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Publié le 14/03/2008 à 17:40
Par antoniomontanari
2623In quella parodia del carnevale di Viareggio a cui ormai si è ridotta la campagna elettorale in Italia, ci mancava soltanto (come ciliegina sulla torta) l'arrivo in gara del signor Emanuele Filiberto di Savoia.
A Milano ha dichiarato (lo scrive stamani su "La Stampa" Chiara Beria di Argentine): "All'Italia non voglio chiedere niente, voglio solo dare". Per questo si candida.

 

Grazie del pensiero, ma non si disturbi. Da lei non vogliamo nulla. Di lei non ci fidiamo. Lei forse non lo sa, ma fu un Savoia che si fece trascinare nella rovinosa guerra del 1940-1945, lo stesso re d'Italia che firmò le leggi contro gli ebrei nel 1938.
Quindi, signor Emanuele Filiberto ci risparmi dichiarazioni da starlette in calore ed in cerca di pubblicità. Glielo dice uno che è nato nel 1942, e la prima immagine che ha memorizzato è quella di una jeep nell'ultimo dei quattordici sfollamenti a cui è stato costretto sotto le bombe. Con la guerra abbiamo perso tutto, abbiamo salvato soltanto una valigetta con le fotografie di famiglia. Abbiamo portato i calzoni alla zuava con le pezze al culo non perché andasse di moda, come adesso è per i pantaloni stracciati delle grandi firme.

Signor Savoia, resti nel suo vuoto pneumatico mentale dimostrato dal fatto che per rispetto verso quel bisnonno che insediò Mussolini nel 1922 (mai sentito parlare di "marcia su Roma"?) e che lo arrestò nel luglio 1943, non evita di stringere mani che non dovrebbero avere molta simpatia nei suoi confronti, quale ultimo erede di quella dinastia che tradì il duce, come dicevano una volta i nostalgici della Buonanima.
Ma lei dell'Italia conosce soltanto le notizie del campionato di calcio. Inutile spiegarle tante cose. Un solo invito, pressante cortese e soprattutto democratico: "Indietro, Savoia". Non c'è trippa per gatti.


[Anno III, post n. 79 (456)]

Publié le 13/03/2008 à 18:13
Par antoniomontanari
Paci01b Gentile Francesca Paci, leggo il suo articolo con la denuncia di dover "cancellare i messaggi di odio" che lei riceve, in una giornata in cui la cronaca offre spunti molto tristi come le sue parole.
L'ultimo è nella notizia della uccisione dell'arcivescovo caldeo Faraj Raho, rapito alcune settimane fa in Iraq.
Ma ci sono altre notizie di cronaca in cui uomini prigionieri non di un nemico in armi ma di una condizione di vita che a loro è parsa terribile, hanno posto fine ai loro giorni: un ginecologo ligure ed un operaio. Il primo per una vicenda su cui dovrà far luce la Magistratura, il secondo per essere rimasto senza lavoro (e, diceva, "senza dignità").
Ciò che spaventa che è ormai ogni discussione diventa parossistica al punto che secerne grandi quantità di quell'odio che Francesca Paci vede riversarsi sul suo blog.
Tre minuti fa su "La Stampa" è apparso questo testo: "Domani il quotidiano Il Foglio titolerà «A Genova un bambino è stato abortito per un reality show», e manifesti con questo slogan verranno affissi già da questa sera in diverse città italiane. Lo ha annunciato Giuliano Ferrara durante una conferenza stampa convocata per commentare le vicende del capoluogo ligure, durante la quale ha anche risposto a quanti gli attribuiscono una responsabilità nella vicenda".
Si resta senza parole, soltanto con un grave spavento che è reazione piccola, molto piccola davanti ai drammi grandi che la cronaca ci ha illustrato. Il nostro personale spavento può soltanto servire a condividere lo stupore angosciato, se posso dir così, di Francesca Paci che elenca quei messaggi di odio nelle loro articolazioni: "Odio per me, alternatamente "sporca sionista" o "sgualdrina dei kamikaze", odio per "gli ebrei" o per "gli arabi", odio per i vari partecipanti a questo blog rei di simpatizzare per l'uno o per l'altro dei contendenti".
Non avrei voluto scrivere nulla, oggi, per questo mio personale stato di disagio davanti ad eventi che lasciano sbigottiti. Mi sono deciso di inserire questo post per inviare a Francesca Paci la solidarietà di un cittadino qualsiasi e per ribadire la necessità che comportamenti civili e corretti ispirino i nostri discorsi ed i nostri commenti. Non soltanto sui blog ma nella vita di tutti i giorni.
Ma mi chiedo quali stimoli verso questi comportamenti civili e corretti arrivino da certa parte della nostra classe politica, se il leader del Partito della libertà indicava ad una precaria come via di scalata sociale non il lavoro o lo studio, ma il matrimonio con un buon partito, magari il figlio di un industriale. Queste le parole pronunciate da Berlusconi ieri sera al Tg2: "Per risolvere la precarietà? Basta sposare mio figlio o un milionario". Se così parla chi ha responsabilità politiche, non meravigliamoci di quanti poi inviano ai blog "i messaggi di odio".
(Aggiornamento, 14 marzo, 9:21)
Publié le 03/03/2008 à 18:59
Par antoniomontanari

