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Publié le 23/10/2009 à 15:52
Par antoniomontanari
Jean Sarkosy rinuncia alla spintarella: ne ha parato con "suo padre", non con "il presidente". Modesta lezione per i politici italiani

Sarkofils


Jean Sarkosy sconfitto: è la "prima vittoria" della democrazia elettronica? Se lo chiede "Le Monde" di stasera.

Più modestamente ci interroghiamo: se invece di un Jean "figlio di" terra francese, si fosse trattato di un Giovanni nato e cresciuto da padre "educato" (si fa per dire) in Italia, le cose sarebbero andate allo stesso modo?

Jean Sarkosy ha rinunciato ad un incarico prestigioso, lui così precocemente spinto sulla scena (ha 23 anni), dicendo di averne parlato con "suo padre" e non con il presidente della Repubblica (che è lo stesso suo padre).

Credo che "chez nous" saremmo stati costretti ad ascoltare la solita tiritera in difesa del figlio del potente di turno. Con l'aggiunta che qualcuno avrebbe cominciato a sputtanare qualche illustre collega od avversario.
Non è detto che non succeda in Francia. Non siamo così sciocchi da credere al lombrosianesimo politico. Registriamo soltanto che se si fosse trattato dell'on. Mah.Stella!, egli non avrebbe potuto invocare la giustificazione di segnalare "i bisognosi".

Nulla da obiettare alla giustificazione del noto politico italiano, che crediamo possa valere anche per i suoi colleghi "raccomandanti". Resterebbe da chiarire soltanto un aspetto: con quali criteri sono stabilite le graduatorie dei bisognosi?

Ovvero ci sono raccomandanti che valgono di più degli altri colleghi? Ci sono in realtà pochi "San Gennari" che fanno la grazia, mentre i concelebranti debbono inchinarsi loro, con riverenza e timore. Perché più del bisogno altrui, in politica conta il voto che il politico cerca di racimolare in mille modi.

In Italia, di recente, un capo di governo ha festeggiato i 18 anni di una signorina spiegando che ne conosceva il padre fin dal tempo in cui questi era stato autista di Craxi. E che con lui avrebbe dovuto parlare di certe candidature alle europee.

Vero niente, hanno dimostrato. Palazzo Chigi ha dovuto accodarsi alle smentite La giovinetta (poi apparsa anche al festival del cinema di Venezia...) si era confessata: "Voglio fare l'attrice. Oppure la ballerina. Oppure la parlamentare alla Camera".

Jean Sarkosy, 23 anni, è una persona intelligente. Non accusateci di razzismo se pensiamo che oggi nella politica italiana l'intelligenza sia una merce molto rara.

[23.10.2009, anno IV, post n. 307 (1027), © by Antonio Montanari 2009. Mail.]

Divieto di sosta. Antonio Montanari. blog.lastampa.it
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Publié le 21/10/2009 à 15:03
Par antoniomontanari
Nella sentenza sul lodo Alfano, la Corte non poteva discutere del ruolo di Napolitano, ma solo ricostruire i fatti



Scrivevo ieri che la sentenza della Corte costituzionale sul lodo Alfano, "sconfessa gli esperti giuridici del Quirinale". Ritorno sul discorso perché oggi si parla sui giornali della stessa sentenza in toni che contraddicono quanto qui da me sostenuto.
Ad esempio sul "CorSera" appare questo titolo virgolettato (quindi la frase è attribuita alla sentenza): «"La firma del Quirinale fu corretta"».

Nella sentenza si trova che la legge Alfano rispetto a quella Schifani presentava "significative novità normative".
Sul loro riconoscimento, prosegue la sentenza, "si basano le note del Presidente della Repubblica [...] che hanno accompagnato sia l'autorizzazione alla presentazione alle Camere del disegno di legge in materia di processi penali alle alte cariche dello Stato sia la successiva promulgazione della legge".

Come si ricava dal contesto, la cosiddetta difesa del Quirinale da parte della Corte è formale. Perché non era chiamata la Corte ad entrare nella sostanza del comportamento del Quirinale.

Cioè la Corte dichiara che il Quirinale nel suo agire ha riconosciuto le "novità" del testo di Alfano rispetto a quello di Schifani, quindi non può essere accusato di aver equivocato sul testo della seconda legge.

