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Publié le 24/02/2008 à 19:06
Par antoniomontanari
Blog24022008 La campagna elettorale sta deragliando. Doveva essere all'insegna del 'volemose bene' veltroniano. Ormai è invece diventata un'arena infuocata.
Occorrerà che qualche mediatore intelligente s'incarichi di convincere le parti in campo che non giova a nessuno, tanto meno al proclamato bene comune, far degenerare la discussione in rissa.
Quando si legge la dichiarazione di mons. Elio Sgreccia rilasciata alla "Stampa" di stamane, si trema. Ha perfettamente diritto di affermare le ragioni della Chiesa e dei cattolici sulla vita. Ma non si può sintetizzare il discorso sul tema, come fa lui, con uno slogan che sbigottisce: la legge sull'aborto "è una norma che legalizza la soppressione di un essere umano".
Il problema a cui si ritorna inutilmente ogni volta, è sempre quello della laicità dello Stato.
Da una parte ci sono quelli che vanno alla ricerca dell'identità cristiana, su cui è sceso il sarcasmo di Ernesto Galli della Loggia nel suo editoriale di oggi nel "Corriere della Sera".
Dall'altra parte ci sono i cittadini che chiedono semplicemente l'affermazione della laicità dello Stato di cui dicevo, senza schiamazzi e senza vergogne per la loro posizione, più che legittima in base alla nostra Costituzione.
Galli della Loggia  osserva che in passato il "partito cattolico" non ha potuto impedire "un massiccio e per molti aspetti radicale processo di secolarizzazione". Quindi, i sogni odierni sono un po' fuori della storia del nostro Paese.
Ma lasciamo stare la discussione storiografica, sulla quale ovviamente quelli che sognano la rinascita del "partito cattolico" non possono essere d'accordo.
Veniamo al problema delle urne. Può la campagna elettorale essere volta all'insegna di questa drammatizzazione dei problemi morali, scoperti all'improvviso come cavallo di Troia per far passare, alla fine, soltanto una "grande coalizione" centrista? Non serve al Paese ed alle sue forze in campo gridare "al lupo, al lupo" non per cose nuove improvvisamente gettate sul tavolo verde delle urne di aprile, ma per leggi che possono essere oggetto di mediazioni, discussioni, miglioramenti. Ai quali non si arriverà mai partendo dal presupposto che la 194 "è una norma che legalizza la soppressione di un essere umano". Lo sapevamo che cos'è l'aborto. Perché ad esempio non si vuol parlare di prevenzione? Per lo stesso motivo. Anche qui verrebbe da mons. Greccia la stessa risposta: prevenire è commettere un delitto.
Allora il problema non è più politico. È che nella stessa Chiesa stanno imponendosi atteggiamenti ai quali certa parte del clero non crede, e su cui fa finta di essere d'accordo, per non essere punito.
Ma qui usciamo dal discorso delle urne bollenti, e mi fermo.

[Anno III, post n. 60 (437)]

Publié le 23/02/2008 à 19:08
Par antoniomontanari
23022008postBertinotti, Binetti, Bonino... Cominciano tutti con la lettera "b", i loro cognomi, ma all'appello del maestro, l'allievo Bertinotti non può rispondere. Gli altri sono in classe con tanto di giustificazione o raccomandazione che dir si voglia.
Invece Bertinotti è stato parcheggiato in qualche corridoio, nascosto alla vista della classe, perché potrebbe infastidire od indurre in tentazione con la cattiva compagnia con cui si ritrova.

Il maestro dalla penna ex rossa, Walter Veltroni, fa l'appello e pensa che prima di Bertinotti c'è un altro cognome con la lettera "b" che tanto avrebbe voluto nel suo registro, Berlusconi Silvio, ma lui non frequenta la scuola pubblica.
Un maestro privato va a casa sua tutte le mattine, gli fa recitare le orazioni, mica perché il maestro creda in Dio, ma soltanto perché così il buon Silvio può presentarsi da bravo cristiano per ricevere il meritato suffragio elettorale dalle folle oceaniche dei gazebo. E può apparire nel Tg5 (è successo anche oggi), nella gigantografia con il cupolone di San Pietro sullo sfondo come surrogato mediatico di chi sotto quel cupolone ci abita.

