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Publié le 20/09/2007 à 22:20
Par antoniomontanari

Goggi

È simbolica, molto simbolica la litigata avvenuta ieri sera a Miss Italia fra Loretta Goggi, dimenticata dietro le quinte da Mike Bongiorno che credeva di essere dentro il solito spot con Fiorello e non in diretta tivù con le fanciulle in fiore di Mirigliani.
Simbolica dello stato dello Stato italiano. La gerontocrazia che ha vertigini da orgoglio di primadonna e lascia le vere primedonne leggermente più giovani anche se non più fanciulle in fiore, dietro le quinte a mangiarsi il fegato...

Grande è stata la confusione sul palcoscenico di Miss Italia.

Ma non minore è quella che regna a Roma, dove Prodi è stato salvato da un estremista di destra, Achille Storace, pardon Francesco Storace. Mentre la parte di Mike Bongiorno è stata interpretata dal ministro di Clemenza e Giustizia Clemente Mastella, tanto poco fedele al proprio nome da uscire dall'aula facendo traballare pericolosamente il governo di cui fa parte.
Ecco, a questo punto ci vorrebbe a Palazzo Chigi un caratterino come quello di Loretta Goggi che è stata capace di dire ad inizio di trasmissione:«Me ne vado...  grazie a tutti... buona notte».
Invece abbiamo avuto la solita liturgia delle telefonate di chiarimento fra Prodi e Mastella.
Forse il presidente del Consiglio con Mastella ha avuto una di quelle sue sfuriate che gli attribuiscono come risorsa del carattere in apparenza pacioso, e forse ha detto al suo ministro: «Se ti prendo ti faccio una faccia così».
Secondo fonti riservate in attesa di conferma, sembra che Prodi non abbia usato la parola faccia.

 

Publié le 20/09/2007 à 06:39
Par antoniomontanari
Veltroni Stamani su «Repubblica» Mario Pirani ha scritto un editoriale sulla nascita del Partito democratico, che comincia così: «Non prendiamoci in giro. La nascita del Partito democratico non sta maturando attraverso una "fusione calda", malgrado le speranze suscitate e che erano sembrate coagularsi in due momenti: i congressi di scioglimento di Ds-Margherita e la presentazione della candidatura Veltroni. Dopo quei passaggi ci si attendeva un rilancio che aprisse subito le porte del costituendo partito a forze sociali fin qui mortificate, a intelligenze creative fin qui messe ai margini, a spiriti liberi pronti a impegnarsi. La delusione è, per contro, palpabile. Il timore che la perigliosa iniziativa sfuggisse di mano alle due nomenclature di riferimento ha prodotto un macchinario selettivo barocco e antidemocratico. Il suo funzionamento è difficilmente comprensibile, di nessuna attrattiva, dissuasivo nei confronti di ogni desiderio di partecipazione. Lo spezzatino delle liste per circoscrizione, la duplicazione delle medesime (più di una per candidato), la designazione delle candidature ad opera di piccoli gruppi di vertice addetti alla bisogna, il rifiuto di permettere le preferenze, così da controllare e gestire rigidamente l'ordine di ogni lista dei designati, (ricalcando l'aborrita - a parole - legge elettorale vigente): questi gli aspetti salienti del marchingegno messo in piedi».

Nelle parole di Pirani si rispecchia la sensazione che provo leggendo le liste riminesi. Non ditemi che parlo di cose periferiche. Il quadro complessivo del mosaico nazionale risulta dalle singole tessere locali. La mia città è una tessera, ma assieme contribuisce a fornire l'immagine generale, che è quella delineabile con le prime parole di Pirani: «Non prendiamoci in giro».

La lista a sostegno di Walter Veltroni nel collegio Nord è guidata da un assessore del Comune di Rimini, Elisa Marchioni, che l'anno scorso entrando in carica disse: «Non sono mai stata iscritta né vicina ad alcun partito, e più che interrogarmi sul centro-destra o sul centro-sinistra, alla proposta di un impegno in giunta, mi sono chiesta se mi sentivo di tirarmi indietro davanti all’opportunità di operare, da un altro punto di vista rispetto a prima, per le persone e la città».

