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Publié le 16/07/2008 à 18:45
Par antoniomontanari
Aministia Non esistono motivi di seria preoccupazione se Tremonti prevede un nuovo 1929 e dichiara che "qui" nessuno si rende conto di che diavolo sta succedendo.

Personalmente siamo ottimisti, ed abbiamo le nostre buone ragioni. Il successo elettorale del cavaliere, l'esistenza di un ministro della semplificazione, le parole del ministro Brunetta che ci dà ragione...
Brunetta pensa che la crisi sia limitata perché i "fondamentali" dell'economia vanno bene.

Non sappiamo che cosa siano i fondamentali dell'economia, ma crediamo di essere in buona compagnia. Se lo sapessero anche gli esperti che stanno con Tremonti, saremmo a posto: ed invece di temere un nuovo 1929, comincerebbero a guardarsi allo specchio e, pronunciando parole irriferibili, dire che cosa hanno fatto finora agli italiani i nuovo governanti.

Al massimo della sicurezza ci portano le parole del capo del governo: nessuno lo fermerà nella riforma della giustizia.
Siamo in grado di anticipare che sarà una riforma duoble-face come i cappotti dell'Italietta post-bellica, logori dentro e belli fuori. Insomma quegli indumenti che erano rivoltati per necessità, quando le pezze ai pantaloni si mettevano per necessità e non per deformazione psichica dei signori della moda.

La riforma Berlusconi garantirà l'immunità agli eletti. E nelle liste elettorali vedrete che sarà proibito presentarsi con il certificato penale immacolato. Seguendo l'aurea massima malavitosa che le persone più pericolose sono quelle oneste. "Non sapete quali casini possono combinarvi".
Pregiudicati più pregiudicati meno, staranno serenamente a pensare ai loro processi: sospesi, rimandanti, amnistiati, "indultati" (si dice così?).

Ci torna in mente un vecchissima vignetta del grande Giovanni Mosca sul "Corriere d'Informazione": "Lei è una persona onesta? Non si preoccupi, verrà un'amnistia anche per lei.

[Anno III, post n. 224 (601), © by Antonio Montanari 2008]

gruppobloggerlastampa

Publié le 14/07/2008 à 18:28
Par antoniomontanari
Non c'è nulla di più divertente di un arguto conservatore che vuole insegnare alla nuova sinistra come comportarsi, e la invita con  grazia ad imitare addirittura i vecchi modelli della vecchia sinistra rivoluzionaria.

E' successo con Enzo Bettiza nell'editoriale che stamani ha pubblicato "La Stampa". Bettiza parla della "brutta e pericolosa" manifestazione organizzata da Antonio Di Pietro a piazza Navona che è stata caratterizzata da un antiberlusconismo "mescolato a volgarità da talamo".

A Bettiza si può rispondere con quanto argomenta, sempre oggi, su "Repubblica, Alexander Stille il quale in un lungo saggio documenta che "introdurre la propria vita sessuale nella sfera pubblica è una caratteristica saliente del politico Berlusconi".
Per cui, aggiungiamo noi, Sabina Guzzanti non ha fatto altro che sottolineare per deridere, esponendo quelle "volgarità da talamo".

Bettiza sostiene che a piazza Navona c'è stata una emergenza democratica perché si è svillaneggiato anche il capo dello Stato.
Lì "nani e ballerine sono saliti sul podio". Lì la satira si è confusa con la politica. Lì sono avvenute "certe deviazioni del buon galateo di sinistra".
Si ricordi Antonio Di Pietro: per parlare di Berlusconi, si deve usare il "buon galateo di sinistra". Di che si tratti non lo abbiamo compreso (ovviamente per colpa nostra). Berlusconi ha sempre detto e ripetuto che i comunisti mangiano i bambini. Bettiza ora commenta che questo era appunto il "buon galateo di sinistra".

Stille elenca tutte le buoni ragioni per cui all'estero un leader come il cavaliere non potrebbe governare, tra cui la legge elettorale da lui fatta approvare e per la quale parlamento e governo sono "un'estensione del suo potere personale".

Il governo degli Usa, per quanto amico, lo ha pubblicamente definito "un politico dilettante" in un "paese noto per la corruzione". A Berlusconi sono state presentate le scuse ufficiali.
Resta l'episodio, di per sé sintomatico. All'estero, aggiunge Stille, egli "è considerato pressoché universalmente un buffone", mentre da noi le sue gaffe sono minimizzate o celate grazie ad una "stampa ampiamente controllata e accomodante". (Ovvero, se il "buffone" non è il comico...)

Dunque, Stille racconta un cavaliere "macchietta" presso la più quotata opinione politica internazionale. Bettiza, lo presenta invece come una vittima della stupidità della nuova sinistra che non usa più il "buon galateo" dei rivoluzionari comunisti di un tempo, ma la terribile arma impropria della satira.
A Bettiza si può contrapporre anche un lucido parere di Ilvo Diamanti (su "Repubblica" di ieri): "La buona satira non è riformista, ma rivoluzionaria".