Il maestro Veltroni non può distrarsi in classe, perché quelle due allieve Binetti e Bonino non sono mica tanto docili. Non si sono tirate i capelli sinora, ma sono pronte a farsi qualche sgambetto.
La Binetti è molto attenta alle spiegazioni del maestro, scuote la testa, e sussurra: mica sono scema, alludendo a quella compagna di banco con cui ha poco o nulla da spartire se non la poca luce che viene dalla finestra.

L'allieva Bonino è stata accompagna a scuola dal padre putativo, Marco Pannella, di cui una volta si diceva, a casa di Veltroni, che se i comunisti mangiavano i bambini, i radicali ingoiavano in un solo boccone mamma e papà di quei bambini lasciati incustoditi sino all'arrivo dei famelici compagni.

Ci scommetto che un giorno o l'altro l'allieva Binetti farà partire  dai suoi amici, uno di quei fulmini che sono capaci di "ruinare" un bel pomeriggio di sole e di festa.
L'allieva Binetti è molto timida, una ragazzina seria, ma sapeste com'è corteggiata. Le dicono, papale papale, di prender su e d'andarsene via dalla classe del maestro Veltroni. Attenta che quello vi porta tutti alla scomunica. Pensate a chi ha fatto entrare in classe: ... quel signore attempato di Milano, come si chiama, ah sì, Veronesi: un miscredente, un ateo non devoto, uno scienziato soprattutto, pericoloso perché usa la testa, chissà che cosa combinerà...

Lei sa che è così (si dichiara "perplessa, smarrita e preoccupata"). Ma sotto i baffetti ride. "Buoni, buoni: lo frego io. Vedrete che batosta avrà sulla pagella elettorale il maestro Veltroni grazie alla mia presenza qui, nella sua classe".
Sul telefonino della Binetti arriva il messaggio del vescovo Antonio Lanfranchi, commissario Cei per l’evangelizzazione. Se la prende con "i 'testimonial' antiecclesiali che hanno sempre fatto battaglie contro i valori cristiani". L'alunno Veronesi con tratto delicato dice al maestro: "Non sono un anticristo militante". Lui gli risponde: "Bravo, continua così". Ma per il rumore della scolaresca e della campanella che suona, non ha neppure ascoltato le parole dell'alunno Veronesi.

[Anno III, post n. 59 (436)]
FONTE

anti_bug_fck
Publié le 22/02/2008 à 19:00
Par antoniomontanari
Giovinezza Volevo fare una battuta ieri, parlando della questione di Ciriaco De Mita. Il quale ha detto di avere 80 anni ma di dimostrarne 65. Volevo rovesciare il suo ragionamento. Io ne ho 65 e mezzo ma me ne sento circa 80, per essere ottimisti: dato che le mie ossa osteoporotiche ne dimostrano non meno di 90...
Quella battuta l'ho sentita stamani alla radio, da un articolo di Adriano Sofri. Ne vado orgoglioso. Vecchio sono, ma ancora intelligente.

Quando le distinzioni fra le persone si fanno in base all'anagrafe, tira brutta aria. Avete presente quel motivetto, "Giovinezza, giovinezza, primavera di bellezza..."? Giovani, ma carne da cannone...

