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Publié le 17/09/2009 à 16:04
Par antoniomontanari
Clamoroso errore del ministro Tremonti nella citazione del principio ideale della "rivoluzione americana": senza voto, nessuna tassa. Tremonti si eccita citando. E' forse l'effetto di quelli che Giuliano Ferrara ha definito i suoi "vezzi cattedratici". Ma occhio a non citare a sproposito. Intervistato il 15 settembre da Aldo Cazzullo per il "CorSera", il ministro ha detto che l'Italia è "fuori dal vincolo democratico fondamentale". Il quale consisterebbe in questo aureo principio, "No taxation without rappresentation". Ovvero, nessuna tassa senza rappresentanza parlamentare (cioè senza diritto di voto).
1. Aspetto serio dell'errore di Tremonti. Quel principio fu affermato nelle colonie americane contro la politica fiscale inglese, a partire dal 1763. I coloni dovevano pagare le tasse, ma non avevano alcuna rappresentanza politica. La protesta contro la corona inglese culmina il 16 dicembre 1773 nella rivolta di Boston, quando un carico di tè, trasportato da tre navi inglesi, è gettato in mare.
2. Aspetto comico (e quindi drammatico) dell'errore di Tremonti. In Italia non abbiamo persone che non pagano le tasse ma non hanno rappresentanza. In Italia gli evasori fiscali godono di tutti i diritti. E spesso di molti onori. E pure di un trattamento di favore da parte del governo (leggasi, scudo fiscale al centro di gravi manovre in queste ore). Agli evasori Tremonti associa anche l'illegalità e la criminalità. Opinioni legittime. Potrebbe esprimerle in Consiglio dei ministri, dove darsi da fare per cambiare la situazione.
Evasori, criminali, operatori di illegalità agiscono contro le persone che rispettano la legge, pagano le tasse e non tramano nell'ombra. Però evasori, criminali, operatori di illegalità non c'entrano nulla con l'aureo principio "No taxation without rappresentation".
Anzi in Italia succede che chi è nell'ombra dell'illegalità ha più potere del "semplice" cittadino (come un tempo dicevano i cronisti). Il quale paga le tasse e gode del diritto di voto. Il voto pesa molto poco nell'indirizzo del Paese, sic stantibus rebus. Lo constata pure Tremonti. Nell'illusione di risolvere i problemi della malavita con il federalismo fiscale. Come da sue parole a Cazzullo.
Non consola il fatto che nello stesso errore della citazione sia già inciampato addirittura il presidente del Consiglio in carica. Se tre indizi fanno una prova, due erranti non portano ad affermare una verità. Anche se siedono al governo del Paese.
Al posti di ieri, "Tremonti dubita".
[17.09.2009, anno IV, post n. 263 (983), © by Antonio Montanari 2009. Mail.]
Divieto di sosta. Antonio Montanari. blog.lastampa.it © RIPRODUZIONE RISERVATA
Publié le 16/09/2009 à 17:29
Par antoniomontanari
Berlusconi "dixit", gli altri (Fini...) tacciano. Con l'acqua alla gola definisce "farabutto" chi non è d'accordo con lui. Troppo comodo
Dove sta la scandalo? Il presidente del Consiglio ieri ha recitato il solito copione fra cerimonie pubbliche e polemiche televisive, confondendo come sempre il fatto personale e le vicende politiche.
Ha detto che lui e Fini hanno due concezioni diverse del partito. "Non ci sono problemi da parte mia ma solo di Fini". Poteva parlare diversamente? No di certo.
La sua filosofia politica si basa sul principio d'autorità. "Ipse dixit". Quando Silvio ha parlato, gli altri debbono tacere. Non è un reato, non è un errore logico, è un programma. Chi si accoda a lui, zitto e mosca. Il caposcuola di Arcore applica le regole della teologia di Santa Romana Chiesa, "Roma locuta est, causa finita est".
Per chi non era d'accordo con gli ecclesiatici, c'era come minimo un fuocherello sotto i piedi ed amen. Ovviamente il fuocherello berlusconiano è mediatico. Ieri sera è stato così duro perché si sente con l'acqua alla gola, vede che la cannoniera di Feltriarreca più danni in casa propria che in quella dell'avversario di turno.
