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Publié le 13/07/2007 à 17:54
Par antoniomontanari


Ansa_10799950_52530 In un'Italia spaccata in due come uno stadio di calcio, in un'Italia in cui sere fa il leghista avvocato Mario Borghezio (sottosegretario alla Giustizia nel 1994 durante il primo governo Berlusconi) si è calato in tivù nei panni un po' stretti dello storico violando il più classico divieto politico esistente da più di un secolo a questa parte, quello cioè di «parlar male di Garibaldi», in questa Italia perennemente divisa fra ammiratori di Coppi ed estimatori di Bartali, fra diavolo ed acquasanta, guelfi e ghibellini, è arrivata oggi la senatrice Anna Bonfisco di Forza Italia con il suo grido di battaglia diretto ad un collega della sinistra di governo, non quella di piazza (estremista e rivoluzionaria...).
Al collega ulivista ed ex magistrato di Milano Gerardo D'Ambrosio, che ricordava «l'eroe borghese, avvocato Ambrosoli», assassinato 20 anni, Anna Bonfisco di Forza Italia ha urlato: «Sei un assassino, assassino. Sei un criminale. Oggi è il tuo giorno».
A questo punto ci saremmo aspettati che la signora sfoderasse un pugnale ed accompagnasse alle severe parole il gesto supremo del proprio sacrificio: colpire l'avversario, così come fece Bruto con Cesare.
La ripresa televisiva invece ha mostrato soltanto un collega di partito della signora che le ha fatto un rassicurante baciamano per tentare (invano) di ridurre la tensione in aula.
Spiace constatare che quel grido fosse diretto verso un galantuomo come Gerardo D'Ambrosio. Il discorso storico-politico sulla cosiddetta fase di «mani pulite» può portare a qualsiasi presa di posizione, favorevole o contraria. Non è però concepibile che quel discorso possa essere avviato o concluso con le parole della signora Bonfisco. Parole adatte a gesti più arditi, che appunto richiederebbero un pugnale da sfoderare e non un baciamano da ricevere.


Antonio Montanari

Publié le 12/07/2007 à 16:05
Par antoniomontanari

Papa

Nella sua «Amaca» di oggi 12 luglio, su «Repubblica», Michele Serra parla del «maglio dogmatico» che si è abbattuto sul mondo cattolico apostolico romano, eliminando ogni voce dissonante.

Serra ha perfettamente ragione. Non esiste più quel «ricco dibattito intellettuale, in grado di coinvolgere e appassionare anche i non credenti».

Ogni fenomeno ha le sue cause più vicine o lontane, secondo l’ampiezza dell’analisi che tenti di descriverle.

Per esperienza personale, posso dire che nella Chiesa italiana ha preso piede da oltre un decennio un’idea di apertura multiculturale fra le varie correnti intellettuali esistenti sul territorio come semplice ma inavvertito (e subdolo) cavallo di Troia delle posizioni più retrive che lentamente si sono fatte strada, ed hanno guadagnato posizioni di prestigio con la pretesa di essere le uniche in grado di difendere la Tradizione e la Verità della Chiesa di Roma.

L’operazione è nata gettando fumo negli occhi con l’illusione del dialogo. Invece ha mirato unicamente ad imporre il monologo di certe realtà legate politicamente alla destra anche più estrema.

A me è bastato scrivere che certi documenti presentati come presunta conferma delle insorgenze di fine Settecento, erano stati falsificati da storici improvvisati (e qualificati soltanto dal loro operare politico all’interno di taluni ambienti religiosi), per attirarmi l’attenzione quale persona pericolosa. Sino al punto che tempo fa qualcuno ha tentato nottetempo d’inserirsi sulla mia linea telefonica dalla centralina stradale, con l’unico risultato (per imperizia o per sopraggiunto, inatteso evento) di renderla inutilizzabile.

Caro Serra, di queste cose ha parlato anche Umberto Eco nell’ultima «Bustina di Minerva» sull’«Espresso» di venerdì scorso 6 luglio, nel pezzo intitolato «Guerre di religione».

Eco, trattando proprio di un argomento che è strettamente legato alla mia esperienza personale descritta, osserva fra le altre cose: «… non è chiaro se siano i sanfedisti che hanno messo in movimento gli anticlericali o viceversa». E conclude che, come unica certezza, c’è «l’uso politico della religione fatto da fondamentalisti di segno diverso».

La cosa che maggiormente impressiona e meraviglia in questa situazione, è la mancanza della proverbiale accortezza da parte delle Curie nel rendere potenti personaggi politicamente pericolosi non rispetto a linee di centro o centro-sinistra o addirittura di un moderatismo di centro-destra o persino di destra, ma proprio per la loro non nascosta simpatia verso istanze che contrastano direttamente con la Costituzione repubblicana.

Queste istanze non sono offerte soltanto a livello locale, ma bene organizzate anche nel sistema ‘politico’ europeo, come si può constatare facilmente attraverso certi siti presenti su Internet.

Le mie pagine sulla presunta insorgenza di fine 1700, dicevo sopra, dimostrano la falsità prodotta su alcuni documenti. Ebbene di quelle mie pagine (dove espongo i racconti che poi contesto nella interpretazione che è stata loro data), sono state riprese alcune parti da blog di estrema destra anche fuori d’Italia, senza ovviamente preoccuparsi che poi il mio discorso porta a conclusione opposte a quelle che si vorrebbero far credere ai lettori con le citazioni iniziali, completamente private del contesto logico e letterario con cui le presento.

Questa è la cultura dell’inganno che ha preso piede con l’appoggio delle autorità ecclesiastiche, e che porta a demonizzare chi cerca soltanto di ragionare sui documenti, distinguendo bene dalle (presunte) verità dei fatti dalle Verità di fede che ogni religione ha diritto di proclamare (non violando la Costituzione).

