L'hanno chiamata festa dell'Unità, intendendo quella del partito, il Pd bolognese. Ma il nubifragio scatenatosi lunedì pomeriggio ha provocato una reazione a catena che forse non è casuale. Assente Cofferati, assenti i vecchi "compagni", a riempire il salone del festival c'erano soltanto venti leghisti al seguito del sindaco di Verona Flavio Tosi. Il quale ha tenuto il suo comizio fino a che dopo una mezz'oretta gli hanno chiesto di chiudere, cortesemente.
L'episodio è molto simbolico. Un vecchio segretario del Pds ha dichiarato a "Repubblica" di Bologna cose ovvie ("i comunisti non esistono più") ma anche cose nuove: la situazione politica è molto seria.
Per cui la vicenda bolognese assume un valore simbolico, non legato alla semplice disaffezione, ma al travaglio di un partito che non c'è, che la gente non vede anche se gli organismi si agitano, i capi dichiarano, discutono, litigano. Mentre da Bologna il segretario della Lega Manes Bernardini proclama "Siamo noi il Pci di una volta". Lo dica a Berlusconi, saremmo curiosi di averne il commento.
Rimini, la mia città, sembra a proposito del Pd, una delle dannunziane "città del silenzio". Tutti tacciono. Conquistate le poltrone, tutto il resto è noia?
Per cui la vicenda bolognese assume un valore simbolico, non legato alla semplice disaffezione, ma al travaglio di un partito che non c'è, che la gente non vede anche se gli organismi si agitano, i capi dichiarano, discutono, litigano. Mentre da Bologna il segretario della Lega Manes Bernardini proclama "Siamo noi il Pci di una volta". Lo dica a Berlusconi, saremmo curiosi di averne il commento.
Rimini, la mia città, sembra a proposito del Pd, una delle dannunziane "città del silenzio". Tutti tacciono. Conquistate le poltrone, tutto il resto è noia?
[Anno III, post n. 268 (645), © by Antonio Montanari 2008]
gruppobloggerlastampa