Ieri sera ha detto quello che pensa senza reticenze, senza vergogna e senza ostacoli: chi non la pensa come lui è "un farabutto". E purtroppo di farabutti, ha spiegato per non essere equivocato, ce ne sono tanti in politica, nella stampa ed alla tv.
Ha oltraggiato ogni regola di correttezza politica, ha violato ogni norma scritta e non scritta della democrazia costituzionale e parlamentare moderna.
In passato certi personaggi acuti ed intelligenti come Tabacci si sono arresi alla sua linea, poi hanno impiegato parecchio tempo ad accorgersi che erano stati ipnotizzati e ridotti in soggezione psicologica.
Non possiamo immaginare un Berlusconi che vada in tv a dire: "Però, questo Fini qualche ragione ce l'ha...". Di tutto questo non dobbiamo chiedere ragione al primo ministro, ma a chi lo ha sostenuto e lo sostiene ancora senza ragionare con un minimo di buon senso, comportandosi soltanto in base a non oscuri tornaconti.
[16.09.2009, anno IV, post n. 262 (982), © by Antonio Montanari 2009. Mail.]
Divieto di sosta. Antonio Montanari. blog.lastampa.it © RIPRODUZIONE RISERVATA
Publié le 16/09/2009 à 16:29
Par antoniomontanari
I politici? Non vedono nulla, le loro idee naufragano al primo impatto con la realtà. Parola del ministro Tremonti Se Berlusconi è il teologo di Arcore che esige rispetto per la dottrina dogmatica annunciata, Tremonti dubita pericolosamente, con una sottile ironia capace di recare più danno al cavaliere del muso duro di Fini.
Ieri sul "CorSera" è apparsa una lunghissima intervista di Aldo Cazzullo al ministro dell'Economia. Che inizia con un'affermazione in cui si cita il mito platonico della caverna. Il Palazzo della politica è come quella caverna, dove non si vedono le azioni degli uomini, ma le ombre che essi vi proiettano sullo sfondo. Insomma i politici non capiscono un accidente di ciò che accade nel mondo. (Sinora aveva detto ciò soltanto degli economisti)
Per non essere considerato troppo ottimista, Tremonti ha poi detto che il prodotto del lavoro politico è come una nave che è perfetta fin che sta dentro la bottiglia, ma che affonda anche dentro una vasca da bagno.
"Ora basta" ha aggiunto parlando degli attacchi al cavaliere. Chiudendo con una proposta relativa a Fini: "Dentro il Pdl si può e si deve aprire una discussione, dove vince chi convince". Quindi niente porte in faccia al presidente della Camera, ma l'invito ad un tavolo del confronto. Tutto l'opposto di quanto sostiene il cavaliere.
Dunque. I politici non vedono nulla, e le loro idee naufragano al primo impatto la realtà. Chi ci salverà? Ovviamente lui, il buon Tremonti che però, cita oggi e cita domani, alla fine si confonde quando scende nel campo della Storia e rimanda ad uno slogan della rivoluzione americana... Ma l'argomento è troppo gustoso per liquidarlo in tre righe. Ne riparleremo.
[16.09.2009, anno IV, post n. 261 (981), © by Antonio Montanari 2009. Mail.]
Divieto di sosta. Antonio Montanari. blog.lastampa.it © RIPRODUZIONE RISERVATA
Publié le 15/09/2009 à 16:55
Par antoniomontanari
Per la seconda volta Feltri fa vittime non soltanto in campo avverso. Dopo la sberla a Boffo, il gelo del Vaticano. Attacca Fini, e ci rimette ancora Berlusconi
Prima mossa di Vittorio Feltri, neo direttore de "il Giornale" di Paolo Berlusconi: attacco a Dino Boffo direttore di "Avvenire", considerato reo di lesa maestà nei confronti di Silvio Berlusconi, fratello del sullodato Paolo.
Effetto dell'attacco, dimissioni di Boffo dal quotidiano della CEI. E soprattutto raffreddamento dei rapporti tra la Chiesa romana ed il capo del governo italiano. Due piccioni con una fava. Ma il secondo, il danno collaterale provocato in Oltretevere, non era né ricercato né desiderato. Feltri ha sbagliato mira? Forse Feltri è la prima vittima del caso Boffo.
