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Publié le 22/08/2009 à 17:19
Par antoniomontanari
A Milano dal 23 al 27 agosto si svolge il congresso internazionale delle grandi biblioteche. Nell'età di Internet, anche l'idea di biblioteca è cambiata. Il lettore non è costretto a lunghi viaggi per consultare un libro. La navigazione sul web glielo porta a casa. Questo fatto implica che si cerchi un futuro diverso per la biblioteca tradizionale, quella di un certo luogo e con certe raccolte.
Da Antonella Agnoli, divenuta famosa per la nuova Biblioteca San Giovanni di Pesaro da lei progettata, viene un utile suggerimento: le biblioteche pubbliche, a lungo ignorate dalla politica, possono trasformarsi in centri "di riflessione e di condivisione dei saperi" (dal "CorSera" di oggi).
Antonella Agnoli mette il dito nella piaga, il rapporto fra libri (ovvero la cultura) e la politica. Da oltre mezzo secolo in Italia trionfa un'unica ipotesi, valida a destra ed a sinistra, quella dell'intellettuale organico. Che tradotto nella lingua semplice significa dell'intellettuale asservito alle direttive del partito o dei partiti che lo avevano collocato in quel posto. E siccome siamo in Italia, e tutti i politici sono stati sempre fraterni sodali con i pari grado, non sono mai mancati reciproci favori tra "avversari" e scambi di attenzioni. Che preludevano a doverosi ringraziamenti con altri appoggi a chi militava in campo avverso.
La commedia dei guelfi e dei ghibellini è sempre stata recitata con la massima attenzione a non danneggiare nessuno delle stanze alte del potere, qualunque fosse il colore delle pareti e nonostante le diversità dei ritratti appesi dietro le scrivanie, qui un papa, là un De Gasperi, altrove un Togliatti non sempre separato dal ripudiato Stalin. Oppure, di recente, un Silvio Padre della Patria.
Ecco perché non abbiamo nessuna fiducia nel nostro avvenire "culturale", e nel fatto che le biblioteche possano diventare luoghi "di riflessione e di condivisione dei saperi". A nessun politico odierno, nonostante le apparenze, frega che i saperi siano condivisi. Preme soltanto che non siano ammesse al circolo vizioso del potere le persone estranee ai loro interessi.
Per cui nella tristezza di questa corruzione morale dei nostri politici, di tutti i nostri politici, non resta che ringraziare Google che mette in circolazione le idee garantendo una vera, rivoluzionaria partecipazione alla cultura con la consultazione di testi che altrimenti non sarebbero accessibili.
Questo sia detto in linea di massima. Per particolari piccanti di esperienze personali, già raccontate sul web in modo sparso (un esempio), rinvio a qualche prossimo intervento.
Post scriptum n. 1. Vale per intellettuali e politici questo brano di Erica Jong ("CorSera" di oggi), tradotto da Maria Sepa, in ricordo di Ferdinanda Pivano: "Non ha mai perso la fiducia che l'umorismo e l'onestà potessero salvare il mondo". Se vivessimo tra persone dotate di umorismo vero e di un minimo di onestà, potremmo bene sperare sulla salvezza del nostro piccolo mondo.
Post scriptum n. 2. I politici berlusconiani di oggi non differiscono, dal punto di vista comportamentale, dai comunisti più duri di ieri. Sono fanatici allo stesso modo. Incapaci di rapporti personali corretti aldilà della valutazione ideologica del "prossimo".
Ad un senatore che da giovine ebbi compagno in un circolo di frati francescani, inviai una nostra foto d'allora. Non mi ha risposto. Si vergogna del passato? O del presente ("Dio mio come sono caduto in basso")?
Allora, negli anni Sessanta gli "amici" di sinistra coi in quali si frequentavano le stesse scuole, falsificavano le cose pur di attaccare chi non li seguiva nella loro arrogante pretesa di essere depositari di assolute verità rivelate e scriveva in città sull'unico giornale libero del tempo, "il Resto del Carlino". [22.08.2009, anno IV, post n. 242 (962), © by Antonio Montanari 2009. Mail.]
Divieto di sosta. Antonio Montanari. blog.lastampa.it © RIPRODUZIONE RISERVATA
Publié le 22/08/2009 à 15:19
Par antoniomontanari
A proposito del mio post "Scandali nascosti".
Publié le 21/08/2009 à 15:12
Par antoniomontanari
Cercasi poeta "civile" come dicevasi un tempo, non un giullare di corte, ma un spirito libero, che possa lasciare ai posteri poche righe d'un testo che ricordi la notizia di oggi. I 73 morti dispersi in mare.
Dispersi? Uccisi dall'incuria della nostra civiltà che con tutte le sue radici giudaico-cristiane vanta il primato nel Mediterraneo.
La nostra civiltà italica, italiana, romana, la patria del Diritto, il Paese che è presente ai vertici internazionali con quel suo leader che arriva all'improvviso e dice Urbi et Orbi che è stato tutto merito suo per questo e quell'accordo.
Il Paese che si è inchinato ai potenti, sempre: ieri oggi e domani sarà la stessa cosa. Il Paese che mette in fila le badanti che sorreggono le famiglie, il Paese che manda i soldati a pattugliare le strade delle città come Bologna dove per 300 euro un novantenne è stato ucciso, il Paese che sente sparlare di dialetti perché si considera una vergogna parlare una lingua...
