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Publié le 05/10/2009 à 17:20
Par antoniomontanari
Siamo indignati con lei, signor presidente del Consiglio Bisogna anche capire le "ragioni" del prossimo, per comprendere il mondo in cui viviamo. Uno cui tutto è stato concesso, dalle licenze televisive al lodo Mondadori sino a quello Alfano, ha mille motivi per meditare la fuga dalla politica e l'abbandono dell'Italia.
Lo hanno viziato e coccolato come la bambola di cui parlava la canzonetta di Fred Buscaglione, quella che poi lo fredda mentre lui conclude: "E pensare che eri piccola, piccola così".
Sì, è pensare che lui era piccolo, piccolo ma non tanto così non non potere salire le scale che conducono alla stanze del Potere. Dove sfilano in opposte stagioni, personaggi che vanno da Andreotti a Craxi...
La frustrazione odierna del premier si è espressa in quella frase da offrire ad uno psicanalista per un esame accurato. L'alluvione di Messina? L'avevamo prevista, ha sentenziato.
E come? Con quel solito bollettino di allerta ordinaria della Protezione civile? Per favore, non ci faccia indignare, signor presidente del Consiglio. Anche i morti delle alluvioni meritano rispetto. Alcuni sopravvissuti hanno gridato sdegno e dolore, chiamando "assassini" i politici governativi di prestigio.
Ci sono pure le cronache che narrano l'altro aspetto di quest'Italia che affonda ed uccide. "Mille demolizioni ordinate. Eseguite: zero", articolo di Marco Immarisio sul "CorSera" di oggi.
E poi, come leggiamo nel servizio di Marco Bucciantini su "l'Unità" odierna, c'è "il Piano strategico nazionale e di intervento per la mitigazione del rischio idrogeologico". Reso operativo con decreto 931 del novembre 2008, finanziando n. 150 interventi di difesa del suolo. Di cui sei per la Sicilia, per euro 7.607.600,00. Scrive Buccinatini: "Nello stesso decreto ci sono altri 105 milioni per 'sistemazione del suolo', e 71 progetti isolani ne giovano".
Nessuno pensa a Giampilieri e Scaletta Zanclea. È più urgente la "riqualificazione ambientale della litoranea nord di Trapani", costo 10 milioni, conclude "l'Unità".
E' inutile che il premier muova i suoi giornalisti per convincerci che la Rai fa informazione completa. Ricordiamo che Enzo Biagi andava in onda su Rai1 alle 20.40 per raccontare la nostra Italia. Mandato in esilio lui. Cancellato il programma. Al suo posto, i soliti giochi, per dimostrare che nella vita tutto è fortuna. C'è chi ce l'ha e si "loda" come può. Per gli altri, i titoli a nove colonne sulle disgrazie prevedibili da anni. Ed infatti lui le aveva previste. Ma il mago di Arcore, lo dice dopo che il fatto è avvenuto.
Siamo indignati, come cittadini, signor presidente del Consiglio. Se vuole lasciare la politica ed emigrare (verso affari con Gheddafi, già pronti), ci dichiariamo disposti a versarle un'imposta addizionale. E come dicono qui da noi in Romagna "buon viaggio". Ovvero, basta che tolga i disturbo.
[05.10.2009, anno IV, post n. 286 (1006), © by Antonio Montanari 2009. Mail.]
Divieto di sosta. Antonio Montanari. blog.lastampa.it © RIPRODUZIONE RISERVATA
Publié le 05/10/2009 à 16:20
Par antoniomontanari
Scrivere di politica, serve a qualcosa? Dice il titolo: "Politici e società, blogger in dubbio sul loro ruolo". L'articolo di Laura Kiss (sul supplemento economico del lunedì di "Repubblica" di oggi) vuol rispondere alla domanda: "Servono a qualcosa i blog che si occupano di politica e di società?".
