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Publié le 20/02/2009 à 10:46
Par antoniomontanari
Maurizio Gasparri e Gaetano Quagliariello, capogruppo e vice-capogruppo vicario del PdL al Senato, hanno accusato il padre di Eluana Englaro di aver "offeso gratuitamente il Parlamento". E di agire per introdurre l'eutanasia in Italia.
La colpa di Beppino Englaro starebbe nell'aver definito una "barbarie" la legge sul testamento biologico: "Una legge assurda e incostituzionale".
Quel "gratuitamente" rivolto da Gasparri e Quagliarello come una sberla a Beppino Englaro, è un'offesa alla logica prima che alla persona. Il padre di Eluana ha pagato duramente per avere ora il diritto di esprimersi e di giudicare una proposta di legge. Gasparri e Quagliarello lo hanno aggredito in una maniera che rivela non soltanto una concezione della politica, ma una terribile concezione della vita.
[20.02.2009, anno IV, post n. 58 (778), © by Antonio Montanari 2009. Mail] Divieto di sosta. Antonio Montanari. blog.lastampa.it
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Publié le 19/02/2009 à 17:23
Par antoniomontanari
Si marinava la scuola, si marina il pesce, ora si "marina" pure il Pd. Il nome di Franco Marini suggerisce il titolo per una ricetta i cui ingredienti si ricavano dall'intervista da lui concessa a Paola Di Caro sul "CorSera" di oggi. Dunque Marini se la prende con il "nuovismo" e sottolinea l'importanza di "portarsi dietro le nostre storie, che sono la nostra forza". Contrario ad ogni categoria assoluta, e quindi pure alle contrapposizioni fra giovani e vecchi, Marini rivendica un ruolo anche per i "politici con esperienza".
Marini aggiunge che, se occorre "portarsi dietro le nostre storie", non si può però sperare di tornare sui vascelli di provenienza che sono stati bruciati. Quindi, o mangiar questa minestra o saltar dalla finestra. Il passato è chiuso, se lo si sogna per tornare indietro. Il passato vuol dire qualcosa se si va avanti. Ma se si sta fermi? Si fa la sintesi, spiega Marini. Ma sintesi non significa dibattito e dialogo soltanto, significa conciliare posizioni che talora appaiono inconciliabili. Vedi lo scontro Binetti-Marino.
In questo contesto i richiami dei "grandi vecchi" non servono a nulla. Il modo va avanti. "Bisogna dare risposte riformiste ai cittadini sui temi cruciali del Paese oggi", sono parole di Marini, è una formula elegante di quella "sintesi" a cui Marini si ispira in astratto. Il mondo concreto però è tutta un'altra cosa. Ripetiamo, si veda lo scontro Marino-Binetti. Marini da che parte sta, al di fuori degli alti pensieri, delle nobili parole, degli ispirati concetti da padre nobile?
Questo Pd "marinato" è un prodotto tipico del made in Italy. A proposito del Bel Paese. Riferisce Alexander Stille su "Repubblica" che un suo collega americano gli ha scritto: "Fammi capire: viene condannato per corruzione il coimputato del primo ministro ma si dimette il capo dell'opposizione".
Sullo stesso giornale debutta come (aspirante) teologo il presidente della Camera Gianfranco Fini, con un pezzo dedicato alla "laicità positiva". Una "sintesi" perfetta, che avrà fatto felice Marini. E se Fini diventasse segretario del Pd "marinato"? Facciamoci un pensierino, non si sa mai...
[19.02.2009, anno IV, post n. 57 (777), © by Antonio Montanari 2009. Mail]
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Publié le 18/02/2009 à 18:02
Par antoniomontanari
Questa Italia da Gattopardo, ha sbuffato Walter Veltroni nell'addio alla segreteria del Pd. E' da mezzo secolo che ci sentiamo ripetere la citazione. L'Italia da Gattopardo, ovvero il Bel Paese che ama realizzare la filosofia di Tancredi: "Se vogliamo che tutto rimanga com’è bisogna che tutto cambi". Il guaio, caro Veltroni, è che qui nulla è cambiato, ma nulla è rimasto com'era. Anzi tutto è andato di male in peggio. Gattopardi? Insomma, certuni sono Tigri ed altri Pecore. Ognuno per il suo tornaconto.
Veltroni paga per colpe non sue. E' un po' come il Bertoldo che si salvò dall'impiccagione per aver ottenuto di scegliere lui l'albero a cui essere appeso. Ma ritornato a corte, i menu raffinati del re gli rovinarono la salute.
I menu raffinati del Pd sono quelli di quanti non vogliono accettare un'Italia riformista e liberale che abbia come unica sigla la laicità.
Questa Italia da finti Gattopardi e da veri baciapile, ha fregato a Veltroni il suo sogno. Il sogno vaticano, realizzato e trionfante, è stato quello di confondere le carte sul tavolo: bussare a quattrini al governo, bacchettare i vecchi democristiani, innalzare a gloria perenne il Defensor Fidei Berlusconi. Ed ora ci troviamo così malridotti. A fare ancora un amarcord letterario del "Gattopardo", per non aver avuto il coraggio di compiere scelte di campo fra opzioni inconciliabili fra loro.
I cocci del Pd non sono i cocci soltanto di Veltroni. Non significa nulla cambiare segretario. Si ha il coraggio di far sapere al di là del Tevere che la laicità dello Stato è un bene indisponibile? Sinora il Pd non ha mai fatto una scelta non dico condivisa da tutti, ma almeno a maggioranza. La questione delle due anime è stata la dannazione che ha sfiancato Veltroni ed annientato il Pd. Non ne hanno colpa D'Alema o Bersani.
