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Publié le 29/05/2009 à 11:14
Par antoniomontanari
Carfagna_kata Che strano tic, ministra Carfagna, domina nel suo partito. Quello di sostenere che il presidente del Consiglio ("uomo leale, perbene e rispettoso" costretto a vivere in un "mondo popolato di gran cafoni"), ha interpretato "le speranze e i sogni degli Italiani", traducendoli pure "in realtà".

Lei lo scrive in una lunga lettera ospitata dal "Corriere della Sera" di oggi. Forse per rispondere a Dacia Maraini che aveva espresso la sua solidarietà alla divorzianda consorte del capo del governo. La quale ormai ex consorte, come si sa, aveva usato parole forti contro il marito, accusandolo di frequentare minorenni e di non stare bene.

La ministra Carfagna quando parla di "Italiani" logicamente sottintende l'aggettivo "tutti" che le appare un'ovvia ed inutile precisazione, perché Lui è (secondo lei) tutti noi.

No, illustre ministra. Lui è il governo. Chi governa non interpreta speranze e sogni di "tutti", ma agisce (dovrebbe agire) nell'interesse del Paese, non mirando ad avere un consenso universale, perché questo consenso universale in politica ha un nome diverso.

Ce lo conceda, ministra: essere governati non significa essere dominati. Il rispetto verso la carica è cosa diversa dalla condivisione dell'opera di chi la occupa pro tempore.

20080508_carfagna Lei stessa si contraddice quando, dopo aver sostenuto che il suo idolo interpreta e realizza speranze e sogni degli Italiani, è costretta a volare più basso per ammettere che viviamo "in un mondo popolato di gran cafoni". Alla quale categoria certamente lei non accosterebbe mai il suo capo. E pure su questo protremmo essere in disaccordo citando fonti di stampa estera...

Non è l'unica contraddizione: "tutto il resto", lei sostiene, "sono affari suoi". Eh, no, ministra. Non sono "affari suoi" certe cose che la consorte attribuisce al capo del governo. La consorte ha denunciato: viviamo in un Paese che "per una strana alchimia" permette di tutto al suo capo.

Berlusconi è stato paragonato dalla moglie ad un imperatore che si diverte, ad un "drago" a cui si offrono "vergini".
Forse è giunto il momento per voi politici di governo di smetterla di tediarci con prediche che non rispondono al principio primo della questione, posto appunto dalla signora Miriam Bartolini in Berlusconi. Ma ciò vi fa comodo per far campagna elettorale (dappertutto tranne che in Sicilia, ci par di capire...).

Carfagna_word91 Lei, ministra, invoca un Paese dove "chi governa sia giudicato "per come governa". Appunto. Per questo non può dire, Berlusconi, di avere tutti gli italiani dalla sua parte. Se lui governa pensando così, è fuori della logica democratica.

Lei, per chi ha diverse opinioni rispetto alle sue ed a quelle del suo capo, propone di "sporcarsi le mani" affrontando i veri problemi e "le questioni che interessando alla gente".

Mara_carfagna_maxim Affermazione ridicola in una Paese libero. Mi ricorda quanto piccata ci rispose un'assessora, per una questione urbanistica sollevata due anni fa in una pubblica lettera. Lei è finita in Parlamento, a noi è stato impedito di scrivere oltre su quel foglio, come semplici lettori autori di lettere aperte. Un dettaglio, su come funziona la democrazia in Italia. Per questo non ci stupisce l'arroganza di un ministro la cui cultura di governo la porta ad accusare una "follia collettiva" che guarda la politica dal buco della serratura. Si decida: la "follia collettiva" presuppone tutto l'opposto di quel consenso che lei attribuisce al capo del governo.

[29.05.2009, anno IV, post n. 155 (875), © by Antonio Montanari 2009. Mail.]