Il dramma italiano è che, satira o non satira, questa sinistra fa ridere perché non va da nessuna parte. La satira non basta, come conclude Diamanti: "C'è bisogno d'altro. Presenza nella società, organizzazione. Identità. Speranza".
Questa sinistra, divisa "fra dialogo senza opposizione e opposizione senza dialogo", rischia "di rimanere solo senza speranza".
Ma tuttavia con molti posti nei ponti di comando, ed è soltanto quello che conta per molti, purtroppo.
Publié le 12/07/2008 à 18:20
Par antoniomontanari
Rutelli_veltroni Forza e coraggio era l'insegna di una società ciclistica dell'Ottocento romagnolo, ed è tuttora quella di una società ginnastica milanese nata verso la fine di quel secolo.
Francesco Rutelli l'ha adottata come etichetta politica. Ma nella vita non si può avere tutto. Se "Coraggiosi" si sono definiti lui ed i suoi seguaci come corrente di destra del Pd, non possono però chiamarsi pure forti se vanno verso un abbraccio un poco periglioso, quello con l'Udc di Pier Ferdinando Casini.

A Montecatini Rutelli oggi ha attaccato Veltroni in puro stile democristiano. "Siamo qui per aiutarlo e sostenerlo" si è espresso, mentre rivendicava l'originalità di una diagnosi infausta per l'Italia dei Valori e la sua alleanza con il Pd. Morale della favola, bisogna cambiare partner. Liquidare Di Pietro ed andare con Casini.

In tutto ciò non c'è molto di originale né di fantasioso. Casini era stato la pedina su cui aveva puntato il Vaticano. Gli elettori lo avevano bocciato. Quale migliore occasione che riscoprilo ora come alleato, prendendo due piccioni con una fava, ovvero la benedizione d'oltre Tevere e lo scalpo di Veltroni.

Ma ci sono in Italia le condizioni per fare tutto questo sconquasso? E' vero che l'appoggio della Chiesa a Berlusconi è venuto a mancare sin dallo scorso agosto. Quando scrissi a proposito del meeting riminese di Comunione e Liberazione, un post intitolato "CL, Silvio addio".
Allora alla proposta di Giulio Tremonti di fare l’alzabandiera nelle scuole, Cesana rispose con un commento che più velenoso non si poteva: «Ho il sospetto che l’unica bandiera da alzare sia quella bianca». Osservai che nella visione religioso-filosofica di un movimento ecclesiale quale CL, la politica entra come un accidente della Storia, ovvero come qualcosa che deve aderire e mirare a valori eterni (la Verità di cui si discuteva al Meeting).

Da allora di strada ne è stata fatta, sembra che CL sopporti sempre di meno il cavaliere. Di qui l'orientamento vaticano nelle ultime elezioni di portare a palazzo Chigi il buono e bravo Casini. Ma che a tentare l'impresa dopo il fallimento nelle urne sia un esponente del Pd, per quanto "uomo di centro", è una cosa veramente comica.

In queste ore si discute tanto della norma che mirerebbe a sospendere i processi, "per reati commessi fino al 2 maggio 2006", affidando l'individuazione dei criteri di rinvio ai "dirigenti degli uffici".
Non voglio farla lunga, dico soltanto che la cosa sembra molto contraria al dettato costituzionale dell'uguaglianza fra tutti i cittadini.
Volevo parlare di questo argomento, Rutelli ha occupato tutto lo spazio, mi limito a dire che sottoscrivo la posizione dei "Cento costituzionalisti" contro il Lodo Alfano. I quali hanno espresso "insuperabili perplessità di legittimità costituzionale".

[Anno III, post n. 220 (597), © by Antonio Montanari 2008]

gruppobloggerlastampa

Publié le 12/07/2008 à 18:20
Par antoniomontanari
Scuolastampa Due lettere da "Repubblica" di ieri e di oggi sul mondo della scuola.

Un "maturato" uscito con 70, chiede che gli sia abbassato il voto: "Io, un pigro furbo valgo di più del diligente".
Giustamente questo ragazzo si vergogna che chi ha studiato bene per cinque anni abbia avuto di meno come voto o addirittura sia stato condannato  a ripetere la quinta.

Un laureato che a Pisa ha studiato con ottimi risultati per cinque anni, ha dato l'esame di abilitazione, conseguendola, ed ha vinto il dottorato di ricerca, dovrebbe studiare per altri tre anni senza ricevere un euro dallo Stato.
La situazione disagiata della sua famiglia siciliana è peggiorata nel frattempo, e lo costringe a tornarsene a casa. Spera di guadagnare qualcosa lavorando nella stagione della vendemmia.

[Anno III, post n. 219 (596), © by Antonio Montanari 2008]

gruppobloggerlastampa

La foto è dal sito della Stampa
 

Publié le 11/07/2008 à 19:20
Par antoniomontanari
Trucco Il fuoco concentrico che è stato indirizzato contro Antonio Di Pietro, puzza di bruciato da mille miglia.
Il Pd si vede surclassato nel contatto con la realtà. Non può stare alla finestra, deve per forza dimostrare di esistere. E questo scoccia parecchie persone.

