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Publié le 13/05/2007 à 17:57
Par antoniomontanari

Prodiberlusconi Al posto del churchilliano «lacrime e sangue», Francesco Rutelli aveva riassunto i sacrifici di una vita ricorrendo ad una immagine più casareccia: «Siamo andati avanti a pane e cicoria».

Se i margheritini nostrani vorranno prestare troppo ascolto alle ragioni del moderatismo francese che ha vinto le elezioni con Sarkosy, tra breve saremo forse assordati da un nuovo slogan, meno rassicurante, non più autobiografico ma diretto agli avversari od ai più indocili fra i compagni di viaggio del nascituro Partito democratico.

Il motto che il centro del nuovo movimento potrebbe adottare, potrebbe essere ispirato ad una frase pronunciata proprio da Nicolas Sarkosy, e riportata stamani nell'editoriale di Barbara Spinelli sulla «Stampa»: «Non ho mai udito una frase assurda come il 'Conosci te stesso' di Socrate».

È una critica così sicura da non lasciar nessuno spiraglio aperto alla possibilità di discutere non di quello che sappiamo (o che presumiamo di sapere); e di quello che non sappiamo (in cui il povero Socrate riponeva il vero sapere).
È una critica che potremmo chiamare «assertiva e rancorosa», per usare le efficaci parole di Barbara Spinelli riferite a quella «battaglia di valori» che «non aspira a spiegare né a capire», a proposito del tema affrontato ieri a Roma nelle due piazze che manifestavano entrambe a favore della famiglia, ma chiedendo ognuna cose diverse.

Una piazza, con Berlusconi in testa o in coda non si sa, voleva meno diritti per tutte le singole persone che si pongano al di là delle formule canoniche del matrimonio religioso o civile.

L'altra chiedeva invece quei diritti senza danneggiare nessuno e senza abbassare il valore che ogni singolo individuo può esprimere nella propria esistenza, anche se non firma un registro ecclesiastico o di anagrafe in Municipio.

Il motto che potrebbe essere ispirato ai centristi italiani dalla destra di Sarkosy potrebbe essere questo: «Più cicuta per tutti».
Non dite che vaneggio. Ci sono tutte le premesse perché ciò avvenga.  Silvio Berlusconi ha fatto un comizio.
Accusando la politica governativa di voler  ridurre la Chiesa al silenzio. Come in Russia all’epoca del Baffone.

Accusando l’Unione di attaccare la Chiesa. Accusando in un certo senso i cattolici dell’Unione di una grave eresia perché ha stabilito che «non si può essere cattolici e stare a sinistra».

Ha parlato da teologo e non da politico. Aspettiamo la risposta dei teologi del consenso. Ovvero quelli ufficiali. (Lo benediranno senz’altro.)
A nome dei politici, gli ha già risposto Romano Prodi in preghiera a Stoccarda ad un raduno ecumenico: «Ho sempre pensato a un movimento politico in cui diverse radici filosofiche potessero convivere con obiettivi comuni e lavorare assieme per il futuro e non per il passato».

Appunto, le «diverse radici filosofiche». Sono quelle che non piacciono agli amici (italiani) di Sarkosy che rincareranno la dose contro Prodi, chiedendone la cacciata da palazzo Chigi.

Il vero bersaglio della Cei, ha scritto Curzio Maltese su «Il Venerdi» di «Repubblica» è proprio lui, il professore di Bologna. Il cattolicissimo Romano Prodi che a Roma un cartello indicava come «ammazzafamiglie».

Il senso dell’umorismo evidentemente non è una virtù da praticare, per cui temiamo che prenda piede da noi quello slogan «Più cicuta per tutti». Per tutti quelli che non la pensano come quelli che lo grideranno.

 

Publié le 12/05/2007 à 12:06
Par antoniomontanari

Si chiude oggi a Ravenna la prima edizione del Festival Internazionale delle Culture del Mediterraneo "Meditaeuropa", occasione di dialogo e di riflessione su una realtà geografica che è anche, se non soprattutto, politica.

Fra gli intervenuti c'è stato Tahar Ben Jelloun, lo scrittore nato nel Marocco nel 1944.

Ben_jalloun

Tahar Ben Jelloun ha dichiarato che il Mediterraneo è «una vera e propria visione del mondo» e che costituisce «una comunità di idee e pensieri» divisa in due parti, una ricca ed una povera: un mare «troppo spesso rosso invece che blu».