Quando ero ragazzo io, dovevamo rispettare gli anziani, metterci in fila. A 40 anni ero considerato ancora troppo poco anziano per poter scrivere qualcosa su di un giornale, perché in quel settore del quale m'occupavo io c'era il monopolio di un vecchio amico di famiglia che aveva la mia età attuale.
Quando ho cominciato ad insegnare a metà degli anni Sessanta, le madri cercavano di mettere i figli nelle sezioni dei professori anziani, perché non si fidavano di noi giovani.
Quando sono 'maturato' io, i discorsi si erano rovesciati: tutti giovani vogliamo, troppi i vecchi che ci sono nella scuola.
Dato che "nessuno nasce imparato", l'età dovrebbe essere anche una specie di garanzia circa le esperienze maturate, non soltanto il dato oggettivo equiparato alla senescenza delle cellule cerebrali...
Essere magari smemorati non significa essere del tutto imbecilli.

Dal post odierno di Irene Spagnuolo, come al solito bravissima, vedo che il limite anagrafico dell'età da rifiutare si è abbassato ulteriormente. Una signora di 43 anni è scartata soltanto per la data di nascita. Siamo alla più pura follia.
Non sono competente come Irene sulle cose che scrive, ma mi sembra appunto che costituire squadre di persone dai 18 ai 30 anni sia l'espressione demenziale di una 'politica' cieca. La quale non s'accorge che il 26enne fa presto ad arrivare a 30 anni: e dopo dove lo mandi, in mezzo ad una strada?

De Mita scartato per i suoi 80 anni. Ma il prof. Veronesi accettato con i suoi 83. Allora, caro Veltroni? Ma non bastava dire che del leader dc non frega nulla al Pd? E che non lo volevate quindi tra i piedi? Non discuto la scelta, ma la modalità con cui è avvenuta. Perché anche nella mia città ci sarà un candidato al Senato per il Pd di primo pelo, Sergio Zavoli, classe 1923!

Post scriptum. La polemica contro i vecchi nella società italiana, l'ha avviata su "Repubblica" del 14 luglio 2007 Gad Lerner, come segnalai nel mio post "Giovinezze" (stesso titolo che uso oggi...).
Nello stesso giorno, il prof. Giovanni Sartori sul "Corriere della Sera", circa la proposta di Carlo Azeglio Ciampi (eletto a 79 anni presidente della Repubblica), di far chiudere a 55 anni ogni carriera politica, osservava: "Ho conosciuto moltissimi maestosi imbecilli di tutte le età, così come persone che restano intelligenti a 90 anni".


[Anno III, post n. 58 (435)]

Publié le 21/02/2008 à 17:15
Par antoniomontanari

Demita C'è stata l'eclissi di Luna. In contemporanea c'è stata l'eclissi di De Mita (oscurato da Veltroni). Domanda: ma De Mita dove sta, sulla Luna?
De Mita dimostra gli effetti perniciosi della divulgazione parascientifica di nozioni geriatriche, operata dal Cavaliere di Arcore circa il rapporto fra gli uomini politici e la loro età anagrafica.
Berlusconi, 72 anni ne dimostra secondo i medici 35. Un suo specialista di fiducia, tempo fa lo aveva dichiarato immortale. L'altra settimana Berlusconi in persona aveva annunciato un progetto suo e di don Verzé per allungare la vita media degli italiani a 120 anni.
Ovviamente sulla Luna non ci sarebbe soltanto De Mita che ha spiegato con molta rabbia in corpo che lui di anni ne ha 80, ma ne dimostra appena 65.
De Mita è in buona compagnia. Lui e colleghi che non vogliono cedere le armi (e le poltrone in Parlamento) formano l'agguerrito battaglione dei "rapidi ed invisibili" che non partono come i sommergibili d'un tempo, ma stando immobili lanciano terribili siluri ai compagni di partito.
Mica sono come le soubrette che il Cavaliere, tanto per alzare il morale e rallegrare le serate, vorrebbe far entrare in Camera.

