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Publié le 24/05/2009 à 17:51
Par antoniomontanari
Diego Della Valle ha ragione? Le notizie sul web vanno pagate? "Regalare ciò che costa è insensato", ha detto al dibattito di Bagnaia sul "Quotidiano in classe" (il primo convegno si tenne a Fiuggi nel 1970 circa, e vi partecipai come insegnante "sperimentatore").

Proviamo a rovesciare un po' il discorso da "ciò che costa" a "ciò che vale". Non lo diciamo noi, che siamo dalla parte dei lettori. Lo osserva Lucia Annunziata che sta dall'altro lato della barricata: "Per farci pagare l'accesso al Web avremo dunque bisogno di grandi cose".

Ma quali "grandi cose"? Il timore, sia detto senza offesa per nessuno, è che si troveranno sempre finanziatori pronti a pagare di più le "cose non dette" (da non dirsi mai) che risolveranno il problema. Garantiranno l'accesso gratuito al giornalismo "libero" sul web ("libero", ovvero gratuito, anche se censurato).

Infine: se dovremo pagare, chi stabilirà il prezzo? Ovvero chi deciderà il valore di una notizia? Perché dovremmo pagare per retroscena che non dicono nulla, non hanno mai detto nulla, e sono serviti soltanto alla carriera dei loro autori?

Non cambierà nulla: se è "insensato" regalare le notizie, non lo è mai stato metterle all'asta per pubblicarle o meno.
 

[24.05.2009, anno IV, post n. 150 (870), © by Antonio Montanari 2009. Mail.]

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Publié le 23/05/2009 à 17:52
Par antoniomontanari
Non vogliono vedersi, né i dipietristi né i casinisti, con Franceschini che aveva loro proposto una reazione unitaria all'attacco del capo del governo contro il Parlamento.

Sfugge sia ai dipietristi sia ai casinisti che l'unione fa la forza e che la divisione favorisce Berlusconi.

Casini si accontenta e gode del principino ballerino. Un Savoia reduce dai trionfi televisivi porterà forse voti, ma di gente dalla memoria corta o nulla. Sia per quanto riguarda le vecchie colpe di Casa Savoia sia per ciò che concerne la vita politica presente.

Siamo travolti dal trionfo del vuoto televisivo. Dalla cattiva informazione. Dalle smentite di un premier che nega tutto quello che ha detto due o tre giorni prima.
Anche oggi se l'è presa con i giornali. La stampa è stata "sconcia" su Noemi, ha detto. Ma come osserva il "Guardian" di Londra di oggi, è stata sua moglie, la signora Miriam Bartolini,  a dire «che non può più stare con un uomo che "frequenta minorenni" e che egli "non sta bene"».

E saremo travolti dall'incapacità di due leader di partito come Di Pietro e Casini di percepire che, aldilà della strategia elettorale (malattia eterna della politica d'Italia, dove ogni anno o quasi si vota), c'è un obiettivo che dovrebbe essere caro a chi si sente veramente legato alla Costituzione: salvare il salvabile, oggi, prima che sia troppo tardi. Perché come ha spiegato oggi Berlusconi, lui può fare qualsiasi riforma con la forza parlamentare che ha.

Tra qualche anno lo schiaffo dato da Di Pietro e Casini a Franceschini sarà ricordato nei libri di storia. Come l'ultimo atto comico di una situazione seria se non drammatica.

Rileggiamo il "Guardian": «... quando un giornalista di Repubblica ha provato a fargli una domanda questa settimana, Mr. Berlusconi ha perso le staffe. "Che diritto ha di fare domande?", ha gridato. La risposta, in una società democratica, deve essere: "Tutti i diritti del mondo". "Repubblica" sta combattendo una battaglia solitaria e merita sostegno».

Queste sono le vere questioni della democrazia italiana, il controllo di un potere abusato. E non i sottili distinguo di Di Pietro e Casini. Da oggi sappiamo chi potrà gloriarsi per non aver capito nulla della politica italiana di questi giorni e dell'immediato futuro che ci attende.

Articolo del "Guardian".
Traduzione.