Orbene, adesso a questo assessore verrebbe da chiedere se si è nel frattempo interrogata «sul centro-destra o sul centro-sinistra», per non definirsi più soltanto votata al bene comune della gente.

Ora si tratta di creare un nuovo partito (di centro-sinistra, se non ho io le visioni), per cui sarebbe opportuno sapere se è divenuta consapevole delle differenze fra destra e sinistra, o se per lei ancora tutto fa brodo.
Publié le 18/09/2007 à 06:07
Par antoniomontanari
TrioIl presidente Romano Prodi ieri sera ospite di Bruno Vespa ha cercato di fare lo spiritoso, ed ha detto una cosa sgradevole: "Non trovo che la società sia meglio" dei politici arraffoni e cialtroni, cambiacasacca e avidi, pavidi, mangia pane a ufo, mediocri.
Le persone che rivestono cariche prestigiose quando parlano di cose serie non possono raccontare barzellette come il Cavaliere o balle come le persone normali al caffè.
Prodi voleva rispondere a Grillo, ha fatto il comico (non allenato) come lui e non ha avuto un'uscita felice.
Ho il sospetto che a qualcuno faccia un favore, il buon Beppe Grillo.
Ha spiazzato Berlusconi che tentava il lancio della Brambilla. Affondata dallo stesso Berlusconi per non dispiacere ai fedeli del partito di Arcore.
Ha spiazzato il vecchio gruppo dirigente dei Ds, con la questione delle banche...
Quello che è stato trattato meglio è stato in fin dei conti Romano Prodi, con l'etichetta dell'Uomo-Valium.
Sai che offesa, qualcuno ladro e qualche altro imbroglione, lui soltanto addormentato...
Il buon Grillo non se ne è accorto, ma il vero antipolitico è lo stesso Prodi che vive a Palazzo Ghigi perché non vogliamo che vi ritorni il Cavaliere.
Insomma la vita a volte fa raggiungere scopi diversi da quelli prefissati.
Alla fine Prodi ne ricava un utile nella cassa elettorale, dove l'acqua non se l'è procurata da solo ma gliela hanno portata gli altri.
E lui ben consapevole di tutto ciò, può porgerci allegramente il suo «saluto Romano» in casa Vespa, con quella battuta che ho riportato all'inizio.
A Prodi rivolgiamo l'invito a non farlo più, altrimenti, come dicevano una volta, sono totò sul sederino.

 

Publié le 16/09/2007 à 18:58
Par antoniomontanari
Inserisco il post apparso ieri sul blog della Stampa.
Il post è oggi segnalato in prima pagina da Stampa.it.
In un testo successivo (post di oggi) sviluppo il tema dell'antipolitica. Lo pubblico dopo il primo (di ieri), intitolato Laura Ride, MVBrambilla no.

Usaitalia Negli Usa Laura Ingraham con il suo talk show radiofonico è ascoltata da sei milioni di persone che pendono dalle sue labbra per ricevere il vero credo dei conservatori.
L'ha intervistata sul «Sole-24 Ore» di stamani Mario Platero, in occasione dell'uscita del suo libro «Potere al popolo» («Power to the People»).
Segnalo un passo in cui Laura Ingraham critica il governo Bush: «La corruzione politica, morale ha toccato anche il Partito repubblicano e per questo c'è una disaffezione da parte della base conservatrice».

In un'altra nota, Mario Platero ricorda che Laura Ingraham  «con il suo umorismo sottile ha massacrato il lobbista Jack Abramov e con lui i quattro deputati e i 17 funzionari al centro di un giro di bustarelle; ha fustigato il senatore Larry Craig, sospettato di adescare gay; ha attaccato quei senatori o deputati repubblicani che vogliono chiudere un occhio sull'immigrazione facile; ha messo in difficoltà il presidente Bush in varie occasioni».

