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Publié le 10/07/2008 à 19:24
Par antoniomontanari
Nel commento scritto da Arturo Parisi per la Stampa di oggi, c'è un simpatico errore di stampa. La legge elettorale conosciuta come "Porcellum" è diventata "Procellum". Mettendo tutto al femminile (trattandosi appunto di una legge), la "Porcella", è diventata "Procella".
Ed in questi ultimi giorni la procella c'è stata, con l'accusa a qualche esponente di governo di essere stata una porcella, non nel senso propriamente elettorale del termine. Sempre scelte sono, ma intimamente private come ha testimoniato la gustosa arringa di Sabina Guzzanti.
Se niente succede a caso, l'errore tipografico nel pezzo di Parisi rivela ciò che non si voleva far vedere. Ovvero che certi "peccati" carnali, che si tendono a nascondere a tutti i costi, alla fine emergono e stazionano rumorosamente a galla.
Quanta procella ci sia stata a Roma e dintorni, lo dimostrano molte notizie. Una delle quali ci permette di essere solidali con Paolo Guzzanti che giustamente si è indignato per esser stato tirato in ballo quale padre dell'attrice Sabina che ha turbato i sensi dei commentatori politici più tranquilli, con un linguaggio "comico", ovvero giustamente plebeo e volgare.
Se non sono i comici a fare i comici, lo spazio è occupato dai politici e dai capi di governo. Ce n'è uno che è abbastanza avvezzo a raccontar barzellette come se niente fosse. Meglio che i professionisti della risata facciano il loro mestiere e che i politici si comportino da persone serie. Che poi le signore del parlamento si scandalizzino, solidarizzando da destra a sinistra, è un discorso tutto politico sul quale non vorremmo inoltrarci. Se non per osservare en passant che c'è sempre modus in rebus. I miracoli li fanno a Lourdes, non a Palazzo Chigi, tanto per dirne una.
Resta il problema denunciato da Parisi. La gente s'indigna nelle piazze con un'opposizione che lui chiama maleducata, contrapposta a quella educata dei parlamentari. Ma ciò che le unisce, è il fatto che entrambe sono impotenti. Qui sta il dramma della politica del Pd, che non riesce ad incidere sul presente e sul futuro del Paese. A questo punto però sembra inutile prendersela con l'opposizione "maleducata". Se tale è od appare, non è forse soltanto colpa di quella "educata", troppo legata a riti che, come sostiene Parisi, rendono impotente la democrazia?
Sono tempi duri nella vita di ogni giorno. Anche per il Vaticano. Investendo in dollari, la Santa Sede ha perso nove milioni di euro quest'anno. Di recente un consigliere economico laico del papa ha ricevuto come ricompensa un'importante decorazione pontificia. A questo punto dovrebbe restituirla. Per il resto, i consigli economici di tanto tempo fa non portarono bene a chi li fornì. Infine, il papa chiede l'elemosina ai fedeli. Non credo che per far ciò, abbia bisogno di tanti suggerimenti tecnici. A parte il fatto che, come nel medioevo le decime erano dei "poveri che sono di Dio", anche le grandi ricchezze del Vaticano potrebbero andare ad aiutare chi muore di fame, pure con la perdita di nove milioni di euro in un anno.
[Anno III, post n. 217 (594), © by Antonio Montanari 2008]
gruppobloggerlastampa
Publié le 09/07/2008 à 17:58
Par antoniomontanari
Lavorano in cantiere edili. Non hanno vinto l'appalto, neanche sono in subappalto, ma semplicemente sono stati arruolati, al terzo grado della scala economica, da chi ha preso in consegna l'attività d'impresa.
Da vari mesi sono senza paga, hanno moglie e figli da sfamare, affitti da pagare. Ieri uno di loro, sotto un sole che spaccava le pietre e con un vento africano da stendere un gorilla, è salito sulla gru del cantiere. Quando sono arrivati i pompieri, non ci ha messo molto a lasciarsi convincere a scendere. Per lui hanno protestato i colleghi. Lavoriamo ma non riceviamo i soldi a fine mese, hanno detto ai cronisti. Qualcuno, nella parte del datore di lavoro, ha detto agli stessi cronisti di stare attenti a quello che avrebbero scritto perché altrimenti lui avrebbe querelato.