Però quando si va alla sostanza delle cose, si deve concludere (da parte del semplice cittadino) che la bocciatura del 7 ottobre 2009 dell'art. 1 della legge 23 luglio 2008, n. 124 (lodo Alfano) richiama inevitabilmente la bocciatuta del lodo Schifani.
L'articolo 1 di Alfano è infatti lo stesso testo che si trova in quello di di Schifani (legge 20.6.2003, n. 140, art. 1, comma 2)!

Ma se usciamo dal formalismo giuridico ed andiamo alla sostanza delle cose (sulla quale non può entrare la Corte), vediamo che la Corte boccia nella sostanza dei fatti ciò che gli esperti del Quirinale hanno consigliato Napolitano di approvare. Semplice.
La Corte non poteva dire altro. Quello che si legge nella sentenza, sulle "note" del Quirinale, risponde a "rimettente e parti".

Il rimittente è il tribunale di Milano che ha sollevato il caso. Le parti sono invece il presidente del Consiglio e l'onorevole Silvio Berlusconi. Ovvero la stessa persona sdoppiata nei due ruoli di politico e di cittadino, che hanno agito in giudizio.

Per chiudere. Massima stima a Napolitano, nessuna condivisione degli attacchi di cui è fatto oggetto da parte del governo o di Di Pietro, ma la verità anzitutto: sul lodo Alfano, nel migliori dei casi, il presidente della Repubblica poteva fare più per aprire gli occhi alla pubblica opinione con un messaggio alle Camere. Previsto dalla Costituzione. Per cui confermo quello che ho scritto ieri. Ed in passato.

[21.10.2009, anno IV, post n. 305 (1025), © by Antonio Montanari 2009. Mail.]

Divieto di sosta. Antonio Montanari. blog.lastampa.it
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Publié le 18/10/2009 à 14:56
Par antoniomontanari
Polito: "Clima da guerra civile". Ed Alfano accusa di "guerra preventiva" i magistrati



L'Italia vive in un clima da guerra civile, secondo Antonio Polito, direttore del "Riformista", intervistato stamani dal "GR3".

Ieri al suo giornale (a Roma) è arrivato un proclama che minaccia di morte Berlusconi, Fini e Bossi.
La firma rimanda a vecchie sigle del terrorismo italiano conosciuto negli "anni di piombo", ed è delle "Brigate rivoluzionarie per il comunismo combattente". La lettera è partita da Milano l'8 ottobre.

Il giorno 15 ottobre il "CorSera" ha intervistato Giampaolo Pansa, meritorio analista dei drammi politici del dopoguerra. Pansa è uscito dalla squadra di "Repubblica" per collaborare allo stesso "Riformista" ed a "Libero". Che (se non andiamo errati) è alla destra del quotidiano di Polito.

Pansa ha fatto una dichiarazione allarmante: il clima dei nostri giorni è lo stesso dell'inizio degli anni Settanta, quando cominciò a diffondersi la pratica terroristica che portò anche all'uccisione di Aldo Moro, simbolo dell'apertura democristiana a sinistra, malvista dagli Usa. (Moro era stato accusato da Kissinger di preparare "spaghetti in salsa cilena".)

Oggi gli Usa, come ha dimostrato Edward Luttwak in un'intervista a "Ballarò", non sono più tanto amici di Berlusconi. Perché si è schierato con Putin sulla Georgia e soprattutto ha fatto quell'accordo fra Eni e Gazprom, considerato un'operazione che rimette in gioco la Russia.

Un vecchio amico di Berlusconi, Paolo Guzzanti, ex presidente della commissione Mitrokhin, di recente "ha riferito di certe sue conversazioni private con l'ambasciatore americano", il quale non le ha smentite (fonte: Aldo Giannulli, "l'Unità", 16.10.2009).

Giannulli a proposito del rapporto Usa-Berlusconi osserva: "Ora si fa sul serio".
Non per nulla, verrebbe da aggiungere, ieri è arrivata quella strana lettera minatoria al "Riformista" dove scrive Pansa. Il quale sente "aria di anni Settanta", perché come allora ci sono "due blocchi che si odiano".

