iBLOG précédent iBLOG suivant



Publié le 11/08/2008 à 17:15
Par antoniomontanari

Calderoli

Ritorna vincitor. Si scrive sui giornali e sul web che il ministro Calderoli ha già abrogato 3.500 leggi. Il decreto legge n. 112 del 25 Giugno 2008 prevede che si provveda entro 180 giorni (art. 24, primo comma). Ma a questo elemento si aggiunge: "Il Governo individua, con atto ricognitivo, le disposizioni di rango regolamentare implicitamente abrogate in quanto connesse esclusivamente alla vigenza degli atti legislativi inseriti nell'Allegato A". Il quale contiene un elenco di 3.574 leggi.

Nel primo comma si legge che è fatta "salva l'applicazione dei commi 14 e 15 dell'articolo 14 della legge 28 novembre 2005, n. 246".
Il comma 14 della legge 246 rimanda al comma 12 che prevede: "Al fine di procedere all’attività di riordino normativo prevista dalla legislazione vigente, il Governo, avvalendosi dei risultati dell’attività di cui all’articolo 107 della legge 23 dicembre 2000, n. 388, entro ventiquattro mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, individua le disposizioni legislative statali vigenti, evidenziando le incongruenze e le antinomie normative relative ai diversi settori legislativi, e trasmette al Parlamento una relazione finale".

Poi il comma 14 precisa: "Entro ventiquattro mesi dalla scadenza del termine di cui al comma 12, il Governo è delegato ad adottare, con le modalità di cui all’articolo 20 della legge 15 marzo 1997, n. 59, e successive modificazioni, decreti legislativi che individuano le disposizioni legislative statali, pubblicate anteriormente al 1º gennaio 1970, anche se modificate con provvedimenti successivi, delle quali si ritiene indispensabile la permanenza in vigore, nel rispetto dell’articolo 1, comma 2, della legge 5 giugno 2003, n. 131, e secondo i seguenti princìpi e criteri direttivi: a) esclusione delle disposizioni oggetto di abrogazione tacita o implicita; b) esclusione delle disposizioni che abbiano esaurito o siano prive di effettivo contenuto normativo o siano comunque obsolete; c) identificazione delle disposizioni la cui abrogazione comporterebbe lesione dei diritti costituzionali dei cittadini; d) identificazione delle disposizioni indispensabili per la regolamentazione di ciascun settore, anche utilizzando a tal fine le procedure di analisi e verifica dell’impatto della regolazione; e) organizzazione delle disposizioni da mantenere in vigore per settori omogenei o per materie, secondo il contenuto precettivo di ciascuna di esse; f) garanzia della coerenza giuridica, logica e sistematica della normativa; g) identificazione delle disposizioni la cui abrogazione comporterebbe effetti anche indiretti sulla finanza pubblica."

Da parte sua il comma 15 prescrive: "I decreti legislativi di cui al comma 14 provvedono altresì alla semplificazione o al riassetto della materia che ne è oggetto, nel rispetto dei princìpi e criteri direttivi di cui all’articolo 20 della legge 15 marzo 1997, n. 59, e successive modificazioni, anche al fine di armonizzare le disposizioni mantenute in vigore con quelle pubblicate successivamente alla data del 1º gennaio 1970".

Ma non dimentichiamo il comma 17 della n. 246:
"Rimangono in vigore:  a) le disposizioni contenute nel codice civile, nel codice penale, nel codice di procedura civile, nel codice di procedura penale, nel codice della navigazione, comprese le disposizioni preliminari e di attuazione, e in ogni altro testo normativo che rechi nell’epigrafe l’indicazione codice ovvero testo unico; b) le disposizioni che disciplinano l’ordinamento degli organi costituzionali e degli organi aventi rilevanza costituzionale, nonchè le disposizioni relative all’ordinamento delle magistrature e dell’avvocatura dello Stato e al riparto della giurisdizione; c) le disposizioni contenute nei decreti ricognitivi, emanati ai sensi dell’articolo 1, comma 4, della legge 5 giugno 2003, n. 131, aventi per oggetto i princìpi fondamentali della legislazione dello Stato nelle materie previste dall’articolo 117, terzo comma, della Costituzione; d) le disposizioni che costituiscono adempimento di obblighi imposti dalla normativa comunitaria e le leggi di autorizzazione a ratificare trattati internazionali; e) le disposizioni tributarie e di bilancio e quelle concernenti le reti di acquisizione del gettito, anche derivante dal gioco;  f) le disposizioni in materia previdenziale e assistenziale; g) le disposizioni indicate nei decreti legislativi di cui al comma 14".
Il cerchio si chiude: dal comma 14 siamo partiti, al comma 14 siamo arrivati.

