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Publié le 04/04/2008 à 18:51
Par antoniomontanari

Ferrara00

Messe cantate, messe in piega o messe in opera che siano, le dichiarazioni a favore di Giuliano Ferrara pronunciate da quasi tutte le forze politiche di governo e d'opposizione (compresi Prodi e Bertinotti), suonano come ipocrite testimonianze di circostanza.
Ai funerali si va compunti, alle sfilate di carnevale si deve ridere per forza. Non si può essere se stessi.

Premetto: mi considero non-violento, se fossi stato più giovane avrai fatto obiezione di coscienza al servizio militare pur avendo avuto un antenato che ha combattuto nel 1859 per l'unità d'Italia, se fossi stato più vecchio avrei dovuto decidere da quale parte stare negli anni drammatici della guerra. Ricordo una frase di Furio Colombo ad una manifestazione commemorativa della Shoà: "Nella vita di tutti arriva il momento delle scelte".

Non sto con Ferrara non perché voglio stare con i violenti che alla fine sbagliano pure il bersaglio e tirano le sedie in testa ai giornalisti. Successo a Bologna. Non sto con Ferrara perché lui stesso dimostra di voler essere violento nel definire "assassine" le donne che hanno abortito. Non so che cosa gli frulli adesso in testa. Ferrara è sempre stato un amabile conversatore anche quando sosteneva tesi che non condividevo. È una penna eccezionale, un intellettuale di razza, uno che se non stai attento fa l'incantatore, come quelli che ipnotizzano i cassieri delle banche. Ponendosi sul limitare tra la convinzione esercitata lecitamente ed il plagio che un tempo era un reato, ma che possiamo considerare soltanto come un'opzione pericolosa nella economia sociale.

Ha ragione Mughini che stamani su "Libero" ha scritto un pezzo  su di lui, intitolato "Se semini vento...". Ferrara ha sempre seminato vento, ma una volta aveva la grazia di un damerino salottiero, un giovin signore dai modi burberi che sapeva sdrammatizzare con una strizzatina d'occhio nel salottino televisivo in cui dominava con un pugno di ferro ben nascosto nel guanto di velluto. Adesso il guanto di velluto è diventato un guanto di sfida, con la violenza verbale che mette in pratica sopra un tema drammatico come è quello dell'aborto. Per questo non convince, non invita al dibattito, ispira un senso di distacco come lo ispiravano un tempo i predicatori di una neutralità armata condensata nel famoso motto "Nè con lo Stato né con le BR".

Ma non convincono neppure le messe cantate, messe in piega o messe in opera che siano, ascoltate nelle ultime ore per difendere il "diritto di parola" di Ferrara. Ha ragione Mughini: andando nelle piazze, Ferrara trova non soltanto sostenitori, ma "soprattutto quelli che per invidia e per mediocrità odiano" lui, la sua silhouette, la sua storia intellettuale, i suoi cangiamenti di opinione, i suoi redditi, "che odiano tutto questo più di ogni altra cosa al mondo. Basta saperlo, e uno di lungo corso come te non può non saperlo". Se si scende nell'arena, può vincere il torero, ma anche il toro può 'adirarsi'.

Viviamo una stagione in cui non si ha più il senso del ridicolo. Quando Follini dichiara che il Pd di Veltroni sarà la nuova Dc, scopre l'acqua calda.
Si scandalizza inutilmente Maria Giovanna Maglie che ricorda: "Com’era che dicevamo? 'Non vogliamo morire democristiani'. Era il nostro slogan di ragazzi comunisti...".

Un'altra allieva, la Maglie, della scuola di Ferrara, che si è nutrita di molte ovvietà ed adesso ha bisogno dell'oracolo di Follini per scoprire i misteri di Veltroni?

Una bella battuta: Ferrara accolto dalle "ovazioni" (copyright di Maurizio Crippa). Ma non di sole battute vive l'uomo. Serve anche l'intelligenza da usare sul terreno della vita sociale di ogni giorno. Sai che felicità creativa dare delle "assassine" alle donne che hanno abortito.