Ho letto i due pezzi di Platero pensando all'Italia. Alla signora MVBrambilla creata dal nulla dal Berlusconi ed ieri «colpita ed affondata» come in una qualsiasi battaglia navale cartacea del tempo che fu, per non infastidire i maschietti del sognato partito delle Libertà. Ed ho pensato pure a Grillo Giuseppe detto Beppe, che da «comico» ha spaventato tutti, raccogliendo dapprima pernacchie dai commentatori, e poi un'attenzione critica che s'avvicina più al discorso scientifico su politica ed antipolitica.

A quale di queste due categorie appartiene Laura Ingraham?

Ecco il post di oggi, sull'antipolitica.


Antipolitici Finalmente si comincia a capire una cosa molto semplice: che la cosiddetta antipolitica è soltanto il frutto di una politica fatta male.
Riccardo Barenghi (appunto la Jena che elogio nel titolo e che tutti i giorni tranne il lunedì azzanna dal suo angolino della terza pagina della Stampa), ha scritto sul suo quotidiano un articolo di fondo intitolato «Politica rovesciata».
La definizione è spiegata nelle ultime righe del pezzo:
«L’antipolitica che da almeno quindici anni serpeggia, e a volte esplode come in questi giorni, non è solo una reazione alla politica. Questo è quel che si vede in superficie e facilmente si registra e commenta. Ma il problema è più grave e più serio: ossia che la politica è ormai diventata il suo contrario. Con i suoi metodi, i suoi privilegi, la sua chiusura nel Palazzo, il suo essere impermeabile a qualsiasi voce cerchi di penetrarla, la sua totale autoreferenzialità, inefficacia, incomprensibilità. Se non si capisce questo, non si capirà mai perché tredici anni fa è arrivato Berlusconi e oggi, dall’altra parte, Grillo. E la politica continuerà a barcamenarsi, cercando risposte difensive e contingenti, dimostrandosi sempre più debole, incapace di affrontare sul serio la sua crisi. A meno che non riesca miracolosamente a fare un’operazione di verità, prendendo atto di un fatto doloroso ma ormai palese: cioè di essere essa stessa l’antipolitica».

 

Ripeto con Jena: la politica odierna italiana è essa stessa antipolitica. Sono contento della conclusione di Barenghi perché qui sopra, in questo blog da un pezzo sostengo appunto tale tesi, e per dimostrare che non parlo a vanvera, documento tutto.

1. Politica chiusa, dolori aperti (23.12.2006).
A proposito del caso Welby scrivevo:
L'articolo di fondo del Foglio di oggi, che parte dal caso Welby per discutere del ruolo del partito radicale in Italia, è un esempio illuminante non di quell'antipolitica che Giuliano Ferrara rimprovera ai seguaci di Pannella (definiti «l’altra faccia della medaglia di un sistema politico chiuso»), ma di quell'antipolitica a cui lo stesso Ferrara partecipa discutendo dei sacri princìpi della gestione della cosa pubblica...


2. Allarme voto (27.5.2007):

Credo che la cosiddetta «antipolitica» sia soltanto l'espressione non soltanto del diffuso malessere che ormai tutti notano (anche  l'algido D'Alema), ma proprio la manifestazione di un progetto politico vero e proprio. Per far contare non i voti delle correnti dei partiti confluenti nel Partito democratico, ma i voti dei singoli cittadini. I quali hanno bisogno di respirare un'aria diversa da quella fumosa e nebbiosa delle segreterie nazionali, regionali, provinciali ed infine di quartiere. E magari di condominio.
I nostri politici di ogni colore si leggano sulla Stampa di ieri il testo di Luca Ricolfi : «Chi fa tutti i giorni il proprio dovere, ma non ha una rete di relazioni che lo sostiene e lo protegge, si accorge sempre più sovente che il gioco è truccato».
E su quella di oggi l'intervento di  Barbara Spinelli: «Se è veramente forte, il politico non s'indigna se criticato».