Auguri ministro Calderoli. Se questa è la semplificazione spacciata dalle notizie che dichiarano già svanite nel nulla già 3.574 leggi "inutili", ha proprio bisogno di tanti auguri.
Una curiosità: la prima normativa da cancellare, è del 1864 (dico: 1864) e riguarda "L'AFFRANCAMENTO DEI CANONI ENFITEUTICI, LIVELLI, CENSI, DECIME ED ALTRE PRESTAZIONI DOVUTE A CORPI MORALI".
Calderoli, come Radames, ritorna vincitor... Abbiamo i nostri dubbi sulla riuscita dell'impresa. E non per colpa del ministro.

[Anno III, post n. 250 (627), © by Antonio Montanari 2008]

gruppobloggerlastampa

Publié le 10/08/2008 à 19:39
Par antoniomontanari
Sulla "Stampa" di oggi si parla anche della mia città, Rimini, a proposito delle "archistar", ovvero delle stelle della progettazione urbanistica, e delle "speculazioni griffate".
Vedo che Rimini è in buona compagnia. Ma non è vero che "mal comune, mezzo gaudio".

Quel lungomare cementificato che si prospetta sulla costa riminese, solleva molti dubbi. Alcuni sono legati alla realtà locale. Come si è letto su qualche giornale romagnolo, non sappiamo se siano stati fatti studi sulla situazione geologica riminese.
Di certo non si è tenuto presente che il momento attuale è di annuncio di una grave crisi economica planetaria. Per cui quando avranno creato luoghi da vendere a caro prezzo, chi avrà i soldi per comprarli?

In questi giorni si è affacciato ufficialmente il discorso del riciclaggio del denaro sporco sulla nostra costa.
Il presidente della Provincia ed il sindaco di Rimini si sono detti notevolmente preoccupati per notizie che "configurano un quadro di infiltrazione malavitosa in diversi settori del tessuto economico-imprenditoriale" locale.
Ma il problema non è nuovo così come sembrano credere i nostri amministratori odierni.

1993. Il presidente dell’Antimafia, Luciano Violante, dichiara: "La mafia in Riviera ha vestito i panni puliti della intermediazione finanziaria, ma è ben presente".  Gli usurai hanno "i colletti bianchi": a gennaio sono stati eseguiti nove arresti, e quattro società dal credito ‘facile’ sono finite sotto inchiesta con l’accusa di truffa ed associazione a delinquere.

1994. Un tecnico, Giancarlo Ferrucini, occupandosi del "balletto dei fallimenti", ipotizza che vi sia interessata anche la mafia, con infiltrazioni (già denunciate dalla Commissione parlamentare antimafia) che "potrebbero attecchire più facilmente nei settori dell’abbigliamento e della ristorazione, dove fra l’altro si verificano frequenti turn over nella titolarità delle aziende".

1994. Il senatore Carlo Smuraglia, estensore per la Commissione antimafia del dossier sugli insediamenti mafiosi in "aree non tradizionali" spiega che "in Romagna è ben presente la mafia che lavora in camicia e cravatta, quella che è più difficile" da combattere rispetto a quella che spara e prepara stragi.

1994, ancora. La Rete di Leoluca Orlando, sezione di Rimini, in occasione dell’assemblea nazionale tenutasi a Riccione lancia pesanti accuse alle Giunte di sinistra che avrebbero sottovalutato il fenomeno mafioso in Romagna.

Dicembre 2005. Il procuratore nazionale antimafia Piero Grasso spiega: anche per Rimini vale il principio che il denaro si accumula al Sud e si investe al Nord.

Quindi, è fuori luogo l'odierna sorpresa dei pubblici amministratori circa "le notizie emerse nelle ultime settimane". Anzi sorprende la loro sorpresa.
Una volta erano i Comuni a controllare ad esempio la concessione delle licenze commerciali. Adesso non si usa più? Basterebbe questo strumento per tener d'occhio una realtà urbana e le persone che vi arrivano da fuori o i prestanomi locali nullatenti. Non occorre attendere il "Patto per la Sicurezza che entro l’autunno, Provincia, Comune e Prefettura di Rimini definiranno e sottoscriveranno con il Ministro degli Interni Roberto Maroni" di cui parlano presidente della Provincia e sindaco di Rimini nella dichiarazione di due giorni fa.

Precedenti post sul tema: "Balle e non fatti", "Il partito del cemento".

