iBLOG précédent iBLOG suivant



Publié le 27/02/2007 à 09:16
Par antoniomontanari
Humeur : Souriante
Pubblico la riproduzione di un articolo apparso sul Corriere Romagna, edizione di Rimini, di oggi 27 febbraio 2007.
Publié le 25/02/2007 à 12:07
Par antoniomontanari
Humeur : Rebelle

Dico Binetti

Binettodonnamoderna Paola Binetti è stata intervistata sulla Stampa di stamani, 24 febbraio 2007.
Ho la cattiva abitudine di leggere soltanto le risposte, nelle interviste.
Per cui ho compreso che la Binetti ha ringraziato il Padreterno perché è caduto il governo Prodi. Che lei e i suoi colleghi di partito lo hanno aiutato soltanto, lui gli ha detto lavorate e loro hanno lavorato. Che non hanno ricevuto nessuna telefonata da lui. Che invece la Binetti si è sentita con lui.
A questo punto ho dovuto leggere anche le domande.
Chi ha detto di lavorare non è stato il Padreterno, ma Rutelli.
Chi non ha telefonato è stato il cardinal Ruini.
Quello con cui si è sentita la Binetti, è stato Mastella.
Va bene, ho fatto confusione io, ma non scherza neppure la Binetti che mescola Padreterno e Mastella passando per Rutelli (quello che li ha fatti lavorare) ed addirittura Ruini, l'ingrato che non ha telefonato.
Tutto bene, ma si potrebbe (pure se si è la Binetti) rispettare il comandamento: “Non pronunciare il nome di Dio invano” (Dt 5,11)
Publié le 20/02/2007 à 15:44
Par antoniomontanari
Humeur : Au secours !

 

1. Colonnella, storia di una chiesa e della città di Rimini Nouveau !advertise.jpg
posté le 20/02/2007 à 11:34


2. Colonnella tra 1506 e 1513
posté le 20/02/2007 à 11:44
Publié le 17/02/2007 à 16:15
Par antoniomontanari
Humeur : Rebelle
Lettera inviata al Corriere Romagna
Contro il cemento, Rimini ha reagito così
advertise.jpg

Tutta la Gallia è divisa in tre parti, scrisse Giulio Cesare all’inizio di un’operetta che si faceva leggere e tradurre mezzo secolo fa ai poveri studenti alle prese con i latinucci delle Medie ante-riforma. Prendo a modello la prosa dell’illustre condottiero che dalle nostre parti passò. E che proprio nel foro di Rimini arringò i suoi soldati dopo aver superato il Rubicone.
Prendo a modello Giulio Cesare per sostenere non senza fondamento che anche la popolazione di Rimini (o quasi tutta) si può dividere in tre parti: i silenti, i mugugnanti ed i parlanti.
Le prime due categorie hanno in comune l’intenzione di non arrecare danno a loro stesse, consapevoli del fatto che aver il coraggio di parlare non è la stessa cosa che aver il coraggio di far male ai propri affari.
Silenti e mugugnanti infatti pensano soltanto alle proprie tasche. Con la differenza che chi non parla in pubblico può anche sussurrare in privato. Mentre chi manifesta qualche malcontento borbottando davanti a tutti, può mirare a salvarsi l’anima, facendo finta di essere aperto a criticare il prossimo. Ma in realtà pensando bene di non esporsi troppo arditamente. Per cui forse potrebbe essere anche ben più pericoloso dei colleghi silenti. I quali semplicemente tacciono, mentre il mugugnante s’inventa un ruolo di recita finalizzata al proprio interesse e non a quello collettivo.
La terza ed ultima categoria, quella dell’«homo ariminenis loquax» (da non intendersi secondo quanto suggeriscono i dizionari classici, come «chiacchierone», ma semplicemente come «colui che parla»), risulta storicamente composta soprattutto da ingenui e temerari individui che hanno il coraggio delle loro opinioni e non si spaventano se debbono manifestarle, nei dovuti modi della civiltà e della correttezza, davanti al tribunale della Pubblica Opinione.
Orbene, nella vicenda del motoraccio immobiliare, la mia teoria sulle tre specie di concittadini (i silenti, i mugugnanti ed i parlanti) ha trovato ferrea conferma.
Molti politici hanno parlato in ritardo sui tempi di una decenza pubblica che risiede nel principio di fare gli interessi della collettività, e non quelli di questo o quel potentato economico. Molti altri non hanno detto nulla. Alcuni hanno finto di parlare, con quell’abilità che serve indubbiamente a scalare le vette dell’oratoria cattedrattica o congressuale, ma che si ferma nel concreto d’ogni giorno sulla soglia del principio evangelico di scegliere tra il sì ed il no per non farsi prendere la mano dal demonio.
Qualcuno s’è azzardato e si è tirato indietro, come quando si viaggia in treno e si guarda fuori dal finestrino, ma poi si scopre il cartello ammonitore che vieta quel gesto, pena la multa da parte del controllore.
Molti, invece, hanno parlato per merito di questo giornale che li ha ospitati e che ha favorito ed incoraggiato il dibattito.
Avendo partecipato dalle colonne del «Corriere» a questo stesso dibattito, non ho però bisogno di appuntarmi sul petto la coccarda del parlante. Ma solo quello di confermare ai pubblici amministratori che noi cittadini non staremo zitti, anche se siamo stati già additati a pubblico ludibrio come scansafatiche che, anziché sobbarcarci il peso di un impegno amministrativo, stiamo in panciolle a criticare quanto i nostri rappresentanti eletti concepiscono, sudando nelle segrete stanze del Potere.
Saremo scansafatiche (o «fancazzisti» come scrivono modernamente), ma intanto qualcosa abbiamo combinato pure noi, lasciatecelo dire. Abbiamo fermato (si spera…) una rovinosa colata di cemento in questa città dove parlare ha un prezzo, e dove silenzio e mugugni sono sempre stati regolarmente ricompensati a tassi da usura.
Antonio Montanari
Rimini