[23.05.2009, anno IV, post n. 149 (869), © by Antonio Montanari 2009. Mail.]

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Publié le 22/05/2009 à 17:42
Par antoniomontanari
Da Bruxelles il 21 giugno 2008, l'inviato della "Stampa" Augusto Minzolini raccontava questo sfogo di Silvio Berlusconi contro il giudice Nicoletta Gandus, presidente del collegio milanese che ha giudicato l'avvocato inglese di cui si parla tanto in questi giorni: «Un testimone mi ha raccontato che ha detto ad un altro magistrato: ''A Berlusconi gli facciamo un c. così. Gli diamo una condanna di sei anni e poi vedremo come farà il presidente del Consiglio"».

Questa citazione è ripresa oggi (in un articolo intitolato "Frottole e calunnie" su "Repubblica") da Giuseppe D'Avanzo il quale scrive: "Quel testimone non è mai esistito, quella conversazione non c'è mai stata".

Minzolini aveva scritto nel suo pezzo che Berlusconi "ha trattato i giudici di Milano alla stregua di congiurati che complottano contro la volontà popolare".
Aggiungendo: "E visto che il duello con un certo tipo di magistratura è di quelli che si ricorderanno, Berlusconi ha voluto tracciare una linea che divide quelli che stanno con lui da quelli che gli sono contro: non per nulla Casini, l'altra opposizione, si è precipitato a dichiarare di essere d'accordo sul «lodo Schifani». O di qua, o di là, quindi, visto che ormai siamo alla battaglia decisiva. Lo dimostrano le parole estremamente dure del Cavaliere sui magistrati".

Proseguiva Minzolini: "L'accusa del Cavaliere è di quelle pesanti: ci sono dei magistrati che vogliono ribaltare il risultato delle elezioni. «Io - è il j'accuse del Cavaliere - non permetterò che il voto degli italiani sia messo in discussione da alcuni infiltrati nella magistratura. Ho patito 15 anni di persecuzione. Nel '94 ho visto sovvertire il voto popolare per un'accusa insistente. Non succederà ancora. L'accusa nel processo Mills non esiste, è un'invenzione di pm e giudici. Non c'è nulla di vero. Lo giuro sui miei cinque figli. Se dovesse mai emergere anche la più piccola ombra io non solo mi ritirerei dalla vita politica ma andrei all'estero».

Della storia del testimone del "c. così" da fare a Berlusconi, non c'è traccia in altre corrispondenze da Bruxelles su "Corriere della Sera" e "Repubblica" del 21 giugno 2008. Quindi è sicura l'esclusiva di Minzolini.

Come è sicuro, secondo D'Avanzo, che "Quel testimone non è mai esistito, quella conversazione [della signora Gandus] non c'è mai stata". Dunque, altra frottola ed altra calunnia, intitola il giornale romano.

A questo punto deve intervenire la Rai, con "Chi l'ha visto?". E' o no un servizio pubblico? Deve cercare un testimone, quel testimone, e se non lo si trova, qualcuno si offra per quel ruolo. Lo richiede il giuramento del signore di Arcore sui suoi cinque figli.

"Scagliò la prima pietra.
Era senza peccato?
La gente non sapeva,
era uno smemorato
".

[22.05.2009, anno IV, post n. 148 (868), © by Antonio Montanari 2009. Mail.]

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Publié le 21/05/2009 à 17:02
Par antoniomontanari
"Sono un rivoluzionario e penso che sia più facile fare una rivoluzione che le riforme". Così Berlusconi risponde alla presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia, che lo ha sollecitato a fare le riforme mettendo a frutto quel consenso conquistato e che costituisce un "patrimonio politico straordinario".

Questa definizione di "rivoluzionario" è stata usata in un contesto particolare. Perché Berlusconi le ha affiancato un attacco al Parlamento: ha tutti i poteri ed è "pletorico". Quindi è "inutile e controproducente". Ovviamente rispetto alla sua idea di un uomo solo al comando. E' una definizione che illustra bene la volontà di Berlusconi di percorrere scorciatoie per realizzare il suo programma. Non tanto un suo nascosto intento di fare scendere in strada i suoi seguaci. Però anche le scorciatoie retoriche diventano pericolose, perché le teste si surriscaldano ascoltando le parole.