Le cose degli anni Settanta videro morire di terrorismo anche uomini come Guido Rossa, operaio antibrigatista.
Oggi il presidente del Consiglio demonizza l'opposizione, anzi cerca di ridicolizzarla al grido isterico di "coglioni".

Luciano Violante accusa Berlusconi per il "mancato riconoscimento degli avversari", osservando che la minaccia di quella lettera non è credibile: "chi vuole fare un attentato non lo annuncia ai quatto venti" (fonte: Lorenzo Fuccaro, "CorSera").

Violante sostiene poi che "bisogna smetterla di cercare nemici", e che occorre prendere atto che "l'Unione sovietica è crollata" (ovvero non esistono più i comunisti di cui parla il cavaliere).
Il destinatario delle sue parole è il presidente del Consiglio, come è chiaro leggendole anche superficialmente.
Ma il titolo del "Corrierone" travisa tutto: "C'è un clima preoccupante". Un titolo ovviamente ispirato dal ricordo dell'intervista a Pansa...

Non è da "riformisti" inventarsi un clima da guerra civile. Non è da persone sagge sostenere (come fa Pansa) che addirittura "è cominciata la guerriglia tra giornali".
"Repubblica" non ha inventato nulla di quello che ha finora scritto. La questione delle "minorenni" è stata tirata fuori dalla moglie del premier, non da Scalfari.

Invece "il Giornale" di casa Berlusconi ha prodotto come atto giudiziario un documento di accusa contro Dino Boffo direttore di "Avvenire".
Si è trattato d'un falso presentato da qualche anima pia curiale, e sfruttata ai propri fini (di bassa macelleria politica) da Innominati ben nascosti dietro l'angolo.

Forse sono essi anche gli autori della lettera inviata al "Riformista", per impedire al Paese di vivere la sua dialettica politica. Resa incandescente proprio dalle uscite del premier contro la Magistratura.

E, quelle uscite, sono divenute materia di servizi filmati di "Canale 5", nei quali si accusa di "stravaganze" un cittadino che fuma in attesa che apra la bottega del suo barbiere.
Strano ma vero, quel cittadino è un giudice, quello stesso su cui Berlusconi aveva detto "Ne vedremo delle belle". Abbiamo incominciato a vederle.

Enrico Mentana al proposito ha inventato un neologismo, derivato dal nome del conduttore televisivo nel cui programma è apparso il servizio su quel magistrato: "Spero che si tratti di un episodio tanto sgangherato, anzi stravagante, anzi <brachino>, quanto isolato". Quel servizio, sostiene Mentana è "uno schiaffo su commissione" (fonte: Silvia Fumarola di "Repubblica").

Diremo dunque "giornalismo brachino" per indicare servizi fatti su commissione, per rallegrare il "padre padrone" dell'azienda ed il capo del governo (che sono la stessa cosa...)?

Merita apprezzamento Fini per aver dichiarato che su quella lettera, "delirio di un folle", non si deve aprire alcun dibattito perché sarebbe "sul nulla".
Non dimentichiamo che di armi pronte a sparare aveva di recente parlato Bossi, rivolgendosi a chi non è d'accordo con lui: "Se necessario, per fermare i romani che hanno stampato queste schede elettorali che sono una vera porcata, e non permettono di votare in semplicità e chiarezza, potremmo anche imbracciare i fucili"; poi Bossi ha pure minacciato la rivoluzione in caso di bocciatura del lodo Alfano....

Lascia interdetti invece il ministro della Giustizia Alfano. Ai magistrati contrari alla riforma della Carta costituzionale annunciata da Berlusconi, Alfrano ha risposto con parole inquietanti: "È guerra preventiva". Così non parla un ministro. Alfano non s'adegui alle suggestioni di Bossi.

[18.10.2009, anno IV, post n. 300 (1020), © by Antonio Montanari 2009. Mail.]

Divieto di sosta. Antonio Montanari. blog.lastampa.it
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Publié le 18/10/2009 à 13:56
Par antoniomontanari
Ostellino dimentica: nel 1649, un re inglese perse la testa, e non per colpa degli illuministi francesi

 

Soltanto l'Illuminismo scozzese si salva, nella storia del moderno pensiero, secondo Piero Ostellino, dal disastro in cui è stata fatta precipitare l'Europa dagli innovatori del Settecento.

