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Publié le 15/07/2007 à 17:50
Par antoniomontanari
«Nessuno sa più il latino. Chi dirà la Messa?»: è il titolo del servizio del vaticanista della «Stampa», Giacomo Galeazzi, apparso a pagina 19 del giornale di oggi.
«Nessuno sa più il latino» però neppure in Vaticano, dove si redigono i documenti ufficiali della Chiesa. Sul supplemento culturale odierno del «Sole-24 ore», lo scrive a chiare lettere il prof. Carlo Ossola in un pezzo intitolato «Motu proprio, che delirium!».
Ossola parla del testo di papa Benedetto XVI sulla celebrazione della Messa nella lingua di Cicerone. Un testo «di latino macaronico, pensato - si direbbe -in romanesco». Segue l'elenco degli errori da lui riscontrati. Mi viene in mente l'incontro avuto qualche anno fa con un gesuita che era stato docente di greco nell'università del suo ordine, a Roma. «Oggi lo insegnano persone che non lo sanno», mi disse con tutta calma, scandalizzandomi parecchio.
Dunque, a Roma non soltanto non sanno più il greco, ma neppure il latino, se quello di un testo pontificio può essere definito «macaronico» e addirittura «pensato in romanesco».
Al di là di questa questione, è utile nell'articolo del prof. Ossola la chiusa letteraria che ricorda come il «probo convertito» Alessandro Manzoni riproponesse nella «Pentecoste» («L'Arabo, il Parto, il Siro / In suo sermon l'udì») il passo degli «Atti», II, 5 in cui si diceva che ciascuno intese lo Spirito nella propria lingua.
Se lo Spirito Santo avesse bisogno d'interpreti e di documenti pontifici scritti in (brutto) latino, staremmo freschi. Antonio Montanari Blog La Stampa Appestato-blog |
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