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Publié le 04/01/2008 à 18:39
Par antoniomontanari
«L'aborto è un dramma la moratoria è peggio», s'intitola un intervento del prof. Umberto Veronesi pubblicato stamani da «Repubblica». Ho usato la parola «dramma» a proposito dell'aborto nel post del 2 gennaio, «Binetti verso Bondi». Quindi mi permetto di sottoscrivere la prima parte del discorso dell'illustre scienziato. Per la seconda concordo in pieno, laddove Veronesi osserva che se «la lotta a un grande male, come l'aborto» è combattuta «con la proibizione, conduce ad un male ancora più grande, che è la clandestinità delle pratiche abortive, a svantaggio dei più poveri e dei più deboli». Veronesi conclude che bisogna intervenire a livello preventivo, con l'informazione e l'educazione. Insomma c'è il problema del preservativo di cui parlavo nel mio post, e per il quale la Chiesa non vuol sentire parole. Anche se molti sacerdoti, in virtù del cosiddetto male minore, non lo ammettono ma lo permettono ai propri fedeli. Detto ciò, è utile riportare anche l'opinione del ministro Pierluigi Bersani che, intervistato dal «Corriere della Sera», circa la questione dell'aborto ha dichiarato: «Su un tema del genere, quando avremo allestito un partito che decide, bisognerà dire una parola chiara», e chiedere ai suoi aderenti non la disciplina (di vecchio stampo) ma almeno la coerenza. Un po' di coerenza per evitare quell'effetto gorgo nel quale il Pd sembra essere trascinato dalla doppia lite (non chiamiamola discussione) sul sistema elettorale e sul tema dell'aborto imposto dalla Chiesa. Sempre con il quotidiano di via Solferino, il cardinal Angelo Bagnasco, arcivescovo di Genova e presidente della Cei, ha definito «lodevole» la richiesta di moratoria per l'aborto (fatta da Giuliano Ferrara) ed ha «auspicato» che si possa avere una revisione della legge 194. Che ne pensa il Pd di cui Veltroni è segretario? La mia domanda è inutile. Ma lo è ancora più il silenzio di un partito riformista. Anzi è pericoloso, per una società democratica e libera, in cui i ruoli di ogni attore siano rispettati alla pari da tutti gli altri. Avviso/invito ai lettori ed ai colleghi blogger: passate nella pagina di Anna Masera sulla Stampa, che parla dell'inquietante problema di «Siae, i latifondisti del copyright». Fonte
Publié le 03/01/2008 à 18:56
Par antoniomontanari
Il Pd è vivo e lotta insieme a noi, pardon, e lotta con se stesso. Dunque non bastava la sen. Paola Binetti a scompaginare il copione di Walter Veltroni. Adesso ci si è messo pure il simpatico scrittore Dario Franceschini (affascina quando tratta di letteratura descrivendo i suoi libri), che del partito è vicepresidente. Ha parlato di modello francese, non si sa se ispirato da Sarkò o da Carla Bruni: «un Parlamento forte e un presidente eletto direttamente». Dopo di ciò, il diluvio.
Una piccola soddisfazione al Pd l'ha data l'on. Stefania Prestigiacomo: in Forza Italia, sul problema dell'aborto c'è sempre stata libertà di coscienza, invece nell'Unione... Aggiungendo che per la questione della legge 194, «soltanto la donna ha il diritto di decidere».Mentre Franca Rame si dichiara «un’innamorata delusa dalla politica» e sta per mollare il mandato politico, il Pd potrebbe tentare un aggancio anche soltanto temporaneo con la signora Prestigiacomo. Tanto per avere un po' di sostegno almeno morale nelle battaglie laico-riformiste.E soprattutto per non lasciare che il dialogo Pd-opposizione si limiti ai caffé fra Berlusconi e Veltroni.Anche qui occorrerebbe introdurre le quota rosa. Un incontro fra il ministro Turco e l'on Prestigiacomo sarebbe una discussione seria con un sicuro e sincero accordo su problemi molto scottanti.Forse per la prima volta l'on. Prestigiacomo è d'accordo anche con Zapatero che alla gerarchia ecclesiastica del suo Paese ha detto: «Sulla famiglia indietro non si torna», perché «tutti hanno diritto agli stessi diritti, professino o no una fede religiosa».
FONTE
Publié le 02/01/2008 à 19:22
Par antoniomontanari
Ma serve a qualcosa tutto il baccano politico che sta montando in questi giorni, a proposito di sessualità, famiglia, aborto?
