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Publié le 06/04/2008 à 18:10
Par antoniomontanari

Paolovillaggio Strepitosa intervista ieri sera a "Che tempo che fa" di Paolo Villaggio per la presentazione di un suo libro, "Storia della libertà di pensiero". Elegante, serio come deve recitare un comico serio, Villaggio ha impartito una bella lezione intellettuale a quanti dimenticano le piccole regole del "pensare rettamente". Tra cui c'è quella di non appiattirsi sulle ovvietà, e se possibile di marciare controcorrente, almeno un poco, se non sempre.

Una delle cose migliori che la cultura e la politica contemporanea potrebbero riservare a noi umilissimi spettatori dei giochi da circo romano ("panem et circenses": tanto per farci passare il tempo e la fame della verità), sarebbe un confronto fra Paolo Villaggio e Giuliano Ferrara.

Giuliano Ferrara, sì proprio lui, il candidato ad una beatificazione immediata e sponsorizzata dalle più belle menti del giornalismo italiano, oltre che dal cardinal Caffarra di Bologna.
"Repubblica" di ieri ospitava una lettera di Ferrara in cui spiegava di aver voluto evitare un confronto (il terzo) con il prof. Ignazio Marino perché costui è "un uomo molto noioso".
Il prof. Marino ha risposto nella stessa sede: Ferrara non si è presentato "perché sapeva di perdere, come è accaduto nelle due altre occasioni".

Singapore Il prof. Ernesto Galli della Loggia non deve aver letto la dichiarazione del prof. Marino prima di stendere un approfondito saggio apparso sul "Corriere della Sera" di oggi come articolo di fondo, intitolato "L'invenzione dei mostri".
Se l'avesse letta, forse avrebbe inserito lo stesso prof. Marino nella lista dei reprobi che usano disprezzo e manipolazione nei confronti di chi la pensa diversamente.
Certamente, Galli della Loggia non avrebbe cambiato la sua opinione, tanto saldamente arroccata sulla posizione avversa ai critici del "povero" Ferrara, martire della perfidia di tanti avversari. Che lo dipingono come "una sorta di orco antiaborista, uno che voleva ricacciare le donne nella clandestinità delle mammane".
Galli della Loggia non ricorda la definizione di "assassine" usata da Ferrara verso le donne che hanno abortito. Il termine, preso dal linguaggio giuridico, ha una sua valenza terribile, che non dovrebbe sfuggire ad un intellettuale raffinato come Galli della Loggia.

Il quale da storico sa bene che in tempi anche remoti la dialettica politica è stata sempre piuttosto violenta da tutte le parti, preti e frati compresi. Un ricordo di famiglia. Il fratello di mia madre ebbe un contraddittorio nel dopoguerra, per le prime elezioni democratiche, con il cappuccino padre Luigi Samoggia. Il quale, sconfitto nel confronto dialettico, gli scaricò addosso anatemi e maledizioni. Per chiudere elegantemente lì il discorso.

[Anno III, post n. 106 (483), © by Antonio Montanari 2008]


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