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Publié le 12/07/2009 à 16:54
Par antoniomontanari
E' reato meravigliarsi per una sentenza relativa a fatti del 1996? Quando un giovane di venti anni si arma di coltello da cucina, bussa alla porta della vicina di casa, la butta a terra e le salta addosso, e la poveretta è salvata soltanto dal proprio bimbo di dieci anni che tira per i capelli l'aggressore. (Come leggiamo sulla "Stampa" di oggi, pagina, 8, "Retroscena".)
L'aggressore fu prosciolto "dalle accuse sulla base di una perizia che aveva dichiarato l'imputato incapace di intendere e di volere" per il preciso momento in cui aveva scelto il coltello, bussato alla porta della vicina, tentato di violentarla, eccetera. Un momento alquanto lungo, a rigor di logica. Ma tant'è.
In questi giorni, in casa di quel signore prosciolto per i fatti del 1996, i poliziotti hanno trovato degli appunti riportati integralmente da Fiorenza Sarzanini sul "Corriere della Sera" di stamani. In essi al punto primo si legge: "Annullamento degli impulsi malefici e dannosi". Ed all'ultimo, l'ottavo: "Carriera politica, serio successo per la comunità".
Nulla possiamo immaginare circa l'"Annullamento degli impulsi malefici e dannosi" (stando soprattutto alla cronaca giudiziaria delle ultime ore), ma esiste la certezza indiscutibile circa la "Carriera politica, serio successo per la comunità".
L'unico politico che si è permesso di criticare l'affidamento di un circolo del Pd al signore prosciolto per quei fatti del 1996, è stato il prof. Ignazio Marino. Uno scienziato. Tutti gli altri suoi colleghi di prestigio, che scienziati non sono a quanto presumiamo di sapere, gliene hanno dette di cotte e di crude. Perché credono ciecamente in quell'ottavo punto, "Carriera politica, serio successo per la comunità". In base al quale tutto è giustificato.
Manca soltanto qualche dotta citazione di enciclica papale, contro il prof. Marino, ma non illudetevi: arriverà. [12.07.2009, anno IV, post n. 198 (918), © by Antonio Montanari 2009. Mail.]
Divieto di sosta. Antonio Montanari. blog.lastampa.it
Publié le 11/07/2009 à 16:59
Par antoniomontanari
Conformismo, opportunismo e furbizia. Questo, e soltanto questo, passa oggi il convento della politica, segna il barometro della società italiana? "Eppure, ignorata dai media e lontana dai riflettori, esiste un'Italia diversa". Quella di chi fa semplicemente il proprio dovere. Parole di Dario Franceschini in una lettera aperta al direttore del "Corriere della Sera", a proposito di Giorgio Ambrosoli, ovvero "il coraggio di un eroe borghese".
Caro Franceschini, non so se sarai il prossimo segretario del Pd, ma sia tu sia Bersani sia Marino siete persone degne e capaci di articolare razionalmente un discorso. Il problema è che il vostro partito si è dimostrato intollerante verso chi pur votando per voi vi ha rivolto legittime osservazioni e lecite critiche in pubblico, o nei giornali o sui blog.
Spiegatelo, voi tre assieme, che non basta discutere nei circoli, che non basta garantire le carriere a personaggi imposti. Ci deve essere circolazione di idee, porgendo orecchio appunto a quell'Italia diversa, che fa il proprio dovere, e sta lontana dai riflettori. Quell'Italia che non è ignorata soltanto dai media, ma anche dal vostro partito. Perché non ha la tessera di un vostro circolo.
Alle ultime provinciali ho votato per il vostro candidato, una persona seria ed onesta. Proviene da una precedente esperienza amministrativa dove si è fatto le ossa, e dove non può non aver visto tanti scambi di favori con l'opposizione, seguendo quel modello (tante volte evocato dal sottoscritto) per cui l'opposizione locale che governa a Roma, qui vive meglio dov'è piuttosto che occupare i seggi di maggioranza in Comune.