Le foto di Mara Carfagna sono riprese da:
static.blogo.it/polisblog
wildgretapolitics.wordpress.com
www.kataweb.it/multimedia
www.michbold.com


In Europa ci aspettano:

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Divieto di sosta. Antonio Montanari. blog.lastampa.it
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Publié le 27/05/2009 à 16:02
Par antoniomontanari
Blog_270509 Il tono aggressivo dimostrato ieri sera in una trasmissione televisiva da un ministro contro il direttore del quotidiano "la Repubblica" ed il segretario del Pd, ricevendo aiuto convinto ed altrettanto violento dal direttore di un settimanale della sua "area", dimostra soltanto che ormai "in partibus fidelium", tra i devoti seguaci del cavaliere, non esiste più la capacità di articolare ragionamenti ma soltanto di sfoderare offese.

E’ la tecnica estrema di chi avendo torto, e sapendo bene di non poter razionalmente spiegare le cose, ricorre soltanto alla diffamazione. Come dimostra il particolare riguardante il giovane intervistato dal quotidiano romano nella sua qualità di ex fidanzato della fanciulla in fiore. Sul quale giovane si sono aperte le porte del casellario giudiziario con rivelazioni che non toccano la sostanza delle cose da lui narrate, ma la sua figura e quindi la sua ipotetica credibilità.

C’è in giro molta "rabbiosa intolleranza" e non soltanto verso "il genere femminile": come osserva giustamente Dacia Maraini in un’intensa lettera di solidarietà a Veronica Lario, sul "Corriere della Sera" di oggi.

Questa "rabbiosa intolleranza" usata come arma strategica nel dibattito pubblico e come strumento per chiudere la bocca alla stampa non inchinata verso la mecca di Arcore, è molto pericolosa. Potrà sfuggire a molti, oggi, afflitti da problemi personali ed economici più pressanti, ma non va lasciata nel dimenticatoio, facendo finta che non esista.

Questa "rabbiosa intolleranza" è soltanto una nuova tappa di quel modo di fare politica ed informazione che gran parte delle maggioranza di governo usa per nascondere la polvere sotto il tappeto. Recuperando la tecnica ridicola che trionfa nei tg pubblici, dove un esponente dell’opposizione non può dire che il cielo è nuvoloso senza che non si offra agli spettatori il triplice commento del portavoce del governo, del portavoce della maggioranza, del portavoce del principale partito della maggioranza di governo. Per cui si torna a quella informazione ridicola che una sera del 1966 fece dire al tg della Rai che pioveva su Firenze, mentre la città era già tutta alluvionata.

E’ la tecnica del "sopire, troncare […] troncare, sopire" suggerita dal conte zio al padre provinciale, superiore di padre Cristoforo. In un colloquio che culmina con la larvata minaccia del conte zio ("Lei vede; siamo una casa, abbiamo attinenze…"), e la rassegnazione del padre provinciale: "Cospicue" deve ammettere su quelle "attinenze" che l’interlocutore precisa meglio con una piccola aggiunta: "Lei m’intende: tutta gente che ha sangue nelle vene, e che a questo mondo…".

Siamo sempre, come diceva Sciascia, all’Italia dei "Promessi sposi." Con la non piccola e non ovvia differenza che il conte zio aveva potere e sapeva gestirlo senza destare scandalo. Infatti non urla contro padre Cristoforo, insinua un verità assoluta: "..lei sa meglio di me che soggetto fosse al secolo, le cosette che ha fatte in gioventù". Ed il padre provinciale è costretto ad ubbidire, "Mi vien chiesti per l’appunto un predicatore da Rimini…".

Allora quel ministro, quel direttore di giornale, quegli avvocati di casa Berlusconi abbiano l’umiltà di leggersi il vecchio Manzoni come se fosse un trattato di teoria politica uscito oggi (e magari negli Usa), ricordandosi che la parte offesa è prima di tutto quella signora a cui oggi Dacia Maraini ha rivolto le sue parole. E, tra quella parole, leggano bene soprattutto il passo dove Dacia Mariani spiega che "i cittadini hanno il diritto di sapere se un loro governante sia in condizioni gravi di doppiezza e ricattabilità".

