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Publié le 06/05/2009 à 14:16
Par antoniomontanari
Ferrara "Senza prenderci troppo sul serio". Giuliano Ferrara, come sempre (lì sta il suo lato "bello") vuol dare lezione, far la morale. Questa volta sulla tavola coniugale (ormai il talamo è antica memoria) di casa Berlusconi.

Ma non s'accorge (o meglio, finge di non accorgersi) che in queste storie l'intromettersi "senza prendersi sul serio", è un dimettersi. Perché semmai sono gli "altri" a non dover essere presi troppo sul serio.

Ma quali altri? Qui sta la chiave del ritirare il capino entro il guscio. Far finta di nulla o quasi. Per non cadere in imbarazzo. Ma già una scelta così è imbarazzante.

Perché bisogna chiedersi: chi non va preso "troppo sul serio"? La "signora" che possiede il 38 per cento del "Foglio" diretto da Ferrara? O il marito della "signora" che, ahimé o alleluja brava gente, è pure il capo del governo italiano?

Ma illustre Ferrara, non scopra anche lei assieme al fido e lirico Bondi il lato retrò del carattere, quello graniticamente marxista- leninista. Il passato non si dimentica e non si cancella nella trame dei più reconditi pensieri.

Credere che il capo abbia sempre ragione non fa torto all'intelligenza di nessun capo. Così come non sgrava il ventre di nessun frutto della colpa.

Semplicemente significa far torto alla propria intelligenza (di Ferrara, Bondi e quant'altri della compagnia...) perché ci si ritiene padri della Storia, perché la si reputa generata dai nostri accoppiamenti più o meno geniali. Mentre la Storia è spesso tragica nel senso più oscuro: perché non fa leggere i propri delitti come succede con rivoluzioni e guerre, ma inganna le nostre menti con il più terribile degli strumenti di tortura, la comicità.

Sostenere che di cose serie e pesanti bisognerà (bisognerebbe?) scrivere "senza prendersi sul serio" ('leggermente'?) nel giornale della "signora" e sotto gli occhi del signore ("imperatore" lo chiama lei), è solo una pagina degna del gran pezzo dell'Ubalda tutta nuda e tutta calda, ovvero un film comico. Una specie di trucco di quella Storia che il grande Giovanni Brera chiamava "la gran baldracca". Un trucco per sbeffeggiare i più raffinati interpreti di un mondo astratto che si chiama populismo. E che nella Storia non porta mai fortuna a chi lo pratica o costruisce.

Con la pretesa di "non prendersi sul serio" Ferrara il "leggero" smentisce la propria natura, come un disegno che nasce cancellando se stesso.

[06.05.2009, anno IV, post n. 126 (846), © by Antonio Montanari 2009. Mail.]

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Publié le 05/05/2009 à 15:58
Par antoniomontanari
Velata_blog Smentite le voci che la accreditavano quale velina od aspirante tale.

La "Velata" al brindisi con "papi" Silvio, papà e mammà, è una strana figura addobbata per una cerimonia religiosa, mentre si trova soltanto al ristorante per festeggiare allegramente la maggiore età.

Ovvero come le apparenze ingannano. O come ci ingannano le foto, secondo le malelingue che ipotizzano ritocchi o fotomontaggi.

Tutto è vero, invece, sacrosantamente vero in quell'immagine. E' finta soltanto l'Italia che vi si rispecchia e proietta.

Lui il papà si dichiara "vecchio socialista riformista".
Sul vecchio, lasciamo soltanto a lui la responsabilità dell'affermazione.
Ma sul "socialista riformista", non abbiamo dubbi. Come si fa a ritenersi tali e poi danzare voluttuosamente con il capo del Popolo della libertà che può essere considerato tutto, ma "socialista riformista" proprio no?

Perché se si dichiarasse tale, il cavaliere correrebbe il rischio di essere querelato da Bobo Craxi.
Il quale lo ha già smentito, Berlusconi, quando questi aveva detto di aver conosciuto il papà della "Velata" nella solenne funzione  di autista di Bettino Craxi.

Adesso sappiamo che il papà della "Velata" mai guidò vetture per il segretario del Psi e capo del governo Bettino Craxi. Lo ha smentito Palazzo Chigi, sede del governo presieduto dal cavaliere.

Adesso sappiamo anche sui socialisti, non di oggi, ma di ieri, un'altra cosa.
La comunica al festante Popolo della libertà un senatore noto studioso che ha dichiarato, senza essere stato sinora smentito da nessuno, che il fascismo di Mussolini Benito da Predappio "era di natura socialista".

Fortunatamente non ha aggiunto il senatore noto studioso che la natura del socialismo della dittatura fascista era di stampo riformista.
Perché altrimenti avremmo trovato arruolato nella schiera dei nostalgici anche chi brindava al ristorante con la "Velata" maggiorenne e mammà e papà della stessa fanciulla in fiore.

[05.05.2009, anno IV, post n. 125 (845), © by Antonio Montanari 2009. Mail.]

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Publié le 04/05/2009 à 13:42
Par antoniomontanari
Si è commosso sino alle lacrime, Mike Bongiorno. Fu incarcerato 65 anni  fa a San Vittore dai nazisti, ed è stato scacciato da casa Berlusconi lo scorso anno. Senza un saluto da parte del cavaliere con cui aveva iniziato l'avventura della televisione privata.

Si è commosso ieri sera con Fabio Fazio raccontando tutto ciò, e svergogando lo stile manageriale di Mediaset e del suo capo, ora anche capo del governo.