Ne va del futuro di tutti, almeno di quell'Italia che non crede negli uomini della Provvidenza, nel razzismo leghista, nell'arbitrio diventato norma di diritto grazie a tante leggi imposte dai governi Berlusconi e tollerate dalle omissioni di gran parte degli oppositori.
[18.02.2009, anno IV, post n. 56 (776), © by Antonio Montanari 2009. Mail]
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Publié le 17/02/2009 à 16:58
Par antoniomontanari
I sardi hanno detto la loro. Adesso gli altri non debbono fare i sordi. La crisi del Pd non è un'invenzione post-elettorale per la sconfitta di Soru. Nel giugno scorso, chiudevamo un post con queste parole: "Veltroni dovrebbe lasciare, Prodi ripensare il suo abbandono, lo spirito ulivista essere ripescato e rivissuto in questa grave emergenza costituzionale dell'Italia." Oggi, finalmente, Veltroni lascia. Con onestà e velocità di riflessi recuperata in extremis, in un contesto ormai per lui insostenibile: "Per molti sono un problema", avrebbe detto...
Dallo scorso giugno ad oggi niente di positivo è avvenuto nel Pd. Anzi le minacce odierne della sen. Paola Binetti di lasciare il partito perché il collega chirurgo Ignazio Marino avrebbe aperto all'eutanasia, aggravano ulteriormente il quadro 'clinico' circa la laicità del Pd e dello Stato.
Per il ricambio, più si aspettava peggio sarebbe stato. L'alibi delle elezioni europee non poteva funzionare. Per Veltroni, se restava in carica sino all'estate, si preparava una lezione sonora, con un'astensione mai vista. Non sono sporchi e cattivi gli elettori, se non vanno alle urne. Sono incoscienti quei dirigenti del Pd che non prendono atto che ha ragione Cacciari: "E' il Pd nel suo insieme che non va". Ne hanno fatto un movimento che naviga a vista fra Vaticano e Palazzo Grazioli, e non ha mai visitato Porta Pia.
Veltroni lascia, ma le colpe non sono tutte e soltanto sue. Nel Pd hanno fatto confluire cento anime diverse, un esperimento di genetica politica accettabile nel contesto dell'Ulivo, pericoloso nell'isolamento che sottolinea più i contrasti che le convergenze. Veltroni ha cacciato Prodi, che non era un mito né un padre nobile da venerare secondo i riti ottocenteschi. Ma è stato un politico onesto che resterà assieme a Ciampi nell'albo d'onore repubblicano. E questo va ricordato soprattutto per un fatto: oggi è finalmente stato "applicato" per il capo del governo il "lodo Alfano" in un processo conclusosi a Milano con una condanna dell'imputato a 4 anni e 6 mesi. Di Pietro si lecca i baffi: "Siamo l'unica opposizione, noi", in questo Paese dove, se fosse normale, il presidente del Consiglio si sarebbe già dimesso. [17.02.2009, anno IV, post n. 55 (775), © by Antonio Montanari 2009. Mail]
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Publié le 16/02/2009 à 17:59
Par antoniomontanari
Il ministro Giulio Tremonti torna ad elogiare Romano Prodi. Stamani sul "Messaggero", con una breve lettera al direttore, piena di elogi verso il premier dell'Ulivo: "Romano Prodi pubblica sul suo giornale articoli sempre di grande interesse, questo è di grandissimo interesse e, se posso aggiungere, è anche un articolo che esprime la 'cifra' della grande politica".
Insomma, per Tremonti, Prodi è un grande economista ed un grande politico. In queste parole si nasconde forse un obiettivo preciso: comunicare a tutti che, al contrario di Prodi, Berlusconi non è né un grande economista né un grande politico.
Non è la prima volta che succede, e non sarà neppure l'ultima. Il 18 gennaio, ospite in tv di Fabio Fazio, Tremonti aveva dichiarato che Prodi "ha ragione quando dice che non esistono soluzioni nazionali a una crisi globale".
Giovanni Sartori aveva preso spunto da queste parole per contrapporre, sul "Corrierone", l'ottimismo di Berlusconi alle incertezze di Tremonti ("si divincola tra dire il vero e esternare assurdità", e soprattutto "pasticcia tra previsioni e ipotesi").
Dopo il cambio di rotta del cavaliere che venerdì 13 febbraio si è detto "preoccupato" per una crisi le cui dimensioni "non sono ancora del tutto definite", Tremonti rincara perfidamente la dose. L'elogio di Prodi non è un gesto di cortesia formale. Può essere inteso tranquillamente come un (nuovo) atto di plateale dissenso verso il capo del governo di cui fa parte.
Tremonti chiude la sua lettera concordando con il professore e con un ringraziamento "di cuore" che immaginiamo diretto al fondatore dell'Ulivo e non al direttore del "Messaggero". Che cosa ha detto Prodi di tanto illuminante da fulminare Tremonti sulla via per Bologna? Che "per non passare da una crisi all’altra serve un leone non un gattino".
Adesso attendiamo un altro editoriale di Sartori. In quello che abbiamo ricordato, citava a scopo di derisione una sentenza di Tremonti: il prevedere è "un mestiere da astrologi". Ora che il ministro in carica dimostra di apprezzare più i leoni dei gattini, si potrebbe dire che un bravo economista non fa le fusa ai mici, ma scende nella gabbia debitamente addobbato come un domatore da circo.
Ma attenzione perché a volte, per scherzo, in quella stessa gabbia passano pure tremebondi pagliacci. Attenzione anche perché il rispettabile pubblico, quello che paga il biglietto agli spettacoli e le spese delle crisi (di tutte le crisi), sa distinguere bene tra chi fa sul serio e chi si comporta da clown.
[16.02.2009, anno IV, post n. 54 (774), © by Antonio Montanari 2009. Mail]
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