Se era la "Verità svelata dal Tempo", non doveva essere ricoperta neppure nella riproduzione. La quale è diventata così simbolicamente la "Verità velata dal Tempo", ovvero dai posteri e dai loro poteri.Lo si è saputo proprio nello stesso giorno in cui le cronache riferiscono delle celebrazioni di ieri a Bologna, per la strage del due agosto 1980. Quasi a rappresentare i tentativi che si fanno per riscrivere la storia di quell’evento.
Non tocca certo alla terza carica dello Stato, il presidente della Camera, insinuare qualcosa con quell’accenno per nulla velato a "zone d’ombra" da dissolvere per accertare "la verità".
Come se l’operato di un altro potere dello Stato, quello giudiziario, fosse stato incerto o poco limpido. L’ex procuratore della Repubblica di Bologna gli ha risposto: "Non c’è più nulla da accertare". Ovvero i risultati a cui sono pervenute cinque sentenze non sono stati velati da pregiudizi o da trucchi.
Il rappresentante del governo alla manifestazione di Bologna (in sostituzione del collega Alfano), il ministro Gianfranco Rotondi, ha debuttato fra i fischi con una battuta ironica decisamente fuori posto. Il suo maestro Andreotti l’avrebbe riservata ai cronisti, alla fine della cerimonia. I fischi, ha detto, "sono i soli che mi considerano un ministro".
Roba da psicanalisti come il velo alla "Verità svelata". On. ministro, ha voluto confessare che gli altri suoi colleghi non la prendono troppo su serio come capo di un dicastero?
Scusi la curiosità, ma la colpa è sua. Delle sue parole infelici. Alle quali ha voluto rimediare entrando in un tunnel di onesti giudizi politici e storici che non sono piaciuti ai suoi colleghi di area. Come quando ha spiegato che l’antifascismo "è la radice costitutiva della nostra democrazia".
Lo vada spiegare a Roma agli "amici" di governo, non alla piazza di Bologna che non ha bisogno di essere blandita per guadagnarne il silenzio. Anche a lei, egregio ministro, caleranno un velo sulla "verità" che ha detto, come sulla riproduzione del Tiepolo.
Lei che è uomo di mondo (essendo "democristiano") sa che oggi le uniche persone autorizzate a togliersi i veli, per servizio istituzionale, sono le "veline" di certe reti televisive. Con un rito che a qualcuna ha portato fortuna sotto forma di veloce e fortunata carriera politica.
Svelata dalla tivù, la donna-tipo del suo leader, egregio ministro, è quella che sogna di velare poi tutto l’universo mondo. Non sapendo che il povero Tiepolo non era un guardone, ma adottava semplicemente quelle allegorie che usavano ai suoi tempi. E che oggi nessuno comprende più.
[Anno III, post n. 242 (619), © by Antonio Montanari 2008]
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