Ostellino dimentica che nel secolo precedente Inghilterra e Scozia "avevano già dato".
I francesi usano la ghigliottina sul finire del XVIII secolo? Il 9 febbraio 1649 a Londra salta la testa di Carlo I. Nove anni prima c'era stata la rivolta calvinista in Scozia, con la conseguente fuga dei puritani verso le colonie nordamericane...

Il movimento democratico dei "leveller" nasce allora. La guerra civile dura dal 1642 al 1645. Nel 1652 avviene l'unione di Scozia ed Inghilterra.
Nel 1587 la cattolica Maria Stuard era stata condannata a morte.

Illustre Ostellino, ricordiamoci di tutto. Non soltanto di ciò che fa comodo per sostenere le proprie tesi.

[18.10.2009, anno IV, post n. 299 (1019), © by Antonio Montanari 2009. Mail.]

Divieto di sosta. Antonio Montanari. blog.lastampa.it
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Publié le 17/10/2009 à 16:50
Par antoniomontanari
Castelli sicuro contro "Repubblica", Ostellino il dubbioso appare certo su Berlusconi: è "sordo" alla "mediazione liberale"

Blog17102009



Il ministro Castelli in tv, rivolto ad un giornalista, Curzio Maltese, ha detto: "Tu vivi nel mondo marcio di <Repubblica>".

Il marcio su Roma è un'ovvietà per un leghista duro e puro come Castelli, che ha sempre gridato all'unisono con il suo capo lo slogan "Roma ladrona".

Idee poche, parole molte, la lega sta facendo il pieno nelle urne da molte parti.
Alle europee dello scorso giugno, il 6,21% dei voti validi contro il 21,47% del Pdl (fonte "Espresso", Marco Travaglio).
Ovvero la Lega oggi vale il 29 % delle forze al governo in Italia.

Idee molte, parole molte, Piero Ostellino ha oggi spiegato sul "Corrierone" che in Italia governo berlusconiano ed opposizione di sinistra sono eguali.
La rubrica di Ostellino si chiama "il dubbio", ma quando la scrive dimostra che il titolo è completamente sbagliato.
Se c'è uno che crede di avere sempre tutte le ragioni di questo mondo nel sostenere che gli altri sbagliano tutto, è proprio lui.

Le molte idee della puntata odierna sono un concentrato di mille anni di storia delle questioni sociali, politiche e filosofiche, per dimostrare che sono tutte sbagliate tranne quelle dell'Illuminismo scozzese.

Per semplificare, Ostellino spiega che chi crede  nella democrazia sbaglia perché pretende uguaglianza dei punti d'arrivo; e che chi sostiene il liberalismo prende una cantonata in quanto crede nell'uguaglianza dei punti di partenza.

Insomma qui sbagliano (sbagliamo) tutti. Tutti tranne lui, Ostellino. Che attribuisce al nostro essere provinciali la crisi del sistema italiano.

L'unica cosa che alla fine risulta chiara dal suo discorso, è che Berlusconi è sordo alla "mediazione liberale". Ma ciò che non chiaro è che cosa sia questa "mediazione liberale".

Tra il "sordo" Berlusconi ed il muto Pd, la Lega ha tutto il suo spazio politico per urlare che Curzio Maltese vive nel "marcio" del suo quotidiano. Un solenne esempio di Illuminismo scozzese rispetto all'oscurantismo di Berlusconi. Chiamala se vuoi, democrazia.

Non per nulla anche la mafia, come il cavaliere, sembra che volesse la elezione popolare dei magistrati...

Peccato che Giacomo Matteotti non si fosse dedicato all'Illuminismo scozzese, e con lui tutti quanti in Europa lottarono contro il nazifascismo. A costo della vita. Per la nostra libertà e democrazia. Se non è un particolare secondario.

[17.10.2009, anno IV, post n. 298 (1018), © by Antonio Montanari 2009. Mail.]

Divieto di sosta. Antonio Montanari. blog.lastampa.it
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