Umberto Eco ha scritto una letterina sulla "democrazia in pericolo". C'è in essa un passo molto inquietante, quello conclusivo: "Quando la maggioranza sostiene di aver sempre ragione e la minoranza non osa reagire, allora è in pericolo la democrazia".Si sa come vanno le cose in politica. Chi grida che il re è nudo, spesso, molto spesso è scambiato per un matto. Ma questa volta l'autorevolezza della fonte, dovrebbe evitare simile etichettatura.
Credo che Umberto Eco abbia ragione. Non per motivi legati alla sua autorevolezza, Non per quell'ipse dixit che lui per primo rifiuterebbe, se gli fosse sbattuto in faccia più come accusa che come giustificazione.
Credo che abbia ragione obiettivamente per la seconda parte della sua conclusione: "la minoranza non osa reagire".
Ed il perché questo accada, ce lo dovrebbero spiegare i politologi di professione.
Il sottoscritto che di professione fa il "perditempo", ha in testa una sua vecchia idea. Non scambiatela per un'idea fissa. Essa dice che sta trionfando a livello nazionale quel "modello Rimini" di cui qui sopra ho riferito varie volte in passato, a far tempo dalle elezioni comunali del 2006.
Ripropongo un passo che ho citato anche nel maggio del 2007: "Forza Italia perde il 52,13% dei voti, mentre AN sale del 16,26. Una fetta del Polo vota per il Centro-sinistra. Segno che con la sua precedente amministrazione il Centro-destra (od almeno una sua parte) non se l'era poi passata così male. Luglio 2006. L’ex candidato sindaco del Polo decide di non votare contro la giunta ma di astenersi sulle linee programmatiche del governo cittadino".
Gli effetti locali di quel risultato sono in questi giorni al centro di un dibattito enigmatico per la nuova immagine di Rimini, credo che la chiamino "cartolina". Vorrebbero cementificare tutto il lungomare, distruggere quel poco che resta di natura "incontaminata" (sino ad un certo punto. Ma questo è un altro paio di maniche).
A livello nazionale, la grande manovra anestetica di Veltroni, messa sotto accusa da Umberto Eco, è frutto delle sommatorie locali. Non si può governare l'Italia dei paesi e delle città in un modo, e poi da Roma sbaraccare tutto con un'opposizione ferrea e non arrendevole.
La vecchia lezione dei tempi passati, quando in loco comandava il Pci che a Roma aveva più ascolto della Dc governativa, si ripropone, con la speranza che la gente sia di memoria corta, di comprendonio leggero e soprattutto fortemente compromessa con il potere.
Sì, molti sono di memoria corta. Molti non capiscono o fingono di non capire. E moltissimi sono soprattutto legati a doppia mandata con i pubblici amministratori: per cui i favori ricevuti si ripagano in sede elettorale, ed amen.
Però non tutti sono pronti a bere quello che passa il convento. Spero che le parole di Eco facciano riflettere al centro ed alla periferia.
Quelli che Filippo Andreatta chiama i "democratici" senza tetto, dovrebbero trovare ascolto in questo passaggio epocale.
Ed invece il buon Veltroni che cosa fa? Si mette assieme a Casini, l'uomo del Vaticano non amato dagli elettori. Parlano di nuovo asse riformista. Sarebbe più logico definirlo moderato e "senza vergogna" (come quell'orchestra di Renzo Arbore). E legarlo però al ragionamento di Umberto Eco. Per comprendere la pericolosità di questi legami che hanno in comune soltanto quel presupposto rifiutato oggi da Veltroni, ovvero l'antiberlusconismo.
[Anno III, post n. 207 (584), © by Antonio Montanari 2008]
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