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Publié le 15/06/2009 à 17:18
Par antoniomontanari
Blog_salut_brambilla_lecco La ministra del turismo Brambilla credeva di essere ad una passerella promozionale per il suo dicastero e per l'italica economia.
E ricordandosi soltanto (che cosa pretendete che abbia studiato con questa scuola pubblica che vale quanto se non di più di quella privata?), ed appunto ricordandosi soltanto che ci sono le "Vacanze romane" celebrate in tutto il mondo, ha chiesto a qualche consigliere: "Come debbo salutare?".
Le hanno spiegato di fare così come poi ha fatto, e come documenta l'immagine della "Gazzetta di Lecco". Un saluto romano!

Brambilla002 Suvvia, lei non lo sapeva che cosa rappresenti quel saluto, abituata a frequentare soltanto Bruno Vespa come massima espressione delle sue esperienze culturali.

Però s'informi, adesso, la ministra. Perché quel saluto, come hanno detto anziani signori, richiama un inferno vissuto sulla loro pelle. E' inutile che la signora parli di "strumentalizzazioni politiche della sinistra".

S'informi ma non dal suo leader di riferimento che nel settembre 2003 disse (testualmente): "Mussolini non ha mai ammazzato nessuno, Mussolini mandava la gente a fare vacanza al confino".

Signora ministra: i saluti romani non sono saluti da Roma soltanto. Sono quelli ad esempio che portarono all'uccisione di Giacomo Matteotti, a Roma sul Lungotevere. Non ha modo di passarci e rendere omaggio alla sua memoria?

[15.06.2009, anno IV, post n. 176 (896), © by Antonio Montanari 2009. Mail.]

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Publié le 14/06/2009 à 17:29
Par antoniomontanari
Blo_14062009_post
Il "disvelamento" del Cavaliere già in atto, di cui scriveva stamani Ezio Mauro nell'editoriale di "Repubblica", trova conferma questa sera dalle parole di Massimo D'Alema: "Nella politica italiana potranno avvenire delle scosse". E per scosse, D'Alema intende "momenti di conflitto, difficoltà anche imprevedibili. Del resto, le scosse sono così... imprevedibili...".

Messaggio chiaro e non trasversale, con una pennellata non inutile sulla psicologia del capo del governo: "Berlusconi non è uomo che accetti il declino politico e umano, animato com'è da un mito dell’eterna giovinezza, miti sempre pericolosi...".

Questo, precisa D'Alema, "richiede che l’opposizione sia in grado di assumersi le proprie responsabilità e anche che sia nella pienezza delle sue funzioni".

Mauro parlava stamane di un presidente del Consiglio "prigioniero di un clima di sconfitta anche quando vince". E sottolineava la "regolarità istituzionale di Fini". Formula perfetta se non evocasse vagamente lo slogan della "regolarità intestinale" di tanti spot. E per questo capace, la formula, di diventare una specie di croce e delizia del presidente della Camera. Sul campo, contro Gheddafi, Fini ha acquisito il merito di aver dimostrato che il Parlamento va rispettato pure da un capo di Stato libico.

Mauro scriveva poi che "la stampa italiana" è "prigioniera del nuovo conformismo", per cui "preferisce parlar d'altro".

Nell'editoriale di Barbara Spinelli ("La Stampa") c'è un bello sberleffo al governo del cavaliere, quando si ricorda che a Parigi ci invidiano Tremonti, considerato da taluno della sinistra estrema come un anticapitalista.

Sul "Corriere della Sera", Paolo Franchi in un commento intitolato "La politica e l'usanza di accusare i giornali", sostiene stamani che "urgono chiarimenti". Formula semplice, non ambigua, ma inevitabilmente molto forte se vista da destra, e molto debole se vista da sinistra.

Comunque il problema esiste, anzi ce ne sono due, scrive Eugenio Scalfari nella 'predica' domenicale su "Repubblica": 1. come ha conosciuto, Berlusconi, quel personaggio che è "quanto mai equivoco con precedenti penali e relazioni di assai dubbia natura"; 2. le foto sarde anche se innocenti possono essere "fonte di intimidazione e di veri e propri ricatti".

