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Publié le 04/01/2009 à 17:58
Par antoniomontanari
Storico La Giustizia è uguale per tutti. Più o meno. Lo dicono all’unisono in tre, da sponde opposte: in ordine alfabetico, Berlusconi, Fassino, Violante.

Dalla Prima Lettera del Cavaliere agli Avvocati riuniti a Firenze: in passato ci sono state «indagini senza riscontri» e «condanne senza prove».

La tendenza autobiografica non è soltanto degli scrittori romantici.
Fassino sul Foglio di Giuliano Ferrara e Veronica Lario Berlusconi, rifiuta la «concezione ultragiacobina» che certi amici («compagni»?) della rivista Micromega hanno «del rapporto tra politica e giustizia». Ed elogia il coraggio di Craxi del 1992 nel denunciare alla Camera il finanziamento illecito dei partiti. (Di Pietro intanto chiede conto di un miliardo sparito del Pds.)

Violante: bisogna «favorire una ripresa civile del Paese», niente tentazioni giacobine da parte nostra, niente attacchi ai magistrati dalla maggioranza.

Arrivando sino ai giacobini, si salta comodamente il momento intermedio del comunismo. Non quello attuale che procura incubi notturni del Cavaliere, anche dopo gli abbracci di Putin. Ma quello d’un tempo raccontato pure da un libro fresco di stampa, lettere inedite di Antonello Trombadori, un rosso rompiballe pure da morto.

La sera del 26 febbraio 1990 egli cena con due colleghi di partito. Discutono su cosa sarebbe accaduto se il Pci fosse andato al potere dopo il ’45: chi tra loro si sarebbe trovato dalla parte dei «fucilati e chi dalla parte dei fucilatori»? La mattina dopo Trombadori mette nero su bianco le sue riflessioni. Il figlio commenta: «Penso che non escludesse di poter capitare anche nelle file dei fucilatori». Definendosi comunista e non giacobino, suppongo.

Sergio Romano sostiene che «l’Italia è stata per molti anni pericolosamente vicina ad una rivoluzione giudiziaria» predisposta dalla Sinistra che ora si serve della stampa internazionale per attaccare il governo. Così Berlusconi appare ad «una parte della opinione pubblica europea, un piccolo Milosevic». C’è stata in Italia una via giudiziaria alla politica, l’ho scritto altre volte. Ma non dimentichiamo la corruzione.

Oggi processano in tv l’ex-magistrato Di Pietro, con Vespa presidente del Tribunale Popolare. Forse per cancellare la memoria dei reati?

Sulle rogatorie svizzere al processo Toghe sporche, rese inutilizzabili dal Parlamento, la procura milanese ha ottenuto da Berna un attestato di autenticità. Berlusconi e Cesare Previti restano imputati. Più o meno.

Antonio Montanari [il Ponte n. 39, 4.11.2001, Tam-Tama 802]

[03.01.2009, anno IV, post n. 3 (723), © by Antonio Montanari 2009]

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Publié le 02/01/2009 à 12:24
Par antoniomontanari
Peraufficiale Il senatore Marcello Pera si sente prigioniero come del resto lo è, a suo dire, tutto il Parlamento.
Lo ha scritto sulla "Stampa" il 30 dicembre in un impietoso atto d'accusa contro Silvio Berlusconi, mascherandolo da referto politico di una crisi che ha soltanto nel modo di agire del cavaliere la sua origine.

Il parlamento sostiene Pera è prigioniero di una degenerazione che "ha eroso la natura democratica" del nostro sistema politico. Con l'aggiunta della "circostanza tragica che oggi in questo sistema non c'è neppure l'opposizione politica...".

Di Berlusconi si ricorda con giri di parole che ha "trasformato l'Italia in una repubblica presidenziale".
Pera non si accorge che la prima "prigione" che ha bloccato la vita politica italiana si trova ad Arcore.

Ora l'ex presidente del Senato grida al vento, con l'eleganza dell'intellettuale che pretende di sapere tutto, cose che persone di cultura più modesta della sua (ragioniere dal 1962, poi laureatosi in filosofia nel 1972), hanno già compreso da tempo.

Quale fiducia accordare ad un maestro del pensiero come Marcello Pera?
Non abbiamo letto sue smentite ad un terribile articolo apparso su "Repubblica" a firma Pietro Citati (15 dicembre 2008) sul suo recente libro "Perché dobbiamo dirci cristiani".
Ha scritto Citati che Pera "ignora quasi tutto di Islam classico e ignora persino cosa sia una religione".

Dove stava il prof. Pera quando in Italia si fabbricava questo nuovo sistema politico che lo fa sentire "prigioniero"?
Il suo articolo manca di ogni accenno autobiografico. Tipico costume italico, è quello di dare sempre tutta colpa agli altri. In questo caso, fa capire benissimo Pera, è tutta colpa del "suo" cavaliere...
Come cittadino elettore mi sento più preso in giro da lui che dal capo del governo.

Sotto un'immagine del carcere di Montecitorio con esponenti del Pdl.
Parlamento

[02.01.2009, anno IV, post n. 2 (722), © by Antonio Montanari 2009]

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Publié le 01/01/2009 à 12:24
Par antoniomontanari
Napolitano_blog Tutti uniti contro la crisi? L'auspicio di Napolitano val bene un discorso d'auguri. Ma per non restare nel limbo delle pie intenzioni, dovrebbe tramutarsi in un  solenne e severo messaggio al parlamento (l'ho già auspicato).

Dovrebbe convincere chi governa che non si definiscono coglioni (termine sacro all'eloquio di Berlusconi) quanti non hanno votato per il partito che ha vinto le elezioni.

Dovrebbe garantire il rispetto della Costituzione invece violata dal "lodo Alfano".
Altrimenti le pie intenzioni diventano retorica.

Dovrebbe insegnare all'opposizione che certezza della vita politica democratica è saper dibattere con fermezza le questioni. Veltroni ha compreso troppo tardi il problema.
Troppi "ladri di Pisa" (che litigavano di giorno e rubavano assieme di notte), ci sono sul mercato politico. Inteso troppo spesso come mercato delle vacche per fottere il cittadino qualunque.

Presidente Napolitano, non chiuda il discorso del Capodanno in un cassetto. Lo invii anche ai signori del parlamento.

[01.01.2009, anno IV, post n. 1 (721), © by Antonio Montanari 2009]

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