[Anno III, post n. 249 (626), © by Antonio Montanari 2008]

gruppobloggerlastampa

Publié le 09/08/2008 à 18:37
Par antoniomontanari
Senodipoi2_2 Nulla ci calerebbe della vita erotica o puramente sentimentale dei nostri leader politici, se non fosse per via della solfa che essi fanno in difesa del modello cristiano della famiglia, quando a buon diritto sono palesemente libertini e poligami, secondo quel modello.
Ad altrettanto buon diritto, dovrebbe essere lasciata pure agli altri la stessa possibilità di scelta che essi hanno operato con quelle piccole garanzie per le "coppie di fatto" che scandalizzano lorsignori. Fermo restando il dato che il sottoscritto ha seguìto il modello cristiano, senza pentimento alcuno, ma anzi sempre più convinto che esso possa in moltissime situazioni essere un'ancora di salvezza ben salda. Ma ciò non significa che poi agli altri non debba essere lasciata ogni libertà laicamente e legalmente intesa.

Nulla dunque ci interesserebbe delle recenti foto che ritraggono il nostro premier con relativa attuale consorte, se non fossimo costretti a riflessioni non superficiali da quanto sopra di esse scrivono i giornali.

Dove l'interpretazione politica ovviamente prevale sul puro pettegolezzo inteso come divagazione da chiacchiera estiva tanto per passare il tempo.
Sul "Corsera" Maria Latella che bene conosce Veronica Lario (a cui nel 2004 ha dedicato una biografia "autorizzata", "Tendenza Veronica"), attribuisce a quest'ultima una battuta pungente al punto da apparire autoconsolatoria. Il cavaliere ha indispettito varie volte la consorte. Il farsi ritrarre felice assieme a lei può aver rattristato, secondo la signora Lario, quanti speravano in un loro divorzio.
Da usare come arma politica, aggiungiamo, allo stesso modo con cui è stata utilizzata la presenza di questi libertini bigami in piazza San Pietro per la difesa dell'ideale cristiano di famiglia.

Proprio la presenza insolita della signora Lario sulla scena dell'attualità, induce Maria Latella a scrivere che se "la casalinga di Macherio" ha lasciato il suo eremo, "una qualche sostanza ci dev'essere".

Nel settimanale femminile allegato al "Corsera" odierno, Guia Soncini offre un'interpretazione inizialmente in linea con quella di Maria Latella, ma con conclusioni opposte.
Le "foto di Portofino" di Veronica Lario offrono un'imperdonabile criniera al vento, tessuti lucidi peggio di quelli delle ballerine di Drive-In, la scollatura "scesa", scrive Gaia Soncini. Che in base a tutto ciò ritiene che la signora Lario abbia voluto esprimere "un boicottaggio politico del marito": "Il messaggio alla nazione suona qualcosa come: se non riesco a far star su il décolleté di mia moglie, figuriamoci il Paese".

Insomma, l'abito fa il monaco e fa pure la consorte del premier. Anzi dice dello stesso premier quello che nessuno oserebbe ammettere nel suo ambiente. Veronica Lario, dunque, per Gaia Soncini, è la "metafora del crollo di un sistema-Paese". Lo Stivale cede come il "balconcino" della signora del primo-ministro.

Crolla la spesa pubblica, cala la moneta circolante. Se anche uno sguardo levato in alto costringe ad abbassare gli occhi, allora cascano veramente le braghe, come dicevano una volta.

[Anno III, post n. 248 (625), © by Antonio Montanari 2008]

gruppobloggerlastampa


  • 08 agosto 2008, Spagna, 20mila visitatori in 6 mesi


  • 06 agosto 2008, Luglio, record di visite

  • Publié le 08/08/2008 à 18:42
    Par antoniomontanari
    Berlusconibefana Quel Berlusconi napoletano con la ramazza, rassomiglia tanto ad una befana qualsiasi. Lui la brandiva, la befana la cavalca quando, nelle rituali occasioni da calendario, invita a fare festa ed a recare doni a chi crede ancora alle favole.

    Noi siamo come quella sua guardia del corpo, piuttosto perplessa ed amareggiata, che gli sta sopra la testa e guarda tristemente l'esibito trofeo.
    Una ramazza, appunto. Che dà icasticamente l'idea della condizione in cui si trova il Bel Paese.
    Un mondo di ciarlatani che diffonde il contagio anche a chi arriva dall'estero.

    Esperienza fresca fresca, come il pesce appena pescato. Di stamani. Conosco una signora russa che assiste una mia parente. Le ho chiesto di procurarmi una badante per un mio congiunto. Ci troviamo noi tre, la signora, la badante russa da impiegare, ed il sottoscritto.
    Pattuiamo il compenso secondo i contratti vigenti. La badante da impiegare vuole vedere il malato da assistere che non è ancora stato dimesso dall'ospedale. La accompagniamo a vedere il malato da assistere.
    Poi vuole vedere la casa dove abita il malato. Le facciamo vedere la casa, la sua stanza (della badante), il suo letto (idem). La facciamo sedere a tavola. Mangia pochissimo, due spaghetti, un po' di carne, due foglie d'insalata, mezzo bicchiere d'acqua, un po' di cocomero.