[Anno III, post n. 104 (481), © by Antonio Montanari 2008]

Mi "associo" al post di Dragor: MISS WIKIO

Miss_wikio_3

  QUESTA E' MISS ITALIA ELETTA CON I PARAMETRI DI WIKIO. CONTA TUTTO MENO LA BELLEZZA

   (Nella classifica dei blog, Wikio conta tutto meno il numero delle visite)

Publié le 03/04/2008 à 18:04
Par antoniomontanari

Ferrara00 Giuliano Ferrara ha razzolato male 40 anni fa, ed adesso pretende di predicare bene. Se la prende con ragazzi molto giovani, e li accusa di essere gli stessi che tre decenni fa spaccavano le vetrine.
Suvvia, uno come lei, egregio Ferrara, non può cadere in questi tranelli retorici che da solo si prepara per difendersi, chiedendo ascolto dopo averlo negato a quanti dissentono da lei e dopo non aver voluto dialogare con nessuno.
A 17 anni, nel marzo 1968 a Valle Giulia, Ferrara aveva il loden ed un bastone in mano. Non era la "giannetta" da passeggio. Se avesse trovato la testa di un "avversario" da colpire, l'attrezzo sarebbe stato pronto per l'uso.

La lezione di Ferrara nel "mitico" Sessantotto, gli si è rivoltata contro. Faccia un mea culpa per allora, senza tanti timori. Soltanto così può acquistare credibilità come punto di partenza per quel dialogo che è indispensabile in una società che voglia essere democratica non soltanto a parole.
Ha ragione Achille Occhetto a sottolineare che anche Giuliano Ferrara è stato violento contro le donne. Come quelli che lo hanno zittito. Con l'aggravante, aggiungo, che Ferrara fa la vittima. Ma di che? Ha un giornale che vive con contributi pubblici, ed è di proprietà della moglie di un candidato leader alle prossime elezioni. Quindi l'avvenire è assicurato per il direttore del "Foglio". Non altrettanto si può dire di noi "semplici" cittadini, non garantiti da nessuno.
Mi sembra utile riportare al proposito il parere di Eleonora Gitto: "Per chi è schierato dalla parte della difesa della legge 194, della libertà delle donne e della laicità dello Stato, la contestazione a Ferrara non è letta come un attacco alla persona, ma come una manifesta contrarietà alla moralistica campagna antiabortista che criminalizza un atto di libertà consapevole e ragionato, una decisione difficile presa da ogni donna in considerazione di fattori personali, familiari, sociali ed economici".

[Anno III, post n. 101 (478), © by Antonio Montanari 2008]

Pizza "Appartengo ad un partito che ha sempre dimostrato senso dello Stato". Giuseppe Pizza, segretario della Democrazia Cristiana, insomma si iscrive d'ufficio nelle liste dei benemeriti della Patria: "Rinuncio a far slittare le elezioni. Faremo una campagna elettorale simbolica e rinunceremo a correre alle prossime elezioni".
Forse ha ragione lui: non ne discutiamo né le ragioni di diritto né i meriti in teoria. Quello che è successo ci serve per dimostrare come il sogno veltroniano di cancellare 5.000 leggi con un colpo di bacchetta magica sia la più pericolosa utopia mai affacciatasi in una campagna elettorale.
Poteva bastare un ricorso e la messa in moto di tutti gli esperti ed azzeccagarbugli che affollano le nostre contrade, per coprirci di ridicolo: elezioni indette, elezioni bloccate prima di svolgerle secondo programma...
Suvvia, ma in quale altro Stato poteva succedere questa commedia strappalacrime, una specie di sceneggiata con il "perfido" che diventa "buono" per fare felici tutti, e che si accontenta di così poco: la campagna elettorale simbolica...
Simbolica, sì del degrado del diritto in un Paese che ha corso il rischio di avere come unico appuntamento non prorogabile il festival di Sanremo. Grazie, comunque, Giuseppe Pizza. Vedrà che la faranno senatore a vita, prima o poi.

