No, caro Fassino, no, così non va...
Lei ha consigliato al direttore del 'Corriere della Sera' Paolo Mieli, la lettura di un carteggio del 1916 tra Luigi Einaudi e Luigi Albertini, allora alla guida del quotidiano di via Solferino.
Einaudi elogiava il valore del «silenzio» degli organi di informazione, quando l'alternativa era farsi guidare «dagli adulatori delle masse, del popolo e via dicendo».
Indro Montanelli ricordava invece un altro episodio che ha per protagonista Luigi Albertini: «Gli attacchi più micidiali a quello che veniva definito un "ibrido connubio fra malavita e sacrestia" furono condotti dal 'Corriere della Sera' di Albertini, depositario della tradizione laica risorgimentale...» (p. 424, vol, VI della "Storia d'Italia").
Credo personalmente che i giornali siano fatti per realizzare il principio del quarto potere, ovvero del tribunale della pubblica opinione che controlli la vita pubblica e quindi anche la politica.
Adesso, caro Fassino, faccia i conti lei. Se è meglio citare l'invito di Montanelli a ricordare il coraggio di Albertini, oppure rassegnarsi al silenzio della libera opinione. Ricordando però che il silenzio oggi farebbe il gioco degli «adulatori delle masse» che esistono anche se il buon Veltroni non ne vede nessuno in giro. O no?
