Fabio Fazio ha ricordato sulla «Stampa» del 29 settembre che Veltroni nella sua trasmissione gli aveva dichiarato l'intenzione di abbandonare la politica per sempre per andare in Africa.
Maurizio Crozza in un'intervista a «il Venerdì» ironizza sul fatto che che il pensiero di Veltroni ha una novità assoluta, il «ma-anchismo». Il sindaco di Roma cerca infatti di abbracciare e sostenere ogni cosa che esiste, anche le coppie di realtà in contrasto fra loro. L'ironia parodistica di Crozza forgia questo ragionamento 'veltroniano': «Siamo per la libertà ma anche per la schiavitù... non possiamo lasciarla alla destra».

Dietro l'ironia di Crozza, dietro il rimprovero di Fazio, c'è un reale disagio provocato dal trionfo della solita retorica molto berlusconiana che non avremmo mai voluto rivedere e riproporre anche nel centrosinistra. Quella retorica alla quale chi, appunto da centrosinistra come il lettore Bruno Vergano di Asti, crede nei fatti dovrebbe opporre la lontananza della urne il 14 ottobre prossimo.
Per dare «un segnale forte» alla classe politica con tale orientamento, circa la «mancanza di idee e progetti convincenti». Rubo la citazione a Joaquìn Navarro-Valls che ieri in lungo articolo su «Repubblica» usava queste parole riferendosi però a tutta la classe politica italiana.
Navarro-Valls ritornava sul tema dell'antipolitica, parlando di una «dissacrazione qualunquistica» avvenuta per colpa di Grillo.
Davanti ai pareri autorevoli ci togliamo il cappello, ma restiamo della nostra idea. La denuncia di una crisi, non è la causa di una crisi.

Publié le 29/09/2007 à 14:20
Par antoniomontanari

Blogfoto3009 L'effetto Bossi si è manifestato in Silvio Berlusconi a 24 ore dall'assunzione della medicina, ovvero dall'ascolto della predica.
Ieri il capo della Lega aveva gridato: «Ora ci vuole una lotta di liberazione». Oggi il Cavaliere rilancia (al ribasso): scenderemo in piazza per chiedere nuove elezioni. C'è la sua bella differenza, come tra una Ferrari ed un'automobilina a pedali.
Si sa come vanno le cose del mondo, Bossi può tuonare, Berlusconi deve moderare. Ma insomma, parenti serpenti o soltanto inconcludenti, sempre parenti sono, perché stanno nella stessa Casa, anche se gli uomini di Bossi prendono in giro le donne del Cavaliere.
I circoli della libertà della signora MVBrambilla sono ieri diventati il «Circolo della Libertina». Sarà sì una goliardata, ma se l'avesse detto Grillo, al TG2 avrebbero gridato all'attentato come quel comico Beppe Braida che a Zelig faceva la parodia di un altro TG, quello di Rete 4 e di Emilio Fede.
Il presidente della Camera Fausto Bertinotti ha commentato l'uscita di ieri di Bossi: «Capisco che è un periodo in cui chi la spara più grossa ha i titoli. Ma io non sono per accettare come innocente chi la spara grossa. Può contribuire in modo drammatico a generare odio. Non puoi usare un termine come guerra di liberazione - afferma - primo perché parli di guerra nel tuo Paese e poi perché per noi di guerra di liberazione ce ne è solo una, quella contro i fascisti».
Finiamo sempre a dover fare i conti con la Storia passata. Di quella presente non ci accorgiamo mai. Prendiamo tutto come uno scherzo. Berlusconi ieri ha giustificato Bossi: «Lui usa sempre un linguaggio colorito nelle riunioni, ma poi, nella pratica, ha sempre dimostrato un grande senso di responsabilità».
Traduzione: dice sempre delle gran 'cose', ma poi fa quello che voglio io. Bisogna vedere se sulla seconda parte è d'accordo, e fino a quando, anche l'on. Umberto Bossi.

Publié le 28/09/2007 à 20:02
Par antoniomontanari

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