L'ultimo a colpire con la sua tirata d'orecchie il capo dell'Idv, è stato un fremente Gad Lerner che con logica stringente ha dimostrato una verità inattaccabile, su "Repubblica". Al populismo del governo Berlusconi ha riposto il populismo di Di Pietro.

Ma tutte le verità contengono in sé per inevitabile destino, gli strumenti logici per demolirle. Ammesso che Di Pietro possa esser considerato populista e giustizialista come lo accusano da destra e da sinistra, bisogna chiedersi: ma chi lo ha "costretto" ad apparire (non dico ad essere) tale? Insomma, il trucco c'è e si vede bene.

La politica è la scienza dell'opinabile, ovvero non è neppure una scienza nel senso che diamo alla parola aggiungendovi l'aggettivo "esatta". In politica tutti si credono portatori del verbo divino. Di Pietro ha espresso idee non forcaiole, non reazionarie, ha parlato del primato della Legge e della Costituzione su tutti gli interessi di parte.
Lo avrà detto rumorosamente (e questo lo rende simpatico perché non finge di essere una "gatta morta"). Lo avrà detto con una schiettezza che gli angoli bui delle sedi parlamentari rifuggono come la peste. Ma almeno la sua è stata una voce che ha avuto il coraggio di spiegare che siamo davanti alla stessa messa cantata piduista di cui parlano i libri, ma che i politici di oggi fingono di considerare un fatto ormai archiviato.

E' vero che il pollo a tavola si mangia con coltello e forchetta, come spiega oggi Lerner nel suo manuale dell'oppositore perfetto e non sbracato. Ma è pur vero che in caso di fame pesante, il galateo non è la prima esigenza da soddisfare.

Si va tanto per il sottile, si gira in un ridicolo tour che inanella critiche ai critici e non ai criticati. Sembra, ultimo Nanni Moretti dixit, che la crisi della repubblica dipenda soltanto dalle intemperanze verbali dei comici.
Dice l'Ecclesiaste che c'è un tempo per tacere ed uno per parlare...Nella politica ce n'è uno per le argomentazioni giuridiche, ed è quello del Parlamento, ma ce ne può essere uno anche per le satire dei comici, ed è quello che è avvenuto con Sabina Guzzanti, tra lo scandalo dei benpensanti del Pd. Che specularmente a quelli del Pdl odiano il "populista" Di Pietro, il quale è oggi considerato il capro espiatorio da sacrificare sull'altare del realismo politico.Guzzanti

Per innata e cattiva abitudine, stiamo dalla parte di chi rompe le scatole, non di chi dalle scatole porta via il contenuto. Avrà tutti i torti di questo mondo nel suo condurre questa maniera di opposizione, il segretario dell'Idv. Ma per dimostrarlo occorrerebbe che ci fosse una seria e ferma opposizione da parte del Pd, non  una censura che suona uguale nella sostanza a quella della classe berlusconiana verso Di Pietro.

Un'ultima annotazione. In un regime democratico, è lecito criticare anche il capo dello Stato, dato che non parla ex cathedra e non è infallibile come il papa. In un regime democratico, è lecito invitare pubblicamente il capo dello Stato a non proteggere il capo del governo dalla sovranità della Legge come sta per accadere in Italia, unico Stato al mondo ad adottare un simile provvedimento.
Non si manca di rispetto a nessuno dicendo che Pertini avrebbe avuto una reazione diversa, anche perché sinora non sappiamo se Napolitano accetterà di firmare una legge anticostituzionale.
Definire anticostituzionale un provvedimento come quello che proteggerà Berlusconi, non è un reato di diffamazione né verso di lui né verso Napolitano: è semplicemente un giudizio politico molto motivano, e ben diverso da quello che spinse il cavaliere a chiamare coglioni gli elettori di Prodi.

Il trucco c'è e si vede. Quanto sta accedendo "contro" Di Pietro  (qui un suo intervento di questa sera appena giunto) da parte di prestigiosi intellettuali del Pd, è la dimostrazione che Veltroni e compagnia bella non sanno che pesci pigliare. Debbono accontentare troppe istanze contraddittorie, non c'è valenza laica nel loro programma, affidano all'arte del compromesso una situazione che purtroppo è già troppo compromessa per poterla sopportare.

Sarà facile logorare Di Pietro, "uomo solo al comando", con un partito che in periferia ha la consistenza di un alito di vento, mentre gli altri sono potenti bufere capaci di provocare grossi naufragi. Ma questa facilmente prevedibile vittoria sul segretario dell'Idv, non rafforzerà il Pd: al quale potrà essere rinfacciato di aver sfilacciato un alleato indocile sì ma onesto.

[Anno III, post n. 218 (595), © by Antonio Montanari 2008]

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