Non è semplicemente un episodio di cronaca nera in una città come Rimini. Il sistema degli appalti, dei subappalti e del lavoro in dipendenza da questi ultimi, non è nuovo. Anzi. Ma è la prima volta che i giornali sono stati costretti a parlarne.
Chi c'è dietro a tutto questo giro di lavoro e di imprese? Di recente un settimanale riminese, "il Ponte" ha trattato del tema: "Da dove arrivano questi soldi?". Potremmo chiederci: da dove arrivano queste imprese? Chi c'è dietro di loro?
Lasciamo stare questo discorso. E ritorniamo a quell'altro: "Da dove arrivano questi soldi?" Tutti questi soldi... Ha spiegato al "Ponte" Enzo Ciconte, scrittore, politico, esperto del settore: "Dobbiamo insospettirci davanti a cambi di gestione delle attività troppo frequenti. Dobbiamo insospettirci davanti a negozi vuoti che continuano a sopravvivere. Queste sono situazioni nelle quali è possibile ipotizzare che si annidino le criminalità organizzate, e che quelle attività in realtà siano delle lavanderie”.
Ribadisce Ennio Grassi, anche lui politico ed ottimo conoscitore delle cose locali e nazionali: "Rimini non è Napoli o Palermo, è impensabile pensare di vedere scene di ordinaria violenza o intimidazioni. La mafia piuttosto si manifesta secondo forme che non sono leggibili dalla collettività. Si infiltra attraverso forti quantità di denaro, creando, in seconda battuta, dei problemi nel normale andamento del mercato, qualunque esso sia".
Un po' di storia, come esempio. 1993. A febbraio l’operazione "Romagna pulita" si conclude con 106 arresti e sequestri di armi e droga: "Alcuni spacciatori, inchiodati dalle prove, hanno cominciato a ‘cantare’, e la lista degli inquisiti si è gonfiata a dismisura". Ventitré imputati sono poi assolti dal Giudice delle indagini preliminari che non crede ai pentiti: i carabinieri poi non avrebbero trovato sufficienti indizi. I principali imputati sono condannati nel 1993 a pene da uno a nove anni di reclusione. Alcune assoluzione sono dovute al cambiamento della legislazione sulla droga provocato dal risultato del recente referendum. Nel 1994, alla conclusione di tutto il processo per "Romagna pulita", saranno state irrogate pene per complessivi 204 anni, e multe miliardarie. In Corte d’Appello ci saranno delle riduzioni.
Un killer mafioso di un clan siciliano viene arrestato a settembre a Porto Verde. Il presidente dell’Antimafia, Luciano Violante, dichiara: "La mafia in Riviera ha vestito i panni puliti della intermediazione finanziaria, ma è ben presente". Gli usurai hanno "i colletti bianchi": a gennaio sono stati eseguiti nove arresti, e quattro società dal credito ‘facile’ sono finite sotto inchiesta con l’accusa di truffa ed associazione a delinquere.
Per altre notizie, scaricate il mio testo "Rimini 1859-2004".
[Anno III, post n. 216 (593), © by Antonio Montanari 2008]
gruppobloggerlastampa
Publié le 08/07/2008 à 18:57
Par antoniomontanari
Qualcosa comincia a muoversi in periferia. Oggi il Corriere di Romagna pubblica un articolo di un componente l'Assemblea provinciale del Pd di Rimini, Giovanni Benaglia, intitolato: "Serve il parricidio per salvare il Pd". C'è un quadro fosco e tragico delle nostre situazioni locali, come mai sinora si erano lette. Speriamo bene.
Cito soltanto un passaggio. Per la sicurezza, ci si preoccupa dei "falsi" venduti in spiaggia: "Peccato che intorno ci sia un'indagine per riciclaggio su una banca di proprietà di virtuosi imprenditori locali. [...] Peccato che ci siano indagini su finanziarie e banche sammarinesi amministrate da stimati professionisti riminesi".
Nella stessa pagina è ospitato un intervento dell'amica Anna Rosa Balducci, "Il dibattito che non c'è" contro la colata di cemento che si preannuncia come seconda ed ultima "riminizzazione". Ultima perché dopo non ci sarà più nulla da distruggere. Il suo testo integrale si legge qui.
