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Publié le 31/05/2009 à 16:39
Par antoniomontanari
Lario_blog.31.05.2009
Contro Veronica Lario (all'anagrafe, Miriam Bartolini) per difendere il cavaliere, è scesa oggi in campo Daniela Santanché: la accusa di aver sfasciato la famiglia, di avere un amante (di 47 anni, quindi più giovane giovane di lei, 53enne), di aver violato il patto fatto con il (vecchio) marito (andare avanti in silenzio)...

"La misura è colma, il gioco è truccato" ha dichiarato a "Libero".

La verità interessa soltanto le persone coinvolte. A noi preme di sperare che adesso intellettuali, storici, corsivisti, notisti politici e commentatori autorevoli non tirino in ballo il solito discorso che abbiamo sentito e risentito: è una storia, quella che si combatte fra i villaggi di Arcore e Macherio che ricalca, le storie dei singoli italiani. Uffa, che noia.

Al turno elettorale mancano pochi giorni. Il gran finale dei fuochi d'artificio governativi per non far parlare di cose serie (vedi il caso Sicilia) prosegue. Il cavaliere attacca la magistratura tre volte al giorno. E di riflesso la stampa, tutta devota alla sinistra (illusione ottica, effetto miraggio...).

Da oggi contro la signora Lario sono scese in campo pure le signore "vicine" al capo del governo. Si sa come sono queste signore: "ridono e graffiano" diceva un vecchio titolo di Arnaldo Fraccaroli...

Non contenta di disprezzare gli extracomunitari, l'on. Santanché nutre avversione pure verso un'altra signora, la moglie del suo adorato capo del governo. E ne propone l'espulsione dalla di lui famiglia. Quella di dare i calci nel sedere a qualcuno sta diventando una pericolosa fissazione per la signora del "Movimento per l'Italia". Per l'Italia stia un po' ferma, per favore.

[31.05.2009, anno IV, post n. 160 (880), © by Antonio Montanari 2009. Mail.]

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Publié le 31/05/2009 à 12:38
Par antoniomontanari
Anche noi, umilissimi cittadini qualsiasi, avremmo diritto a veder protetta la nostra privacy. Intendendo per essa il fatto che non ci si dovrebbe arrecar nocumento mentale (ovvero rottura di balle per dirla con il ministro Maroni), con tante storielle che il Potere illuminante e non illuminato costruisce a proprio conforto e vantaggio.

Il Potere può chiedere ed ottenere immediatamente il sequestro delle foto di una festa. Ne siamo lieti, felici, orgogliosi. E' pericoloso che la legge sia uguale per tutti. Correremmo il rischio di vedere felici anche cittadini non potenti, sui quali i potenti possono esercitare il loro fascino (se non fascismo) pronto a mascherarsi da intimidazione (appunto squadrismo).

Per fortuna c'è gente che si accontenta e gode. Topolonek non è un nome da fumetti. Ma quello di un ex primo ministro ceco, Mirek Topolonek. Non sfoggiava abiti eleganti nel giardino sardo del cavaliere, ma girava 'nature'.
Nudo, dicono i pettegoli come il "Corrierone". Mentre due ragazze sotto la doccia erano semplicemente "in topless", ovvero come i ciclisti nella pista del Vigorelli "in surplace", nell'attesa dello scatto detto anche "colpo di reni".

Ma non è una colpa essere belle, "in topless", nella doccia della villa del cavaliere, in attesa dello scatto detto anche "botta di culo". Felici di aver volato, dicono altri pettegoli, con "voli di Stato". E che sarà mai... Sono voli scomodi per quanto pieni di lusinghe oltre che di spifferi.