3. Non è antipolitica (31.5.2007):

La doccia fredda mi è venuta da quel passo dell'intervista in cui la prof. Flavia Franzoni, moglie di Romano Prodi, si dichiara «molto preoccupata dall'ondata di antipolitica» diffusa nel Paese. Ondata che si manifesta come «sfiducia nelle istituzioni».
La politica, ha detto la signora deve essere «senso civico». Sono d'accordo. Ma «senso civico» non significa obbedienza cieca ed assoluta alle decisioni che un governo può prendere anche in contrasto con le premesse programmatiche da cui è partito sia nella campagna elettorale sia nella presentazione alle Camere per ottenerne la fiducia.


4. No, tu no (16.6.2007)

Il ministro degli Esteri Massimo D'Alema non ha voluto sull'aereo di Stato l'inviato della «Stampa».
Con una fava ha preso due piccioni, come suol dirsi. Ha dimostrato di aver la stessa allergia di Berlusconi verso chi informa l'opinione pubblica (la stampa in genere non come testata).
E mi ha confermato nell'opinione che l'antipolitica non è nutrita dal risentimento dei cittadini verso i nostri rappresentati (si fa per dire), ma dalle mosse sbagliate degli stessi politici.

5. Veltroni a Torino (27.6.2007)
Mi ha convinto il punto in cui ha sostenuto che l'antipolitica non nasce dal cittadino che protesta, ma da chi soffia sul fuoco del populismo. E di populismo e di idee vecchie ce ne sono in entrambi gli schieramenti, come Veltroni ha dimostrato in vari passaggi.

6. Malaffari e politica (7.8.2007)
L'«Elzeviro» di Maurizio Viroli (La Stampa, 6.8.2007), intitolato «Antipolitica, la vecchia tentazione», m'ha fatto riaffiorare un ricordo tra il personale e lo storico.
Il fratello di mia madre, per meriti politici conquistati sul campo prima, dopo e durante la seconda guerra mondiale, doveva essere il sindaco della città subito dopo la Liberazione. Disse ai compagni del Pci, nel quale militava: «Burdèl, chi ruba va in galera». Scelsero ovviamente un altro.

7. Politica e «grande pubblico» (4.9.2007)
Ha ragione Enrico Letta nel concludere il suo intervento sulla «Stampa» di oggi che, se alla domanda di «un nuovo modello di partito», non sarà data una «risposta credibile», alla fine «prevarranno, in silenzio, altre logiche». [...]

Per non farla lunga, signor sottosegretario, la invito a leggere un bell'articolo apparso domenica scorsa sul «Sole-24 Ore», a firma di Carlo Carboni, intitolato significativamente: «Antipolitica? No, è critica costruttiva».

8. Rosy Bindi, effetto Grillo (10.9.2007)

Secondo Rosy Bindi, davanti alla convocazione popolare di Grillo, è sbagliato parlare di qualunquismo e demagogia: è un fatto a cui, dice, «dobbiamo dare una risposta».
Aspettiamo quella risposta, convinti come siamo che la protesta che serpeggia oggi in Italia non sia soltanto pura antipolitica. Come invece sembrano essere certi freschi discorsi del senatore Francesco Cossiga, sul quale doverosamente ritorneremo in una prossima puntata.


Chiuse le citazioni a scopo documentario, debbo riconoscere che non ho mantenuto la promessa di scrivere su Francesco Cossiga. Che con la storia dei sassolini tolti dalle scarpe è stato il primo padre dell'antipolitica italiana, addirittura nel secolo scorso... nel 1990, facendo il «picconatore» e dichiarando: «In realtà io non esterno. Io comunico. Io non sono matto. Io faccio il matto. E' diverso. Io sono il finto matto che dice le cose come stanno».

Ecco questo è il tema da sviluppare. Lo lascio a chi ne sa più di me.

Publié le 12/09/2007 à 11:43
Par antoniomontanari
Il quiz chiese allo studente:
ma tu sei cosciente
che io non servo a niente?

Lo studente incosciente
gli rispose da sapiente
che filosoficamente
lui non sapeva niente.

Bocciato immantinente:
il niente con niente
non combina niente.

Intanto si fregava le mani
chi dall'oggi al domani
grazie ai brogli combinati
i soldini avea incassati.

Ma photo
il Rimino
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