La politica italiana sembra uno di quei nidi mentali in cui si rinchiudono i bambini quando giocano agli adulti.
Si fingono un mondo che non esiste, copiando quello dei "grandi", come le fanciulline che recitavano il rito del té, chiacchierando dei loro mariti...
C'è uno spot delizioso in questi giorni alla tivù, con quella bimba che è stata vestita come una dolce signora di mezzo secolo fa.
La politica italiana sembra imitare anche quei nidi mentali in cui le malattie rinchiudono i vecchi, incapaci di guardare avanti, di osservare attorno, tutti presi nel delirio di un crudele presente che non li affligge nemmeno più, ma angoscia e fa soffrire chi sta loro vicino.
La politica italiana sembra aver perso il senso del tempo che passa, della storia che avanza, del mondo che ci circonda.
Cito dai giornali di oggi.
Parole attribuite da Augusto Minzolini ("La Stampa") a Silvio Berlusconi: "Veltroni è un amico. Quelle cose che pensavamo di fare oggi, le faremo assieme dopo il voto".
Titolo del "Corriere della Sera": "Imprenditori e Chiesa, la Roma che tifa Rutelli" per la carica di sindaco, dopo le dimissioni previste per Veltroni.
Dalla "Repubblica": "Il problema dell'Italia è uno solo, ha i leader politici troppo vecchi".
Parola di Jacques Attali, uomo di sinistra che in Francia collabora con il governo di destra, e dichiara al quotidiano romano: tutta l'Europa deve sviluppare "l'economia della conoscenza", per tentare di arrivare dalla crescita del 2 per cento a quel 5 segnato dall'economia mondiale.
"L'economia della conoscenza", spiega Attali, comincia dalle materne e "coinvolge le università, i centri di ricerca, le piccole e medie imprese per sviluppare i prodotti, i settori di punta".
Noi, in Italia, ci balocchiamo con i leader che cambiano opinione ogni 24 ore. Smemorati o incoscienti?
Ieri sera il presidente Giorgio Napolitano ha definito l'Italia "confusa e agitata".
La diagnosi è molto severa, ma realistica. Alla Grande Malata nessuno vuol prestare le dovute cure. Sono tutti lì, gli "eredi", ad aspettare che tiri le cuoia per andare dal notaio a riscuoterne l'eredità?
[Anno III, post n. 35 (412)]
La "Rosa Bianca" in Italia c'è già. Da 27 anni. Dice un comunicato della sua presidente Grazia Villa: «Il cristianesimo libero e fedele dei giovani antinazisti, la loro resistenza interiore trasformata in azione politica non violenta, il coraggio di seguire la propria libertà di coscienza, l'assunzione di responsabilità fino al martirio, sono stati e continuano ad essere gli ideali, unitamente al personalismo comunitario, su cui si fonda e continua a crescere la nostra attività. Da oltre 27 anni organizziamo incontri estivi di formazione politica a cui hanno partecipato centinaia di relatori», di cui si legge nel sito www.rosabianca.org.
Paola Rosà e Paolo Ghezzi, autori libri sulla "Rosa Bianca" si chiedono in un altro comunicato-stampa: «Che c'entra il neocentrismo moderato con una gloriosa storia di radicalismo resistenziale? Come autori dei libri italiani sulla Rosa Bianca (l'ultimo, su Willi Graf, appena uscito, sarà presentato lunedì 4 febbraio a Novara e Milano dalla sorella dell'antinazista), invitiamo il senatore Baccini e l'onorevole Tabacci a ripensarci, visto che non sembra vogliano candidarsi a un eroico martirio. Ci sono tante altre "cose" bianche con cui etichettarsi, senza toccare le spine di una Rosa che, 65 anni fa, prometteva: "La Rosa Bianca non vi darà mai pace". Ma allora dovevano misurarsi con Hitler e Goebbels, non con Berlusconi e Casini...».
[Anno III, post n. 34 (411)]
