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Publié le 27/03/2009 à 15:47
Par antoniomontanari
Eminenza Bagnasco. Tra i Suoi fans ci sono persone che non ammettono discussioni. Tale "Rocco" (lorenzo.robas@alice.it, IP 79.30.81.45, Catania, Sicilia) ha commentato un mio post a Lei dedicato con queste parole: "Fortunatamente noi abbiamo l'obbligo di esercitare la virtù della pazienza".
Gli ho risposto amichevolmente in privato, chiedendogli: "Se non foste pazienti che cosa fareste?" Replica del "Rocco" furente: "Cosa faremmo? Tutto a suo tempo...".
Curiosità. Su Internet trovo un altro commento da mail intestata a "lorenzo.robas@alice.it": "ANDATE A CAGARE". Eminenza Bagnasco, accetti il modesto invito a preoccuparsi di tali difensori d'ufficio.
Post scriptum. Riproduco dall'Ansa di oggi 27 marzo, questo lancio delle ore 11:39:
Aids: Lancet, Papa distorce scienza Con possibili conseguenze devastanti per milioni di persone ROMA, 27 MAR - Una delle piu' prestigiose riviste scientifiche del mondo, l'inglese The Lancet, critica duramente le affermazioni di Papa Benedetto XVI. Il riferimento e' alle affermazioni del pontefice sull'uso del preservativo per prevenire l'Aids. ''Ha pubblicamente distorto - scrive Lancet- le prove scientifiche. Quando qualsiasi personaggio influente fa una falsa affermazione scientifica, con possibili conseguenze devastanti per milioni di persone, dovrebbe ritrattare''. [27.03.2009, anno IV, post n. 91 (811), © by Antonio Montanari 2009. Mail.]
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Publié le 26/03/2009 à 15:22
Par antoniomontanari
Rassicuro chi, commentando in un altro blog il mio post "Bagnasco furente", mi ha definito "radical-chic". Non sono mai stato né radical né radicale, né tanto meno "chic". Basta frequentarmi per pochi minuti per accorgersi che sono a sufficienza ruvido nei modi e nei pensieri per non meritare tale gratuita etichetta.
Non mi appartiene l'eleganza dei politici o la dialettica dei venditori televisivi di tappeti. Apprezzo le idee semplici non soltanto per deficienza personale nel raggiungere alti traguardi, ma soprattutto perché cerco di fare mia, nella pratica quotidiana, l'aurea massima di Cartesio: "le cose che noi concepiamo in modo chiarissimo e distintissimo sono tutte vere".
Idee "tutte vere" ha creduto di esporre ieri in una lunga intervista al "Corrierone" Fabrizio Cicchitto raccontando ad Aldo Cazzullo non soltanto la nascita del partito personale del cavaliere, ma ben quarant'anni di storia patria.
C'è del genio nelle "verità" di Cicchitto, come in tutte le storie costruite "ad usum delphini". Non ho motivo per contestargli alcunché di quello che sostiene circa Berlusconi, né sull'antico rapporto con i ciellini, né sulla visione "laica" (le virgolette sono di Cicchitto) del fascismo che ebbero pure "De Felice e in fondo" la stessa borghesia italiana.
Si potrebbe obiettare soltanto che i matrimoni d'interesse sono sempre esistiti, ma di solito sono etichettati in maniera diversa da quelli d'amore. Niente impedisce all'interesse di trasformarsi in passione, ma niente garantisce che l'augusto ed anziano marito non sia beatamente cornificato dalla fanciulla in fiore portata al suo talamo con ricca dote e pure solerte ricerca del piacere al di fuori del noioso ed insipido talamo coniugale.
Berlusconi, sull'onda di tangentopoli, eroicamente cavalcata dal suo re di cuori dell'informazione televisiva, Emilio Fede (di nome e di fatto), ideava nel settembre 1993 un partito "senza nome". Lo racconta oggi sullo stesso "Corrierone" Marcello Dell'Utri in un'altra istruttiva intervista, a Paola Di Caro. Una specie di amarcord con perle come il giudizio su un ex presidente del Senato, Carlo Scognamiglio, che Dell'Utri definisce "il nulla assoluto". La piazza non passava di meglio, oppure fu una questione di fiuto non allenato in chi lo destinò all'alta funzione?
A quel partito (creato da un imprenditore che Bettino Craxi aveva favorito con il decreto sulle televisioni, 20 ottobre 1984), approda pure Cicchitto. Che ora rilegge tutta la storia sua, dell'Italia e del mondo come se veramente nessuno dall'esterno avesse aiutato la sinistra italiana in quella che lui stesso oggi chiama "l'egemonia culturale". Tramontata grazie a Berlusconi. E che forse sarebbe più corretto definire egemonia economica sotto la specie della sinistra di tanti personaggi che miravano soltanto a fare i soldi, come in quella scenetta da avanspetaccolo, "Vai avanti tu, perché a me vien da ridere".
