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Publié le 20/04/2009 à 16:52
Par antoniomontanari
A cent'anni dalla nascita, 22 aprile 1909, che cosa resta di Indro Montanelli nella cultura italiana?
In una vecchia intervista radiofonica riproposta pochi giorni fa da Radio3, egli stesso diceva di aver studiato bene soltanto la Storia (e di non sapere nulla di Diritto, nonostante la laurea in Legge). La confessione ha un fondamento di verità al cento per cento. Sono sempre stato un ammiratore del Montanelli storico. A molti cattedratici la definizione fa venire l'orticaria. Comprensibile il fatto, ma la verità va rispettata.
Leggete una pagina qualsiasi dei suoi tanti volumi della "Storia d'Italia", e avrete la prova di uno che non parla a vanvera, è documentato, sa come si studiano gli argomenti. E soprattutto sa rendere simpatica la materia perché ha sempre un taglio preciso nel presentarne gli aspetti più segreti o strani.
Se nei famosi "Incontri" sulla terza pagina del "Corriere", il giornalista Montanelli inventava particolari per creare il ritratto generale del personaggio presentato, le pagine storiche non concedono scorciatoie. Si potranno discutere i giudizi che egli offre, non mettere in dubbio il percorso compiuto per arrivare ad essi.
La Storia per lui (come autore) è un Olimpio in cui siede pacificamente, rappacificato con se stesso e con la cronaca. Invece la cronaca è il tormento, è lo scontro, è il torrente che travolge e ridimensiona il protagonista, quell'Indro furioso beatificato, osannato, vituperato e persino "sparato" dal terrorismo.
Se leggiamo la biografia di Montanelli, di cui è apparso da poco il secondo tomo, composta da Sandro Gerbi e Raffaele Liucci (Einaudi ed.), ci accorgiamo che l'uomo, il cronista, l'imprenditore-direttore sono meno "controcorrente" di quanto li si vuole accreditare. E non per colpa, forse, dello stesso Montanelli.
Ripesco una lettera che Montanelli scrive il 20 ottobre 1949 da Palermo ad un'amica (fonte, Fondazione Montanelli Basso): "Di questo mio viaggio, ti risparmio la parte descrittiva: l'ho già anche troppo sfruttata nei miei articoli, che Gaetanino Afeltra, ieri sera al telefono, ebbe la bontà di definire «esaurienti». In realtà essi non hanno esaurito nulla, perché le cose più importanti ho dovuto, come sempre, lasciarle nella penna".
Il silenzio come dato di fatto, imposto, non è una colpa da fargli. Ma una diagnosi, rivelata a posteriori da lui stesso. C'est la vie. Nulla di cui scandalizzarsi.
Nel secondo tomo dell'opera di Gerbi-Liucci, si ricostruisce tutta la storia dei rapporti fra Montanelli e Berlusconi. Chiusi dal "clamoroso divorzio" (p. 229). Non è più una storia personale, diventa l'affresco della politica italiana. Con il più conservatore dei grandi giornalisti italiani, letteralmente schiacciato dall'apparato economico del suo proprietario-padrone.
Dentro questo apparato, appare un Emilio Fede "tra il mellifluo e il sarcastico" (p. 225) che la sera del 6 gennaio 1994 dal "TG4" invita Montanelli "a dare le dimissioni, visto che il rapporto fiduciario con il suo editore è ormai venuto meno", come osservano Gerbi-Liucci.
Paolo Bonaiuti, allora vicedirettore vicario del "Messaggero" (e poi portavoce di Berlusconi), attacca Fede e difende Montanelli: si tratta di "una lezione di intolleranza" che, per le sue "lontane tentazioni da Minculpop", lasciava "sbigottiti".
Vien da ridere nel leggere tutto ciò, ben documentato e messo in pagina da Gerbi-Liucci. Ma viene anche un fitto velo di tristezza nel sentir parlare (p. 191) dei due "abboccamenti clandestini" avuti da Montanelli con Licio Gelli. Agli autori ne risultata soltanto uno (p. 148), il 24 settembre 1977 in un albergo romano. L'altro è ammesso dallo stesso Montanelli nel diario dell'anno successivo, dove registra la promessa fatta da Gelli di intervenire su Roberto Calvi, capo del Banco Ambrosiano.
Gelli successivamente (p. 214) dichiara che i soldi dati a Montanelli dall'Ambrosiano (300 milioni), sono merito suo. "Indro aveva ammesso il finanziamento, ma negato l'intermediazione di Gelli [...] Quest'ultimo era stato condannato a pagare 45 milioni al giornalista" (p. 214, nota 22). Era il novembre 1992. Nello stesso mese, Montanelli scrive che Berlusconi, il proprietario del "Giornale", "fu iscritto alla P2, ma da privato cittadino". (Nel 2001, il 25 marzo, Montanelli definisce Berlusconi come persona affetta da "allergia alla verità", e da "voluttuaria e voluttuosa propensione alla menzogna" che riesce a pronunciare con assoluta "naturalezza".)
