Ha ragione Enrico Letta nel concludere il suo intervento sulla «Stampa» di oggi che, se alla domanda di «un nuovo modello di partito», non sarà data una «risposta credibile», alla fine «prevarranno, in silenzio, altre logiche».
È un enunciato che meriterebbe da parte dello stesso Letta un nuovo intervento, affinché quelle parole non restino la brillante chiusa di un articolo onesto intellettualmente, ma forse troppo ricco di spunti.
Letta parla dell'isolamento avvertito rispetto alla sua «voglia di discutere della forma-partito del Pd».
Questo è il punto centrale del discorso. Non credo che sia del tutto vero che noi, «grande pubblico», ci interessiamo soltanto «a questioni con ricadute dirette» sulla nostra «quotidianità».
Mi scusi, signor sottosegretario. Faccio un esempio: quando debbo scegliere per chi votare, vado a leggere anzitutto il programma che riguarda la sanità. Settore costoso, dove gli oneri insostenibili vengono scaricati sullo Stato, ed il piccolo cabotaggio che fa guadagnare bene il settore privato può essere più o meno favorito (a scapito del servizio pubblico) dal governo centrale o dalle amministrazioni regionali.
Semplice, o no? La mia scelta non è un egoistico richiamo alla «quotidianità» personale, ma alla vita collettiva.
Lei non può credere che il «grande pubblico» non sia consapevole di questi problemi. D'altro canto è la stessa politica che è fatta di questi problemi, per sua natura funzione e finalità.
Per non farla lunga, signor sottosegretario, la invito a leggere un bell'articolo apparso domenica scorsa sul «Sole-24 Ore», a firma di Carlo Carboni, intitolato significativamente: «Antipolitica? No, è critica costruttiva».
Avrei voluto dedicare a questo pezzo il mio post per intero, ma poi stamani ho letto il suo intervento, ed ho cambiato programma.
Carboni distingue tra i cittadini che io chiamo 'silenti', legati ad una «condotta inerziale e consensuale-clientelare della politica», da quelli che offrono una critica costruttiva e che sono scambiati per sostenitori e propagatori dell'antipolitica.
E che come tali, aggiungo io, sono additati al pubblico ludibrio. Perché? Lo spiega Carboni: questi cittadini che offrono una critica costruttiva, la indirizzano «a una classe politica che sacrifica l'interesse collettivo a favore dei suoi fini autoreferenziali».
Quindi il «silenzio» temuto da Letta non c'è.
C'è invece questa nostra partecipazione di cittadini fuori degli schemi consueti dei partiti, attraverso lettere ai giornali od articoli nei blog. Partecipazione che però i politici, come spiega Carboni, considerano una pericolosa forma di sovversione, appunto l'antipolitica.