Molti a sinistra hanno onestamente lavorato credendo che il mondo potesse essere migliorato mettendo in pratica massime assolute come l'uguaglianza fra tutti gli uomini. Moltissimi a sinistra hanno badato solamente a fare affari. Nella mia città fra fondi governativi (650 milioni di lire alla fine degli anni 50 ad una grossa industria ora in grave crisi dopo tante, recenti celebrazioni ufficiali dei suoi meriti gestionali), fra evasione fiscale e lavoro nero, molta gente di sinistra conservava a sinistra soltanto il portafoglio.
Una città abituata a "compromettersi" nascondendo le varianti edilizie sotto le più eleganti formule. Una città in cui soltanto grazie ai voti del centro-destra cattolico è stata eletta l'attuale giunta comunale di centro-sinistra. Di queste realtà simili a Rimini, quante ce ne sono in Italia? Lo chiedo a Cicchitto che taglia con l'accetta ciò che invece il bisturi chirurgico fatica ad eseguire. Perché questa è la politica. Un voto oggi a me, una assunzione domani a te. Fatti che non possono essere negati, sono sotto gli occhi di tutti. Di tutti quelli che vogliono vedere.
On. Cicchitto s'informi su come nella periferia dell'impero vanno le cose all'insegna dei più plateali e clamorosi favori tra le forze che a Roma sono in opposizione, ma che localmente si danno una mano. Nulla di male, basta saperlo e dirlo. Non cercare di mettere a tacere chi lo scrive.
Cicchitto chiude l'intervista facendo un bilancio in parallelo fra Berlusconi e Craxi. Il primo cerca il consenso, il secondo mirava allo scontro. Il cavaliere non maltratta amici o collaboratori. Bettino invece "aveva un carattere insieme forte e aggressivo". Cicchitto non aggiunge altro. Una modesta pratica di mondo ci permette di azzardare una postilla alle sue riflessioni da politico "sbettinato". Chi ha molti soldi facilmente ha successo. Chi ha cattivo carattere spesso è fregato dagli altri con la scusa del cattivo carattere medesimo. Per Craxi è andata così. Esule o latitante che sia considerato, fu il primo a fare severamente i conti non con l'egemonia di una fantomatica sinistra (come quella di cui parla Cicchitto), ma con la reale, granitica egemonia comunista. Che risultava tanto utile anche ai democristiani. Per cui alla fin fine Craxi fu vittima sacrificale, mediante fuoco amico, tradimenti fraterni e strategie avversarie.
Ridurre la storia a questioni di carattere, ridimensiona non la persona di cui si parla, ma chi ne tratta in tal modo. A Cicchitto dobbiamo una rivelazione fornitaci dal "Corrierone". Berlusconi non ha vinto con le televisioni, ma "anzitutto con i libri". Chiediamo scusa, non ce ne eravamo accorti. Leggiamo troppo i libri e guardiamo poco la televisione. Colpa nostra.
L'atteggiamento di Cicchitto non è frutto di una mentalità da "compagnuccio della parrocchietta" alla Alberto Sordi in quel film memorabile che dispiacque tanto ai dc. E' l'effetto perverso di un'educazione moralistica imposta dal cavaliere ai suoi seguaci, come se fosse il guru di una setta religiosa. Non se ne dovrebbe invece trovare traccia in spiriti laici come quello di Cicchitto. Perché egli tale si dichiara con Cazzullo, aggiungendo di essere vicino ad Obama per le staminali e di essere lontano dal papa per il preservativo 'africano'. (Che non funzionerebbe, ha spiegato in tivù Lucetta Scaraffia, storica, a causa del caldo che fa laggiù...) Cicchitto stava con le ragioni di Welby... Ed allora, ci scusi che ci fa in casa del cavaliere? Quella casa in cui, come scrive oggi Mario Pirani su "Repubblica", si è pensato di trasformare, per il nostro Paese, in atto meritorio ciò che sino ad ieri era reato.
Dalla parte di Pirani sembra posizionarsi lo stesso presidente della Camera Gianfranco Fini, quando oggi dichiara: "Il premier non può irridere le regole". Berlusconi aveva detto: "Ci sono troppe procedure, bisogna ammodernare lo Stato, per questo siamo indietro su tutto, anche in Parlamento. Adesso sei lì con due dita ad approvare tutto il giorno emendamenti di cui non si conosce nulla. Quando ho fatto il paradosso del capogruppo che vota per tutti era per dire che gli altri sono veramente lì non per partecipare ma per fare numero". Replica di Fini: "La democrazia parlamentare ha procedure e regole precise che devono essere rispettate da tutti, in primis dal capo del governo. Si possono certo cambiare ma non irridere". Che ne pensa Cicchitto, tessera P2 numero 2232?
