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Publié le 09/01/2008 à 19:00
Par antoniomontanari
Povero Walter Veltroni. Ormai è ostaggio della destra. Assediato. Prima Giuliano Ferrara lo ha spinto a ritornare sulla questione dell'aborto, e ripetere cose che aveva già scritto a "Repubblica" il 5 gennaio: "La 194 è una conquista, ma sì al dialogo". Poi è arrivato addirittura il Cavaliere. Nell'intervista sul "Corriere della Sera" odierno, Berlusconi offre il solito fuoco d'artificio fra misticismo e retorica che farebbe sorridere in altro contesto, ma adesso fa veramente preoccupare per la salute politica del segretario del Pd. Berlusconi infatti ripete al "Corriere" quanto detto a Veltroni: "Io sono il tuo Messia, ti libero dall'abbraccio mortale della sinistra, ma se vogliamo fare assieme le riforme prima devi mettere d'accordo i tuoi...". Fra le punzecchiature di Ferrara e le profferte di abbracci mortali da parte del signore di Arcore, ieri sulla scena è timidamente apparso il senatore Lamberto Dini. A cui è stato attribuito un rinvio ad aprile dell'ultimatum a Prodi, con la cosiddetta "frenata". Oggi, Dini corregge le "interpretazioni improprie" di cui sarebbe stato vittima il suo pensiero. Ho il massimo rispetto all'altrui pensiero, soprattutto se per spiegare quello del senatore Dini oggi si sono riuniti in tre, cioè tutti i "Liberaldemocratici" italiani, ma rinuncio a capire. Insomma, essi precisano di chiedere (soltanto?) "risposte chiare da parte della maggioranza". Noi personalmente la nostra risposta "chiara" per il sen. Dini l'avremmo già, ma non sappiamo se sia di maggioranza o di opposizione. Per cui ci asteniamo dal pronunciarla. Probabilmente, prima che i tre "Liberaldemocratici" italiani decidano qualcosa, occorrerà attendere che Berlusconi parli come annunciato sul "Corriere" di oggi: "Sto preparando un discorso sulla democrazia, sulla giustizia e la libertà in Italia, lo terrò alla Camera prima della fine del mese. Una denuncia forte su cui dovranno riflettere i nostri concittadini e i nostri rappresentanti in Parlamento". Il governo Prodi non può cadere per merito di Dini, suvvia. La spallata la vuol dare il Cavaliere. Veltroni stia attento a non ripararsi dietro la porta quando Berlusconi prenderà la rincorsa. Potrebbe travolgerlo, anche senza l'aiuto di Giuliano Ferrara andato intanto in attenta avanscoperta con la questione dell'aborto. FONTE WIKIOanti_bug_fck
Publié le 08/01/2008 à 18:26
Par antoniomontanari
Stupenda la battuta confidata da Giuliano Ferrara a Riccardo Barenghi: non diciamo che ho arruolato il papa. Ovviamente, «semmai è vero il contrario». Ferrara è un perfetto istrione. Consumato dalla febbre della politica fin dalla prima giovinezza e solleticato continuamente dalle arguzie intellettuali che sa sfoderare per far soffrire i suoi avversari ideologici sino all'ultimo spasimo, egli è il simbolo perfetto dei nostri giorni. È un personaggio tolemaico, il mondo gira attorno a lui. Senza scomodare la vecchia scienza, basterebbe citare lo slogan di una pubblicità televisiva. Tutto appunto ruota attorno a lui non perché abbia doni soprannaturali: se li possedesse, ovviamente avrebbe giù un bel saio, pellegrinaggi organizzati, e anche l'attribuzione di qualche prodigio. Il dono di cui si serve Ferrara, è la parola che sa modulare con