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Publié le 10/02/2009 à 17:10
Par antoniomontanari
Blog_mentana Nulla succede per caso. Ieri la notizia della scomparsa di Eluana Englaro è arrivata sui teleschermi verso le 20.30 (fonte Tg1 e Tg5).
Immaginavo che la serata, nelle reti principali, sarebbe stata dedicata al fatto. Tenendo conto soprattutto del grave episodio degli scontri verbali avvenuti in Senato.
La rete ammiraglia di Mediaset, Canale5, ha alzato bandiera bianca.
Il direttore editoriale di Mediaset, Enrico Mentana, per protesta ha presentato le dimissioni. Mediaset le ha accettate ed immediatamente sospeso il suo programma, Matrix.

Il Comitato di redazione del Tg5 ha protestato per quella bandiera bianca in una partita andata tutta a favore del "Porta a porta" speciale di Rai1.
Questo un passo del suo comunicato: "Sconcerta la decisione dell'azienda di accettare su due piedi le dimissioni di uno dei più autorevoli giornalisti italiani, patrimonio di Mediaset, fondatore del Tg5 e di Matrix, autore di successi che hanno dato lustro, credibilità e anima alla nostra televisione. La decisione poi di non mandare in onda Matrix neanche a mezzanotte come previsto, appare come una vera e propria ritorsione".

Tg090209 I giornalisti del Tg5 chiedono ai vertici aziendali un incontro urgente per chiarire "se l'informazione è ancora una delle priorità dell'azienda".

Il caso di Mentana non riguarda soltanto Mediaset. Avviene in un momento di grande confusione politica.

Con il proprietario dell'azienda che è presidente del Consiglio, censore dell'operato del capo dello Stato, controllore dell'informazione pubblica (Rai).

E mentre la Commissione di vigilanza Rai è appena uscita da un fase critica, quella di Villari cacciato e sostituito da Zavoli, e sta entrando in un periodo che sarà burrascoso e non facile con le famigerate "nomine" nei vari settori dell'azienda pubblica.

Sullo sfondo sta il pateracchio sanremese, dove Rai e Mediaset sembrano fondersi quasi a rappresentare idealmente lo stato comatoso dell'informazione pubblica.

C'è un'icona gentile ed eloquente per raffigurare l'andazzo di viale Mazzini, Lorena Bianchetti. Accusata o sospettata di aver fatto carriera grazie al Vaticano, lei (ovviamente) nega, e spiega che i suoi sponsor sono i camionisti.
Blog_bianchetti Bella e brava Lorena, non ci prenda per cretini, facendoci credere che a scegliere lei per condurre la rubrica religiosa (per la quale scriveva pure i testi), siano stati i camionisti. Non ci risulta che abbiano, costoro, rapporti diplomatici ufficiali con la Santa Sede.

Fatevi, belle ragazze, tutte le carriere che volete, ma non tentate di dimostrare di aver scarsa fantasia nell'accreditare certe insostenibili leggende.

Torniamo ad ieri sera. La bandiera bianca di Canale 5 dalle 21 in avanti mi ha richiamato alla mente quanto accaduto il 22 novembre 1963. Alle 19.58 "un lancio d’agenzia annuncia che il presidente degli Stati Uniti d’America John F. Kennedy è stato gravemente ferito mentre in auto attraversava Dallas (Texas), a fianco della moglie Jacqueline. Alle 20.34 giunge la notizia che Kennedy è deceduto. Il telegiornale della Rai, condotto dall’annunciatore Mario Raviart, in segno di lutto interrompe la trasmissione iniziata da pochi minuti. Parte il monoscopio e, come sottofondo per parecchi secondi, va in onda un valzer di Strauss". (Fonte, "il Rimino" e sito "Montanari".)

Il potere politico sogna di poter gestire un'informazione finta come quel cronista che appunto non lo è ma si presenta tale dove arriva una telecamera per intervistare un personaggio della vita governativa o parlamentare. Cronista_fantasma Non fa male a nessuno. Così i politici vorrebbero che fossero cronisti e commentatori. Innocui. Ma questo non appartiene alla democrazia.

[10.02.2009, anno IV, post n. 48 (768), © by Antonio Montanari 2009. Mail]

Sorriso
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Publié le 10/02/2009 à 16:10
Par antoniomontanari

Blog_eluana... "ma valida / venne una man dal cielo, / e in più spirabil aere / pietosa il trasportò"

Ci piace pensare che anche per Eluana dal cielo una mano pietosa sia scesa a trasportarla "in più spirabil aere".