Per fortuna c'è gente che il "colpo di reni" dell'intelligenza e la "botta di culo" della notorietà non li spreca, ma li usa per parlare chiaro.
L'ex della fanciulla in fiore ha preso penna e carta (ci sono testimoni che non ha preso carta e penna), per farci sapere che lui chiama il presidente (tutto maiuscolo nella sua testa e nel suo scritto, noi disobbediamo trascrivendo), ovvero Berlusconi, con l'appellativo di "uomo del popolo", di amico di tutti ma soprattutto di "Mendicanti, Poveri" (ai quali lasciamo rispettosamente l'iniziale maiuscola per pregiudizio politico).
 
L'ex della fanciulla in fiore desta tanta umana simpatia: vorrebbe querelare "Repubblica", ma purtroppo non può permettersi "un avvocato penalista". Il ragazzo non sa che i penalisti del cavaliere sono disposti a lavorare gratis per lui, se soltanto lui facesse loro l'onore...

L'ex della fanciulla in fiore è un pentito dichiarato. Chiede scusa "per il clamore che ha suscitato" la sua storia d'Amore (la maiuscola è nostra, lo ammettiamo). Non sa che l'amico del popolo (Popolo?) è stato definito da un illustre intellettuale (Ernesto Galli Della Loggia, su "Style") quale interprete perfetto di un modello socialmente volgare (usiamo parole nostre nel tentativo di riassumere il lungo discorso di EGDL).

Modello volgare non voluto dal cavaliere ma a lui imposto dai tempi in cui è costretto a vivere in quest'Italia che (sottolinea EGDL) mostra chiappe e mutande "a chiunque voglia sbirciare". Appunto, in attesa del faticoso "colpo di reni" dell'intelligenza può venire in soccorso la "botta di culo". Come volevasi dimostrare.

[31.05.2009, anno IV, post n. 159 (879), © by Antonio Montanari 2009. Mail.]

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Publié le 30/05/2009 à 16:47
Par antoniomontanari
Ostellino_blog_corr Anche Piero Ostellino si mette a fare il birichino... Conclude oggi la sua rubrica settimanale del "Corriere della Sera" con una battuta che un tempo si sarebbe definita grassa, ma che oggi non turba più nessuno. Laddove egli scrive che c'è in molti italiani la speranza nella caduta del tiranno (Berlusconi) «inciampato in un pelo "di quella cosa"», alludendo ovviamente a ciò che tutti comprendono parlandosi di frequentazioni di fanciulle in fiore.

Ma la conclusione di Ostellino va messa da parte, perché ciò che preoccupa è invece l'analisi catastrofica che la precede (la provoca?).

In questa analisi Ostellino scrive che "L'Italia non è ancora entrata nella modernità" perché i suoi intellettuali "non hanno ancora imparato a porsi" quella fondamentale domanda empirica che ruota al "come" stanno le cose.

Ostellino è un pensatore di indubbio valore. Ma lo scarto iniziale del suo ragionamento mette timore. Perché i cittadini dovrebbero delegare agli intellettuali (e non incaricarsene anche loro stessi) la domanda appunto su "come" stanno le cose?

Democrazia vorrebbe che tutti (od almeno molti) si ponessero quella domanda. (Poi Ostellino accusa gli intellettuali di chiedersi il "perché" delle cose, per affidarsi al "dover essere", mentre basterebbe attenersi all'"essere"... Uffa, quante inutili forme filosofiche per sfoggiare sapere...)

Dato che non abbiamo la pretesa di volare alto come Ostellino, noi rivendichiamo soltanto il diritto di interloquire sulle cose del nostro Paese, senza dovere ogni volta chiedere l'autorizzazione ad Ostellino per poter parlare.

L'illustre commentatore infatti liquida il problema italiano con una veloce divisione del popolo in due metà, quella "aggrappata a un imprenditore"... etc., e quella ridicola che dà del "tu dmocratico" al cameriere ma pretende il "lei conservatore" sognando appunto ed infine che il tiranno sia inciampato in quel pelo di "quella cosa" lì.