consumata perizia ed offrire con astuta eleganza. Abituato alla disciplina dell'intelletto prima che a quella del lavoro di squadra, è un anima bella ed anarchica. Possiamo soltanto immaginare quanti uomini politici per i quali lui delicatamente il tifo, in questi giorni si siano alterati nei suoi confronti. Non parlano, loro. Tiene la scena soltanto lui. Interviene il papa? E giù commenti sulla proposta di Ferrara. Che ha parlato prima del pontefice. E quindi ha acquisito grandi meriti al di là del portone di bronzo. Ferrara non è un politico, come quelli che lo hanno coccolato, e che adesso si sentono intimamente amareggiati perché lui ruba loro la scena. Se un giorno lontano si parlerà di beatificazione di Giuliano Ferrara nelle severe stanze del Vaticano, si potrà annunciare un miracolo che tale non è. Questa sera, Walter Veltroni ha nuovamente trattato del tema dell'aborto, appunto sollecitato dall'intervista di Barenghi a Ferrara. Ricevendo il plauso di quest'ultimo. Veltroni ha dichiarato: "La 194 è una conquista, ma sì al dialogo". Ferrara ha commentato: "Così si inizia bene". Ma Veltroni su "Repubblica" del 5 gennaio aveva già detto le stesse cose: "Dunque per me la 194 è una legge importante, che va difesa. Ma non mi spaventa una discussione di merito, che tenda a rafforzare gli aspetti di prevenzione, perché l'aborto non è un diritto assoluto, ma è sempre un dramma da contrastare". Ecco, il problema sta tutto qui. Veltroni contribuisce al monumento vivente di Giuliano Ferrara, senza minimamente rilevare quella situazione che bene ha descritto Gad Lerner su "Repubblica" di stamani: "... colpisce soprattutto una Chiesa italiana talmente debole nella sua ispirazione evangelica da mettersi al traino di un pensiero settario, rinunciando al dialogo fiducioso con l'insieme del mondo laico". Quando su queste cose si arriva a poter sorridere della battuta di Giuliano Ferrara pensato come traino per il papa (gli è apparso in sogno forse), allora si ha laicamente e religiosamente di che spaventarsi. FONTE Blog/Stampa su Wikio anti_bug_fck
Publié le 07/01/2008 à 18:25
Par antoniomontanari
Napoli baciata dalla fortuna, intitola un'agenzia di stampa. Si riferisce alla vincita della Lotteria Italia di ieri sera. Non alla grave emergenza dei rifiuti, ovviamente. Napoli, ti sono vicino, e non per la vincita alla Lotteria. Lo so: le parole sono inutili. Ma davanti ad un Calderoli che di Napoli dice che non è in Italia, rovescio il ragionamento (e mi preparo a molte pernacchie che mi saranno riservate), e sostengo che la colpa per Napoli è dell'Italia, non di quella città. Non perché poche ore fa il sindaco partenopeo signora Rosa Russo Iervolino abbia dichiarato che il governo era stato informato della gravità della situazione esattamente un anno fa, l'11 gennaio 2007. Non perché io ami o coltivi una visione deformata della realtà, ma perché comprendo le proteste di quella gente che vede crescere le malattie, e pensa alle proprie vite, sperando che ai giochi sporchi ponga fine lo Stato. Lo Stato è arrivato a Napoli, in quegli angoli, da quella gente. Ed ho visto al TG5 come l'ha trattata. Non c'era bisogno di prendere a manganellate quell'uomo che si era issato nella cabina di guida di un escavatore per fermarlo e sabotare l'operazione di polizia. Lo avevano immobilizzato, non