Ma l’aspetto che impressiona sul piano generale (ed addolora sul piano personale), è che tanti sacerdoti che un tempo parlavano di dialogo, adesso si sono ammutoliti forse soltanto in nome di un opportunismo che garantisce carriera e potere anche a livello politico locale, promuovendo iniziative che vedono impegnati loro pupilli o addirittura riuscendo ad imporre persino assessori ‘vescovili’ nelle giunte comunali.

Publié le 08/07/2007 à 11:44
Par antoniomontanari
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Messa in latino. Forse sarebbe il caso di dire che si torna al "latinorum" temuto da Lorenzo Tramaglino, detto Renzo, nel secondo capitolo dei «Promessi sposi» di Alessandro Manzoni. «Che vuol ch'io faccia del suo latinorum?» dice il povero Renzo a don Abbondio il quale risponde: «Dunque, se non sapete le cose, abbiate pazienza, e rimettetevi a chi le sa».

C'è un altro celebre passo del romanzo manzoniano in cui il latino non serve a comunicare ma a tappare la bocca.

C'è padre Cristoforo che lo usa per mettere a tacere fra Fazio. Siamo al capitolo ottavo.

Fra Fazio obietta sull'arrivo di Lucia in convento: «...ma padre, padre! di notte... in chiesa... con donne... chiudere... la regola... ma padre!». E fra Cristoforo chiude il discorso con quell' «Omnia munda mundis» («Tutto è puro per i puri»), «dimenticando che questo [fra Fazio, appunto] non intendeva il latino. Ma una tale dimenticanza fu appunto quella che fece l'effetto», ironizza Manzoni...

Ecco davanti alla ripristinata messa in latino, vengono tutti questi dubbi suggeriti da un'onesta coscienza cattolica come quella di Manzoni.

Forse siamo soltanto davanti ad una messinscena che accontenterà pochi dotti, e rovinerà decenni di ecumenismo.

Dato che un novello don Abbondio potrebbe obiettarmi (a ragione) «Dunque, se non sapete le cose, abbiate pazienza, e rimettetevi a chi le sa», mi rifaccio con una citazione dello scritto di uno che se ne intende, padre Enzo Bianchi che su «la repubblica» di oggi 8 luglio 2007 fa acute osservazioni.

Al papa che sostiene «un uso duplice dell'unico e medesimo rito», Bianchi obietta: che «non si possono tacere le differenze». Con il messale di Pio V, si pregherà per «eretici e scismatici perché il Signore li strappi da tutti i loro errori» mentre per gli ebrei si userà l'espressione «popolo accecato».

Da sempre la forma è sostanza. Questo doppio messale, con un Dio invocato in latino contro gli errori degli scismatici e gli accecamenti degli ebrei, è una messinscena che fa paura a chi come me, soltanto per l'età, ha visto i mille, faticosi sforzi per creare una concezione ecumenica che dimenticasse gli odi fraterni. Non per nulla Giovanni Paolo II chiese scusa per gli errori compiuti dalla Chiesa di Roma, fra i quali ci sono appunti i roghi contro eretici e scismatici e gli odi contro i «fratelli maggiori» ovvero gli ebrei.

Tutto questo sembra essere dimenticato nella «gioia» del ritorno del messale latino che vediamo proclamata sia a Roma sia nelle 'parrocchie' lefevriane.

Publié le 07/07/2007 à 12:13
Par antoniomontanari
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Isabelle Dinoire, la prima persona al mondo con il viso trapiantato, dichiara: «Non sono più io, parte di me se n'è andata per sempre».
Non è soltanto nel nome il nostro destino, ma anche nella nostra faccia? Sembrerebbe di sì.
La storia di Isabelle Dinoire riguarda la chirurgia, la psicologia e forse tante altre discipline dello scibile umano.
Essa ci offre anche lo spunto per una divagazione. Isabelle Dinoire è passata alla storia come «la donna che ha avuto due volti».
Ma quante sono le persone che ci circondano, con le quali abbiamo contatti ogni giorno, che non «hanno avuto» ma «hanno» sempre «due volti»?
La catena è lunga: si va dagli ipocriti di professione agli spioni per diletto. E si passa per i doppiogiochisti a tempo perso e senza alcuno scopo, soltanto perché così è la loro natura, e non sai mai, quando ti parlano, che cosa vogliano dire veramente. Se le parole pronunciate od il loro contrario.
La realtà, ahinoi, è più simile all'ipotesi pirandelliana del non sapere chi siamo, che alle certezze dogmatiche della teologia.
Auguri alla signora Isabelle Dinoire, che possa ritrovare se stessa, cercando di recuperare nella memoria quella parte di sé annullata dalla chirurgia.
Ed auguri a noi tutti di poter incontrare soltanto persone sane, non bisognose di chirurgo estetico per gravi motivi, e capaci di mostrarci sempre e soltanto una faccia, quella vera. Insomma delle persone oneste. Lasciate a noi ingenui, come direbbe il grande Gram(ellini), questa debole speranza. Di avere davanti delle facce sempre uguali e non dei voltafaccia.

Publié le 04/07/2007 à 16:51
Par antoniomontanari
Mia

Se le agenzie di stampa fossero un po' più attente alle notizie buone che riguardano i giovani, piuttosto che alle solite storie fritte e rifritte del bullismo su Internet, i giornali nazionali avrebbero parlato (magari in due righe) di Mia Causevic, 20 anni, pallavolista della Teodora di Ravenna.

Mia ha bloccato nella città dove abita, il pirata della strada che ha ucciso un giovane di 29 anni.

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