Tutti i conti tornano, nel discorso giornalistico di Montanelli. Battezzato, nel titolo di questo secondo tomo biografico di Gerbi-Liucci, come "l'anarchico borghese". Una definizione contraddittoria, spiegano gli autori (p. XI), ma in sintonia con quanto Montanelli diceva di sé ai suoi lettori. Pensando di essere la reincarnazione di quella "Destra storica" di Cavour e Quintino Sella (p. XIII) che fu un miraggio od un'illusione alimentata soltanto dal sogno di far resuscitare in Italia uno Stato laico.
[Del primo volume di Gerbi-Liucci abbiamo parlato nel post "Montanelli, il bugiardo".]
[20.04.2009, anno IV, post n. 115 (835), © by Antonio Montanari 2009. Mail.]
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Publié le 20/04/2009 à 13:07
Par antoniomontanari
Tremonti, l'unico ad aver "previsto" la crisi (secondo lui), è pure l'unico a predirne la fine. Fortuna nostra è avere un ministro così profetico. Peccato che le profezie siano spesso soltanto un espediente letterario dei testi sacri: perché nessuno sa se sono state scritte ex post, ovvero messe lì dopo che il fatto annunciato si era verificato...
Ma c'è del metodo in questa ideologia. All'insegna del motto: solo noi siamo intelligenti e comprendiamo tutte le cose. Peccato che esistano i fatti, deputati a smentire le presunzioni intellettuali troppo accese.
I fatti italiani. Due dati elementari: disoccupazione +7%, produzione industriale -8,1%. Ciò permette di essere ottimista soltanto a Tremonti. Per motivi comprensibili. La politica come spettacolo non permette la narrazione della realtà, ma soltanto di inventare colpi di scena mirabolanti.
Il cavaliere ha in casa propria due problemi seri, la Lega e Fini. Lega. Per contraddirla, ed in base a "ragioni umanitarie", il premier accoglie il cargo turco con 140 disperati rifiutati da Malta. Fini ogni volta che apre bocca, rema contro il governo. Berlusconi aveva detto, a proposito del terremoto e delle inchieste giudiziarie: "Devono esserci prove convincenti", "Concentriamoci prima sulla ricostruzione", "Se uno nasce con l'intenzione di fare del male, fa il delinquente o il pubblico ministero". Ed ai giornalisti: "Non riempiamo le pagine di inchieste". Sui costruttori: "Non credo che risparmino su cemento e ferro. Molte case erano vecchie, non antisismiche".
A Berlusconi rispondeva Napolitano, capo dello Stato: c'è stato «disprezzo delle regole, disprezzo dell'interesse generale e dell'interesse dei cittadini». Fini si colloca a fianco di Napolitano: è giusto "chiedere l'accertamento di eventuali responsabilità".
Accerchiato da Fini e Lega, il premier spinge sull'acceleratore e rincara la presenza sulla scena del terremoto. Spera di riscuotere consensi politici. I sondaggi di Renato Mannheimer per il "Corriere della Sera" gli danno ragione. Con effetti favorevoli al governo pure tra gli elettori del Pd.
La Lega non può accettare un referendum che, in caso di vittoria, darebbe il primato assoluto a Berlusconi e la cancellerebbe dalla scena politica.
Poi c'è l'ombra di Casini che si proietta inquietante sullo scenario con la "promessa" di unire a fine anno tutti i moderati.
Sono tre i fantasmi, dunque, che agitano Berlusconi. E lo obbligano ad occupare la scena sfruttando anche le occasioni più umilianti. Come sabato a Pianola dove la gente non poteva andare a mangiare nella tenda perché la forza pubblica proteggeva il premier a favore di telecamere.
La scena va letta attraverso il fondo che ieri Barbara Spinelli ha pubblicato sulla "Stampa" circa la "malattia democratica diffusa" in cui chi governa è come un sovrano, "il grande correttore, regolatore". Che impone il silenzio in uno "stato d'eccezione permanente", sospendendo "leggi e libertà".
Il fatto che il premier debba difendersi accanitamente dai suoi alleati, può rafforzarlo anziché mandarlo in tilt. E' la democrazia che sospende leggi e decreti, di cui parla Barbara Spinelli. Non una dittatura, "perché la dittatura crea nuove leggi".
La "sospensione" della democrazia avviene in Italia mentre si discute sul termine "moderato" che ha sostituito in entrambi i campi la parola "riformista". Forse logorata dall'uso che ne hanno fatto quanti se ne erano impadroniti con opposte intenzioni. Tirata da una parte e dall'altra, ha finito con lo strapparsi e svanire. Resisterà il "moderato" alle seducenti promesse che provengono da destra, sinistra e centro?
