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Publié le 17/01/2009 à 16:54
Par antoniomontanari
Ed ora, del dramma della Palestina, che cosa si dice sui giornali? Tutto è ridotto alla lite fra il conduttore esagitato e la giornalista arrabbiata. Con la graziosa appendice di sua maestà Berlusconi che proclama sorridendo: la signora "ha fatto come me". Insomma, anche le cose più dolorose della storia presente, noi in Italia le trasformiamo nel carosello dei soliti noti. Gli altri crepino pure, ed amen. [17.01.2009, anno IV, post n. 21 (741), © by Antonio Montanari 2009]
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Publié le 17/01/2009 à 14:53
Par antoniomontanari
Tony Blair ha definito il nostro Giulio Tremonti "il ministro del Tesoro più colto d'Europa". Lo ricordava ieri Massimo Giannini su "Repubblica". Non è tutto oro quello che luce, e non sempre gli inglesi dicono cose giuste. Per provincialismo culturale e sudditanza psicologica a volte crediamo loro ciecamente.
Tremonti ha scritto un libro dal titolo molto teologico, "La paura e la speranza". Esso rispecchia una tendenza presente nella mente di alcuni studiosi italiani del settore. Per cui più che economisti sono "econo...mistici".
Li ha presi una fregola di predicare come se fossero sacerdoti di Santa Romana Chiesa. Dove certi esperti molto peccatori hanno legato il loro ruolo a vicende terribilmente serie e drammatiche, in tempi non troppo lontani. Quando l'unico politico italiano inflessibile fu il compianto Nino Andreatta.
Tremonti di recente disse ad Aldo Cazzullo che con la crisi non finiva il mondo, ma era "la fine di un mondo". Peccato che la frase di Tremonti avesse una precisa paternità in un articolo di Domenico Siniscalco apparso sulla "Stampa". Dove principia e termina l'originalità del pensiero del nostro ministro del Tesoro? Forse Siniscalco aveva letto quello che ribolliva nel cervello di Tremonti e lo aveva preceduto nell'esternazione...
Un altro noto economista, come mi segnala un lettore, può essere citato perché ha dichiarato cose inesatte addirittura sull'origine della parola finanza. Che significa "pagare alla fine", derivando dal provenzale "cessare, finire", e non avere un fine (uno scopo) come sostiene l'esperto. Il quale poi, misticheggiando a più non posso, sostiene erroneamente pure che i francescani, con i monti di pietà, hanno "inventato la finanza così come la conosciamo oggi". Il nostro lettore precisa: secondo documenti pubblicati nelle storie economiche, le carte di fondazione dei "monti di pietà" proclamavano il "favor pauperibus" contro "la voragine dell'usura praticata dai perfidi giudei"...
Ecco che il nuovo misticismo si colora del vecchio livore contro gli israeliti, un tema più che mai attuale in questi giorni per tanti motivi.
Il misticismo degli economisti contrasta con il pragmatismo della Chiesa italiana che ha bussato alle casse del governo ed ha ottenuto subito 120 milioni di euro per le sue scuole. Ma quel pragmatismo ha usato in maniera non corretta il misticismo di Tremonti. Non gli ha detto evangelicamente di guardare i gigli dei campi e gli uccelli del cielo. Gli ha intimato bruscamente in un orecchio: dammi i soldi o vai all'inferno.... Poi il papa ha pronunziato davanti a tutti parole ineccepibili: "Gli aiuti per l'educazione religiosa dei figli sono un diritto inalienabile". La Chiesa di Roma aveva la speranza di ottenere quello che ha poi avuto, ma Tremonti ha tremato di paura davanti alla minaccia della pena eterna all'inferno se avesse rifiutato. I nostri "econo...mistici" si vogliono salvare l'anima ma rovinano il Paese.
[17.01.2009, anno IV, post n. 20 (740), © by Antonio Montanari 2009]
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Publié le 15/01/2009 à 18:10
Par antoniomontanari
E' il solito vizietto italico di ridurre tutta la vita politica alla gestione del potere personale di questo o quel personaggio. Possono cambiare, almeno a parole, le "Repubbliche" (ho perso il conto: siamo alla terza o alla quarta?). Cambiano i movimenti od i cosiddetti partiti. Resta immutabile quel gusto tolemaico dei protagonisti per cui tutto deve girare attorno alla loro persona.