poteva fuggire, perché colpirlo duramente? Il ministro degli Interni stamani sarebbe dovuto essere presente lì: perché in un Paese democratico, i politici debbono ascoltare la gente. Discutere, verificare le buone ragioni e le intenzioni di chi protesta non per far salire di prezzo un terreno da affittare come discarica, ma per far presente un dato di fatto gravissimo, l'aumento della malattie in quelle zone ormai infettate dalle vecchie discariche. Quella gente, ripeto, pensa alle proprie vite, sperando che ai giochi sporchi ponga fine lo Stato. Ma lo Stato che cosa fa? Stamani su "Repubblica" il presidente della Regione, Antonio Bassolino (spiegando che le sue dimissioni non servirebbero a nulla) ha scritto: "Sono riuscito a far costruire, tra mille opposizioni e proteste, i 7 impianti per produrre il Cdr (Combustibile derivato dai rifiuti). Per aprire il cantiere di Acerra ho dovuto fare i conti con ostacoli di ogni tipo e violente contestazioni. C'erano comitati civici, ambientalisti fondamentalisti, vescovi che predicavano contro i rifiuti-demonio, disoccupati organizzati, esponenti del centrodestra e del centrosinistra che si mettevano a capo dei cortei a caccia di consenso". Forse ha ragione Di Pietro a chiedergli le dimissioni, non se se abbia torto Bassolino nel restare sulla poltrona che occupa. In questo momento è forse un aspetto secondario, più ideale che sostanziale. Mi incuriosisce un particolare di questa lettera di Bassolino: "vescovi che predicavano contro i rifiuti-demonio". Qualcuno a Napoli è in grado di procurarci la documentazione, un discorso, non per far polemiche, ma soltanto per curiosità. Per capire se si scambia per demonio qualche operazione illecita che andrebbe perseguita penalmente e non avversata con preghiere o processioni. Il male «arte e fattura diabolica» è una storia vecchia, già raccontata da un catto-illuminista, Alessandro Manzoni. Fonte anti_bug_fck
Publié le 06/01/2008 à 18:15
Par antoniomontanari
Blogger, sempre blogger, perfidamente blogger? Dagli Usa giunge l'accusa che noi blogger siamo dilettanti che pretendono di dire la loro su argomenti di cui sappiamo poco o nulla (Andrew Keen). Cito dall'articolo domenicale di Riccardo Chiaberge nella prima pagina del supplemento della cultura: "L'invettiva di Keen è appassionata, ma non convince tutti".
Negli Usa il libro di Keen è stato stroncato da David Harsanyi sulla rivista liberista "Reason": "È vero che Internet sta distruggendo la nostra cultura, o dà solo fastidio agli snob?".
Chiaberge commenta a sua volta parlando di "nuova casta dei blogger" e citando Beppe Grillo ed il suo V-Day nato sul web. Harsanyi, prosegue Chiaberge, osserva che fra giornali e rete, i due fronti in guerra, "si stanno creando le premesse di una contaminazione reciproca che può far crescere entrambi".
Splendida la classica citazione finale di Chiaberge dal "perfido" Karl Kraus: "Non avere un pensiero e saperlo esprimere, è questo che fa di uno un giornalista". La massima va bene anche per noi blogger. Anzi, ci fa sentire importanti, data l'autorevolezza della fonte. E constatata la verità in essa contenuta, per quello che riguarda certe firme. Per leggere le quali, dobbiamo anche pagare. Almeno noi blogger siamo gratis. (Parlo da vecchio cronista, che per giornali ha bazzicato quasi cinquant'anni...)