Per aver scritto queste cose, certi amici del Pd di vecchia o recente conoscenza fingono di non vedermi quando m'incrociano per strada. "Amore mi mosse che mi fa parlare", lo posso fare data la mia vecchiaia. Non pretendo il saluto altrui. Caro Franceschini, mi piacerebbe soltanto che davvero il tuo partito si battesse per quell'Italia diversa di cui hai scritto stamani sul "Corriere". Auguri a voi, perché sono auguri per noi ed i vostri figli. [11.07.2009, anno IV, post n. 197 (917), © by Antonio Montanari 2009. Mail.]
Divieto di sosta. Antonio Montanari. blog.lastampa.it
Publié le 10/07/2009 à 16:52
Par antoniomontanari
Gli anni passano, le mamme invecchiano, e le università ringiovaniscono. Almeno in Romagna. Dove le quattro sedi collegate all'Alma mater studiorum di Bologna, sono reclamizzate in questi giorni da un manifesto che ha preso alla lettera la definizione di "corpo accademico". Infatti raffigura fanciulle in tutina bianca e slip nero, e con il nome di Cesena, Forlì, Ravenna e Rimini stampato sul cuore (nessuno, per amor di cultura e rispetto della tradizione, osa pensare che sia impresso sul petto). Il tutto sotto la sigla delle "fantastiche quattro" sedi romagnole, "il massimo per i tuoi studi universitari".
Da Bologna protestano: "sdegno e sconcerto" ha manifestato la prof. Maria Serena Piretti, storica, perché sono stati usati "gli stessi stereotipi della donna-oggetto con cui vengono messe sul mercato le pubblicità di ogni tipo di prodotto". La denuncia è arrivata in Senato accademico, con la giurista Carla Faralli: questa pubblicità è "estremamente lesiva di ciò che in Romagna si fa, che svilisce un’esperienza molto positiva sfruttando il prototipo delle veline che, soprattutto in questo momento, è estremamente negativo".
Gli sponsor privati che finanziano la campagna si giustificano con Piero Gallina: "Contesto chi dice che quei manifesti siano sessisti e volgari, sono quattro ragazze vestitissime, non si sfrutta il corpo femminile ma si rappresentano quattro città".
Risponde il pro-rettore riminese, Giorgio Cantelli Forti: "Quel gruppetto non c’entra con la cultura".
Morale della favola. Dall'Alma mater si è passati all'Alma gnocca. Un segno dei tempi. Sotto la protezione del fellinismo imperante su tutta la costa e l'entroterra, ma con la derisione dei comici come Giocobazzi. Il quale ha in repertorio un passo ormai celebre: "Voi non sapete che cosa possa fare un romagnolo per la gnocca". Il fatto è che c'è poco da ridere quando a fare i comici si mettono le persone serie come i finanziatori delle quattro sedi pubblicizzate dl manifesto.
A quella di Rimini il 22 aprile 2005 un ciclo di incontri-lezione su "Responsabilità e Successo" è stato aperto da Lapo Elkan, protagonista nell'ottobre successivo del ben noto scandalo con Patrizia, ovvero un travestito di 53 anni.
[10.07.2009, anno IV, post n. 196 (916), © by Antonio Montanari 2009. Mail.]
Divieto di sosta. Antonio Montanari. blog.lastampa.it
Publié le 09/07/2009 à 17:27
Par antoniomontanari
Telefonata di un ascoltatore alla rassegna stampa di Radio Tre, stamani: "Sono un piccolo imprenditore. Ho vinto due cause con una banca, nessun giornale locale ne vuol dar notizia".
Vecchia storia, commenta la persona che cortesemente mi trasmette la citazione. Vecchia storia perché nel suo Borgo Selvaggio, mi spiega, vige la regola del "Taci, l'amico ti ascolta".
L'amico è ovviamente il finanziatore che veste abiti da banchiere o siede autorevole in qualche fondazione bancaria, ed allora distribuisce premi sotto forma di pubblicità, a patto che nulla si dica né della banca né della connessa fondazione...
La persona che mi invia la citazione aggiunge spunti di raffinata perfidia. Questi elemosinieri possono permettersi tutto, far non pubblicare certe notizie od obbligare a far scrivere certi Tizii od alcune Sempronie, vietando ad altri di poter collaborare a certe testate, oppure persino gestire un servizio di controllo (spionaggio, sarebbe termine da dilettanti) su quanto appare nel web, e poi magari contestare all'interessato che "per caso" si è scoperto qualcosa contro l'istituzione.