2286part Oggi il Cavaliere ha detto che il suo rivale Veltroni presenta candidature-spot "per blandire la borghesia". Se è un'accusa, Berlusconi la pensa come Bertinotti. Altrimenti, è la confessione di un fallimento. La "borghesia" abbandona il signore di Arcore, attratta dal re dei sette colli? Niente di strano.
Ci aspetta un mese di comizietti elettorali la cui sceneggiatura sembra ricalcare certi copioni alla Verdone. La commedia all'italiana è una costante non soltanto del cinema. La politica se ne è sempre nutrita. Adesso sembra farsene un'abbuffata un po' triste e molto ridicola.

Veltroni ammette di non amare più la sinistra ("Somos reformistas, no de izquierdas", siamo riformisti non di sinistra: ha dichiarato a "el Pais"). Le sue parole spaventano Berlusconi. Che ne ricava la conferma di avere un pericoloso concorrente al centro. La scelta che Veltroni ha fatto di candidare Massimo Calearo, industriale del Nord-Est, è alla base della battuta odierna di Berlusconi sulle candidature-spot "per blandire la borghesia".

La discussione elettorale rischia di svolgersi su questi toni infinitamente tristi. Quel Calearo favorevole allo sciopero fiscale dei Leghisti, dunque rappresenta il nuovo del Pd. Ma il cavaliere simboleggia un vecchiume corporativistico simile a quello che propone Veltroni (operai e 'padroni' uniti nella 'lotta'). Tutti assieme appassionatamente, dunque, ma per andare dove?
Veltroni ipnotizza le folle con il ricordo del vecchio governo (quello del Prodi presidente del Pd!) condizionato dalla necessità di mettere tutti d'accordo. Ma questo 'nuovo' partito che offre agli elettori un sostenitore dello sciopere fiscale leghista, non corre il rischio di farsi strangolare e di fallire l'obiettivo?
Calearo non è l'unico a sostenere che non c'è differenza tra destra e sinistra. Conosco candidati che da tempo lo sostengono, l'ho scritto e loro mi hanno tolto il saluto, alla faccia della democrazia che vogliono incarnare.

Nel giorno degli abbandoni (Baudo lascia Sanremo e Mastella è lasciato solo a Ceppaloni), sorride malignamente Casini. Il quale già il 4 dicembre 2006 aveva dato il suo addio al cavaliere: "ormai la Cdl non ha più senso per cui i vertici li facciano loro, li facciano Berlusconi, Fini e Bossi".
Il giorno dopo, 5 dicembre 2006, Ernesto Galli della Loggia sul "Corriere della Sera"  aveva dato formalmente il benservito al cavaliere, confermando la posizione di Casini: Berlusconi "è stato incapace di elaborare una qualsiasi forma di rappresentanza sociale e di cultura della mediazione, probabilmente perché politicamente sprovvisto di una qualunque vera idea forte. La rivoluzione liberale è così rimasta una formula. Tutto si è fermato agli slogan e come partito (non come lista elettorale!) Forza Italia è rimasta un partito di plastica".

Da allora ad oggi che cosa c'è stato di nuovo? Il cambio di nome, l'apparizione dei "Circoli" e di una signora MVB messa in ombra negli ultimi giorni dai vecchi apparati. E soprattutto Veltroni che sta rubando la scena al cavaliere non per dire cose "di sinistra", ma offrire agli elettori anche un personaggio già favorevole allo sciopero fiscale dei Leghisti.

[Anno III, post n. 68 (445)]

Publié le 02/03/2008 à 18:34
Par antoniomontanari

Papa02032008 Due notizie lasciate un poco in ombra, mi pare. Il 29 febbraio il papa ha ricevuto il nuovo ambasciatore degli Usa, signora Mary Ann Glendon, dicendole che gli Stati Uniti sono una nazione radicata nei valori religiosi e nella difesa dell’ordine democratico. Riporto testualmente dal comunicato apparso su "h2onews".


Ambrogetti02032088 Angela Ambrogetti (foto) su "korazym.org" spiega che il papa invita gli Usa ad "impegnarsi ad essere guida 'etica' nel consesso internazionale".
Il papa ha anche detto che occorre procedere al "contenimento della corruzione e della militarizzazione, che distolgono risorse preziose a molti nostri fratelli e sorelle dei Paesi più poveri".
Se gli Usa debbono "essere guida 'etica' nel consesso internazionale", par di capire, non debbono però fare troppe guerre...


Altra notizia: di casa nostra, ripresa da "La tecnica della scuola". Dichiarazione di Walter Veltroni: "La scuola ha ancora una impostazione ottocentesca; come è possibile per esempio che ad un ragazzo che va a scuola l'unica forma di creatività che gli si chiede sia il tema? Possibile che non esistano altre forme con cui possa esprimersi, come un racconto, una foto o un filmato? Se un ragazzo è bravo a scrivere racconti perché questa sua capacità non conta nulla?”. (Ne tratta oggi "il Giornale" qui e qui.)


