Hillary e Obama hanno litigato in diretta tivù. Beati loro, viene da pensare, facendo un confronto con l'Italia dove le "primarie" per il Pd sono state sufficientemente blindate. Un solo esempio. Il 27 settembre scorso ho citato una lettera di PierGiorgio Gawronski che a Genova non aveva trovato un consigliere che vidimasse la sua lista.
Beati loro, anche riflettendo sulla crisi di governo che si annuncia allegramente con le parole di Mastella: "Tra l’amore della mia famiglia e il potere scelgo il primo".

Siamo sicuri, e ce ne rallegriamo con lui, che non gli mancheranno in futuro né l'amore della famiglia né il potere. Anzi, il suo gesto che sta scuotendo la vita politica nazionale, gli procurerà benemerenze utili alla futura gestione di quel potere a cui mostra di aver rinunciato.
Beati loro, Hillary e Obama perché appunto hanno litigato in diretta tivù, davanti a tutti. Prodi non è riuscito a parlare con Mastella al telefonino. Per cui ha potuto sottolineare che i governi "nascono e cadono in Parlamento e non attraverso le agenzie di stampa".
Beati loro: ma, e noi poveri cittadini che andiamo a votare, e vediamo stracciato l'esito delle nostre scelte, non per eventi politici generali ma soltanto a causa di fatti personali? Alziamo le mani e ci arrendiamo.
L'on. Mastella ha portato alla cosiddetta antipolitica una dose "da cavallo". Il corpo della Repubblica è molto stressato. Il ricostituente non sta in nuove elezioni, in una crisi del sistema fatta balenare all'orizzonte, mentre il quadro economico internazionale è molto, ma molto oscuro.
Il dilemma di Mastella, amore della famiglia o potere, non ha preso in considerazione il senso del dovere verso le istituzioni, verso il Paese che anche lui, seppure con non molti voti, rappresentava ed incarnava in una delle sedi più prestigiose, quella di ministro di Grazia e Giustizia.
Che cosa diranno i posteri di un ministro della Giustizia che si dimette per protestare contro la stessa Giustizia?
E se poi con un nuovo governo, magari guidato da Pier Ferdinando Casini, gli affidassero proprio lo stesso ministero di Grazia e Giustizia?
[Anno III, post n. 23 (400)]
FONTE