FONTE
Publié le 05/01/2008 à 21:54
Par antoniomontanari
E Veltroni ha parlato. La lunga intervista concessa a "Repubblica" di oggi contiene due passi fondamentali che entrano nel vivo delle discussioni degli ultimi giorni. Chiaro il suo pensiero circa la questione dell'aborto e della laicità dello Stato: "Un valore imprescindibile, per me, è la laicità dello Stato. Questo significa che ci sono conquiste di civiltà che devono essere difese. Una di queste è proprio la 194, che si è dimostrata una legge contro l'aborto, visto che le interruzioni di gravidanza si sono ridotte del 44%. Dunque per me la 194 è una legge importante, che va difesa. Ma non mi spaventa una discussione di merito, che tenda a rafforzare gli aspetti di prevenzione, perché l'aborto non è un diritto assoluto, ma è sempre un dramma da contrastare". Sul problema elettorale, Veltroni ha articolato il suo pensiero in tre punti. Ha ammesso che Franceschini parlando del sistema francese, non ha fatto altro che ribadire una posizione dello stesso Veltroni: "Franceschini ha semplicemente riproposto quello che io stesso ho detto più volte". Poi ha precisato: "Se mi si chiede qual è il sistema che preferisco, io rispondo il sistema francese: doppio turno e sistema presidenziale". Infine l'aggiunta che "dobbiamo distinguere due fasi diverse. Una prima fase riguarda l'oggi: nelle condizioni attuali, ciò che dobbiamo ottenere è un sistema proporzionale ma bipolare, per evitare il rischio dell'ingovernabilità. Poi c'è una seconda fase, che riguarda il futuro: e dico fin da ora che quando si andrà al voto, mi auguro nel 2011, il Pd si presenterà proponendo agli italiani il maggioritario a doppio turno, con l'elezione diretta del Capo dello Stato". La novità di questa "elezione diretta del Capo dello Stato" a cui pensa Veltroni, è completamente fuori dalla tradizione italiana. La Costituzione repubblicana è infatti parlamentare e non presidenziale. A prima vista, la sua proposta sembra più complicare le cose che appianare il cammino della riforma elettorale. Perché si dovrebbe modificare anche la Costituzione (art. 83), non soltanto la legge elettorale. Circa quest'ultima, stamani il prof. Giovanni Sartori sul "Corriere della Sera" ha firmato un editoriale ("Girandole elettorali") che, richiamandosi al discorso sul modello 'francese' di Dario Franceschini, osserva: non è presidenziale il sistema parigino suggerito, bensì quello americano. Ed ha avanzato l'ipotesi di un Veltroni che usi Franceschini per sfasciare tutto. In tal modo Sartori ha già risposto a Veltroni prima di poterlo leggere. Ed è andato giù pesante, parlando di «stupidume politico». Come ho osservato sopra, occorre «una riscrittura radicale della Costituzione» sfuggita a Franceschini (e quindi anche al Veltroni dell'intervista di oggi). Stupisce che non ci si renda conto ai massimi livelli del Pd di tutte queste implicazioni di revisione costituzionale, contenute nelle loro proposte. Una revisione che è lunga e politicamente difficile nel contesto di oggi. Veltroni sembra ignorare il problema, quando dichiara (come abbiamo visto): "...quando si andrà al voto, mi auguro nel 2011, il Pd si presenterà proponendo agli italiani il maggioritario a doppio turno, con l'elezione diretta del Capo dello Stato". Eh no, se si vuole modificare la Costituzione bisogna muoversi molto prima di "quando si andrà al voto". Anche per ragioni di opportunità costituzionale, per non dar l'idea che ci si confeziona abiti su misura. Alla Berlusconi. Questo discorso di Veltroni non è certamente il modo migliore per affrontare il problema dal punto di vista del rispetto e dell'applicazione della stessa Costituzione. C'è una grande amnesia alla base di quel discorso, l'amnesia della legge fondamentale dello Stato. E ciò lo ha portato a teorizzare le "due fasi" che sono completamente inattuabili perché non tengono conto di ciò che appunto prescrive la Costituzione. Il progetto veltroniano del "sistema proporzionale ma bipolare", infine, è chiaramente contraddittorio. Infatti, il bipolare si basa sul maggioritario puro e semplice. E il proporzionale non c'entra nulla con il bipolare. Un "sistema proporzionale ma bipolare" è un'illogicità. Il proporzionale può favorire un 'grande centro' con affluenza di voti da destra e sinistra che manderebbe a farsi benedire il bipolarismo. E' questo che si vuole? Basta dirlo. anti_bug_fck
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