L'altro ieri sullo stesso Corriere di Romagna è stata ospitata una mia breve lettera sul "modello Rimini", intitolata "Uno strano rapporto maggioranza-opposizione". Eccola: "Concordo sulla diagnosi politica formulata dal dottor Gilberto Mangianti (lettera del 4 luglio). Anch'io "questi amministratori li ho pure votati". Ciò non toglie che mi senta in disaccordo ed a disagio. Mi permetto soltanto di aggiungere qualcosa sul rapporto maggioranza-opposizione. Riguarda ciò che io chiamo il "modello Rimini": alle elezioni comunali del 2006, Forza Italia perde il 52,13% dei voti, mentre AN sale del 16,26. Una fetta del Polo vota per il Centro-sinistra. Segno che con la sua precedente amministrazione il Centro-destra (od almeno una sua parte) non se l'era poi passata così male. Luglio 2006. L’ex candidato sindaco del Polo decide di non votare contro la giunta ma di astenersi sulle linee programmatiche del governo cittadino. Il resto è storia di questi giorni."
E' un discorso che qui sopra ho già fatto anche di recente. Rimandando a precedenti testi. Ad esempio, questo del 4 maggio 2007, che ripropongo non perché oggi non abbia nulla da dire, ma perché la situazione è rimasta tale e quale, anzi peggiorando con la minaccia di quella nuova colata di cemento di cui ho detto sopra.
"A Rimini il costo della vita aumenta del 3,2% annuo contro l'1,5 nazionale. Non è un fatto nuovo. Città cara lo è sempre stata, sin dagli anni Sessanta. Città ricca anche grazie ad un tipo di economia molto sommersa. Sulla quale si reggono le fortune di pochi. E dalla quale derivano i grattacapi di tanti. Cioè di quelli che ad esempio debbono pagare affitti elevati. Città nella quale la speculazione edilizia è diventata un fenomeno politico incontrastato per un patto non tanto segreto di spartizione della torta. Per cui se qualcuno osa impostare una campagna giornalistica contro, ci rimette il posto. È successo. Era prevedibile. Non ha turbato nessuno. Anzi. Immaginiamo i commenti. Hai visto quello venuto da fuori, chissà chi credeva di essere. E dietro sta un compromesso politico per nulla segreto, con due assessori all'edilizia defenestrati perché contrari al troppo cemento, e poi un bel risultato elettorale. Comunali 2006. Forza Italia perde il 52,13% dei voti, mentre AN sale del 16,26. Una fetta del Polo vota per il Centro-sinistra. Segno che con la sua precedente amministrazione il Centro-destra (od almeno una sua parte) non se l'era poi passata così male. Luglio 2006. L’ex candidato sindaco del Polo decide di non votare contro la giunta ma di astenersi sulle linee programmatiche del governo cittadino. Inciucio o preveggenza? Negli stessi giorni il presidente della Camera Bertinotti dice alla «Stampa»: «Le difficoltà si possono superare allargando la maggioranza di governo» con una discussione franca che «sotto traccia è già in corso». Il presidente del Senato Marini ricorre ad una contorta formula per invocare più confronto con l’opposizione e meno voti blindati per addivenire a scelte condivise. A questo punto Rimini diventa una specie di simbolo del quadro politico nazionale. Sembra anticipare una condizione di un accordo nazionale bipartisan. Ma a spese di chi? Di chi deve subire il vertiginoso aumento del costo della vita, la gente delle classi non privilegiate, mentre aumenta la ricchezza di un ceto vasto, che è senza differenza politica perché il lusso non ha tessera di partito, omologa tutti tranne pochi critici guardati male e segnati a dito come pericolosi sovversivi". Fine della citazione.
Preciso, per completare il quadro della situazione locale alcuni particolari non secondari. Nel 1988 appare il Dizionario italiano ragionato che spiega il nuovo verbo "Riminizzare" così: "Deturpare con un’eccessiva concentrazione di costruzioni o, come si dice, con ‘colate di cemento’". Politici ed intellettuali insorgono. L’avv. Veniero Accreman per giustificare il grattacielo, da raffinato intellettuale borghese che ha ben imparato la lezione di Marx, inframmezzando citazioni dotte da Dante e Carducci, ricorda "le schiere di disoccupati rumoreggianti che chiedevano lavoro". L’ex sindaco Ceccaroni fa spallucce: Rimini non è peggio del resto del Paese, e poi allora bisognava ricostruire. Il passato, cioè, non si discute. Un ex federale del Pci, Nando Piccari, dichiara che quel dizionario usa un termine di cui è evidente "la natura gratuita, falsa ed offensiva", chiedendo al sindaco Conti di prendere provvedimenti. L'ho battezzata la "disfida di Burletta". Lo stesso sindaco Conti dichiarò: "Rimini sta cambiando più di quanto non sia dato a vedere", anche per merito del vento di garbino "che ci aiuta a capire i problemi e a trovare il modo di risolverli compostamente". Il vento di garbino, vento caldo africano, è quello che in Romagna chiamano "il vento dei matti" perché fa aumentare i casi dichiarati di disturbi mentali con la sua aria insopportabile.