La tessera P2 numero 625, dottor Silvio Berlusconi, rispose a Craxi nel 1984, dopo il decreto sopra citato: "Caro Bettino grazie di cuore per quello che hai fatto. So che non è stato facile e che hai dovuto mettere sul tavolo la tua credibilità e la tua autorità. Spero di avere il modo di contraccambiarti. Ho creduto giusto non inserire un riferimento esplicito al tuo nome nei titoli-tv prima della ripresa per non esporti oltre misura. Troveremo insieme al più presto il modo di fare qualcosa di meglio. Ancora grazie, dal profondo del cuore. Con amicizia, tuo Silvio". E chiamale se vuoi collusioni... [26.03.2009, anno IV, post n. 90 (810), © by Antonio Montanari 2009. Mail.] [Tutti i post di questo blog sono "DOG" = "Documentazione di originalità garantita" dal "Consorzio invenzione produzione e consumo informazioni originalmente prodotte", in sigla: Cip&Ciop.]
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Publié le 25/03/2009 à 16:41
Par antoniomontanari
E' arrivato oggi in libreria un volume bolognese [*], in cui appare un saggio di Romano Prodi letto nel 1992 proprio nella mia città, Rimini. E' intitolato "Non si può essere ricchi e stupidi per più di una generazione". Si tratta di un discorso tenuto ad un convegno per bibliotecari dell'Istituto Beni Culturali dell'Emilia-Romagna.
Alcuni passi si adattano alla situazione odierna. Non è un nuovo 1929, avremo un rilevante aumento della disoccupazione, "e di conseguenza si avrà un difficile problema di ingresso dei giovani nel mercato del lavoro".
Sono passati più di tre lustri. Non saremo ricchi ma resteremo soltanto stupidi. E' la risposta che lo stesso Prodi ha dato sere fa al cronista della Rai che lo intervistava dopo la presentazione ufficiale del volume, il mio antico amico Giorgio Tonelli.
Il guaio è che della stupidità contemporanea ogni giorno riusciamo ad accumulare prove numerose ed indiscutibili. Che piovono dall'alto, da molto in alto. Noi restiamo stupidi, ed i nostri governanti sono molto contenti. Perché facilitati nel loro lavoro.
[*] "Ma questa è un'altra storia", BUP, Bologna 2009. [25.03.2009, anno IV, post n. 89 (809), © by Antonio Montanari 2009. Mail.] [Tutti i post di questo blog sono "DOG" = "Documentazione di originalità garantita" dal "Consorzio invenzione produzione e consumo informazioni originalmente prodotte", in sigla: Cip&Ciop.]
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Publié le 24/03/2009 à 16:50
Par antoniomontanari
Non c'era nulla di evangelico nella frase pronunciata dall'eminenza Bagnasco relativa alle critiche indirizzate di recente al papa. Spiace constatarlo nel leggere che il cardinale ha detto: "Non accetteremo...". Ebbene, che cosa seguirà alla "minaccia" proferita?
Sinora l'unico effetto registrato è stato (non poteva essere diversamente) quello di una lettera al porporato da parte del presidente emerito della Repubblica italiana Francesco Cossiga. In cui le parole dell'eminenza sono definite "coraggiose".
Ovviamente non ci vuole molto coraggio a sedere in alto ed a promettere le fiamme dell'inferno a chi non si adegua agli ordini della Chiesa. Il dito alzato del cardinale, un po' come quello dell'on. Capezzone che vuole insegnare all'opposizione il mestiere, poteva essere sostituito da qualcosa di più fraterno e cordiale. Non diciamo una strizzatina d'occhi, ma l'affettuosa carezza anziché il ceffone rifilato algidamente in un consesso ufficiale. Con quella "ira" finita in un titolo de "La Stampa" di stamani.
Ci sentiamo di condividere quanto stamani ha scritto sulla "Stampa" Arrigo Levi: "Senza una buona dose di relativismo gli eretici continuerebbero ad essere bruciati e i nemici politici ghigliottinati o mandati nei lager". E di sottolineare le parole di Stefano Rodotà apparse oggi nell'editoriale di "Repubblica": "Siamo ad una prova di forza, alla volontà vaticana di sottomettere il Parlamento" italiano con una legge sul testamento biologico che è "un ammasso di incostituzionalità, di regressioni normative, di piccoli deliri burocratici e linguistici".
Quel "Non accetteremo..." l'ho trovato sulla "Stampa" ma non sul "Corrierone". Dove però un'impietosa immagine fotografica mostra l'eminentessimo come stesse digrignando i denti. Scherzo da preti, verrebbe da pensare se l'argomento non fosse tremendamente serio. Perché oltretutto si stanno cambiando le carte in tavola.