Publié le 10/05/2007 à 18:00
Par antoniomontanari

Famiglie_01Vabbé, mi risponderete che si tratta soltanto di cronaca nera.
Sì, ma nella cronaca nera c'è la proiezione di una buona fetta della nostra società.
Un padre che vende la figlia per una birra, e nessuno fa nulla, mentre in tanti sapevano. E poi delitto dopo delitto, vien da pensare provocatoriamente che pure la famiglia sia un killer. Un temibile killer.
Allora, lasciamo da parte la provocazione. E diciamo che tutti siamo per la famiglia, che tutti siamo per il trionfo del bene, ma che alla fine però certe famiglie non funzionano, oppure che non rientrano negli schemi ereditati dal passato.
A questo punto come la mettiamo?
Tanti anni fa non c'era il divorzio, e la donna era la parte soccombente, indifesa. Tanti anni prima dell'introduzione del divorzio, soltanto la donna poteva essere denunciata per adulterio, l'uomo no.
Dunque le idee sulla famiglia lungo il Novecento italiano sono cambiate. Le situazioni personali, reali, pure.
Ciò che una volta si teneva nascosto per paura di scandali, adesso viene alla luce del sole.
E allora di quale famiglia vogliamo parlare? Di quella che funziona (sono sposato da 40 anni, io)? O di quella che non funziona per tanti motivi: dall'adulterio alle violenze a danno dei suoi componenti?
È meglio partire da slogan politici o da un esame dei problemi reali della gente?
Ma oggi diventa terribilmente difficile discutere di tutto, anche delle cose semplici che fanno parte della vita quotidiana di tutti, perché poi viene fuori qualcuno a dire cose terribili.
Leggete il Gramellini di oggi.

Publié le 08/05/2007 à 16:08
Par antoniomontanari

Stampa080507 Nicolas Sarkòzy, vincendo le elezioni presidenziali francesi, ha fatto una grazia a Romano Prodi.

Se avesse trionfato Ségolène Royal, per il professore sarebbero nate tante di quelle questioni «da sinistra» che avrebbe perso ogni possibilità di guidare il difficile traino della carrozza governativa.

Appunto «da sinistra» i colleghi italiani gli avrebbero gridato che soltanto seguendo il programma di madame Royal si sarebbe combinato qualcosa pure qui da noi.

Mentre François Bayrou confermava di voler fare «al centro» un «partito democratico» come quello italiano di centro-sinistra.

Sarkòzy ha tolto Prodi d'impaccio. Se attorno al nascituro Partito democratico qualcuno «da sinistra» a Roma farà le bizze, Prodi potrà invocare l'esempio della Francia.

Ai suoi «centristi» il professore potrà poi ricordare che Bayrou è soltanto nulla più di una promessa appunto immobile al centro. Per cui l'unica soluzione ai problemi italiani resta lui, Romano Prodi. Uomo di centro e di sinistra. Almeno secondo Romano Prodi.

Publié le 06/05/2007 à 18:15
Par antoniomontanari


Rutelliberl Ieri era scontro. Un giornale lo indicava fra Berlusconi e Prodi. Un altro quotidiano fra Rutelli e lo stesso Prodi.
La causa del contendere con il signore di Arcore, è la legge sul conflitto d'interessi. Con il leader della Margherita, la questione dell'Ici sulla prima casa. L'uomo di palazzo Chigi ha detto no alla sua abolizione.
Scontro? Va a finire che si è trattato soltanto di un errore di stampa. E che tutto il problema (sia con gli amici sia con l'oppositore) si ridurrà nel trovare la strada dello «sconto». La solita maniera di evitare appunto gli scontri. E di mettere tutti d'accordo abbassando i prezzi. Con gli alleati nel governo e con gli avversari in parlamento.
Bisogna capirli. Berlusconi conta soltanto nei comizi quando può sfoderare il suo repertorio. Prodi sa in scienza e coscienza che il conto alla rovescia non riguarda la sua amabile persona, ma il discorso politico di una maggioranza in debito di ossigeno al Senato ed agitata dalla gestazione del Partito democratico con annesse partenze di personaggi di rilievo.
Dei due sta meglio Prodi. Che conosce il messaggio con cui ad ogni nuovo papa la Chiesa ricorda la vanità delle cose terrene: mentre brucia uno stoppino, si pronuncia la frase «Sic transit gloria mundi».
Berlusconi invece si crede ancora l'ago della bilancia della «sua» destra, ovvero di tutta la destra nel Paese. Ma non c'è più l'ago e qualcuno (Casini?) gli ha nascosto persino la bilancia.
Al supermercato della politica, se Prodi fa lo sconto al cavaliere, ne riceve uno pure lui per sopravvivere fino alle prossime elezioni (fra quattro anni).
Anche la questione del conflitto d'interessi sembra la vecchia storia dell'ammuina: ci muoviamo per far paura al nemico. E Berlusconi deve urlare, sbraitare, imitare se stesso per far vedere che in casa sua comanda lui.
Intanto allegramente ossigeno ed azoto si scambiano le parti nelle rianimazioni ospedaliere. Credono di essere al governo.

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