Una curiosità. Nel 2000 il Comune fu obbligato ad abbattere un muro di cemento armato appena costruito all’Anfiteatro perché abusivo. Quel muro non doveva cadere. Aveva uno scopo: raccontava la riminizzazione, una vera storia. Un Comune addirittura abusivo verso se stesso. Roba da Guiness dei primati.
Post scriptum. L'immagine c'entra, eccome. Rimanda alla "notte rosa" il cui ricordo fa fremere di pura gioia ascosa gli animi dei nostri amministratori. [Anno III, post n. 215 (592), © by Antonio Montanari 2008]
gruppobloggerlastampa
Publié le 05/07/2008 à 18:44
Par antoniomontanari
Aria nuova in cucina, diceva un vecchio slogan pubblicitario. Clima nuovo in politica, stabilisce Walter Veltroni. Basta che avvenga "il ritiro dell'emendamento per bloccare i processi". Il segretario del Pd è molto ottimista, oppure non comprende che l'egemonia berlusconiana naviga e navigherà con arroganza e disprezzo del dettato costituzionale anche senza bisogno di quell'emendamento?
Ieri il cavaliere ha tenuto una conferenza-stampa in cui ha piazzato addirittura lo spot del suo partito. Sfido chiunque a documentare un evento simile in qualsiasi altra parte del mondo "civilizzato" (sia detto senza offesa per nessuno). La campagna elettorale è finita da un pezzo, è lecito anche se ridicolo che il capo del governo usi certi sondaggi per dire che ogni giorno che passa aumenta il suo gradimento. Prima di Natale per stabilire le percentuali dovrà sfondare il tetto massimo consentito dalla matematica, precisando che i dati si riferiscono anche a Vaticano ed ex colonie italiane in Africa.
Mentre tutti applaudono il cavaliere, Walter si è preso una nutrita dose di fischi dai socialisti. La colpa? Essersi alleato con Di Pietro. Qui ha ragione Veltroni, nel respingere l'attacco diretto alla sua persona ed a quella di Di Pietro. Al quale hanno affibbiato l'etichetta ridicola di "giustizialista" perché nutre la pretesa (in verità obiettivamente molto stramba nel Bel Paese) che il primato della Legge valga per tutti.
Ciò che addolora è che i socialisti, con quel nome che ha un passato importante prima delle disavventure giudiziarie craxiane, abbiano ceduto alla tentazione di scambiare la causa con l'effetto. La loro rovina è stata determinata non dai giudici che hanno colpito la corruzione, ma appunto dalla corruzione di poche o molte persone. Lo dovrebbero sapere loro stessi.
In tutto questo confuso contesto, il clima parlamentare non può diventare più sereno con il semplice ritiro di un provvedimento che finisce per non apparire logico neppure ai più fidati collaboratori di Berlusconi. Da loro è partita l'idea di non sputtanare i magistrati in tivù in un canale di famiglia.
Dalla signora Veronica Lario, secondo quanto leggiamo oggi in Repubblica, è partita un'iniziativa non privata nel senso comune del termine: spiegare al marito (ed al primo ministro) che la questione delle intercettazioni non è la burletta del gossip sulle fanciulle più o meno intime del cavaliere, ma un problema di "morale pubblica".
I vizi privati del consorte se li governa lei. E' già successo il 31 gennaio 2007. Lui aveva detto pubblicamente (durante la cena di gala dei Telegatti) ad una signora: " ... se non fossi già sposato la sposerei subito", "con te andrei ovunque". Lei, la moglie di Arcore, scrisse una lettera aperta al direttore di Repubblica. Lui chinò la testa. L'altra, quella che aveva fatto girare la testa a Berlusconi e l'aureola a donna Veronica, intanto è finita ministra di Stato, ed ieri era l'unica donna presente nel banco del governo alla conferenza-stampa del cavaliere. Il suo nome è Mara Carfagna. Sono definitivamente smentite le voci di un primato della MVBrambilla come favorita di regime?