Publié le 09/02/2009 à 17:16
Par antoniomontanari
Blog_olivetti_roberto Il "programma 101", cioè il primo mini-computer del mondo, ed il primo grande calcolatore europeo Elea sono due esempi di una storia grande, nata e vissuta dalla Olivetti. La scomparsa di Adriano Olivetti nel 1960 bloccò il sogno elettronico italiano, scrive oggi Mario Pirani su "Repubblica": "Si consumò allora la grande illusione del figlio Roberto (1928-1985), un genio misconosciuto dell'industria innovativa" che invano si batté a favore dell'elettronica.

È una vicenda nota. Pirani la ripropone come esempio simbolico della miopia dell'aristocrazia dell'imprenditoria nazionale e del nostro mondo bancario. Da loro venne l'obbligo di chiudere la divisione elettronica, "buona tutt'al più per fare giocattoli".

Da qualche parte conservo altri ritagli su questa vicenda. Ne parlo sempre quando si discorre con qualcuno delle magnifiche sorti e progressive del Bel Paese. Avremmo potuto avere un diverso destino economico, con altre teste alla guida del baraccone. Ne sono convinto. Siamo invece rimasti la periferia di un impero che ha cambiato volto in fretta, e ha per un certo periodo premiato i furbi. Questi furbi hanno delocalizzato dal Nord-est italico nell'Est europeo. Poi hanno cominciato ad odiare quei cittadini dell'Est europeo che giungevano nel loro Nord-est.

Chi va a braccetto con i leghisti non ama né il progresso culturale né quello scientifico. Fa trionfare la beceraggine televisiva da grandi fratelli e piccole sorelle, per usare eufemismi. Il culmine è stato raggiunto in questi ultimi giorni. Con forme di mignottismo politico che poco di buono promettono per le sorti del nostro Paese.

Meditiamo, meditiamo gente sulla "carica del 101" buttato a mare, perché l'elettronica era "buona tutt'al più per fare giocattoli". Volete metterla a confronto con mafia e camorra, due marchi di qualità che resistono all'usura del tempo? Noi oggi in Italia non ricordiamo gli eroi degli ambienti industriali come Roberto Olivetti (foto), ma abbiamo un presidente del Consiglio che ha decorato del titolo di eroe un carcerato che resistette al solletico dei giudici per farlo parlare male di lui.

Per la storia del "101", si legga on line il libro di Pier Giorgio Perotto, da questo link.

[09.02.2009, anno IV, post n. 46 (766), © by Antonio Montanari 2009. Mail]

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Publié le 08/02/2009 à 16:46
Par antoniomontanari
Ciampi_blog_080209 1. Carlo Azeglio Ciampi conferma la gravità della crisi istituzionale nella quale il capo dell'esecutivo ha fatto precipitare l'Italia.
Intervistato da Sebastiano Messina su "Repubblica", l'ex capo di Stato ha detto: il presidente della Repubblica "non può essere ridotto a un passacarte del governo".

Il problema riguarda la valutazione dei "casi straordinari di necessità e d'urgenza" previsti dalla nostra Costituzione per i decreti-legge (art. 77).
Ciampi spiega che "il Capo dello Stato emana i decreti legge, cioè li firma".
La firma, precisa, "non è affatto un atto dovuto. Il presidente della Repubblica deve essere convinto della necessità del provvedimento. Non può essere ridotto a uno spolverino, a un passacarte del governo. La sua firma deve essere un atto convinto, meditato. Non è affatto un visto. Rientra pienamente nei poteri che gli assegna la Costituzione".

2. Ciampi è un galantuomo. Le sue parole vanno accolte come una lezione utile per valutare la situazione di crisi istituzionale voluta da Berlusconi per spianarsi la strada (è storia vecchia...) verso il Quirinale.

Ciampi2_blog Nell'aprile 2008, Ciampi e Napolitano furono attaccati da Berlusconi per lo stesso motivo di oggi, i decreti-legge: "Sappiamo che ogni decisione del Consiglio dei ministri dovrà passare per le forche caudine di un capo dello Stato che sta dall'altra parte. Ricordo i rapporti con Carlo Azeglio Ciampi...".

Il Quirinale allora rispose: "La presidenza della Repubblica, chiunque ne fosse il titolare, ha sempre esercitato una funzione di garanzia...".
Così si espresse Ciampi: "L'obiezione da noi mossa al testo inviatoci allora da Palazzo Chigi, prima che fosse approvato al Consiglio dei ministri, riguardava solo l'incostituzionalità del premio di maggioranza nazionale per il Senato, che era in palese contrasto con l'articolo 57 della Carta".
Ciampi, dichiarò P. F. Casini oggi, è "un galantuomo che ha fatto onore all'Italia".