C'è chi è pessimista. Scriviamo tanto, forse solamente per passare il tempo o per giocare al giornalista. Chi è ottimista. Anche se non possiamo cambiare l'opinione altrui, "vale la pena provare". Infine, c'è uno senza speranza: "Non penso proprio di aver alcun peso".
Il dibattito è aperto. Per tutti. Lettori e "autori". Ed anche ideatori. Perché avete aperto i blog ai lettori? [05.10.2009, anno IV, post n. 285 (1005), © by Antonio Montanari 2009. Mail.]
Divieto di sosta. Antonio Montanari. blog.lastampa.it © RIPRODUZIONE RISERVATA
Publié le 03/10/2009 à 17:05
Par antoniomontanari
Chi ha voluto incastrare Ravaioli, primario ospedaliero e primo cittadino di Rimini? Inchiesta a Bologna, false ricette, sei arresti, 49 indagati, reati ipotizzati dall'associazione a delinquere alla corruzione: in due anni e mezzo, guadagni illeciti per un milione e 200 mila euro. Coinvolti otto medici dell'Ospedale civile della mia città, Rimini, fra cui un primario che è pure sindaco, Alberto Ravaioli (foto newsrimini.it).
Ieri pomeriggio Ravaioli si è dichiarato "completamente estraneo" alla vicenda: "Mi giungono confuse notizie su presunte truffe all'interno della Sanità, dalle quali mi dicono gli organi d'informazione trapelerebbe anche il mio nome. Non ho al riguardo nulla da nascondere, né ho mai violato le leggi e l'etica professionale. Dunque mi dichiaro completamente estraneo alla vicenda".
E poi si è appreso da fonti di stampa che egli sarebbe coinvolto per aver firmato "poche" tra quelle ricette utilizzate nel raggiro al Sistema sanitario nazionale, mediante indebiti rimborsi per farmaci costosissimi.
Beh, che uno si sporchi le mani con "poche" false ricette per ricavarne al massimo in regalo un lucchetto per la bicicletta, è una di quelle notizie che fanno ridere e spingono a sospettare subito un tranello ai danni del sindaco Ravaioli.
Se le ricette fossero state centinaia, la sospensione di giudizio sarebbe stata necessaria. Ma quella indicazione di "poche" ricette dà la certezza matematica che Ravaioli è estraneo ad ogni truffa. E soprattutto induce a credere che qualcuno lo abbia voluto coinvolgere in questa vicenda.
Chissà quante carte firma in ospedale ogni giorno un primario, ed infilargli fra esse in vari momenti alcune ricette false può essere stato un giochetto da ragazzi.
Quindi, auguri al sindaco e soprattutto auguri alla città: perché una cosa è la discussione politica senza timori reverenziali, ed un'altra è una trappola. [03.10.2009, anno IV, post n. 284 (1004), © by Antonio Montanari 2009. Mail.]
Divieto di sosta. Antonio Montanari. blog.lastampa.it © RIPRODUZIONE RISERVATA
Publié le 03/10/2009 à 16:05
Par antoniomontanari
Questo il sogno di tanti sostenitori e cortigiani di Berlusconi
Berlusconi si illude di essere il re d'Italia grazie ad applausi finti o a pagamento, gesti ridicoli affidati a persone che prima o poi lo abbandoneranno. Come sempre succede nella Storia.
L'Italia di Berlusconi ha il suo oracolo in Emilio Fede che si affanna a deridere gli infedeli. Mentre masse di avvocati urlano in tv, minacciano arresti di massa, tramano nell'ombra della Rai contro Tizio e contro Caio.
Lo stesso premier sentenzia contro una signora che si è portato a cena, che ha commesso reati che comportano pene (scusate la parola inopportuna) per tre o quattro lustri.