Dove quel "per caso" va tradotto come "il nostro agente all'Avana ha letto e ci ha fatto sapere".
Dove quel "nostro agente" può significare che può permettersi di tutto, divenire persino celebre come autore di lettere "anonime" pubblicate su testate che non essendo capaci di controllare la verità del contenuto epistolare, prendono cantonate da guiness dei primati, essendosi soltanto fidate della garanzia del mittente e delle sue "protezioni".
Dove (aggiunge la persona che mi invia la citazione) quel "nostro agente" può significare pure qualcosa che è più di un dipendente, o di un caro amico, uno che insomma soggiace perché la regola del "do ut des" è a "pari opportunità", e non son più tempi che certi favori i maschietti potenti li chiedevano a ragazze in buona forma, adesso maschietti che s'immaginano impotenti data l'età hanno gusti legittimamente diversi, che fanno sorridere le giovani colleghe d'ufficio. Le quali poi vanno gelosamente a sparlare in giro, "Non si salva nessuno" fra i maschi in scrivania.
Vecchia storia, aggiunge il nostro interlocutore, con una notizia quasi fresca in quel (lontano da me) Borgo Selvaggio dove nessun foglio locale ha ripreso dal "Corrierone" una notizia grossa come il Colosseo. Son partite indagini su certo credito indigeno etico per definizione in cui son coinvolte una banca, la sua fondazione e la diocesi che entrambe comprende territorialmente e spiritualmente parlando in quel Borgo Selvaggio.
Perché è presto detto, conclude l'amabile interlocutore, perché vige la regola del "Taci l'amico ti ascolta". E l'amico più è importante più mette il silenziatore alle redazioni giornalistiche. Ecco perché l'Italia è un Paese libero e democratico: anche i giornali "possono" tacere. Mica soltanto i mafiosi.
[09.07.2009, anno IV, post n. 195 (915), © by Antonio Montanari 2009. Mail.]
Divieto di sosta. Antonio Montanari. blog.lastampa.it
Publié le 08/07/2009 à 16:20
Par antoniomontanari
Un vecchio repubblicano, un vecchio romagnolo, se ne è andato: Oddo Biasini. Nato nel 1917 in quella Cesena conosciuta in tutto il mondo per la sua antica biblioteca malatestiana, si era laureato in Lettere e dedicato alla professione di insegnante.
Per il suo curriculum fu tre volte sottosegretario alla Pubblica istruzione (1968-1971) e due volte ministro dei Beni culturali (1980-1981).
La mente va soprattutto al vecchio mondo ormai scomparso del repubblicanesimo storico, imbevuto di mazzinianesimo sino al midollo di quei galantuomini come lui, che in politica anteponevano l'idea del dovere a qualsiasi altro progetto o programma.
"Egli univa la grande passione ideale al rigore etico, caratteristica che i repubblicani hanno ereditato dagli uomini del Risorgimento", ha detto Giorgio La Malfa, figlio di Ugo che fu protagonista del dopoguerra.
Giorgio La Malfa e molti altri con lui hanno strizzato l'occhio al centro-destra, tanto che egli è stato ministro nel governo Berlusconi III. Hanno "tradito" le loro origini, quando a sapere che cosa significa essere "voltagabbana" in Romagna, ne erano rimasti ormai ben pochi.
I vecchi repubblicani che qui hanno continuato la tradizione mazziniana oggi ricordata dallo stesso Giorgio La Malfa, non potevano sdegnarsi perché ormai sepolti al cimitero.
Ma oggi, con il ricordo luminoso di una figura di galantuomo come Biasini, c'è il rimpianto per quella sua generazione, per le sue idee, per quella Romagna che Max David nel suo "giornalaccio" sul Corriere della Sera di mezzo secolo fa, riassumeva nella battuta di un muratore che, precipitando a morte dal tetto di una casa, trovò il tempo di urlare ai compagni: "Zivil, e sla banda", civile e con la banda, il funerale beninteso.
Nella foto (di Mauro Armuzzi, 20-11-2007: "Premio Malatesta Novello - Città di Cesena") Biasini è ritratto assieme Nicoletta Braschi.
[08.07.2009, anno IV, post n. 194 (914), © by Antonio Montanari 2009. Mail.]
Divieto di sosta. Antonio Montanari. blog.lastampa.it
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