Cacciari Il filosofo Massimo Cacciari ha definito "puttanate" queste opinioni di WV, come ricorda Ernesto Galli della Loggia che ha riproposto il pensiero del candidato del Pd, in un passaggio del suo articolo di fondo sul "Corriere della Sera" di oggi, intitolato "L'Italia non e' solo una parola".
Riproduco tutto il passo di Galli della Loggia sulla scuola: "Un Paese è dunque la sua scuola. Ebbene, ha un'idea Veltroni delle condizioni in cui versa il nostro sistema scolastico? A sentirlo ripetere rancide formulette sulla «creatività dei ragazzi», sulla necessità di andare «oltre i temi», per esempio facendo girare agli studenti un film, o altre «puttanate» del genere, come le ha definite Massimo Cacciari, si direbbe proprio di no. Che non abbia alcuna idea degli edifici scolastici vilipesi e sfregiati in mille modi che costellano quasi tutti i panorami urbani italiani; degli ultimi decenni di riforme ridicole e tutte regolarmente naufragate, volute da pedagogisti di regime convinti che l'educazione e l'istruzione fossero risolvibili essenzialmente nelle tecniche di apprendimento. Che non abbia alcuna idea degli insegnanti in grandissima parte demotivati o, più spesso, del tutto impari al loro compito; dell'incubo cartaceo-riunionistico in cui sono costretti a passare gran parte del loro tempo; di tutto il sistema disciplinare e del rapporto tra la scuola e le famiglie che sono ormai disintegrati. Che nulla sappia del vuoto spirituale (sì, usiamo le parole appropriate: spirituale. Perché lo spirito può prendere mille forme, ma senza di esso nessuna sostanza è mai possibile) che domina una scuola ridotta nella sua essenza a un'insulsa macchina burocratica".

Ma non meno importante è il passo sulla giustizia: "Se [Veltroni] pensa che un grande Paese come l'Italia debba avere un sistema giudiziario come il nostro: ovvero che cosa di concreto bisognerebbe fare a suo avviso per averne uno diverso. Ma su questo tema non sembra che il segretario del Pd abbia fin qui voluto spendere una parola. Come non ha speso una parola, se non mi sbaglio, sulla voragine in cui sta precipitando il Mezzogiorno".

Decido Ci sarebbe poi una terza notizia da citare come "in ombra", ma se non vado errato è una notizia del tutto inesistente (l'ho cercata, ma non l'ho trovata...): quanti sono stati i simpatizzanti e/o iscritti al Pd che hanno partecipato alle "primariette" per le liste elettorali?

Per non imitare la tecnica berlusconiana dei gazebo (milioni di milioni di presenti...), per serietà e rispetto dello spirito democratico del nuovo partito, sarebbe indispensabile rendere note le cifre dei partecipanti all'ultima chiamata.
Ho la vaga impressione che non siano state diffuse per non dare una doccia fredda a
simpatizzanti e/o iscritti ed in generale all'opinione pubblica. Mi auguro di essere smentito da cifre ufficiali.

[Anno III, post n. 67 (444)]

Publié le 01/03/2008 à 18:23
Par antoniomontanari

Velardi Claudio Velardi giorni fa ha avuto un quarto d'ora di fama per il richiamo indirizzatogli in aula al Consiglio regionale campano, quale neo-assessore al turismo. Si era presentato con un pulloverino di cachemire color corallo, che la presidente, signora Sandra Lonardo in Mastella, non ha gradito per violazione dell'obbligo di giacca e cravatta vigente in quell'assemblea.

Le dichiarazioni rilasciate da Velardi alla "Stampa" di oggi invece sono passate quasi completamente "lisce", anche se potenzialmente molto più clamorose di quel pulloverino.

"La magistratura fa politica" sintetizza il titolo il suo pensiero: "Sono del tutto evidenti gli elementi politici dell'inchiesta: come spesso accade ed è accaduto in Italia, la magistratura esce dal suo ruolo istituzionale e diventa giustiziera. Insomma, si arroga il diritto di fare politica".

Ci risiamo, forse per un'istintiva autodifesa dei politici. Uno di loro finisce sotto processo? La colpa è dei magistrati. Nulla di strano, perché tutte le opinioni sono opinioni, e quindi vanno almeno registrate nell'inventario delle idee correnti. Ma il fatto strano è che quel titolo "La magistratura fa politica" faceva intravedere quale autore della dichiarazione qualche concorrente di Velardi, uno di quelli che non presenteranno nelle liste candidati sotto processo, a meno che lo stesso processo non sia appunto "politico".

Abbiamo inventato una categoria giuridica da "tribunale speciale" che fortunatamente nell'Italia repubblicana non esiste. Il guaio è che il contagio si è spostato da destra a sinistra, come dimostra oggi Velardi. Forse questa omologazione da "todos caballeros", è proprio quello che sogna Veltroni. Nell'indistinto è più facile prendere o perdere voti?


Foto, fonte "Repubblica"

[Anno III, post n. 66 (443)]

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