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Publié le 28/12/2007 à 19:05
Par antoniomontanari
Walter Veltroni in una lettera alla «Stampa» (27.12) aveva definito «sbagliata e pericolosa» la tesi della sen. Paola Binetti la quale considera l’omosessualità una malattia da curare.
Binetti
La sen. Binetti oggi risponde dalle colonne del quotidiano torinese, con un'intervista a Giacomo Galeazzi: «Come neuropsichiatra ho esperienza decennale di omosessuali che si fanno curare. Non sono andata a cercarli io, sono loro che sono venuti in terapia da me perché dalla loro esperienza ricavano disagio, sofferenza, ansia, depressione e incapacità di sentirsi integrati nel gruppo. Non sono io a sostenerlo, è un dato oggettivo».

La posizione della sen. Binetti non si discosta da quella della Chiesa anglicana (sì avete letto bene, anglicana).

Ciò che in tale posizione spaventa, è espresso in un altro passo dell'intervista, in cui la sen. Binetti la rivendica e giustifica in nome di un «dato oggettivo»: «Fino a poco tempo fa il Dsm4, la "bibbia degli psichiatri"» utilizzata da tutti gli enti pubblici, «ha sempre inserito l'omosessualità tra le patologie del comportamento sessuale».
Fino a poco tempo fa, dunque. Non so se sia il caso di chiedersi il perché della recente cancellazione.

Da vecchio pedagogista, quindi senza alcuna pretesa di confutare le tesi scientifiche ("scientifiche"?) della dottoressa Binetti, mi permetto di esprimere una opinione molto amara, perché essa rimanda al ricordo storico di quando un noto endocrinologo cattolico come Luigi Gedda teorizzò la superiorità della razza ariana, aderendo alla campagna antiebraica. Dalla quale derivarono quelle leggi razziali del 1938 che restano la vergogna somma di Casa Savoia, assieme alla guerra.

Per ulteriori informazioni scientifiche, vedere il blog Bioetica (a cura di Chiara Lalli): Binetti e intolleranza.

FONTE





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