    Chiede di vedere il giardino. Le facciamo vedere il giardino. Lo ispeziona con sguardo attento. Sa soltanto lei che cosa significhi il tipo ed il disegno del giardino (tutta roba semplice e grezza) con l'assistenza al malato.
    Alla fine quando deve comunicarci se accettare o meno l'incarico di badante ("tutto in regola"), prima assume il tono austero di chi deve pronunziare una sentenza in tribunale, poi corregge la cifra detta al mattino, e vi aggiunge altri cento euro.

    La ringraziamo di cuore rifiutando il contratto, le diamo 15 euro per il disturbo recatole, la riaccompagniamo dove deve andare. Con sorriso sulle labbra di tutti. Ed un retropensiero, in me: "Ma guarda come questi stranieri imparano subito da noi italiani a taroccare le carte".

    I cattivi esempi trionfano. La ramazza del Cavaliere è l'alibi per questo "Paese di ladri o con vocazione ladresca", come lo chiama Giorgio Bocca sul "Venerdì di Repubblica" uscito oggi. L'alibi per coprire il ridicolo. Gli affamati che cercano nei bidoni gli scarti alimentari commestibili sono equiparati a temibili delinquenti. Contro di loro si scateneranno le forze dell'Ordine.

    La ramazza del Cavaliere riassume un atteggiamento poco nobilmente politico e per nulla democratico: quello di chi crede di aver sempre ragione e di considerare dalla parte del torto tutti gli altri.

    La ramazza del Cavaliere è uno di quei cattivi esempi che il governo (centrale o periferico non fa differenza) poi trasforma in decreti, dando la caccia ai morti di fame. E spiegando a tutto l'universo mondo che il più intelligente è chi fa il furbo, come la gentile signora russa che in tre ore ha alzato di cento euro la tariffa legale e chiedendo un compenso extra se la camicia da stirare non apparteneva al malato ma ad altra persona di casa.

    [Anno III, post n. 247 (624), © by Antonio Montanari 2008]

    gruppobloggerlastampa

    Publié le 07/08/2008 à 17:15
    Par antoniomontanari
    Caro Pierangelo Sapegno.
    Ieri sera sono stato profetico (è soltanto questione di culo, se mi passa la parola, non d'intelligenza).
    Kursaa Ho scritto un post "Sole nero" in cui sottolineavo come dalla cronache della Rimini turistica emergesse soltanto un volto criminale. Che non è tutto e che non giova all'immagine propagandistica della nostra riviera.

    Lei oggi, autorevolmente per la sua firma e per la testata in cui appare, conferma ad abundantiam il mio povero scritto. Titolo della pagina della "Stampa": "Tutta un'altra Rimini. Prostitute cacciate, discoteche chiuse: lo sballo è in crisi, la città guarda alle famiglie".

    Storicamente, Rimini ha sempre "guardato alle famiglie". Anche se poi quelli con il "brillore da Sangiovese" di cui lei parla, hanno imposto il modello folle dello sballo.
    Ma questo è un discorso troppo lungo e serio da fare di primo mattino.

    Per cui mi soffermo soltanto su una didascalia, che evidentemente non è opera sua (come invece collocare il nuovo Palacongressi alla Fiera: alla vecchia Fiera, va precisato, perché anche essa ha cambiato sede, e pure questo sarebbe un lungo discorso politico da fare sulla questione urbanistica  riminese, che si allaccia a quella dei progetti di cui lei parla per il lungomare...).

    Dunque la didascalia. Soggetto il Kursaal del 1873: "verrà ristrutturato..." Ma dove se non c'è più dal dopoguerra? Prima le bombe e poi gli uomini a smontarlo mattone dopo mattone perché era simbolo dei "ricchi" che dovevano scomparire nella nuova società da costruire anche in Italia come in Unione sovietica...
    «Quella bruttura del Kursaal» disse il sindaco comunista di Rimini nel 1948... Qui si può leggere la ricostruzione della vicenda.

    Cari saluti e scusi l'ardire del presente post. Buon lavoro

    [Anno III, post n. 246 (623), © by Antonio Montanari 2008]

    gruppobloggerlastampa

    Pages : 1 2 3 4 5 6
    
    Ma photo
    il Rimino
    Trafic
    Noter ce blog :
    1 5
    852 connectés
    56100 visiteurs
    Ce blog est classé 2685ème
    Score de ce blog : 4,69
    Mes catégories
    Mon calendrier
    < Aoû. 2008 >
    L M M J V S D
        123
    45678910
    11121314151617
    18192021222324
    25262728293031