Il papa ha detto: «Chi osteggia la famiglia rende fragile la pace della comunità». Benedetto Iddio, questi uomini di Chiesa che non sanno nulla del mondo! Ho tanti amici che hanno attraversato e stanno attraversando esperienze dolorose, sono cattolici praticanti ma con situazioni famigliari disperante o disperanti. Ed allora? Dovrei considerarli causa della «guerra» della società?Ma il problema non è di oggi. Un mio coetaneo, il più educato cristianamente di tutti noi, il più esemplare socialmente, il più rispettato in certi ambienti ecclesiastici, combinò un pasticcio, come il pudore d'antan descriveva certe cose. La sua ragazza restò incinta, si tenne la sua creatura, lui se ne lavò le mani, non sentendosi all'altezza, dopo aver predicato ai suoi giovani come ci si deve comportare nella vita.La senatrice Binetti dichiara di essere pronta a votare con l'opposizione. Dalla Bindi a Bondi, ci passa soltanto una vocale di differenza. Ma politicamente credo che sia una minaccia pericolosa per la stabilità del Paese. Ci riempiamo la bocca di inutili discussioni, e torniamo agli spettri del salto del fosso.L'aborto non è come bere un bicchiere d'acqua fresca. Sempre, comunque e dovunque è un dramma. Ma allora perché la Chiesa non propaganda il preservativo, invece di condannarlo?Dagli Usa ricevo la consueta "lettera" mensile di Oscar Bartoli. L'ultimo numero contiene un passo del volume "Citizen Berlusconi" scritto da Alexander Stille.Lo riproduco in parte, dedicandolo a quanti sperano che un ritorno del Cavaliere a Palazzo Chigi possa far miracoli: «Ciò che è emerso progressivamente dopo qualche anno di governo Berlusconi è l'assenza di un vero programma, di forti obiettivi politici, di una reale ideologia che non fosse un generico anticomunismo e un impegno per la libertà economica (o quantomeno per la sua libertà economica). [...] Anche il suo migliore amico Fedele Confalonieri ha ammesso, pur cercando di dirlo nei termini più positivi possibili, che "la verità è che Berlusconi non è un politico. È un utopista. In un altro sistema, potrebbe essere un sovrano illuminato. Ma come politico democratico, beh, è decisamente anomalo." O, come ha scritto Montanelli in toni molto meno elogiativi: "Berlusconi? Non è fascista, non è niente. Pensa di essere un incrocio tra De Gaulle e Churchill, il guaio è che ci crede. [...] È un piccolo Peron sceso in campo per paura e passato dalla disperazione all'ebbrezza"».La senatrice Binetti pensa onestamente ai suoi problemi di fede. Ma un personaggio pubblico come un senatore qual è lei, deve preoccuparsi anche dei problemi della politica. Appoggiare Bondi non credo che possa significare sperare nella resurrezione di questo «piccolo Peron» dopo la crocifissione di Prodi. Il Vaticano tesse la trama del Grande Centro. I cosiddetti riformisti del Pd ormai sono appiattiti nell'obbedienza veltroniana verso Oltretevere. Neppure questo è un fatto positivo per la sorte della democrazia. FONTE
Publié le 01/01/2008 à 15:27
Par antoniomontanari
Il «problema» a cui il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha accennato ieri sera all'inizio del suo messaggio d'auguri agli italiani, esiste. Eccome. Queste le sue parole: «il problema sta nel» puntare «sull'innovazione e sul merito, privilegiando fortemente l'istruzione». Innovazione è una parola facile ed inevitabile. Se l'industria non innova non è competitiva. Non possono far nulla da soli gli individui. Si debbono innovare lo Stato e la società, con i loro meccanismi quasi sempre arcaici e troppo spesso a tutela di ben determinati interessi di gruppi particolari. L'individuo singolarmente, cioè fuori di ogni casta politica o professionale, può sperare soltanto che si punti sulla valorizzazione del merito. Merito, caro presidente, è una di quelle parole che passando dal singolare al plurale, sembra quasi cambiare di significato. Se c'è infatti il «merito» a cui ha fatto riferimento lei ieri sera, ci sono anche quei «meriti» che spesso sono oscuri ed indecifrabili all'apparenza, e si presentano soltanto come la proiezione di protezioni e di appartenenze a gruppi di potere. Ai giovani va data la speranza (direi se mi permette: va garantita la sicurezza) che per le loro carriere conta unicamente il merito e non servono i meriti derivanti da altrui potere o dall'influenza di qualche gruppo di protezione. Se seguendo il suo consiglio si rispetterà il merito e non si terrà conto dei meriti, l'Italia potrà fare una rivoluzione copernicana seguendo quell'altro suo suggerimento: «proporre, decidere, operare». Lei sa bene che tutto ciò non deriva né dalla legge elettorale, né dalla riforma della Costituzione, ma da una forte moralità pubblica. Sulla cui presenza, mi permetto di non essere ottimista. L'Italia attraversa una crisi che non dipende dagli individui singoli, se la base del vivere sociale, la Giustizia, non funziona a dovere, o per meglio dire sembra funzionare soltanto per gli autori dei reati ma non per le vittime. Che debbono affrontare processi lunghi, lunghissimi, assistere alle beffe della prescrizione, arrendersi davanti ad ostacoli insormontabili. Il suo discorso, presidente Napolitano, contiene spunti molto importanti. Forse lo stile con cui li ha espressi, è stato troppo elevato, per poter arrivare a tutti come sarebbe necessario. Mi scusi l'ardire: quando si vivono situazioni particolari come quella presente, viene in mente l'oratoria di Sandro Pertini. Ci faccia un pensierino, e non me ne voglia. Con i migliori auguri a lei ed alla sua famiglia, da un italiano qualsiasi. Ma non «qualunque». FONTE anti_bug_fck
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