Non siamo nella fantapolitica ma nel clima fatiscente della caduta dell'imperatore. La ciliegina sulla torta arriva, come s'è visto, da D'Alema. Che appunto parla di Berlusconi come leader "dimezzato" e del potere in mano ormai alla "guardia pretoriana" ovvero a Bossi.

[14.06.2009, anno IV, post n. 175 (895), © by Antonio Montanari 2009. Mail.]

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Publié le 13/06/2009 à 17:35
Par antoniomontanari
Italiani così, raccontati dalle loro storie e non dai politologi. Due esempi.

Mussolini_libia "Mio suocero Benvenuto Bertocchini ha vissuto per circa 20 anni a Tobruk, in Libia, dove aveva un notevole complesso di attività commerciali"...
Dopo l'arrivo del generale Graziani, quando "furono compiute delle atrocità, mio suocero indignato andò da Graziani e lo insultò dandogli del macellaio. Gli costò il confino in un paesino abruzzese e l'abbandono dei beni della famiglia".
Lettera di Anna Maria Bertocchini da Roma, su "Repubblica" di oggi.

Secondo esempio. Lettera di Maria Imperatore da Ferrara sul "Corriere della Sera" di ieri (prima pagina, "di spalla"), una degli italiani cacciati dalla Libia, 40 anni fa: "Avevo perso tutto: non solo la casa, le cose, gli amici, la spiaggia, i luoghi spensierati della mia gioventù ma mi sentivo violata addirittura nella mia intimità... Ma questo gli italiani, i deputati, i membri del governo, le nostre giovani ministre lo hanno mai saputo?".

Sempre sul "Corriere della Sera", oggi appare la magistrale rubrica di Piero Ostellino che comincia stavolta così: "Noi, della mitica 'società civile', siamo così certi di essere migliori della screditata 'società politica'? Io non lo sono affatto; anzi sono convinto che la società politica sia il riflesso di quella civile".

Montanelli_ostellino Nostra personale, imbarazzata constatazione. Le stesse cose le scriveva sessant'anni fa Indro Montanelli, sempre sullo stesso quotidiano. In tutto l'universo stellare soltanto lo Stivale resta immobile. Giustamente. Ogni generazione ha il diritto di sentirsi ripetere la stessa lezione. A modico prezzo.

Nel frattempo siamo diventati vecchi, noi allora giovani lettori del "Corrierone". Che cosa è cambiato? Poco o nulla, stando al confronto fra il Montanelli di allora e l'Ostellino di oggi.

L'unica differenza è che allora c'erano cento correnti democristiane in un unico partito, oggi ci sono cento partiti pieni di democristiani. Colpa della screditata 'società politica' o della mitica 'società civile'? Montanelli, se ci sei batti un colpo.

[13.06.2009, anno IV, post n. 174 (894), © by Antonio Montanari 2009. Mail.]

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Publié le 13/06/2009 à 16:34
Par antoniomontanari
Stampa28122008post "Se c'è un momento per prendere con le molle quel che dicono i giornali, è proprio questo". Parole di Silvio Berlusconi, editore e presidente del Consiglio, pronunciate oggi ai giovani industriali.

Perché? I giornali dipingono un'Italia che non è quella reale. Inventano sue dichiarazioni, e poi, se lui le corregge, "scrivono che il presidente del Consiglio ha fatto marcia indietro".

Gheddafi ha spiegato che per avere la democrazia, anche in Italia bisogna abolire i partiti come in Libia.
Berlusconi aggiunge oggi che per avere la democrazia, anche in Italia bisogna eliminare la libertà di stampa. Prima ha infatti detto ai giovani industriali: "Non date pubblicità ai media disfattisti", poi ha emesso un comunicato: "Mi riferivo al leader del Pd Franceschini". Che sarà pure disfattista, ma non è di certo un giornale od una rivista...