Misss Una di loro, Aida Yespica, ha detto "no, grazie", con quella dolcezza tutta femminile che dovremo apprezzare nei momenti più pesanti della nostra vita politica. Se non altro per il fatto che se lei avesse accettato, ci saremmo trovati di fronte ad uno di quei personaggi che, come dice una vecchia battuta di varietà, prendono di petto le situazioni.
Non poteva mancare al riguardo il commento di Francesco Cossiga: "La signora Yespica è da lungo tempo una delle più care amiche di Berlusconi, e lui notoriamente ne apprezza molto le doti di intelligenza, nonchè quelle artistiche: l'avvenenza delle donne, come è noto, non lo ha mai interessato".
Ha anche precisato Cossiga: "Silvio Berlusconi è anzitutto un grande impresario teatrale che crede che la bella apparenza conti anche elettoralmente: basta dare uno sguardo agli elementi femminili del suo gruppo".
Ecco scoperto perché De Mita non ha rinunciato, non è di "bella apparenza" e non recita (insomma, non si spoglia) alla tivù del Capo di Buona Speranza.
Purtroppo tutte queste amene discussioni di cronaca pseudo-politica hanno oscurato una voce girata questa notte circa l'oscuramento della Luna da parte della Terra a causa del movimento di quest'ultima attorno al Sole.
Alcuni gruppi ispirati al pensiero tradizionalista in campo scientifico e religioso, hanno diffuso lungi comunicati per smentire non soltanto la notizia dell'eclisse, ma la possibilità che essa potesse verificarsi secondo le false idee laiche dell'ombra della Terra proiettata sulla stessa Luna.
La Terra sta ferma, dicono quei gruppi che per dimostrare le loro ragioni domenica prossima si raduneranno in una nota piazza romana, dopo aver invitato esponenti moderati di tutti i partiti politici italiani.

Il post di ieri, si legge qui.


[Anno III, post n. 57 (434)]

Publié le 19/02/2008 à 18:36
Par antoniomontanari
Fattipiuinla L'inno delle Sorelle Bandiera a "L'altra domenica" di Renzo Arbore, s'intitolava "Fatti più in là".

Potrebbe essere adottato da tutti i competitori elettorali per "par condicio".
I nostri "Fratelli Bandiera" compiono spostamenti progressivi del programma comune in solitari esercizi di virtuosismo oratorio. Berlusconi s'è buttato in braccio a Fini, ad esempio. Veltroni ha mollato la sinistra del centro-sinistra.

Prendete poi Antonio Di Pietro. Considerato da sempre alla destra di tutti quelli con cui si accompagnava, tacchete, all'improvviso ti spunta alla sinistra dello stesso Re dei sette colli, spingendo sul conflitto d'interessi e sulla riforma del sistema radiotelevisivo.

Per aver ragione, Di Pietro ha ragione: “C’è una sentenza della Corte di giustizia europea che va rispettata. Senza una corretta informazione ed il pericolo che il controllore venga nominato sempre dal controllato, non c’è pari opportunità nel Paese. Ecco perchè noi riteniamo che, a prescindere dal Berlusconi di turno, sia necessario di risolvere alcune questioni di democrazia del Paese".

Ma non sempre vince chi ha ragione. Ha sempre ragione chi vince, da che mondo è mondo.

Ma se Di Pietro si sposta così a sinistra di Veltroni, che fine farà l'etichetta di sinistra radicale sinora appioppata a Diliberto e soci? Ce li ritroveremo affratellati a Fini e Berlusconi? Dio non voglia.

Essendo la politica una cosa seria, diversamente dal mio discorso, un breve appunto.
Quando il Cavaliere appare in televisione si fa inquadrare con immagini religiose.
Berlusconi_tg4 Ieri sera è stata la volta di una Madonnina lignea sul Tg4.

Ma giorni fa Berlusconi era 'fotomontato' sopra una panoramica romana in gigantografia per il Tg5, con al centro (udite! udite!) "nientepopodimenoche" il cupolone di San Pietro.

Il mio breve appunto è, appunto, serio. Non altrettanto è lo scomodare il sacro ad uso e consumo elettorale come il Cavaliere di Arcore fa per conquistare il monopolio del voto cattolico.

[Anno III, post n. 55 (432)]

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