Questa volta, per il mancato gesto di buona educazione, la colpa era tutta dei maschietti di casa Berlusconi. L'unica signora citata è stata una segretaria del capo.
Di fronte alla lamentale di Mike di non essere stato contattato dal cavaliere, gli ha semplicemente detto di esser stato messo in una lunga lista di telefonate da fare.
Lui. In lista. Mike ha avuto ragione a tirare le orecchie alla maleducazione altrui. Perfetta sintesi del Bel Paese di questi giorni. (O di sempre?)

[04.05.2009, anno IV, post n. 124 (844), © by Antonio Montanari 2009. Mail.]

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Publié le 04/05/2009 à 13:41
Par antoniomontanari
C'è sempre un'ora della scelta. Un signore di 82 anni ha risposto su "Repubblica" alla lettera di una coetanea in cui si sosteneva che non tutti i repubblichini era stati volontari ma   soltanto costretti ad arruolarsi...

Verissimo, risponde quel signore, ma fra 8 settembre 1943 e 25 aprile 1945 "passarono circa 20 mesi, durante i quali ogni italiano [...] aveva tutto il tempo per decidere da che parte stare".

Chi non condivideva gli ideali fascisti, aggiunge il signore, doveva avere "il coraggio di decidere e fare la propria scelta".

Non releghiamo il discorso soltanto alle celebrazioni del 25 aprile. Estendiamolo alla vita di ogni giorno.

C'è sempre un'ora della scelta. Per ognuno di noi. Si può fingere con gli altri, ma non con se stessi.

Rileggere le pagine della storia di quei giorni lontani, dovrebbe essere un esercizio da praticare prima nelle famiglie, poi nelle scuole.

Ma la conoscenza della Storia fa paura al potere politico che troppo spesso è soltanto mistificazione delle verità sulle cose accadute realmente.

[04.05.2009, anno IV, post n. 123 (843), © by Antonio Montanari 2009. Mail.]

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Publié le 04/05/2009 à 13:41
Par antoniomontanari
Larioberlusconi Nelle ultime ore Silvio Berlusconi è diventato il più illuminante simbolo morale di quell'educazione ecclesiastica (per fortuna non sempre prevalente) che insegna più a diffidare del prossimo che a dubitare di se stessi.

La sua vicenda sentimentale ha mosso i direttori di "Stampa" e "Corriere" ad intervistarlo. Come un fiume in piena, il cavaliere ha accusato la consorte, il mondo dell'informazione, e pure quella politica-spettacolo che lui stesso ha creato felicemente dal nulla. E che gli aveva sinora garantito un solido, brillante successo. Soltanto adesso incrinato dalle storielle circa le veline da candidare alle elezioni europee.

Storielle che SB respinge con sdegno addebitandole alla consorte. Ma partorite, con quel genio perfido che anima soltanto i colleghi di partito, dall'amico presidente della Camera. Al quale fa capo la fondazione "Fare Futuro" sul cui sito sono apparse le storielle riprese poi dalla signora Miriam Bartolini.

La signora spera, come oggi riferisce la sua biografa ufficiale Maria Latella sul "Corrierone", di essere presto dimenticata da quanti, in casa e nel partito di casa, usano la "scemenza" di considerarla "manovrata dalla sinistra".

L'accusa che le rivolgono è dovuta non soltanto a quella educazione cattolica che spinge a diffidare del prossimo (anche il più vicino). Ma pure ad una concezione padronale per cui ogni persona in famiglia deve "usare" soltanto le idee di chi comanda. Del marito in questo caso.

Nella società attuale, "chi comanda" è soltanto il portatore inutile e spesso patetico di vecchie concezioni mandate in soffitta dallo "spirito del tempo". Come dimostra questa vicenda, nelle versione patetica che il cavaliere ci offre.

Lui, il marito ripudiato in maniera brusca ed a male parole, si ribella. Accusa la moglie di avergli giocato per la terza volta durante una campagna elettorale, "uno scherzo di questo tipo", cadendo nella trappola di una "criminalità mediatica".

Di cui lei sarebbe più vittima di lui. Ma lei non cede. Scrive Maria Latella: "Alle amiche racconta che l'Italia del momento è uno specchio che riflette brutte cose...". Un Paese "in cui nessuno vuole più fare sacrifici perché tanto la fama, i soldi, la fortuna arrivano con la tv...".
Barbaraberlusconi1_01 Ma la signora Bartolini in casa non è l'unica a pensarla così. Ricordiamo analoghi concetti espressi tre anni fa da sua figlia Barbara contro la tv di famiglia ("Ai miei figli non farei mai vedere Buona Domenica e i reality show"). Ricevendo da Maurizio Costanzo la qualifica di "giovinetta con la scienza infusa".

Le accuse della signora Bartolini contro questa brutt'Italia sono simili a quelle di Rosy Bindi. La quale sostiene che c'è "la connivenza del Paese che non s'indigna di fronte alla pretesa immunità morale del proprio presidente del Consiglio".

Sgarbi con la dissacrante lucidità da "lettore" di figure d'arte, parla del fallimento del matrimonio di Berlusconi come di "un fallimento politico".

A noi modestissimi "lettori" rinchiusi entro quattro mura provinciali, la vicenda sembra annunciare pericolosamente una terribile campagna d'estate: con il grande capo che triturerà la ex moglie a tal punto che lui stesso sarà oscurato agli occhi dei suoi fedeli.

Che poi poco o molto cambi in politica, è un discorso che non dipende più soltanto da lui o da lei. Il terzo incomodo può chiamarsi Fini, ma può anche essere Casini grazie alle attenzioni vaticane sulle cose d'Italia.

[04.05.2009, anno IV, post n. 122 (842), © by Antonio Montanari 2009. Mail.]

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