Fini rialza ogni tanto il capo, poi deve nuovamente inchinarsi al re di Arcore. Il menu non prevede altra scelta di quella del cuoco. O mangiare quella minestra o saltare dalla finestra. Ieri Berlusconi ha finto di fare pace con lui. Intanto, sussurrano le cronache, sta pensando a come toglierselo dai piedi. Nelle nebbie degli oroscopi parlamentari si vocifera persino di una "rappresentanza nelle sedi internazionali", come si legge su "Repubblica" di oggi.
E' già successo con Prodi e Fassino. Può avvenire anche con Fini. Sino a quando una "rivoluzione copernicana" della nostra politica non riuscirà a dimostrare che bisogna rovesciare le prospettive morali. Non contano sopra tutto e tutti gli interessi dei partiti (e dei gruppi di potere economico), ma quelli della società intera.
Nulla ci permette di essere ottimisti. Lo dimostra il fondo del "Corriere della Sera" di Massimo Franco. "Forse non succederà nulla", è l'inizio del pezzo; ma c'è quasi la certezza che si sta rovinando la luna di miele con il Paese, è la conclusione. Nel mezzo dell'articolo sta il problema più serio del momento: "... l’assenza di un’opposizione compatta e rocciosa dà al centrodestra l’illusione di potersi permettere molti lussi: compreso quello di litigare".
Mi scrive un amico, Marcello Forcini, un'efficace sintesi della nostra situazione: "Il governo la fa sempre fuori dal vaso, al contrario l'opposizione soffre di stitichezza".
Al governo ed all'opposizione consigliamo di riflettere su quanto Maurizio Molinari racconta oggi nella "Stampa" dagli Usa sul crac della Sanità. Una sola citazione: un ospedale è stato costretto a chiudere il reparto pediatrico mettendo alla porta oltre cento bambini. La notizia è ripresa dal servizio di Lisa Girion e Mark Medina sul "Los Angeles Times" di ieri: "... in Northern California, NorthBay Healthcare closed a $15-million projected shortfall by shuttering a pediatric hospital unit and an outpatient pediatric rehabilitation program with a waiting list of 100 children". [15.01.2009, anno IV, post n. 18 (738), © by Antonio Montanari 2009]
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Publié le 14/01/2009 à 18:13
Par antoniomontanari
Filippo Andreatta osserva, sul "Corriere della Sera" di oggi, che la politica italiana sembra ignorare "quasi completamente l'incombente arrivo della crisi economica internazionale".
Finora, spiega, la recessione ha "solo sfiorato il nostro Paese, ma l'anno appena cominciato sarà invece con ogni probabilità uno dei peggiori del dopoguerra...".
Andreatta contrappone "l'ostinato ottimismo del governo" alla "latitanza dell'opposizione".
Berlusconi in agosto rifiutò la prospettiva della recessione. I fatti gli hanno dato torto, dimostrando che non basta considerarsi monarchi costituzionali per essere veri statisti.
Adesso nel suo governo assistiamo a continui contrasti dialettici e politici che non diventeranno insopportabili. E che non produrranno nessun cambiamento istituzionale.
Qualche protagonista si agita, come Fini. Il "(retro)marcia su Roma" da solo non va da nessuna parte, ormai. Recita bene la commedia della differenza rispetto al "dominus" della situazione. Riceve qualche applauso. E' contento. Passerà alla storia come il "sor Tentenna". Meglio che niente diranno lieti in casa sua e forse amaramente i posteri.
Il problema è l'opposizione: "presa dai suoi tormenti interni rinuncia a incalzare l'esecutivo come sarebbe suo compito istituzionale", osserva Filippo Andretta.
Questo è il vero dramma politico italiano. Il governo non incontra ostacoli. Hanno fregato Lega, Lombardia, Milano in un botto solo con l'Alitalia. A Prodi l'avrebbero inseguito con i forconi padani. Con Berlusconi al potere, quelli del Nord si accontentano di qualche titolo di giornale. Meglio così. Ci siamo risparmiati le processioni con l'acqua del dio Po ed il tribunale popolare affascinato da qualche Borghezio e dalle sue parole in libertà.
L'intero articolo di Filippo Andreatta si legge sul sito di "Libertà e Giustizia".