[Anno III, post n. 210 (587), © by Antonio Montanari 2008]
gruppobloggerlastampa Foto Carfagna da "Ottovolante"
Publié le 04/07/2008 à 12:09
Par antoniomontanari
Lo faccio apposta a non farmi capire dalle macchine, dai logaritmi e soprattutto dagli spacciatori di verità teologiche che sono tautologie.
Adesso mi piacerebbe vedere la faccia degli esperti di Wikio, i "documentalisti italiani ed europei" che ne sarebbero la colonna portante, davanti alla parola "tautologia" applicata alla struttura del mondo Web...
Quello che ho scritto sul problema delle catalogazioni, non era finalizzato a scovare i sistemi di scalata nelle classifiche. Mi diverto con poco, e so per vecchia pratica di mondo che molti sono i chiamati e pochi gli eletti...
Prego di prendere la mia affermazione in senso ironico. Cioè non come lamento ma come innocuo sfottò.
Una piccola divagazione. Ho notato un effetto negativo del web, la lettura veloce: per cui molti (ma non è il caso di questa tornata) prendono lucciole per lanterne. Condivido appieno la conclusione di Bourbaki: "Wikio non mi interessa un gran che, ma la cosa che mi fa sbarellare è quando typepad...". Ecco perché scrivevo tempo fa, parodiando Palazzeschi, "e lasciatemi divertire".
Rassicuro PogoStik, e lo ringrazio del consiglio: «"Fatemi capire" è un titolo che difficilmente un robot che legge decine di migliaia di post al giorno potrà capire per cui usate post un pochino più "giornalistici" tipo "classifica di wikio, fatemi capire"». Miro proprio a che il robot non mi capisca. E spiego il perché della mia filosofia.
Sono sul Web dal 1999. Qualche anno fa riportando un brano da un libro di storia sull'età fascista, dovetti citare anche il nome del capo della polizia di Mussolini, Arturo Bocchini. Un giorno un collega "giornalista" mi accusò di aver curato pagine web porno, soltanto perché (limitato dalla sua intelligenza esplosiva) aveva scoperto che il titolo del mio sito era stato linkato in un portale appunto porno. Con il rinvio a quella pagina dove era menzionato Arturo Bocchini.
Quel giorno il collega sbagliò a citare il titolo del mio sito. Stranamente questo errore suo l'ho poi ritrovato in atti giudiziari quando dovetti denunciare per diffamazione un legale che aveva accusato me di essere sottoposto a duplice indagine giudiziaria per diffamazione. Vero niente, ma la coincidenza mi fece accertare, tramite quegli atti giudiziari, che il collega era stato poi alla base dell'altrui diffamazione.
Quindi a preoccuparmi o ad interessarmi non c'è questo o quel motore o distributore di medaglie informatiche, ma c'è stato in passato quel qualcuno che adesso è anche pagato per spiare quello che scrivo. Accadde l'anno scorso quando un personaggio altolocato mi inviò lettere di fuoco per smentire notizie mie personali (non pubblicate in questo sito della Stampa, ma in altro loco internettiano). In quelle lettere di fuoco si dichiarava di aver appreso "per caso" da un amico... Sì è vero che l'informatore è un amico (nel senso anche da portale porno), che lui lo paga anche per lavorare, e che tra i lavoretti sporchi che gli fa fare c'è quello di spiare e di scrivere lettere anonime che poi compiacenti giornali pubblicano "senza vergogna" vincolati da contratti pubblicitari... Accaduto contro il sottoscritto nel marzo 2007... sopra una questione storica del XV secolo che anche i muri delle biblioteche conoscono a memoria, ma che il "giovin signore" negava esistere per questioni che sarebbe troppo lungo spiegare.
A proposito di controlli, ho già raccontato che tre anni fa manomisero di notte la mia linea telefonica nella centralina posta ad un incrocio stradale... Concludendo: se mi sentirete deridere questi sistemi di classificazione, lo faccio soltanto per divertirmi, sono un tipo allegro soprattutto se mi metto in testa di sfottere qualcuno con toni tanto seri che quel qualcuno casca dentro il tranello con allegria e felicità. Olè.
[Anno III, post n. 208 (585), © by Antonio Montanari 2008]
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