Il papa (mica i politici) aveva prima accusato la Curia di non essersi accorta delle gravissime posizioni negazioniste di Williamson. Poi in Africa ha detto che i preservativi non evitano il diffondersi dell'Aids. Anzi, "persino aggravano il problema". Essendo il problema pratico, medico e scientifico, è lecito dissentire dal pontefice? Bagnasco dice di no, e per il futuro "minaccia" con un "Non accetteremo...". Non vogliamo buttarla in politica, seguendo Cossiga, ma restiamo sul terreno religioso: è, ripetiamo la domanda, un modo evangelico di discutere la questione?
A proposito delle parole di Arrigo Levi ("Senza una buona dose di relativismo gli eretici continuerebbero ad essere bruciati..."), un ricordo storico.
Il 6 luglio 1415 al concilio di Costanza è bruciato vivo Giovanni Huss, seguace di Wycliff e capo di una rivolta autonomistica in Boemia che impensieriva l'imperatore Sigismondo. Huss era stato invitato con un salvacondotto dell'imperatore stesso. Fu attirato nella trappola dai padri conciliari che, non paghi del rogo su cui era stato giustiziato, fecero riesumare le sue ceneri per disperderle al vento come ultimo oltraggio.
Chi ha nostalgia di quei tempi e di quei saggi imperatori che appoggiavano la Chiesa con lo stesso entusiasmo di gran parte dei politici italiani dei nostri giorni?
[24.03.2009, anno IV, post n. 88 (808), © by Antonio Montanari 2009. Mail.] [Tutti i post di questo blog sono "DOG" = "Documentazione di originalità garantita" dal "Consorzio invenzione produzione e consumo informazioni originalmente prodotte", in sigla: Cip&Ciop.]
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Publié le 23/03/2009 à 16:22
Par antoniomontanari
E' divenuto un pensiero fisso di Fini. Nel Pdl non ci deve essere il "pensiero unico". Lui lo ripete perché lo sa. Il "pensiero unico" del Pdl esiste già, è la struttura del movimento, ne è l'essenza, la condizione essenziale. Senza la quale il re di Arcore non potrebbe essere tale.
Inutilmente Fini ripete "niente culto della personalità". Allude e confessa. Sinora ha cercato di stare a galla, di uscire dal cono d'ombra in cui il "principale" lo ha affettuosamente calato. Ma sarà dura sfilare da solo, emanciparsi dalla protezione paterna e quindi egoisticamente interessata. Il cavaliere non vuole rivali, ammette soltanto uomini di corte che s'inchinino alle sue prime volontà.
Le parole raccontano sempre i pensieri di chi le pronuncia. Fini batte lì dove il problema gli duole: né "pensiero unico" né "culto della personalità". Sembra quel mago televisivo che camminava sui carboni ardenti e ripeteva la formula magica per convincersi a non scottarsi i piedi.
Il pensiero unico è quello che l'ineffabile Tremonti ha riassunto, a proposito di scuola, nell'ardita sintesi di "Un voto, un libro e un maestro". E quel maestro e quel libro debbono portare acqua al culto della personalità. Del cavaliere. Tutto il resto è un onesto divagare perché per essere moralmente appagati bisogna fare di tutto per annunciare al mondo le proprie buone intenzioni. Ma il bello della politica italiana con quanto passa il convento di Arcore, è che se non si mangia quella minestra si salta dalla finestra. Fini lo sa da tempo.
Per non precipitare da quella finestra, Fini vi tiene accorate concioni con stile brillante e simpatica pronuncia, fingendo di essere lui il protagonista. Ma sa bene che se dice una parola in più, la manina che lo sorregge paternamente, potrebbe dargli una spinta in avanti. E farlo svanire nel vuoto.
Senza "pensiero unico" il partito personale di Berlusconi, non ha motivo di esistenza. E' un po' come il principe Emanuele Filiberto che confida: "Mi sento liberale". Peccato che si senta tale soltanto lui. Per gli altri resta quello che è. Uno che si accontenta di essere il "re del tip tap". Però è una fortuna anche per noi, a pensarci bene.
Oggi il Pd ha cantato "Bella ciao" per protestare alla Camera. Fischiato dal Pdl grazie al "pensiero unico" che in futuro riserverà forse i suoi applausi soltanto al tip tap del principe che si sente liberale. Il che dovrebbe inquietarci, se accadesse. [23.03.2009, anno IV, post n. 87 (807), © by Antonio Montanari 2009. Mail.] [Tutti i post di questo blog sono "DOG" = "Documentazione di originalità garantita" dal "Consorzio invenzione produzione e consumo informazioni originalmente prodotte", in sigla: Cip&Ciop.]
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