Un Paese il cui ministro che parla dei dialetti, poi smentisce e dà la colpa ai giornalisti, dicendo che li dovrebbero mettere tutti in galera.
Un Paese in cui il conto con la Storia è diventato un bluf. Per cui quei 73 morti non scandalizzano. Non erano uomini, pensano molti, troppo nostri connazionali, erano soltanto africani.
"Cinque naufraghi sono arrivati a dirci di figli e mariti morti di sete dopo giorni di agonia. Nello stesso mare delle nostre vacanze. Una tomba in fondo al nostro lieto mare. E una legge antica violata, che minaccia le stesse nostre radici. Le fondamenta. L’ idea di cos’è un uomo, e di quanto infinitamente vale". Finisce così l'editoriale di Marina Corradi. Parole sante, non soltanto perché le pubblica il quotidiano cattolico "Avvenire". [21.08.2009, anno IV, post n. 241 (961), © by Antonio Montanari 2009. Mail.]
Divieto di sosta. Antonio Montanari. blog.lastampa.it © RIPRODUZIONE RISERVATA
Publié le 20/08/2009 à 16:02
Par antoniomontanari
Un lettore di "Repubblica" Ezio Pellino scrive che il fratello del papa, padre Georg, ha visitato Sulmona dove nel 1944 era stato come soldato tedesco.
A Pietranseri, apprendiamo da Ezio Pellino, "furono trucidati 128 innocenti, soprattutto donne e bambini, e a Sulmona cinque pastori delle vicine montagne". Uno di loro, Michele Del Greco fu "fucilato proprio nella quieta abbazia del papa della Perdonanza, perché da vero cristiano aveva dato il pane ai prigionieri di guerra fuggiaschi".
Conclude Ezio Pellino: "Sarebbe stato bello se" il fratello del papa, "avesse ricordato quegli orrori e avesse chiesto perdono a nome dei suoi connazionali".
[20.08.2009, anno IV, post n. 240 (960), © by Antonio Montanari 2009. Mail.]
Divieto di sosta. Antonio Montanari. blog.lastampa.it © RIPRODUZIONE RISERVATA
Publié le 20/08/2009 à 15:03
Par antoniomontanari
Il peggio non è passato. Lo sostiene Nouriel Roubini, economista della NY University, 51 anni, laurea alla Bocconi di Milano nel 1982. Un posto della storia se lo è già guadagnato. E' stato il primo a prevedere la crisi in cui stiamo agitandoci. Ha spiegato le sue convinzioni ad Eugenio Occorsio di "Repubblica". Esse nascono da questi dati di fatto: la pesante recessione, il massiccio indebitamento, l'immensa distruzione di ricchezza non permettono di pensare che siamo già fuori dalla crisi.
L'autunno dunque sarà freddo per tutti, non soltanto per gli italiani, nonostante le belle parole che come i piazzisti di una volta sui mercati di paese, i nostri governanti pronunciano. Forse soltanto per tirarsi su il morale, piuttosto che nella fiducia di convincere i governati.
I quali appartengono spesso soltanto a due categorie. Quelli che credono nei miracoli delle lotterie. E quelli a cui non frega nulla di niente perché tanto prima o poi un trucco riescono ad escogitarlo. Per fregare il prossimo e lo Stato (vedi il caso evasione fiscale che sta ufficialmente rivelandosi in tutta la sua ampiezza in questi giorni).
Non per nulla si vendono tanti telefonini, facendo contento il nostro leader maximo che da anni va predicando come l'Italia sia felice appunto perché quell'aggeggio portentoso è più diffuso da noi che nel resto d'Europa.
Non per nulla siamo anche il Paese che emerge dai dati pubblicati da Sergio Rizzo sul "CorSera" di oggi: trentamila posti di lavoro artigianale che nessuno vuole. "Si cercano falegnami, meccanici, parrucchieri, elettricisti. Senza risposta un terzo delle ricerche delle piccole imprese", dice un sottotitolo del lungo servizio.
Nel frattempo, in Usa, scrive Angelo Aquaro su "Repubblica", i giovani restano senza posto di lavoro estivo. Glielo hanno preso i loro padri disoccupati. In luglio, sono stati 247 mila i posti di lavoro perduti in America. Ironizza Roubini sull'ottimismo di chi dice che sono stati soltanto 247 mila.
Per sua fortuna Roubini non conosce le proposte di economisti dell'entrourage pontificio che auspicano per l'Italia un ritorno alle idee dell'Umanesimo... Reciprocità e fraternità, sostengono costoro, sono capaci di dare un volto nuovo alla nostra società. Ed alla sua vita degli affari.
Quegli economisti sono molto ben ferrati nella loro materia, ma conoscono soltanto approssimativamente la vera realtà delle città italiane nell'Umanesimo. Che per loro è diventato un mito, un sogno, una fissazione utili a chi non sa tenere i piedi poggiati per terra. Perché miti sogni e fissazioni non offrono pane e companatico.
Fonte dell'immagine e del titolo riprodotti in alto, "la Repubblica".
[20.08.2009, anno IV, post n. 239 (959), © by Antonio Montanari 2009. Mail.]
Divieto di sosta. Antonio Montanari. blog.lastampa.it © RIPRODUZIONE RISERVATA
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