Va bene, illustre Ostellino, che scrivere ogni settimana un pezzo brillante richiede a volte sforzi sovrumani, ma noi preferiamo al suo articolo approdato al pelo della fanciulla in fiore, la lettera che sulla stessa pagina del "Corriere" si legge a firma di Sergio Caroli, a proposito di un intervento del prof. Vattimo.

Il lettore osserva giustamente che il 19 novembre 2008 una diciassettenne sedeva riverita ospite al tavolo del presidente del Consiglio in un pubblico ricevimento ("cena ufficiale del governo") con le grandi firme della moda...

Belle forme per grandi firme? Osserva il lettore Caroli: "Purtroppo dalla Controriforma in poi impera, nello spirito pubblico del Belpaese, l'inveterata abitudine della doppia verità", riassumibile nella battuta carducciana di un piede in chiesa e l'altro nel casino.

Noi sottoscritti non apparteniamo alla schiera che osanna l'imperatore o a all'Italia che dà del tu al cameriere e pretende il lei in risposta.
Ci crediamo sufficientemente vaccinati per sapere distinguere fra la forza di un pelo ed il peso di una menzogna politica espressa da troppe persone ormai per negare un fatto evidente, e denunciato per prima dalla consorte del capo de governo. Una diciassettenne a tavola. Non a letto, a tavola. Chiaro? Ma che ci stava a fare, in una cena ufficiale?

Il problema è semplice, molto più semplice di quanto non pensi Ostellino per negare ai cittadini "semplici" (come dicevano una volta i cronisti politici) il diritto di sapere le cose, perché Ostellino vuole affidare tutto all'empirismo degli intellettuali.

Ma sinceramente sia gli intellettuali sia il loro empirismo (consistente nel cercare la scorciatoia per il potere e saziarsi a volontà alla sua mensa) ci hanno sempre fatto leggermente nausea, sin dall'ottavo mese della gravidanza di nostra madre.

[30.05.2009, anno IV, post n. 158 (878), © by Antonio Montanari 2009. Mail.]

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Publié le 30/05/2009 à 15:46
Par antoniomontanari
Dionigi_bo_rep Non soltanto "fuori sede", ma anche "fuori casta": è il nuovo magnifico rettore dell'ateneo di Bologna, il latinista Ivano Dionigi, 61 anni.
Nato a Pesaro, fu avviato dalla famiglia all'unico rifugio culturale per zone geografiche ed ambienti sociali "dove c'erano pochi soldi" (come ricorda su "Repubblica di Bologna" Mauro Alberto Mori), fu avviato cioè al seminario, e poi dirottato da un prete saggio all'Università, "meglio Bologna".

Sì perché allora (ho soltanto sei anni più di lui, apparteniamo quindi alla stessa generazione), allora nelle nostre zone della bassa Romagna o delle Marche vicine, si diceva proprio così "meglio Bologna", facendo il paragone con la famosa Urbino ventosa, facile da raggiungere con una vecchia sgangherata corriera.
Da Urbino alcune mie colleghe "bolognesi", ad esempio, erano scappate perché qualche docente aveva il vizietto di invitarle a casa per discutere di argomenti d'esame, e di riceverle in pigiama...

Un celebrato docente non dirò di dove, vi intraprese la carriera mezzo secolo fa, divenendo famoso per meriti suoi, ma allora non si associava la sua "partenza" in ateneo con la presenza costante in quella città della madre, dai concittadini chiamata (per scherzo ma non troppo) "il corpo accademico".

Tornando a Dionigi: "fuori casta", dunque, uno della gente venuta dal nulla, bella immagine per l'Italia d'oggi, come lo fu per noi ragazzi del Sessanta la figura di Ezio Raimondi, figlio di un calzolaio (vedere "Conversazioni", 1998, p. 11), e già allora personaggio conosciuto a livello mondiale. Ed ancora sulla breccia ad 85 anni.

Auguri, rettore Dionigi, a lei ed ai suoi collaboratori delle "umane lettere" che sono alla base di tutto quanto la vita passa sul tavolo del convento comune, e che sono al centro del lavoro de "La permanenza del classico", un'organizzazione a cui lei ha dato vita.