A questo punto, Feltri per cercare di conquistare al foglio della famiglia Berlusconi qualche merito in campo ecclesiastico, decide di attaccare Fini, presidente della Camera, responsabile ai suoi occhi di critiche alla politica governativa. Ma soprattutto di essersi chiamato fuori dall'obbedienza al Vaticano per certi diktat che invece hanno visto l'obbedienza pronta cieca assoluta di Berlusconi.
E Feltri avvisa Fini, con la storiella di quei fascicoli in archivio su antiche storie a luci rosse... Pure questa volta il missile di Feltri ha un duplice effetto. Fini non si lascia facilmente intimorire. La macerie maggiori sono quelle che si raccolgono attorno allo stesso cavaliere. Insomma, per la seconda volta Feltri ha sbagliato la mira. Ha prosciugato l'acqua nel lago del suo presidente, anziché bruciare i bersagli contro i quali si è rivolto.
Feltri è stato utilizzato diabolicamente come strumento di tortura nei confronti proprio dell'uomo che lo ha voluto al "Giornale" per dare certe lezioni che miravano a rafforzare il consenso? Ma da chi? Impossibile che Feltri, così attento alle cose del mondo, come dimostrano anche i suoi commenti sportivi del lunedì sera, abbia sbagliato da solo. Non sappiamo ipotizzare chi avesse, tra gli "amici" del cavaliere, interesse a creare siffatto caos attorno al "principale". Guastando i rapporti con il Vaticano e facendo chiamare a raccolta i cinquanta di Italo Bocchino pronti a tutto. Senza di loro il governo non ha la maggioranza e Berlusconi non va da nessuna parte.
Insomma il leader del Pdl è finito in un vicolo cieco, e tutto per merito di Feltri che è stato da lui riportato al "Giornale" con lo scopo raccogliere risultati opposti. Ci sarà pure qualcuno che, in questo momento, ha dei "secondi Fini" nel tirare i fili di chi agisce sulla scena, e che mira a far cambiare il quadro politico, servendosi proprio dei "fedelissimi" del cavaliere. Casini totali, insomma, sono gli unici effetti verificabili ad occhio nudo. [15.09.2009, anno IV, post n. 260 (980), © by Antonio Montanari 2009. Mail.]
Divieto di sosta. Antonio Montanari. blog.lastampa.it © RIPRODUZIONE RISERVATA
Publié le 14/09/2009 à 16:02
Par antoniomontanari
Poche ma confuse idee sul giornalismo. Dove? Nel mitico "Corrierone" di via Solferino Lo sostiene Pietro Ostellino, "Siamo messi male" con l'informazione italiana. Ne è certo, anzi certissimo. Anche se la rubrica che ogni sabato offre sul "CorSera" s'intitola "Il dubbio". Sabato scorso 12 settembre ha scritto che ci sono due tipi di giornalismo. Uno "che dice troppo, e spesso a sproposito, e fa il suo mestiere". L'altro che "rischia l'impressione di dire troppo poco, e di non fare il suo".
Dunque, sillogisticamente, sbaglia chi "fa il suo mestiere". Molto bene.
Oggi, sempre sul "Corrierone", PG Battista va pure lui alla carica dei giornali che criticano il capo del governo, e li accusa di non essersi accorti di un fatto. Berlusconi di recente ha suggerito ai giovani di leggere un libro sul Risorgimento, dicendo che aiuta a "correggere ciò che erroneamente è stato scritto sulla nostra storia". Nessuno di quei giornali ha parlato del fatto. Quel libro considera Risorgimento ed unità d'Italia due disgrazie. (Insomma come Bossi.)
Dato che acquisto il "CorSera" tutti i giorni, e non vi ho letto nessuna articolessa sul fatto, ho cercato anche nell'archivio Web di via Solferino. L'unica notizia emersa su quel volume è del 17 dicembre 1998. Caro PGB, come la mettiamo? Perché il "Corriere" non ne ha trattato ampiamente?
"Lanciò la prima pietra. Era senza peccato? Nessuno lo sapeva. Era uno smemorato".
[14.09.2009, anno IV, post n. 259 (979), © by Antonio Montanari 2009. Mail.]
Divieto di sosta. Antonio Montanari. blog.lastampa.it © RIPRODUZIONE RISERVATA
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