Archivio Filippo Andreatta del blog. Post principali:
18 agosto 2007: Nelle pagine odierne di "Repubblica" di Bologna, Filippo Andreatta confessa tutto il suo sconforto per come stanno procedendo le cose in casa del nascituro Partito Democratico. «La mia freddezza attuale dopo l'entusiasmo dei mesi precedenti», spiega, nasce dal fatto che Ds e Margherita stanno cercando di mettere ai vertici locali soltanto uomini loro: se ci riusciranno, "quella sarà la cartina di tornasole che il test del rinnovamento è fallito".
12 gennaio 2008: Filippo Andreatta denuncia all'interno del partito che ha contribuito a far nascere, la presenza di contraddizioni provocate dalle "ambiguità con cui è venuto alla luce il Pd".
19 agosto 2008: "La Margherita si sta sfaldando di fronte alla granitica posizione dei Ds e in qualche modo oggi è già sciolta nel Pd. Mi sembra emergano due posizioni: da un lato chi china la testa di fronte ai Ds e viene unificato solo dalla sete di poltrone e di potere. E confluisce nella maggioranza del futuro Pd. Dall'altro lato c'è chi cerca ancora di mantenere una posizione autonoma".
[14.01.2009, anno IV, post n. 17 (737), © by Antonio Montanari 2009]
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Publié le 14/01/2009 à 18:13
Par antoniomontanari
Filippo Andreatta osserva, sul "Corriere della Sera" di oggi, che la politica italiana sembra ignorare "quasi completamente l'incombente arrivo della crisi economica internazionale".
Finora, spiega, la recessione ha "solo sfiorato il nostro Paese, ma l'anno appena cominciato sarà invece con ogni probabilità uno dei peggiori del dopoguerra...".
Andreatta contrappone "l'ostinato ottimismo del governo" alla "latitanza dell'opposizione".
Berlusconi in agosto rifiutò la prospettiva della recessione. I fatti gli hanno dato torto, dimostrando che non basta considerarsi monarchi costituzionali per essere veri statisti.
Adesso nel suo governo assistiamo a continui contrasti dialettici e politici che non diventeranno insopportabili. E che non produrranno nessun cambiamento istituzionale.
Qualche protagonista si agita, come Fini. Il "(retro)marcia su Roma" da solo non va da nessuna parte, ormai. Recita bene la commedia della differenza rispetto al "dominus" della situazione. Riceve qualche applauso. E' contento. Passerà alla storia come il "sor Tentenna". Meglio che niente diranno lieti in casa sua e forse amaramente i posteri.
Il problema è l'opposizione: "presa dai suoi tormenti interni rinuncia a incalzare l'esecutivo come sarebbe suo compito istituzionale", osserva Filippo Andretta.
Questo è il vero dramma politico italiano. Il governo non incontra ostacoli. Hanno fregato Lega, Lombardia, Milano in un botto solo con l'Alitalia. A Prodi l'avrebbero inseguito con i forconi padani. Con Berlusconi al potere, quelli del Nord si accontentano di qualche titolo di giornale. Meglio così. Ci siamo risparmiati le processioni con l'acqua del dio Po ed il tribunale popolare affascinato da qualche Borghezio e dalle sue parole in libertà.
L'intero articolo di Filippo Andreatta si legge sul sito di "Libertà e Giustizia".
Archivio Filippo Andreatta del blog. Post principali:
18 agosto 2007: Nelle pagine odierne di "Repubblica" di Bologna, Filippo Andreatta confessa tutto il suo sconforto per come stanno procedendo le cose in casa del nascituro Partito Democratico. «La mia freddezza attuale dopo l'entusiasmo dei mesi precedenti», spiega, nasce dal fatto che Ds e Margherita stanno cercando di mettere ai vertici locali soltanto uomini loro: se ci riusciranno, "quella sarà la cartina di tornasole che il test del rinnovamento è fallito".
12 gennaio 2008: Filippo Andreatta denuncia all'interno del partito che ha contribuito a far nascere, la presenza di contraddizioni provocate dalle "ambiguità con cui è venuto alla luce il Pd".
19 agosto 2008: "La Margherita si sta sfaldando di fronte alla granitica posizione dei Ds e in qualche modo oggi è già sciolta nel Pd. Mi sembra emergano due posizioni: da un lato chi china la testa di fronte ai Ds e viene unificato solo dalla sete di poltrone e di potere. E confluisce nella maggioranza del futuro Pd. Dall'altro lato c'è chi cerca ancora di mantenere una posizione autonoma".
[14.01.2009, anno IV, post n. 17 (737), © by Antonio Montanari 2009]
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