Auguri per rendere più umana questa cultura, questa società, avvolte nel leghismo barbarico del problema (falso) della difesa dell'identità.

"Bologna dovrà tornare a fare scuola", ha detto Dionigi. Ha ragione. Lo aspettiamo alla prova, tutti quanti abbiamo a cuore la sopravvivenza della nostra civiltà. Che non è minacciata dalle invasioni dei disperati ma dalla disperazione che provocano ignoranti, ingordi e buffoni che ci affliggono come e quando ve lo lascio aggiungere di vostra mano e di vostra mente.

[30.05.2009, anno IV, post n. 157 (877), © by Antonio Montanari 2009. Mail.]

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Publié le 30/05/2009 à 15:46
Par antoniomontanari
Due giorni fa "Repubblica" ha pubblicato il testo del priore Enzo Bianchi su "La vera ricchezza". Vorrei soffermarmi sul passo evangelico dove si legge: "Tutto tra loro era comune... nessuno era bisognoso".
Enzo Bianchi si chiede: "... perché insistiamo tanto su altri aspetti dell'agire morale, mentre preferiamo essere tiepidi o addirittura tacere sulla necessità della condivisione materiale dei beni, via maestra per eliminare, o almeno attutire, il bisogno e la povertà?".

Domanda retorica si sarebbe detto un tempo, ed il priore di Bose sa bene che è anzitutto una domanda politica, e (dal tempo dei tempi) relativa all'essenza dei rapporti economici che all'interno della polis si creano e si strutturano come base di tutto il resto della vita sociale.

Scendendo dalla storia alla cronaca, v'immaginate che oggi un povero Cristo scenda nelle strade a dire quella cosa? Beh, è tutto molto più comodo per molti anche ecclesiastici parlare di altre questioni. Anche perché la memoria della cronaca rimanda a certe storiacce, tipo Ior, Marcinkus, Roberto Calvi etc.

Nell'ultimo numero del "Messaggero" antoniano, c'è un articolo della principessa Alessandra Borghese misteriosamente elevata da qualche tempo al rango di teologa per "Via della Conciliazione" (titolo della sua rubrica)... La principessa racconta che "complice la crisi, stanno diminuendo tutti i consumi tranne quelli culturali".
Lei non sa che in Italia i consumi culturali sono talmente bassi (vendite di libri, ad esempio) che se scendono anche di poco scompaiono del tutto. Lei invece su un dato inesatto (dirò poi perché è inesatto), ricama la teoria che questa rinascita sia dovuta a "forti ripensamenti" anche religiosi, alla fine del Sessantotto dopo un trionfo di trent'anni (?), etc.

Perché è inesatto il dato citato dalla principessa: tra 2007 e 2008 non è aumentata la spesa per i libri (dati Confercommercio, del 22 gennaio 2009), ma si confidava in un aumento per il 2009 (allora appena iniziato....). Le altre cifre confortanti riguardano il settore ricreativo e tempo libero, nel quale rientra qualcosa di molto lontano dal libro e dal sapere. Cioè una vacanza in riva ad un lago od al mare che fa salire il bilancio turistico, non può interessare anche il consumo di cultura.

La nostra principessa conclude che "in tutti sta crescendo il desiderio di fare meglio", "per far ripartire la nostra società". Lei non lo ha scritto, ma l'ha certamente pensato, un "grazie Silvio".

Principessa la colpa non è sua, ma di chi le affida certe pagine che un tempo erano molto serie, e che adesso sono decadute se hanno potuto ospitare sino a poco tempo fa uno psichiatra massone ("amico" della Massoneria, era detto in pubblico) e definito pomposamente e falsamente pure "teologo". Padre perdona loro... (il "Messaggero" entra in casa mia da un secolo...)

[30.05.2009, anno IV, post n. 156 (876), © by Antonio Montanari 2009. Mail.]

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