3. Nel luglio 2007, Napolitano aveva invitato tutti, maggioranza ed opposizione, a "calmare i bollenti spiriti".

Napolitano_blog_080209 Successivamente, Napolitano si è sempre adoperato per le riforme condivise. Lo scorso luglio, parlando della firma del "lodo Alfano", cominciavamo il post così: "Sul primo Colle d'Italia si corre una gara che mira non a distruggere ma a consolidare la Costituzione".

Aggiungevamo: "Napolitano è una persona perbene. La sua prudenza politica lo ha portato a scegliere la firma del "lodo Alfano", quando avrebbe potuto percorrere altre due strade".

4. Adesso Napolitano ha abbandonato quella linea di prudenza istituzionale che gli era apparsa necessaria in vista del traguardo delle riforme condivise.
Davanti al ripetersi di un contrasto insanabile con palazzo Chigi, Napolitano non poteva aderire ad un decreto che non riguarda questioni politiche come il "lodo Alfano", ma ben più delicate e sottili questioni giuridiche come la sorte di una persona malata.

Berlusconi_blog_080209 Allora, nello scorso luglio, Carlo Federico Grosso scrisse sulla "Stampa" parole profetiche: "Di mediazione in mediazione, il quadro delle riforme compiute o in gestazione [...] è comunque desolante. Si è trasformato il presidente del Consiglio in una sorta di Principe liberato, sia pure a termine, dalle normali, doverose, responsabilità giudiziarie...".

La svolta del Colle chiarirà molte cose, almeno ci auguriamo, per il bene della democrazia. Di quella democrazia nata, assieme alla Costituzione repubblicana, dalla tragedia di una guerra voluta dal fascismo, come Berlusconi sempre dimostra di non voler ricordare.

4. Casini difese Ciampi. "Rispetto" ha manifestato adesso a Napolitano. Ma nello stesso tempo  ha dato il suo consenso al governo. Equilibrista, Casini aspetta il passo falso di Berlusconi per accreditarsi come candidato del Vaticano alla guida dell'Italia. Quel Vaticano, il cui stato confusionale (con "enorme caduta di credibilità") è analizzato da Barbara Spinelli nel suo editoriale sulla "Stampa", intitolato "Il potere apparente della Chiesa".

5. Di Pietro oggi scrive: "Essere descritti come uno che sta con Berlusconi, proprio nel momento in cui lui sta cercando di dare il colpo finale alla democrazia italiana, fa venire la pelle d'oca solo a pensarci". Si riferisce a quanto riportato stamani dalla "Stampa": "Non ho mai parlato con l'asserito intervistatore".

[08.02.2009, anno IV, post n. 45 (765), © by Antonio Montanari 2009. Mail]

Divieto di sosta. Antonio Montanari. blog.lastampa.it
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Publié le 07/02/2009 à 17:30
Par antoniomontanari
7duefebb09stampa E' stato breve il passo per Berlusconi dal discorso generico ("Non mi siederò mai al tavolo con questa sinistra leninista e antidemocratica. E sulla giustizia sono pronto a cambiare la Costituzione"), alla precisa minaccia sbattuta in faccia al presidente della Repubblica: "Se non ci fosse la possibilità di ricorrere ai decreti tornerei dal popolo a chiedere il cambiamento della Costituzione e del governo".

Ciò che addolora è il terribile gioco politico fatto sopra un dramma, quello di Eluana Englaro e della sua famiglia.

Approfittando di questo dramma, Berlusconi ha cominciato a calpestare la Costituzione.

Art. 77.

Quando, in casi straordinari di necessità e d'urgenza, il Governo adotta, sotto la sua responsabilità, provvedimenti provvisori con forza di legge, deve il giorno stesso presentarli per la conversione alle Camere che, anche se sciolte, sono appositamente convocate e si riuniscono entro cinque giorni.

I decreti perdono efficacia sin dall'inizio, se non sono convertiti in legge entro sessanta giorni dalla loro pubblicazione. Le Camere possono tuttavia regolare con legge i rapporti giuridici sorti sulla base dei decreti non convertiti.


[07.02.2009, anno IV, post n. 44 (764), © by Antonio Montanari 2009. Mail]
Divieto di sosta. Antonio Montanari. blog.lastampa.it
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