[27.05.2009, anno IV, post n. 154 (874), © by Antonio Montanari 2009. Mail.]

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Publié le 26/05/2009 à 16:57
Par antoniomontanari
Sul caso della fanciulla in fiore, il primo a rivelare certi oscuri retroscena è stato Francesco Cossiga. Ne abbiamo parlato il 16 maggio, citando una sua confidenza al "Corriere della Sera": sulla storia di Casoria, Berlusconi pensa di essere "stato attirato in una trappola". Ma non si riferisce né alla sinistra né ai giornali quando parla di "congiura". "No, lui pensa ad altro". Testuali parole di Cossiga.

Quale trappola? Abbiamo ipotizzato quei servizi che una volta si chiamavano deviati, e dei quali l'ex capo di Stato si vanta di essere un buon conoscitore.
Due giorni fa il ministro Rotondi ha ripreso il sugo del discorso: "Il premier è oggetto di un'operazione di destabilizzazione. Essa avviene con gli strumenti di tutti i casi precedenti [...]. Allora si parlava di servizi deviati, oggi anche in questo settore c'è una proficua privatizzazione".

A parte che non crediamo possibile che Franceschini abbia in cassa i soldi per pagare gli agenti segreti all'Avana, resta il senso del discorso di Rotondi. Qualcuno ha manovrato contro Berlusconi? Oggi il ministro ribadisce: "C'era un piano per indurre Berlusconi a dimettersi ma gli italiani sapranno la verità".

Cossiga nel pomeriggio attraverso l'Adnkronos smentisce Rotondi: in passato non è mai successo nulla di simile, come invece il ministro aveva suggerito parlando dei casi Piccioni, Donat-Cattin, Leone...
Tutto per Cossiga si riduce ad un gioco di malelingue che manovrano per vincere le elezioni. La parola magica che egli usa è gossip. Ma le denunce della signora Miriam Bartolini sono qualcosa di diverso: "La strada del mio matrimonio è segnata, non posso stare con un uomo che frequenta le minorenni".

Cossiga oggi smentisce anche se stesso sul Berlusconi "attirato in una trappola". Perché? Sa tutto, non vuol parlare e fa anzi marcia indietro. Gli italiani sapranno la verità, dice Rotondi. Ma quale verità? La signora Bartolini ha chiesto il divorzio dal cavaliere. Oppure è gossip manovrato dalle sinistre? Perché Rotondi e Cossiga negano l'evidenza che tutto è partito da quanto detto dalla signora Bartolini?

[26.05.2009, anno IV, post n. 153 (873), © by Antonio Montanari 2009. Mail.]

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Publié le 25/05/2009 à 17:25
Par antoniomontanari
"Per dirla tutta", ha scritto oggi Piero Ostellino (fondo del "Corriere della Sera"), i giornali sono "prigionieri" di un modo di fare informazione basato "più sui retroscena di Palazzo che sull'analisi politica".

Per dirla tutta, il bello è che per ricevere questa "mala informazione" (definizione di Barbara Spinelli sulla "Stampa" del 17 maggio 2009) il cittadino paga direttamente prima i quotidiani e poi gli effetti negativi che essa riversa sulla vita sociale.

La signora Spinelli aveva spiegato: "La menzogna viene (...) dai governanti, e in genere dalla classe dirigente: che non è fatta solo di politici ma di chiunque influenzi la popolazione, giornalisti in prima linea". Aggiungendo poi: "I fatti sono reali, ma se vengono sistematicamente manipolati (omessi, nascosti, distorti) la realtà ne risente, ed è così che se ne crea una parallela".

La conclusione di Ostellino è anch'essa severa come la pagina della signora Spinelli: questa informazione che non informa e che racconta  soltanto i retroscena di Palazzo evitando ogni analisi politica, provoca la "disaffezione della gente per la cosa pubblica". Per dirla tutta, favorisce l'erosione della democrazia.