[Anno III, post n. 102 (479), © by Antonio Montanari 2008]

Risse_rosa Ieri sera all'Infedele di Gad Lerner, erano ospiti tutte signore della politica, a discutere più che dei problemi concreti del Paese, di un settimanale che ne ha intervistate altre appartenenti alla stessa categoria, per sapere segreti di seduzione e di comportamento nella vita d'ogni giorno.
Per un'oretta abbondante ho resistito al sonno, poi ho spento il televisore.
Caro Lerner, è vero che la definizione di "quote rosa" non piace a tutti od a tutte le interessate. Ma credo che serva ancor meno stare davanti al video per assistere a "risse rosa" di chi magari fa finta di non capire il nocciolo del problema.
In molti casi il nome di donna serve a mascherare le volontà dei capi-lista (ovvero dei capi-partito), tutti signori uomini. In altri il nome di donna serve per mascherare un rinnovamento che non c'è. E per accontentare poteri forti anche estranei alla vita politica, che impongono quella scelta.
Occorrerà riparlarne seriamente, ma prima bisogna modificare la legge elettorale, non potendo cambiare né costumi né usanze della vita del Paese.

[Anno III, post n. 103 (480), © by Antonio Montanari 2008]
Moqueur

Publié le 02/04/2008 à 17:12
Par antoniomontanari

020408Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, rispondendo duramente a Silvio Berlusconi, ha voluto che fosse rispettato l'onore della carica da lui rappresentata, non tanto quello della sua persona. Ed ha fatto bene.
Soprattutto perché la successiva replica di Berlusconi tendeva a salvare la figura di Napolitano ("Non create casi che non esistono", ha detto ai giornalisti), e di lasciare sotto tiro soltanto quella di Ciampi: "Quanto al fatto che ci sia stato un rapporto dialettico tra me e il presidente Ciampi lo sanno tutti. Abbiamo avuto molte occasioni di divergenze poi superate nel rispetto reciproco".

A sua volta Carlo Azeglio Ciampi ha smentito (ancora una volta) la leggenda metropolitana diffusa dalla destra di Berlusconi (e Calderoli) che lo vuole responsabile politico del "porcellum" (o "porcata"), cioè del premio di maggioranza al Senato nella legge elettorale in vigore.

In uno Stato "costituzionale" (con la divisione dei poteri), nessun leader politico può legittimamente spargere veleno come ha fatto ieri il candidato leader del Pdl sulla più alta carica che oltretutto rappresenta l'unità nazionale.

Purtroppo Berlusconi è avvezzo ad offendere chi non la pensa come lui. Anche se siede sul Colle. Nel febbraio 2005, il cavaliere accusò lo stesso Ciampi di essere condizionato prima della promulgazione delle leggi dalle "sirene della sinistra". Una nota del Quirinale parlò di "sorpresa" di Ciampi, per difendere la correttezza dell'operato del presidente.
In tempi precedenti (si legge in un libro del 1997, di Augusta Forconi), Berlusconi definì Napolitano "il peggiore perché sembra un inglese e invece si comporta da stalinista".
Passano gli anni e Berlusconi non perde il vizio. Quindi la difesa dell'onore del Quirinale fatta ieri sera da Napolitano, è stata quanto mai opportuna, anzi necessaria.

Documenti.
Queste parole di Berlusconi: "Sappiamo che ogni decisione del Consiglio dei ministri dovrà passare per le forche caudine di un capo dello Stato che sta dall'altra parte. Ricordo i rapporti con Carlo Azeglio Ciampi...".
Questa la dichiarazione del Quirinale di ieri sera: "La presidenza della Repubblica, chiunque ne fosse il titolare, ha sempre esercitato una funzione di garanzia nell'ambito delle competenze attribuitele dalla Costituzione senza mai sottoporre a interferenze improprie le decisioni di alcun governo, e considera grave che le si possano attribuire pregiudizi ostili nei confronti di qualsiasi parte politica".
Queste le parole di Ciampi: "L'obiezione da noi mossa al testo inviatoci allora da Palazzo Chigi, prima che fosse approvato al Consiglio dei ministri, riguardava solo l'incostituzionalità del premio di maggioranza nazionale per il Senato, che era in palese contrasto con l'articolo 57 della Carta. L'articolo, per intenderci, secondo il quale il Senato è eletto a base regionale. Da un punto di vista giuridico l'ostacolo era insormontabile, dunque lo segnalammo".
Ciampi, ha detto P. F. Casini oggi, è "un galantuomo che ha fatto onore all'Italia".

[Anno III, post n. 100 (477)]

I post precedenti non pubblicati in questo blog, si leggono di qui:

http://amontanari.idoo.com/indice.html

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