Fini ha risposto difendendo in pratica l'attuale Costituzione. Fini ogni giorni che passa prende sempre più le distanze dalla linea personale di Berlusconi. Inevitabile. Se non vuol recitare la parte dell'eterno "giovane di studio" sino alla pensione.

La novità del giorno è però un'altra: Berlusconi è stata smentito da "Repubblica". Con la storia di quella cena a Villa Madama a cui ha partecipato la fanciulla in fiore napoletana, sconosciuta a tutti e senza genitori al fianco, il 19 novembre 2008, in mezzo al fior fiore del Made in Italy.

Così il quotidiano romano ha aggiunto una nuova domanda alle dieci a cui il capo del governo non ha voluto sinora rispondere: "Perché ha mentito agli italiani (e stavolta persino ai francesi)?". Il cavaliere aveva sempre sostenuto di non aver mai incontrato la giovane da sola.

Una risposta potrebbe essere suggerita da due articoli di oggi. Lietta Tornabuoni su "La Stampa" sottolinea come il parlare politico sia "ambiguo, impreciso, senza notizie".
Alexander Stille su "Repubblica" mette sotto accusa "un giornalismo impaurito e fortemente condizionato". Anche per colpa dell'opposizione. Oggi "non contano più i fatti". Ma solo, per ripetere le parole di Lietta Tornabuoni, il parlare "ambiguo, impreciso, senza notizie".

Due esempi di questo tipo di parlare, presi non dalle questioni giudiziarie dibattute in questi giorni (oggi Berlusconi ha rinnovato l'attacco ai pm "estremisti di sinistra"), ma dalla cronaca della cena del novembre scorso e dall' intervento di Berlusconi alla Confindustria.

Cominciamo da quest'ultimo. Salutando Emma Marcegaglia ha inventato questo racconto: «Ieri sera è venuta a trovarmi a Palazzo Chigi e un commesso mi ha detto: "C'è di là una velina". Era la presidente, era in gran forma, elegante, tutta vaporosa perchè aveva una cena: sembrava volasse sui tappeti».

La signora Marcegaglia qualche ora dopo, al congresso della Cisl, ha risposto a Berlusconi, dicendo che, pur non avendo nulla contro le veline, preferisce essere accolta, come è successo con Bonanni, come "una persona seria, libera e concreta".

Secondo esempio. Alla cena di Villa Madama, interrogato su chi fosse quella avvenente fanciulla al suo fianco, ha spiegato che era la figlia di carissimi amici che stava facendo uno stage. Dimenticando che per Clinton la fine cominciò appunto con una stagista, Monica Lewinsky. Era il (lontano?) 1998.

Breve annotazione en passat. Non mi sembra di aver letto nei tre principali quotidiani d'informazione nazionali alcun riferimento all'articolo de "Le Monde" di ieri (apparso su internet il 19), dove si parla di "Berlusconi, une histoire italienne", e si dice che nel suo entourage il cavaliere  se appare "un po' mentitore" è giustificato con la scusa che rassomiglia ai connazionali.

[21.05.2009, anno IV, post n. 147 (867), © by Antonio Montanari 2009. Mail.]

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Publié le 20/05/2009 à 18:02
Par antoniomontanari
Stor_minzolini Comunicato Ansa (dal Corriere della Sera): al Tg1 va come direttore Augusto Minzolini, a cui "viene attribuita l'invenzione del minzolinismo, neologismo nato a metà degli anni '90, inteso come «forma di giornalismo che si basa sulla raccolta di dichiarazioni anche informali di uomini politici, senza alcuna verifica delle informazioni raccolte» (Annali del lessico contemporaneo, edizioni Esedra)".

La citazione del minzolinismo c'era già stamani sull'"Unità".Minzolinidue

[20.05.2009, anno IV, post n. 146 (866), © by Antonio Montanari 2009. Mail.]

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