Le notizie scompaiono. Lo aveva sostenuto tempo fa Marco Travaglio, e fu definito un estremista. Lo hanno scritto la signora Spinelli che non può essere messa nella stessa compagnia di Travaglio, ma qualificata come uno spirito illuminato (o illuminista se non s'offende nessuno), e Piero Ostellino che si chiama "liberale", e quindi è agli antipodi di ogni "estremismo" alla Travaglio.

Ed ai grandi dimenticati, nascosti, odiati da alcune forze di governo al punto da volerli far "scomparire" dal suolo italiano, ovvero agli immigrati, ha dedicato la sua attenzione oggi l'assemblea dei vescovi con il discorso del cardinal Angelo Bagnasco. Che ha citato il "valore incomprimibile di ogni vita umana, la sua dignità, i suoi diritti inalienabili". Ed ha detto, allargando il discorso ad altri aspetti, che occorre un fisco più equo e che bisogna migliorare gli ammortizzatori sociali.

Dunque, i grandi moderati come Ostellino e Bagnasco non amano la maggioranza che governa l'Italia. Per dirla tutta anche loro non ne possono più. Sino ad oggi Berlusconi se l'è presa con "Repubblica". Ma domani?

[25.05.2009, anno IV, post n. 152 (872), © by Antonio Montanari 2009. Mail.]

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Publié le 24/05/2009 à 17:51
Par antoniomontanari
Ho scritto l'8 maggio: "La questione (seria) è quella di molti esponenti del Pd che tengono i loro due piedi (nonostante tutto non possono averne un altro di riserva) in tre scarpe diverse".

Oggi trovo autorevole conferma al mio discorso in un pezzo di Furio Colombo su "l'Unità". Il quale denuncia il "cauto, rispettoso, collaborativo silenzio" del centrosinistra che "non ha intaccato l'immagine del presidente-padrone" Berlusconi.

Dunque le tre scarpe ci sono, eccome. Concita De Gregorio, il direttore del giornale, ne dà conferma nell'editoriale. A proposito delle interviste raccolte fra molti giovani, osserva che il loro smarrimento è calato "dentro una sinistra che - dicono - non mostra il coraggio necessario a voltare pagina rispetto alle vecchie logiche di compromesso e di gestione del potere". Il direttore aggiunge: "E' venuto il tempo, davvero, di smettere di baloccarsi coi reciproci risentimenti fra sessantenni professionisti della politica".

Stefano Folli ha perso la sua proverbiale cautela nell'editoriale odierno del "Sole-24 Ore". Dice già tutto il titolo: "La favola della casta e le riforme negate". Stradice l'inizio: "I grandi statisti si riconoscono da come costruiscono o ricostruiscono un sistema istituzionale". Dove si anticipa la conclusione logica del discorso: Berlusconi non è uno di questi "grandi statisti". Perché, leggiamo nella chiusura del pezzo, i deputati che oggi secondo Berlusconi gli impedirebbero di governare, sono stati scelti dalle segreterie di partiti (e non dal popolo "sovrano"). "Gli statisti capaci di ricostruire le istituzioni non avrebbero compiuto un simile errore". Cioè quello di "accusare questi parlamentari, del tutto ligi a chi li ha scelti, di bloccare l'attività di governo".

Angelo Panebianco nel fondo sul "Corriere della Sera" affronta "Il paradosso del nuovo Fini". Panebianco dichiara di non capire quale convenienza muova Fini.
Ribadisco la mia opinione, espressa il 21 maggio: Fini ogni giorno che passa prende sempre più le distanze dalla linea personale di Berlusconi, perché non vuol recitare la parte dell'eterno "giovane di studio" sino alla pensione.
Questa è la "strategia" su cui s'interroga Panebianco che dottamente disquisisce della differenza tra convinzione e convenienza. Ma se si stesse più terra terra si arriverebbe a concludere che Fini "il nuovo" ha bisogno di presentarsi come un "usato sicuro" rispetto a chi (Berlusconi) è secondo lui un "usato da rottamare".

[24.05.2009, anno IV, post n. 151 (871), © by Antonio Montanari 2009. Mail.]

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