Publié le 16/02/2007 à 18:57
Par antoniomontanari
Humeur : Ironique

C'era una volta la Barafonda


Un testo di Anna Rosa Balducci, apparso sul Corriere Romagna
(per gentile concessione dell'autrice)


Lingua della costa adriatica bassa e paludosa, terra di poveri cristi, di stralunati, di collerici e di anime belle. Dopo la balena, il cetaceo che venne a morirvi nel quarantatré, dopo lo scoppio della cisterna del cinquantatré, è arrivato il furore approssimato e selvaggio del cemento degli anni sessanta.
Poi via via, il resto è cronaca. Mentre Rimini diventava modello mondiale di industria del divertimento, la Barafonda si trasformava nel deposito del turismo più a buon mercato d'Italia, una spiaggetta declassata e un molo piccolo e scalcinato, che guardava quello grande.
Finché arrivò, dopo anni di discussioni, l'ERA DELLA DARSENA.
In questa nuova era, la Barafonda tenta di assomigliare a una piccola Manhattan , chiusa tra il taglio del fiume e il porto canale.
La febbre del cemento, con quella connotazione tutta riminese, mascherata di un buon senso 'tollerante' e maneggione, è riesplosa qui nei primi anni 2000 in tutta la sua virulenza.
Dove c'era una pensioncina, è spuntata una gru abile a costruzioni di grattacieli. Dove c'era una casetta umida, è spuntato un condominio di trentacinque appartamenti.
Le viuzze di ex-villaggio di pescatori, che altrove (a Cattolica, per esempio) hanno visto crescere un'edilizia di tipo 'mediterraneo', qui si sono contratte per lasciar spazio a una cementificazione degna della 5a Avenue.
I più informati ora confermano che l'antico Hotel delle Nazioni, emblema degli anni del boom, si trasformerà in uno 'Sheraton', per sceicchi arabi . I più pessimisti sussurrano,al crepuscolo, come folata di inquietudine: 'Ma la darsena......... sta fallendo?'
Fantasie, per ora. Mentre i due o tre eterni capanni si preparano ancora al rito della riverniciatura stagionale, per riempirsi poi, a stagione avviata, di quello che capita.
Naturalmente è aumentato di pari passo il numero di veicoli, e il SUV del riminese medio, si è moltiplicato per mille.
La famosa 'mamma col gippone'- è un mio 'topos' aneddotico, -è diventata un esercito di 'mamme col gippone', con pretese anche didattiche.
Chi volesse accertarsene, dovrebbe postarsi al mattino, tra le otto e le otto e trenta, nei pressi della scuola elementare del secondo circolo, in via Sforza.
Lo schieramento cala puntuale e inesorabile, come un esercito d'occupazione.
E noi?
-Noi, chi?-si potrebbe obiettare.
Noi, che usciamo di casa per andare a comperare il latte, siamo qui, a lamentare monotonamente, insieme alle stagioni che non sono più quelle e ai giovani che non si innamorano più, anche questa orribile gimkana quotidiana tra lussuosissimi autoveicoli che strombazzano, sgasano, frenano di scatto, curvano a cento all'ora, massacrano con portiere aperte di botto, parcheggiano sui marciapiedi...
Aspettando la Barafonda del dopo-darsena.
Anna Rosa Balducci


















Pages : 1 2 3

Ma photo
il Rimino
Trafic
Noter ce blog :
1 5
674 connectés
54080 visiteurs
Ce blog est classé 2685ème
Score de ce blog : 4,69
Mes catégories
Mon calendrier
  Fév. 2007 >
L M M J V S D
   1234
567891011
12131415161718
19202122232425
262728