A Gheddafi ha risposto il sindaco di Roma, Alemanno: "Non accettiamo lezioni di democrazia da parte di nessuno". Ieri sera anche Fini, come presidente della Camera, ha detto la sua su Gheddafi, giustamente, facendo saltare un incontro dopo due ore di attesa del leader libico.

Motivo del ritardo? D'Alema ha parlato di problemi di salute di Gheddafi ("Ci ha fatto sapere che non sta bene"), ma è stato smentito ufficialmente dall'ambasciata libica: Gheddafi era impegnato nella preghiera del venerdì. E poi anche D'Alema sostiene che sono i giornali a scrivere le bugie.

Se c'è un momento per prendere con le molle quello che dicono i politici, è forse questo. Infatti l'altra sera, l'animatissimo scontro ad "Annozero" fra Santoro e Ghedini (fonte Aldo Grasso, "Corriere della Sera" di oggi) ha avuto 4.428.000 spettatori, contro i 4.334.000 di "Zig Zelig", un'antologia, in pratica una replica.

Ovvero le discussioni di oggi hanno convinto soltanto 94 mila spettatori in più (un misero due per cento del totale raggiunto...) rispetto a quanti hanno scelto cose vecchie e soprattutto sinceramente comiche.

[13.06.2009, anno IV, post n. 173 (893), © by Antonio Montanari 2009. Mail.]

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Publié le 11/06/2009 à 18:09
Par antoniomontanari
Dipietro_demagistris01G
Ci era occorso di pensare ad Antonio Di Pietro come ad un mito sfinito. Oggi PG Battista sul "Corrierone", trattando del sorpasso di un altro magistrato, Luigi De Magistris, a danno del capolista dell'Italia dei Valori, ha scritto: "Finisce il partito personale. Finisce la lista legata al nome e all'immagine del suo leader".

E noi ci permettiamo di credere che il sorpasso di De Magistris, impeccabile e raffinato oratore, sia dovuto semplicemente al fatto che lo stesso Di Pietro aveva dovuto tirare le orecchie al figliolo: pur non avendo commesso nulla di penalmente perseguibile, "ha tenuto un comportamento sbagliato e inopportuno", aveva detto il di lui padre.

Oggi il suo elettorato di ieri (e forse di domani) ha trovato probabilmente una nuova guida. Battista scrive che De Magistris giocherà "un ruolo che prende le mosse proprio sul terreno del profilo etico del partito". E' accaduto insomma quello che modestamente avevamo azzardato qui sopra, il 28 dicembre dello scorso anno. A dimostrazione che pur essendo dei blogger non siamo incapaci di intendere e di volere.

Giriamo pagina. Titolo del "Corriere": "Con la nuova legge addio all'operazione lodata da Maroni" contro la tratta di clandestini. Altro giro. Una lettera di ergastolani e detenuti, dedicata alla loro insegnante, da "Repubblica": "Probabilmente non ci vedremo mai, noi abbiamo un posto fisso, molti per tutta la vita, lei invece è precaria. Noi non la dimenticheremo, non lo faccia neanche lei".

E poi ci sarebbe, di nuovo, il duello D'Alema-Veltroni. Stampa28122008post Oppure la storia delle foto prese di nascosto alla signora Berlusconi in vacanza con il nipotino, raccontata da Michele Serra su "Repubblica" che dice: senza che nessuno abbia protestato. Ed infine un'intercettazione telefonica che sullo stesso quotidiano racconta Giuseppe D'Avanzo, fatta il primo gennaio 1987 con attempata o maturi signori (Berlusconi, Confalonieri, Craxi) che aspettavano l'arrivo della befana anzitempo. D'Avanzo è stato male informato, non erano in attesa di due ragazze di "Drive In" perché [censura] di capodanno porta bene tutto l'anno...

[11.06.2009, anno IV, post n. 172 (892), © by Antonio Montanari 2009. Mail.]

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