L'Italia di Berlusconi ha pure la sua polizia personale e non segreta che, alla stessa signora della cena, rivolge in tv l'interrogatorio: ma lei come vive, quanto guadagna, come si mantiene, etc. Il bello è che quell'interrogatorio è condotto da un direttore di giornale a nome di un premier che, alle domande di un altro giornale, non ha voluto rispondere.
Se tace lui sulle sue cose, il cavaliere vorrebbe che tutta l'Italia dissidente tacesse sulle cose di tutti, che non sono "cosa nostra" in quel senso lì, ma cosa di tutti per principio democratico.
Se re Silvio vuole che siamo liberi soltanto di tacere, sappia che è una pretesa un po' troppo esagerata. Se lo faccia spiegare da Emilio Fede un protagonista del miglior giornalismo televisivo, che ne ha viste di tutti i colori in virtù del fatto che suo suocero era un protagonista della vita politica al tempo dei suoi esordi in Rai.
Oggi pomeriggio Fede ha fatto da controaltare televisivo alla manifestazione romana dei giornalisti per la libertà di stampa. Si è detto d'accordo con un interlocutore comunista e con uno liberale, ha deriso un po' tutti, ha fatto intervistare la "gente" per dimostrare che in Italia di libertà di stampa ce n'è sin troppa.
Fede, diventato importante, ha abbandonato il nido politico delle origini. Stasera ha ricordato di essere stato cacciato da De Mita. Poteva anche dire da chi era stato assunto. [03.10.2009, anno IV, post n. 283 (1003), © by Antonio Montanari 2009. Mail.]
Divieto di sosta. Antonio Montanari. blog.lastampa.it © RIPRODUZIONE RISERVATA
Publié le 01/10/2009 à 16:31
Par antoniomontanari
Caso Clerici? No, parliamo del "consenso disinformato", e del "conflitto d'interessi" mai risolto Antonella Clerici, conduttrice di "Tutti pazzi per la tele", ha avuto la sorpresa di veder cancellato il suo programma. Tutta colpa del titolo, immaginiamo, non della conduttrice.
Quel "Tutti pazzi" applicato al mezzo televisivo, appare molto, troppo riduttivo. Qui sono "tutti" pazzi per colpa della tele, ovviamente, che ha dato a Bruno Vespa la licenza di Terza Camera della Politica italiana.
Chi oggi è al governo, quello vero, del Paese ha compreso da tempo l'importanza della tv, non soltanto perché vi fa affari, ma perché oggi essa è quello che Mussolini diceva del Cinema, definito "la più potente arma del regime". Ovviamente, e lo diciamo per gli stitici di comprendonio, oggi non siamo in un regime. Per il momento. Ma la tv è usata da chi governa, "contro" tutti gli altri, e quindi contro la stessa concezione della vita democratica.
La Rai fa pietà. Ho visto soltanto qualche scena di "Da Nord a Sud", l'altro programma orfano di ascolti: non c'è ritmo, i testi sono prolissi, la recitazione appassionatamente sotto le righe... Ma programmisti ed autori della Rai, andate a vedere come Mediaset fa lavorare Ricci...
Il servizio pubblico fa pietà, tra notizie non date, incartate in incomprensibili tornanti dialettici, ed omissioni per salvaguardare l'onore del politico di turno che comanda. E che ora ha anche le sue reti sul mercato. Lo chiamavano conflitto di interessi, ma la sinistra non se ne è mai occupata. Berlusconi dovrebbe accenderle un cero, altro che prenderla in giro od offenderla nel migliore dei casi.
"Tutti pazzi nella Rai" potrebbe essere l'autobiografia non soltanto di un'azienda ma di un'intera classe dirigente che, nel quieto vivere degli scambi non di coppie ma di favori, ha condotto questo Paese al trionfo del consenso disinformato.
[01.10.2009, anno IV, post n. 281 (1001), © by Antonio Montanari 2009. Mail.]
Divieto di sosta. Antonio Montanari. blog.lastampa.it © RIPRODUZIONE RISERVATA
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