[20.04.2009, anno IV, post n. 114 (834), © by Antonio Montanari 2009. Mail.]
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Publié le 17/04/2009 à 16:57
Par antoniomontanari
Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha tirato le orecchie a parlamento e governo. In un decreto presentato alle Camere con soli sette articoli, non se ne possono aggiungere altri dieci.
La questione è seria, grave ed importante. Sarà interessante leggere le risposte del premier e dei presidenti di Senato e Camera.
Ciò avviene proprio nel momento in cui Napolitano dovrà essere consultato per la faccenda del referendum.
Il rispetto della Costituzione è una specie di fantasma che aleggia sulla vita della politica italiana, e che si tenta di esorcizzare in mille modi. Ma è forse giunto il momento di osservare con attenzione quali paletti costituiscono l'itinerario da seguire per non violarne né lo spirito né le norme.
[17.04.2009, anno IV, post n. 113 (833), © by Antonio Montanari 2009. Mail.]
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Publié le 16/04/2009 à 16:01
Par antoniomontanari
Il potere rende sadici, o i sadici vanno al potere? Per essere informati da poche semplici notizie, ci obbligano a frequentare trasmissioni pericolose per la salvezza della nostra anima come quella (la trasmissione, non l'anima) di Santoro. "Sant'oro quanto pesa" lo chiameremmo per attestarne il successo economico, se non temessimo di essere considerati sfrontati. Per difenderci potremmo dire che l'antipatia che suscita Santoro, è pari a quella che provoca il Bruno Vespa di provata fede "ufficiale". Per non dire piattamente governativa.
Teologicamente la nostra (eventuale) dannazione dipende soltanto da chi ci costringe a cibi insulsi e riscaldati. Ed alla conseguente evasione peccaminosa in terra santoriana. Vediamo invece quante informazioni "pericolose" passa il convento cartaceo. Sul quale dovrebbe calare scomunica analoga a quella che scende sui programmi televisivi di Santoro o Gabanelli.
Bologna. Un seminario (comunale) sulla violenza alle donne è annunciato da un manifesto che ripropone un'immagine del 1944 (nella foto da "Repubblica" di Bologna). Un (soldato) negro che afferra l'italica donna di pura razza ariana. Il testo: "Difendila! Potrebbe essere tua madre, tua moglie, tua sorella, tua figlia". Potere sadico? O piuttosto ingenuo se non peggio. Il sistema tv "Lepida" regionale dell'Emilia si pubblicizzava mandando un onda uno spot in cui appariva persino Lucio Gelli. Adesso lo hanno sostituito con Federico Zeri. Ed una didascalia sull'illustre critico d'arte. (Fonte foto.) Ieri "Repubblica" ha rivelato le leggi "ad aziendam" del governo: nello specifico per blindare "(anche) Mediaset da eventuali scalate".
Cinque giorni prima del terremoto in Abruzzo, un verbale ufficiale registra: "La comunità scientifica conferma che non c'è pericolo".
Dieci anni fa una mappa della vulnerabilità suggeriva interventi anche in Abruzzo. Era in un dossier dell'allora capo della Protezione Civile, Franco Barberi. Ne parlano oggi il "Corriere della Sera" e "La Stampa". Qui Guido Ruotolo conclude il servizio con la domanda: "Cosa è stato fatto dal 1999, anno in cui è stato realizzato il dossier Barberi, a oggi?". La stessa domanda posta da Santoro o da Gabanelli ne avrebbe decretato la decapitazione. Il mezzo è l'oltraggio?
Il Potere che azzanna Vauro per una vignetta (Gramellini si dichiara esterrefatto) non salva se stesso dal ridicolo. Dieci anni sono passati invano. E' reato chiedere perché, a quel Potere di ieri e di oggi? [16.04.2009, anno IV, post n. 112 (832), © by Antonio Montanari 2009. Mail.]
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Publié le 15/04/2009 à 18:18
Par antoniomontanari
E Vauro il vignettista di "Anno zero" è stato sospeso "in via cautelativa" dal nuovo direttore generale della Rai, Mauro Masi.
Nella topografia politica la "via cautelativa" conduce direttamente alla "piazza delle censura".
Fuori uno. E come in tutte le situazioni del pensiero unico, è colpito ed affondato per primo il satirico.
Confidando che nessuno se ne accorga o si lamenti.
Per i conduttori le cose sono più complicate.
Lo dimostra lo stesso Masi, secondo cui la trasmissione di Santoro deve riequilibrasi.
Bel sinonimo per dire che davanti ad una verità (nessuna prevenzione con strutture dove accogliere la gente nel caso di una forte scossa che c'è stata, poi...), si deve contrapporre una mezza verità (per non chiamarla bugia). [15.04.2009, anno IV, post n. 111 (831), © by Antonio Montanari 2009. Mail.]
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